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In your eyes

@xinyourarmss

instagram:@lagioo___
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Dunque, vediamo. Ti auguro di svegliarti una mattina e non ricevere un suo messaggio. Ti auguro che lei sia fredda ed incostante. Spero vivamente che un giorno, all’improvviso, tu possa pensare che la vuoi accanto per il resto della tua vita. A quel punto, però, lei non dovrà farsi trovare. Ti auguro di andare a colazione, a pranzo, a cena e pure a letto con il dubbio. Ti auguro che quest’ultimo ti corroda i pensieri, le azioni, il lavoro, gli amici, la vita. Ti auguro che lei diventi il tuo punto interrogativo e la tua ossessione cattiva più grande. Spero ardentemente che lei ti risponda male, che non abbia più baci da parte per te e che faccia l’amore con forza ma non con le lacrime agli occhi. Ti auguro che ti lasci e se ne vada con un altro, più insulso di te. Per finire, ti auguro che tu possa essere spettatore della sua felicità. Che lei non si curi delle foto che vedrai, delle voci che sentirai, delle notti che suderai..sognandola.Ti auguro di innamorarti e di stare tanto male. Ti auguro, esattamente, tutto quello che hai fatto a me.“

Susanna Casciani (via desideravaunabbraccio)

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Mi batte forte il cuore. Troppo forte. Non va bene. «Io sono lo psicologo della scuola. Come ti è stato detto, a causa della depressione in costante crescita ogni anno fra gli studenti, il nostro istituto ha voluto far fare una seduta a ciascuno di voi, così che possiamo intervenire e aiutarvi il prima possibile» Annuisco senza dire una parola. La mia gola è asciutta e le mie mani tremano. «Ti chiedo quindi di raccontarmi come ti senti, cosa hai provato e cosa provi tuttora da quando sei al nostro liceo. Sarà in fine mio compito valutare se ti servirà una serie di sedute o meno. Prego» Prende un block notes e segna il mio nome. Poi allunga un braccio e prende il mio questionario; in breve era un test a crocette sul nostro stato d'animo in generale ed in specifiche situazioni e noi dovevamo segnare con una x l'opzione che più ci rappresentava. Guarda tutte le mie risposte e sorride. Sembra soddisfatto. «Basandomi su questo pare che tu non abbia nessun problema, non soffra d'ansia o abbia paure, tanto meno ti senta male nella tua classe o in collera con te stessa » I suoi occhi leggono velocemente tutto il foglio. «Ciononostante, ci tengo a sentire cosa provi tu, con le tue parole. » Si sistema gli occhiali e si mette comodo su quella poltrona che cigola sotto al suo peso, come se si stesse preparando a sentire una storiella. Qualcosa dentro me scatta. Nonsocosastofacendo. «Vuole la mia versione? Innanzitutto il mio questionario è completamente falso, e lo capirebbe chiunque che ho mentito spudoratamente; nessuno è sempre e costante mente “felice”, nessuno non ha mai problemi con la famiglia e con i suoi coetanei e nessuno non ha delle paure. Ma che razza di psicologo eh, scusi? Lavora tutto il giorno con degli adolescenti e non sa ancora che chi sta davvero male e si sente sprofondare non lo dice così apertamente, non ne va fiero ma, anzi, se ne vergogna e cerca di nasconderlo finché può. Dato che non sa leggere fra le righe, glielo dico chiaro e tondo; aiuto. Aiuto per ogni cosa. Vuole parlare della scuola? Va bene. Da quando sono entrata qui non faccio altro che sentirmi inadeguata, costantemente non un gradino, ma chilometri di scale dietro ai miei compagni. Loro capiscono subito ogni materia, ogni lezione. Sono sempre preparati, impeccabili e hanno ottimi voti. Io mi sforzo, studio giorno e notte e continuo a fare schifo, continuo a non essere abbastanza per nessuno. Sa cosa significa impegnarsi e dare il massimo, ma essere sempre