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Riconciliazione |
***di Massimo Marnetto, 31 gennaio 2019 -La "benedizione" della sessualità da parte del Papa è una dichiarazione più rivoluzionaria di quanto appaia. Non in sé, visto che il tema già aveva avuto negli ultimi decenni una riabilitazione. Ma perché questa apertura così esplicita inizia a scalfire la diffidenza con cui il cattolicesimo (e non solo) ha sempre trattato il piacere, come ostacolo alla spiritualità. Ritenendo invece la sua compressione, un mezzo per l'ascesi. Questa "sublimazione della negazione" non vale solo per il sesso, ma per molti altri bisogni. Come quello del cibo, a cui la dottrina contrappone pratiche di digiuno, il riposo (veglia), la socialità (clausura), la curiosità (divieto), l'innovazione (tradizione), la comprensione (mistero), l'indagine (obbedienza), la democrazia (sottomissione). Questa predilezione per la sofferenza ha raggiunto nei secoli più bui livelli estremi di masturbazione del dolore (autoflagellazione, cilicio, ecc.), fino allo scandaloso uso