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Roma, 29 maggio 2018 - Che Salvini non avrebbe rinunciato alla sua parte di "duro" lo sapevamo e potevamo comunque immaginarlo. Dal Presidente Mattarella ci aspettavamo invece che una legittima difesa delle sue prerogative costituzionali non arrivasse fino a rischiare uno scioglimento delle Camere subito dopo la formazione di una maggioranza parlamentare. Tanto più in assenza di una legge elettorale in grado di superare gli ostacoli ad una maggioranza omogenea e stabile incontrati col "rosatellum". Aggiungo, per quello che vale, che alla vigilia della decisione di Mattarella di rifiutarsi alla nomina di Savona, il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida non aveva avuto dubbi nel precisare, in un'intervista a Radio Radicale, che al Capo dello Stato compete la facoltà di consigliare, suggerire, convincere, manifestare eventualmente qualche perplessità legata alla persona, ma non obiezioni definitive sulla nomina dei ministri per questioni di indirizzo politico,