l'ultima a capire un'argomento, l'ultima a consegnare la verifica, quella che prende sempre il voto più basso? Significa che in me sorgono complessi, inizio a pensare di essere stupida, di non valere quanto valgono gli altri, e anzi, orma ne sono più che convinta. Vuole parlare delle mie relazioni coi miei coetanei? Okay, semplice; vanno a puttane. Non mi riescioad inserire in nessun gruppo, vengo giudicata una sfigata solo perché non fumo e non bevo, mi prendono in giro perché i miei capelli non sono impiastricciati di colori e la mia pelle non è ricoperta di tatuaggi. Ormai se ogni sera non vai ad ubriacarti in discoteca e non sei insultare il prossimo per far ridere chi ti sta accanto sei un perdente. Bello schifo. E guardi, davvero, fra ragazzi che vogliono solo giocare coi tuoi sentimenti e spezzano il tuo cuore in mille frammenti, ragazze che se non ti vesti e ti trucchi da Troia ti ignorano, ma se ti metti una maglia scollata ti dicono i peggior insulti del mondo, io preferisco stare sola. E la mia situazione familiare? Ah beh, sa, avere una figlia che sta tutto il giorno chiusa in camera o fra le pagine di un libro perché odia le persone e non esce con nessuno, e a scuola ha voti pessimi, e non è la sorella perfetta o ideale, non è che ne vanno molto fieri, tanto meno ne sono orgogliosi. E la mia vita? Tralasciando il fatto che non riesco a dormire a causa dei miei incubi che come catene mi stringono il collo, il petto, la pancia, le gambe, il corpo, e mi schiacciano al suolo, soffocandomi, ed i miei demoni che hanno la permanenza fissa nella mia mente, anche quella fa schifo. Sa, più volte quando sono sul balcone di camera mia mi domando cosa accadrebbe se saltassi giù, e questo pensiero mi perseguita ogni qualvolta vedo un edificio alto, peccato che sono sempre troppo bassi. O smesso di passeggiare in strada perché ero tentata di gettarmi sotto al primo camion che passava. Ho gettato i temperini perché sono tormentata dal desiderio di tagliarmi le vene, di dissanguarmi con le mie stesse mani e punirmi una vola per tutte per ciò che sono. Ultimamente credo di meritare solo dolore, vorrei farmi sempre più male, fino ad affogare nelle mie stesse lacrime e frantumarmi le ossa. Mi odio. Mi odio all'inverosimile, mi sto distruggendo ma lo merito. È giusto così. E sa perché? Perché certe persone non vogliono essere salvate. Mi basta tenermi tutto dentro, finché non implodo e scompaio lentamente »

Respiro. Respiro. Respiro. No. Non posso. Saprei già come andrebbe a finire. Già lo vedo sto qui farmi altre mille sedute e telefonate ai miei genitori, così che abbiamo un altro problema e, grida a caso, chi l'avrebbe mai detto, di nuovo per colpa mia. Lo psicologo mi richiama dai miei pensieri «Prego, ci tengo a sapere la tua storia. Le tue emozioni. »

Sorrido.

«Non c'è nulla da dire sul mio conto. Come può osservare dal questionario appena svolto, sono una ragazza che è felice con poco e si rallegra con ancora meno. Ho così tante amiche che tendo a confondere i loro nomi e fatico a sistemare gli appuntamenti per riuscire ad uscire con tutte, senza dimenticarne nessuna. La mia famiglia è il mio punto di forza» che schifo, una recita peggiore non la posso fare, magari questa volta si accorge che sto mentendo «mi incoraggiano costantemente e mi fanno sentire amata. A scuola ho buoni voti, ottenuti senza stress o ansia. Mi consideri un adolescente normale, con una vita tranquilla e ricca di serate, alcol, e cazzate. » Lo guardo negli occhi, sinceramente spero che mi tradiscano «Non potrei essere più felice». Lui mi sorride«come immaginavo, i questionari non sbagliano mai. Prego, puoi andare» Lo saluto ed esco. La porta si chiude alle mie spalle e non si è reso conto che il mio era un addio, un “me ne vado, per sempre”.

