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Venezuela: una notizia buon e una cattiva |
***di Livio Zanotti, 17 marzo 2019* - Dopo la battaglia sugli aiuti americani, in Venezuela nessuno avanza e nessuno retrocede. La rabbia ha smesso di straripare nelle strade, lo scontro tra i partigiani delle opposizioni e quelli del governo rifluisce in trincea: si combatte con i colpi di mano, l'incursione improvvisa, l'attentato notturno, lo sparo mirato del cecchino. Peggio che torbida, la crisi odora a veleno. I già pochi e isolati contatti negoziali appaiono ammutoliti e sfibrati. Il paese si morde le viscere, come disse Garcia Lorca della Spagna alla vigilia della guerra civile. Ma in quella punta di Sudamerica non c'è un esercito coloniale, né appare nessun caudillo in divisa deciso al tutto per tutto. Al contrario, anche quanti avevano avventurosamente scommesso sull'intervento armato affermano di essersi ricreduti (vedi il presidente della Colombia, Ivan Duque): quest' ultima è la buona notizia. Quella cattiva, oltre che nello stallo d'ogni approccio negoziale, sta