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Caracciolo su Afghanistan: morire a guerra persa |
Roma, 9 giugno 2013. - Un altro soldato italiano morto in Afghanistan. Il capitano Giuseppe la Rosa è la vittima numero 53 dall'inizio della missione militare Nato. Ucciso da un bambino di undici anni, dice la fonte talebana. Poi la smentita ufficiale del nostro ministero della difesa. Difficile stabilire la verità quando la notizia proviene da un teatro di guerra. D'altronde il particolare, pur significativo, conta assai meno del fatto che si continua ad uccidere e morire in un conflitto che dura da nove anni e che da tempo, scrive oggi Lucio Caracciolo su Repubblica, "i leader occidentali hanno classificato irredimibile, senza avere il coraggio di ammetterlo". Di questo editoriale, intitolato "Morire a guerra persa", mi limiterò a citare il passaggio in cui l'autore, direttore della rivista di geopolitica "Limes", spiega perché a livello governativo ci si ostina ancora ad escludere come irragionevole un ritiro totale della Nato e dell'esercito italiano dalla missione. Non è certo