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Stefano Cucchi e gli altri. Stato d'impunità permanente |
"Ho fiducia nella giustizia", quante volte abbiamo udito questa frase. Più spesso dalla bocca dei colpevoli che degli innocenti, dai prepotenti piuttosto che dalle vittime. Quando i primi sanno di poter contare sull'omertà altrui o su una difesa abbastanza abile da far naufragare il processo nella prescrizione. O nell'insufficienza di prove, camuffata con la motivazione formale che "il fatto non sussiste". E tanto basta per proclamarsi "assolti" e commentare magari con sdegno i sospetti gettati su di loro. Mentre le vittime rimangono doppiamente vittime, per il danno subito e per la giustizia negata. Ma quando la "fiducia nella giustizia" si trasferisce dalle vittime ai colpevoli a soffrirne è la civiltà di un paese (nandocan). ***di Luisa Betti, 4 novembre 2014 - Il fatto non sussiste, il fatto non costituisce reato, quindi nessuno è colpevole per la morte di Stefano Cucchi. Questa la sentenza dalla Corte d'Appello di Roma arrivata come un macigno sulla famiglia Cucchi – ma anche su