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Con l'Unità e Antonio Gramsci |
Roma, 7 luglio 2014 - Anch'io sto con l'Unità. Come il portavoce e il direttore di articolo 21, sono convinto che il giornale fondato da Antonio Gramsci debba vivere. Da troppi anni si limita a sopravvivere, tra una crisi e l'altra. Chi ci lavora farà ancora dei sacrifici, ma non può adattarsi a una lenta agonia. Non so quanto gli impegni presi dall'editore e dagli sponsor - "tutti impegni non mantenuti", dice il cdr del quotidiano – fossero davvero risolutivi. Ma per vivere quel giornale dovrebbe conquistare nel Partito democratico, tra i suoi iscritti e i suoi elettori, magari anche per altri militanti della sinistra, la stessa importanza che aveva una volta per il PCI. Una leggenda – in parte anche la mia memoria – dice che la domenica mattina non c'era città o paese che i comunisti non portassero in tasca, ripiegata ma bene in vista, una copia dell'Unità. Cose d'altri tempi. E tuttavia, personalmente, non vedo altra strada. Non sono un nostalgico né così sciocco da credere che