I veri assassini sono quelli che sanno che vuoi farti del male, ti guardano distruggerti, e se vanno mentre cerchi di ucciderti. Perché è molto più facile così.

Non essere un assassino.

-Alessia Alpi (Volevoimparareavolare on Tumblr)

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Vorrei avere i tuoi occhi addosso. Sentire che mi stai guardando, anche quando sono presa da altro, e vorrei tanto il tuo sguardo cambiasse solo con me, quando mi guardi cantare una canzone ed agitare la testa. Vedere che abbassi la guardia, solo in mia presenza, e che metti su con gli altri, il tuo scudo.

Natasha Maselli. (via ashesofdestiny)

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Ma perché non funziona tutto come nei film? Perché gli estranei in metropolitana, invece che limitarsi a guardarti, non attaccano bottone dicendoti che hai un sorriso bellissimo? Perché dopo trent'anni, in un caffè del centro, non rincontri mai la persona per cui hai lottato? Perché le madri fanno fatica a capire i propri figli e i padri ad accettarli? Perché la frase giusta arriva sempre al momento sbagliato? Perché non ti capita mai di correre sotto la pioggia, di arrivare davanti al portone di qualcuno, farlo scendere, scusarti e iniziare a parlare a vanvera per poi trovarti labbra a labbra e sentirti dire: “non importa, l'importante è che sei qui”? Perché non vieni mai svegliato durante la notte da una voce al telefono che ti dice: “non ti ho mai dimenticato”? Se fossimo più coraggiosi, più irrazionali, più combattivi, più estrosi, più sicuri e se fossimo meno orgogliosi, meno vergognosi, meno fragili, sono sicuro che non dovremmo pagare nessun biglietto del cinema per vedere persone che fanno e dicono ciò che non abbiamo il coraggio di esternare, per vedere persone che amano come noi non riusciamo, per vedere persone che ci rappresentano, per vedere persone che, fingendo, riescono ad essere più sincere di noi.
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Ogni persona è destinata a qualcuno, bisogna solo incontrarsi

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Credo che sia questo a farmi paura: la casualità di tutto. Persone che per te potrebbero essere importanti, ti passano accanto e se ne vanno. E tu fai altrettanto. Come si fa a saperlo?

Un giorno questo dolore ti sarà utile (via ilragazzoluna)

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Quei due erano un continuo litigare. Un continuo tenersi testa. Si scannavano senza mai risparmiarsi. Si distruggevano a vicenda. Ma si amavano, si amavano tanto. Erano strani quei due, si, a vederli sembravano pazzi. Di pazzia ne avevano tanta infatti. Così tanta da odiarsi. L’eterna lotta tra odio e amore. Parole fatte di odio e occhi, cuore ed anima stracolmi d’amore. Erano tipo: “Non ti voglio, ma se te ne vai vengo con te”.

M. Cacace (via wearefuckinyounglove)

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Ti prego, ritorniamo a Venezia. Solo io e te questa volta. Poi portami a Londra, per la prima volta, insieme. Prendiamo il primo volo e andiamo a Dublino. E so che non ti basta: prenotiamo un weekend a Berlino e una settimana ad Amsterdam. Oh e che ne dici dell'Australia? La California e il Giappone? Andiamoci solo io e te. Come nei libri, nei film e quant'altro…

cisiamosoloincontratiametà (via cisiamosoloincontratiameta)

