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'Nobady saves me baby , the way you do.'❄️

@ximsofancyjustinxx

"Contrariamente al solito, sono io che scrivo a te.
Finalmente,dopo tanti anni arrivi tu a chiedermi una macchina per scrivere.
Che ricordi, l'ultima volta che l'ho portata, è stato nel lontano 1969 ad una bambina che viveva a Londra , in Carnaby Street ed è diventata una famosa scrittrice di romanzi d'amore .
Ti auguro di seguire sempre i tuoi sogni."
-Santa Claus💕❄️
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“Il 5 Marzo è il Tumblr Day e ognuno di noi deve scriversi una T nei posti visibili del proprio corpo (mani,faccia, t-shirt o dovunque si preferisce) e quando si andrà fuori se si vede qualcuno con la T lo si abbraccia e ci si scambia gli url. Fate girare dai, che è bellissimo.”

Fantastico❤️

È stupendo!

In fronte me la disegnerei!

aww è una cosa bellissima //

Aw❤️

Aww❤️😍

Lo farò.

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“Se state leggendo questo messaggio, vuol dire che mi sono suicidata e quindi non sono riuscita a cancellare questo post programmato. Per favore, non siate tristi, è meglio così. La vita che avrei vissuto non sarebbe stata degna di essere vissuta… perché sono transessuale. Potrei entrare nei dettagli per spiegare perché lo penso, ma questa lettera sarà già abbastanza lunga così. Per farla semplice, mi sento una ragazza intrappolata nel corpo di un ragazzo da quando avevo quattro anni. Per molto tempo non ho saputo dell’esistenza di una parola per definire questa sensazione, né che fosse possibile per un ragazzo diventare una ragazza, così non l’ho detto a nessuno e ho semplicemente continuato a fare cose convenzionalmente da maschi per cercare di adattarmi. Quando avevo 14 anni ho imparato cosa volesse dire la parola “transessuale” e ho pianto di gioia. Dopo dieci anni di confusione avevo finalmente capito chi ero. L’ho detto subito a mia mamma e lei ha reagito molto negativamente, dicendomi che era una fase, che non sarei mai stato davvero una ragazza, che Dio non fa errori e che ero io a essere sbagliata. Se state leggendo questa lettera: cari genitori, non dite così ai vostri figli. Anche se siete cristiani o siete contro i transessuali, non dite mai questa cosa a nessuno: specialmente ai vostri figli. Non otterrete niente a parte far sì che odino se stessi. È esattamente quello che è successo a me. Mia mamma ha iniziato a portarmi da terapisti ma solo da terapisti cristiani, tutti con molti pregiudizi, quindi non ho mai avuto le cure di cui avrei avuto bisogno per la mia depressione. Ho solo ottenuto che altri cristiani mi dicessero che sono egoista e sbagliata e che avrei dovuto cercare l’aiuto di Dio. Quando avevo 16 anni mi sono resa conto che i miei genitori non mi avrebbero mai aiutata, e che avrei dovuto aspettare di compiere 18 anni per iniziare qualsiasi terapia e intervento di transizione, cosa che mi ha davvero spezzato il cuore. Più aspetti, più la transizione è difficile. Mi sono sentita senza speranze, sicura che avrei passato il resto della mia vita con le sembianze di un uomo. Quando ho compiuto 16 anni e ho capito che i miei genitori non avrebbero dato il loro consenso per farmi iniziare la transizione, ho pianto finché non mi sono addormentata. Ho sviluppato nel tempo una specie di atteggiamento “vaffanculo” verso i miei genitori e ho fatto coming out come gay a scuola, pensando che forse sarebbe stato più facile così un giorno dire che in realtà sono transessuale. Per quanto la reazione dei miei amici sia stata buona, i miei genitori si sono arrabbiati. Hanno pensato che volessi compromettere la loro immagine e che li stessi mettendo in imbarazzo. Volevano che fossi il classico piccolo perfetto ragazzo cristiano e ovviamente non era quello che volevo io. Quindi mi hanno tirato via dalla scuola pubblica, mi hanno sequestrato il computer e lo smartphone e mi hanno impedito di frequentare qualsiasi social network, isolandomi così completamente dai miei amici. Questa è stata probabilmente la parte della mia vita in cui sono stata più depressa, e sono ancora stupita di non essermi uccisa già allora. Sono stata completamente sola per cinque mesi. Nessun amico, nessun sostegno, nessun amore. Solo la delusione dei miei genitori e la crudeltà della solitudine. Alla fine dell’anno scolastico i miei genitori finalmente mi hanno restituito il mio smartphone e mi hanno permesso di tornare sui social network. Ero felicissima, finalmente potevo riavere indietro i miei amici. Ma solo all’inizio. Alla fine mi sono resa conto che anche a loro non importava molto di me, e mi sono sentita persino più sola di quanto fossi prima. Piacevo agli unici amici che pensavo di avere per il solo motivo che mi vedevano per cinque giorni ogni settimana. Dopo un’estate praticamente senza amici unita al peso di dover pensare al college, di risparmiare per quando avrei lasciato casa, di tenere alti i miei voti, di andare in chiesa ogni settimana e sentirmi di merda perché in chiesa tutti sono contrari a quello che sono, ho deciso che ne ho abbastanza. Non completerò mai nessuna transizione, nemmeno quando andrò via di casa. Non sarò mai felice con me stessa, col modo in cui appaio e con la voce che ho. Non avrò mai abbastanza amici da esserne soddisfatta. Non troverò mai un uomo che mi ami. Non sarò mai felice. Potrò vivere il resto della mia vita come un uomo solo che desidera essere una donna oppure come una donna ancora più sola che odia se stessa. Non c’è modo di averla vinta. Non c’è via d’uscita. Sono già abbastanza triste, non ho bisogno di una vita ancora peggiore di così. La gente dice che “le cose cambiano” ma nel mio caso non è vero. Le cose peggiorano. Le cose peggiorano ogni giorno. Questo è il succo, questo è il motivo per cui mi sento di uccidermi. Mi dispiace se per voi non sarà abbastanza una buona ragione, lo è per me. Per quel che riguarda le mie volontà, voglio che il 100 per cento delle cose che possiedo sia venduto e che il denaro (più i soldi che ho da parte in banca) siano donati a un movimento per il sostegno e per i diritti delle persone transessuali, non importa quale. L’unico momento in cui riposerò in pace arriverà quando le persone transessuali non saranno più trattate come sono stata trattata io: quando saranno trattate da esseri umani, con sentimenti validi, sinceri e legittimi, e con dei diritti umani. Le questioni di genere devono essere insegnate a scuola, prima è e meglio è. La mia morte deve significare qualcosa. La mia morte dev’essere contata tra quelle dei transessuali che si sono suicidati quest’anno. Voglio che qualcuno guardi a quel numero e dica “questa cosa è assurda”, e si occupi di sistemarla. Sistemate la società. Per favore. Addio, (Leelah) Josh Alcorn”

