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Il lavoro e la trappola del lusso |
Roma, 7 febbraio 2018 - L'accordo raggiunto dai metalmeccanici tedeschi con le imprese del Baden-Wuerttemberg per 28 ore di lavoro a settimana invece di 35 ha richiamato l'attenzione di molti giornali. "La rivoluzione che invidiamo a Berlino", titola la Repubblica. "Storico accordo", Corriere della Sera e La Stampa. E quel sogno tradito di almeno quarant'anni fa, "lavorare meno per lavorare tutti", si è riproposto con tanti punti interrogativi anche in Italia fra le attese dei giovani e dei meno giovani, disoccupati e precari anzitutto. "La novità importante - commenta Susanna Camusso della CGIL - è anche il fatto che la flessibilità dell'orario viene vissuta in ragione delle esigenze dei lavoratori e non solo secondo quelle della produzione". D'altronde è innegabile che il tema è imposto con sempre maggiore urgenza dall'utilizzo crescente della robotica, specie nelle grandi imprese. "Insomma - osserva nella sua nota quotidiana Massimo Marnetto - la direzione è questa, ma per l'Italia