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“Ah! Ricordi la prima volta che sei andata a Londra? Ti sei sentita subito a casa, cavolo! Che sensazione incredibile. Appena hai respirato quell'aria si è sentito il tuo corpo vibrare. Avevi capito che quello era il posto dei sognatori rivoluzionari, dei poeti tormentati e dei diversi, il posto per te. Non riuscirò mai a scordare la tua espressione, ti eri innamorata… Quella città ti aveva rapito e forse anche capito, insomma vi eravate intese alla perfezione. Camminavi spinta dalla curiosità, dall'amore! Sapevi esattamente dove andavi, la nebbia non ti confondeva il freddo non ti fermava, non temevi nemmeno la fatica, per quella città la sfidavi. Gli occhi estasiati da tutto quello che vedevi, avevi trovato la pace in lei.”
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Sono una bambina, lo so. Però non ci posso fare niente, sto troppo male e non posso vedere che altri realizzano i miei sogni, sempre gli altri. Sempre loro e io no, e fa troppo male, e io ci sto troppo male, non ci riesco più.
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Sono la ragazza dalle felpe enormi, quella di Tumblr, pazza, con un'enorme voglia di vivere, quella che quando s'incazza sono guai. Quella che può contare solo su una persona, quella dei “Saresti bella se dimagrissi”, quella che s'immerge nei libri e non vuole più tornare a galla. Quella che gliene frega poco e niente delle coppiette innamorate; tanto ha la pizza. Quella che ama i piercing e i tatuaggi, quella che quando esce é sempre sola, quella che un giorno vorrebbe andare via. Quella cogliona, che da risposte senza senso, quella che fa sempre ridere tutti. Quella che ha avuto degli alti e bassi che l'hanno aiutata a crescere, quella che si è sempre salvata da sola. Quella che appena si vede allo specchio non si ama, ma nemmeno si odia. Quella che ha un bellissimo sorriso, quella con una strana risata. Quella che entra nelle risse e ce le piglia per proteggere il debole. Quella che guarda il ragazzo che le piace a distanza, e si rassegna all'idea che non lo potrà mai avere. Quella di Parigi, Londra, America, USA, Madrid, Ibiza, Praga. Quella che ha dei momenti in cui vorrebbe uscire e divertirsi e in cui vuole rimanere sola, in casa. Quella ragazza che risponde male ai professori, che non sta bene con i suoi compagni di classe. Quella che quando tocca qualcosa fa danno. Quella ragazza che vorrebbe tanto avere un amico maschio, quella che scappa e ritorna a casa con i vestiti tutti strappati. Quella delle Polaroid e delle Canon. Quella che credeva di essere un disastro, invece si é rivelata un bellissimo angelo con i suoi princìpi e le sue regole. Una ragazza diversa. Un disastro passato, Ma la guerriera attuale. Questa sono io, E la vita a me piace ancora tanto.
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Portami a Londra a vedere il Big Ben quando nevica. Anzi no, portami a Parigi e baciami sotto la Tour Eiffel. Ma anche ad Amsterdam a guardare la pioggia dalla finestra e aspettare che finisca per uscire e vivere nella notte. No, ma che dico. Portami a Dublino e riscaldami dal freddo irlandese abbracciandomi. Possiamo andare anche a Berlino, Stoccolma, Edimburgo, si, sai, quei posti lì. Poi potremmo andare pure in Canada, mi è sempre piaciuta. Portami in tutte quelle città, si quelle fredde, quelle in cui possiamo riscaldarci a vicenda, fare l'amore in hotel e poi ripartire a scoprire la città squarciando il freddo, facendoci spazio tra esso sprigionando il nostro calore. Perchè sai, io vorrei visitare il mondo con te. Io e te. Che bello sarebbe.

parolecelatedentro (via parolecelatedentro)

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A 12 anni promisi al mio migliore amico che saremmo andati a Londra insieme, un giorno. A 18 anni sono andata a Londra, con il mio migliore amico, con l'unica differenza che ora è anche il mio ragazzo. I sogni si avverano, tu lasciali fare e vedrai.

Vorreiesserepiuprofonda (via vorreiesserepiuprofonda)