Il respiro dei libri (via il-respiro-dei-libri)

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Siamo la società degli iPhone pieghevoli, delle mille mila cover da cambiare ogni giorno, la società delle file agli Apple Store, la società degli autolesionisti che mostrano i propri tagli su Tumblr per essere al centro dell’attenzione, dei profili falsi su Ask, delle domande anonime, degli stati su WhatsApp e degli ultimi accessi controllati ogni minuto, dei “sta scrivendo…” che ti fanno sentir bene, delle chat notturne, dei gruppi su WhatsApp, dei bulimici insultati e ridotti a 30kg, delle anoressiche che cercano di uscirci e di quelle che cercano di entrarci, dei dodicenni che vanno in giro a fumare credendosi fighi, di chi fuma per moda, di chi fuma per morire, delle ragazze suicidate per colpa degli insulti su Ask, dei professori che appena possono ti mettono un tre, di “Colpa delle stelle”, delle citazioni sulla società, delle bimbe minchia che scrivono abbreviato, dei “sto bene” non sinceri, dell’ubriacarsi al sabato sera per dimenticare, delle discoteche, dei compiti dimenticati e copiati dal vicino, dei doppi sensi, delle mille foto di cui non ce ne piace nemmeno una, di chi vive con i “mi piace”, dei followers, degli screenshot alle conversazioni, delle emoticons, delle felpe della Carlsberg, delle Air Max, delle Jordan, delle Blazer, delle Vans, delle Converse, delle amicizie e degli amori a distanza, delle directioner, delle haters, delle belibers e delle arianators, di chi segue qualcuno solo per moda e di chi li deve la vita, del rap e pseudorap, della marijuana e delle sigarette elettroniche, della vodka alla pesca, delle traduzioni fatte con Google traduttore, e le ricerche con Wikipedia, dei riassunti cercati su Yahoo, delle canzoni scaricate dall’iPhone con iTube o FoxerTube, dei film pirati, delle serate al cinema e di quelle sul divano con la cioccolata calda a guardare un film, attaccati allo schermo del cellulare, parlando con quella persona che vorremmo ci abbracciasse in quel momento, delle litigate, dei “ti amo” detti da ubriachi, di “obbligo o verità?” dei “che bello” detti mentendo e di quelli detti perché lo pensavamo, degli shatush di tutti i colori, delle tinte di mille colori, delle felpe enormi al 20 agosto, dei bigliettini passati da un banco all’altro, delle cicatrici, di Belen, dei video fatti con Flipagram che non hanno alcun senso, di chi segue il calcio per moda e di chi lo ama veramente, dei post su Facebook e Twitter, del correttore automatico che mette è al posto di e, dei bikini a fascia, delle smagliature e dei caricabatterie Apple che si rompono subito, della patente ritirata, delle Vespe, delle nails art, degli idoli, dei post idioti con mille mi piace su Facebook e di quelli seri con dieci mi piace, dei followers, dei piercing, dei tatoo, dei dilatatori giganteschi, degli zaini della Eastpak e dei diari della Comix, della LIM, di chi crede che la tecnologia ci abbia salvati e di chi crede che ci abbia rovinati, delle generazioni che insultano la generazione dopo la loro, della società che non ti considera mai all’altezza, degli Streaming foto, dei FaceTime dell’una e delle videochiamate mezzi addormentati, delle foto su Snapchat, di Photoshop e PICLAB, di Retrica, Camwow Retro e Videostar, delle richieste ignorate su Facebook, di Ruzzle, di Candy Crush Saga, di Pou, delle applicazioni per i mi piace su Instagram, delle pagine su Ask che rompono le palle a tutti, delle parolacce, delle canzoni senza significato e di quelle che ce l’hanno eccome, di chi ha un telefono da 800€ e si lamenta per gli 0,89€ di WhatsApp, dei disoccupati con l’S4, dei politici, delle bugie, degli schermi rotti, delle figure di merda, dei bucomani, degli “Okay?Okay.” Delle mani incollate ad uno schermo, a scrivere citazioni, frasi, che qualcuno leggendole le metterà come stato WhatsApp, dei gruppi della classe, di Boing, K2, Super, dei supereroi immaginari, dei cani, delle fissazioni, delle fobie, delle paure, dei telefilm, dei cartoni animati, degli adolescenti, delle lesbiche, dei bisex, dei gay e dei fan di Bieber insultati e pestati a scuola, delle occhiaie, dei reality, la società più criticata, ma che fregherà tutti, in un modo o nell’altro.

COMPLIMENTI!

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inritum

Funziona cazzo

Mi ricordo che quando ero ritornata da poco con il mio ex, avevo espresso il desiderio che la sera stessa volevo che mi tornasse a dire ti amo, e indovinate cosa mi ha tornato a dire dopo tanto tempo quella sera stessa? Mi ha detto ti amo…non so se sia una coincidenza o doveva andare così a prescindere, ma si è sempre avverato quasi tutto quello che chiedevo quindi non arrendetevi mai ragazze/i, non arrendetevi mai, credete in ciò che volete e in ciò che amate e lo avrete perché l’amore e le persone buone e che hanno dato tanto amore per gli altri vincono su tutto.

Dio si avvera sempre ogni volta qualsiasi cosa chiedo

speriamo

perchè solo a me non funziona..?!

4 yeeh.

Ragazzi ha funzionato dinuovo e funziona sempre

Funziona cazzo

Non funziona un cazzo porco dio!!

speriamo che succeda.

Speriamo bene.

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Ciao. Mi chiamo Anne, ho 10 anni. Ho appena visitato il Blog di mia sorella. È una delle persone più forti che abbia mai conosciuto. Si tiene dentro tutto quell’immenso dolore. Vorrebbe piangere ma non lo fa per non essere giudicata dalla gente. Wow. Io vedo spesso mia sorella guardarsi allo specchio, ma non col sorriso che aveva quando era bambina, quello lo ha già perso da quando faceva seconda media. Tornava a casa e ascoltava la musica, lei ama sempre ascoltare la musica. Una volta le ho chiesto cosa ci provasse di tanto bello a mettersi delle cuffie e stare ore e ore con quelle nelle orecchie, e allora mi porse una delle sue due cuffie, e ascoltai. Lei non ascoltava la musica che metteva in macchina con mamma e papà, ascoltava musica tranquilla, come quelle dei film d’amore. Un giorno Lottie tornò a casa piangendo, e non chiesi nulla. Prese e si chiuse in bagno e si sentirono vari “tic, tic, tic” e poi quando usci dal bagno puzzava come mamma e papà quando fumano. Lottie scriveva dei nomi di ragazzi sui fogli e poi quando li ritrovava dopo tanto li bruciava. Lottie iniziava ad avere segni sulle braccia, che dopo che iniziò pallavolo scomparvero dalle sue braccia. Lottie aveva ancora delle cicatrici sulle gambe e sulle braccia, ma non mi sono mai osata chiederle cosa fossero realmente. Lottie quando litigava con mamma e papà mi voleva sempre accanto a sé. Quando piangeva voleva sempre un abbraccio, e io la abbracciavo, perché le volevo bene. Lottie finì la scuola e disse che era l’unica che non piangeva tra tutti quei suoi compagni, però che faceva solo finta. Lottie aveva smesso di credere in dio, di andare in chiesa e aveva iniziato ad odiare il prete del nostro paese. In effetti era veramente cattivo come uomo. Lottie diceva sempre che quando non ci sarebbe stata più non doveva mancarci. Lottie litigava spesso con la mamma e mamma le diceva “ammazzati” e lei rispondeva sempre “non piangere poi per me”. Lottie aveva iniziato la scuola nuova e mi parlava sempre di un certo ‘Tudor’, che la guardava sempre e che lei anche lo guardava. Mi diceva sempre che era bello, era simpatico e che lei era troppo brutta per lui. Lui in effetti era davvero carino, ma secondo me mia sorella era più bella. Aveva due occhi verdi che quando li vedevi piangere piangevi anche tu. Aveva i capelli ricci e castani e aveva le guance sempre rosse, le lentiggini e la pelle bianchissima. Mi diceva che non dovevo seguire il suo esempio. Mi diceva sempre di andare dal ragazzo che mi piaceva e dire tutto, di non essere timida perché la timidezza fa sprecare tantissime occasioni. Lottie usciva sempre con le sue due migliori amiche e con loro la vedevo felice. Lottie riuscì a realizzare il suo sogno di vedere i suoi idoli dal vivo. Lottie era bellissima. Amava le lingue straniere e diceva sempre che un giorno sarebba andata a vivere in un paesino in Inghilterra. Aveva la fissa per l’inglese. Odiava immensamente la matematica. Non perché fosse difficile, quando voleva prendeva anche 8/9. Secondo me a lei piaceva scrivere e saper tante cose, e della matematica non se ne faceva nulla. Lottie amava andare a scuola, e dormire, ma non le piaceva stare a casa con mamma che la insultava. Lei faceva tutto da sola. Si svegliava si preparava e andava a scuola con lo stomaco vuoto e la cartella piena di libri. Lottie era bellissima, lo so che l’ho gia detto. Aveva anche un carattere forte. Però un giorno Lottie, tornò a casa strana. Aveva la faccia seria. Disse a papà che scendeva in cantina per cercare una cosa. Ci rimase delle ore lì sotto. Papà andò in cantina e torno piangendo. Lottie non c’era più. Girai la testa verso il divano della mia camera e mi sembrava di vederla. Lei stava sempre sdraiata lì. Dalla rabbia quella sera tirai i cuscini al muro. E sotto il cuscino c’era una lettera. La aprii, era la scrittura di Lottie. C’era la polizia a casa. Mi sedetti quella sera triste di luglio sul divano dove amava stare e iniziai a leggere la lettera. ‘Cara Anne.. Ti penserò sempre e ti proteggerò comunque vada. Sappi che ti voglio bene e che ti ringrazio di tutto quello che hai fatto e farai per me.. Scusa se ti lascio da sola, e se ti lascio l’incarico di sorella maggiore, ma io non ne sono capace. Prenditi cura di tutte le mie cose e sappi che qui starò benissimo. Ti ho voluto bene e te ne vorrò. Lottie xx.’ Nel frattempo a casa arrivò mamma che piangeva. Aveva detto che non avrebbe pianto e invece l’ha fatto. Capisco quello che disse Lottie una volta. Diceva sempre che le persone vengono apprezzate quando non ci sono più, ora capisco perché. Mi manca mia sorella come l’aria. Quando tornai a scuola stavamo parlando di cosa vorremmo diventare da grandi. E io risposi ‘mia sorella Lottie’ e la maestra non voleva parlarne, perchè aveva saputo la notizia. Ma io insistevo. Lei mi chiese il perché. Io le risposi che mia sorella era forte decisa e determinata e che non avevo mai avuto un idolo quando lei voleva che ne avessi uno. Perché adesso capisco che il mio vero idolo era lei. E lo rimarrà sempre. A casa sono anche venuti dei ragazzi, tra i quali c’era Tudor. Lottie e lui non si sono mai parlati. Tudor stava piangendo, mentre gli altri ragazzi avevano dei sensi di colpa e si ripetavano ‘se solo fosse qua..’ C’erano anche i suoi amici. Lasciavano tutti lettere sul divano dove Micaela amava stare. C’era Jake, Marian, Rachel, Lilth, Taylor..tutti gli altri dicevano che era pazza. Secondo me era coraggiosa. Io da grande, diventerò come lei. Lei sarà per sempre con me.. Sto andando a scuola con le sue maglie, anche se mi stanno larghe le tengo lo stesso perché a lei piacevano da matti. Lottie era diversa, e adesso che non c’è più mi sento un vero schifo senza lei. Aprii la lettera di Jake per Lottie. 'Adesso che non ci sei più che faccio? Eri il mio motivo per cui non mollare tutto. Eri bellissima, una cosa davvero unica e stupenda. Mi manchi, mi mancherai e succederà sempre. Ti aspetterò l’interva vita. Perchè eri l’unica per me. Ero il tuo migliore amico. Ma non lo vedevi come tu guardavo quando eri accanto a me. Mi dicevi sempre che non avresti mai trovato qualcuno che ti amasse sul serio. Ed invece… Scusami per essere codardo e non averti detto prima tutto. Ti amo, per sempre. Jake xx’ Non ci potevo credere. In camera mia c’era Tudor che continuava a piangere. Non voleva tornare a casa e non voleva crederci. Non voleva crederci e io come lui. Adesso tutto sapeva di lei. Mamma non era più la stessa. Mamma si fermava a guardare il vuoto. Papà stava sul divano. I miei fratelli non capirono nulla. Nessuno capiva. Io sì.

Storia ispirata dalla morte di un mio amico, dedicata a lui. Ci manchi.

-manylooksbutnowords

(via anymous99)

Via (anymous99) | | | la capisco..

Senza parole.

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- Sei stupido - Lo so - Sei brutto - Lo so - Sei inutile - Lo so - Sei pazzo - Non sai nulla di me - So tutto invece - Raccontami di me - Non ha senso - Ha senso se non pensi a cosa ha senso - La smetti - Di far cosa? - Di essere così dannatamente folle - Tu dici sempre cose senza senso - Tu parli da solo, chi è messo peggio? - Io, perchè ti amo - Perchè mi ami? - Perchè vuoi fare la dura ma in realtà sei sensibile - E poi? - Perchè i tuoi abbracci mi fanno tremare le costole - E poi? - Perchè con la tua presenza riesci a sfondare i muri che ho fissato per difendermi, perchè quando mi guardi divento trasparente, perchè riesci a strapparmi via la tristezza che ormai è la mia seconda pelle, perchè quando sei con me e diluvia mi sembra che ci sia il sole, perchè non ho mai freddo tra le tue braccia, perchè la tua voce fa svolazzare le farfalle nel mio stomaco - Mi basta - Ti basta per cosa? - Per amarti - Amarmi quanto - Poco; - Ma io voglio che m’ami tanto, così tanto da far tremare i soffitti - Così tanto da far scombinare le leggi della fisica? - Sì - Così tanto da poter girare il mondo seduti su una panchina - Sì - Stai delirando; - Lo so - Sei matto - No, ti amo - Anche io, ma poco - Allora va via - No, resto - Amami tanto - Lo farò - Quando? - Fra un’ora - Perchè? - Hai un’ ora per insegnarmi ad amare tanto - Ma non si può, l’amore non si insegna, si vive - Allora insegnami a vivere.

N. Sparks (via -summerlove—)

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Tu non sei i tuoi anni, nè la taglia che indossi, non sei il tuo peso o il colore dei tuoi capelli. Non sei il tuo nome, o le fossette sulle tue guance, sei tutti i libri che hai letto, e tutte le parole che dici sei la tua voce assonnata al mattino e i sorrisi che provi a nascondere, sei la dolcezza della tua risata e ogni lacrima versata, sei le canzoni urlate così forte, quando sapevi di esser tutta sola, sei anche i posti in cui sei stata e il solo che davvero chiami casa, sei tutto ciò in cui credi, e le persone a cui vuoi bene, sei le fotografie nella tua camera e il futuro che dipingi. Sei fatta di così tanta bellezza ma forse tutto ciò ti sfugge da quando hai deciso di esser tutto quello che non sei.

Ernest Hemingway  (via sorreggimisecado)