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Festival Internazionale della poesia rivoluzionaria, la parola a Pippo Marzulli - L'Altrove - Appunti di poesia
Settembre è alle porte. Noi de L’Altrove, come di consueto, siamo andate a curiosare, chiedendo qualcosa in più agli organizzatori dei vari eventi che si svolgeranno da qui alle prossime settimane, cercando di capire l’input e la loro visione delle cose. Dopo avervi ampiamente illustrato la prima “bozza” degli eventi, quest’oggi abbiamo voluto approfondire il Festival internazionale della poesia rivoluzionaria, che si svolgerà a Bari il 16-17-18 settembre 2016. Nelle tre giornate saranno esposti diversi e singolari temi, primo fra tutti le lotte territoriali, proseguendo con la repressione e l’antifascismo. Si alterneranno quindi concerti, reading, performance live ma ribadiamo che, comunque, sarà un evento parecchio singolare. È molto difficile, infatti, che vengano trattati argomenti del genere, in generale è difficile che un poeta si metta in prima linea per affrontare temi di questa portata ed è già parecchio utopistico, oggi, che vengano trattati temi politico-sociali, che stanno via via perdendo terreno nella realtà poetica attuale. Senza soffermarci chiaramente sull’impegno di alcuni poeti, sulla poesia di lotta come la intendeva ad esempio Majakovskij o sulle “poesie politiche” di Brecht, senza visionare le poesie politico-sociali rivoluzionarie dei poeti della beat generation, ma soffermandoci soltanto ad una visione generale degli ultimi anni. Come ci dice Pippo Marzulli lungo l’intervista, la questione della politica nell’arte è vecchia quanto il mondo e, resta il fatto che, comunque oggigiorno il semplice fatto di amare la poesia è un atto rivoluzionario. Ecco l’intervista integrale. Grazie per averci dedicato il suo tempo, signor Marzulli. Com’è nata l’idea del festival di poesia rivoluzionaria? L’idea del Festival Internazionale della Poesia Rivoluzionaria e delle azioni poEtiche diffuse, giunto alla seconda edizione, almeno per quanto riguarda il nome, nasce dal movimento internazionale “Revolutionary Poets Brigade” che in Italia diviene di “Brigate Poeti Rivoluzionari”, rimanendo comunque strettamente collegato col movimento internazionale. Questo festival è il contenitore di tutte le pratiche del movimento che quotidianamente nelle strade, nelle piazze, nei teatri, nei centri sociali e in ogni dove sparge la poesia in ogni sua forma da quella performativa, alle installazioni al volantinaggio, in sostegno delle lotte già esistenti (il tutto ben documentato nella nostra pagina). Il nome del festival è un evidente provocazione culturale, in quanto dopo il confronto con altri movimenti poetici siamo giunti alla conclusione che oggigiorno il semplice fatto di amare la poesia è un atto rivoluzionario. Potete dirci i nomi di qualche ospite presente e perché sono stati scelti? Il festival prevede tre momenti di dibattito politico arricchiti con presentazioni di libri e mostre fotografiche e tre concerti conclusivi. La scelta delle presentazioni – dibattito e degli ospiti “principali” è dettata dalle tematiche del festival che sono: lotte territoriali, repressione e condizione di vita nelle carceri non solo italiane, antifascismo è internazionalismo. Come si può partecipare? La modalità di partecipazione è molto semplice, basta inviare una mail alla pagina o al nostro indirizzo con in allegato una scheda tecnica, qualche riga descrittiva della performance e qualche informazione biografica. La scelta di tematiche ben precise e una impostazione “politica” del festival crea una autoselezione in chi decide di candidarsi e in entrambe le edizioni le proposte giunteci sono tutte in linea col nostro pensiero. L’utilità del festival è quella di consolidare e ampliare il movimento attraverso la socialità “NOSOCIAL” ma reale tra i poeti e tutti coloro che amano la poesia. Cosa pensate della censura da parte di alcuni poeti riguardo temi importanti? E perché, secondo voi, la poesia ha poco spazio nei mass media in generale? Chi si schiera in prima linea è soggetto alle critiche, poi la questione della politica nell’arte è vecchia quanto il mondo. Il vero problema della poesia da noi è che a differenza di gran parte del mondo dove la poesia nasce dalla strada, si potrebbero elencare tantissimi movimenti alcuni dei quali hanno apportato dei cambiamenti significativi alla società moderna, nell’Italia del 900 è stata relegata nei cassetti delle cattedre universitarie rimanendo inaccessibile, o quasi, ai più. La poesia è sempre stata, e continua ad essere, non solo il modo in cui il poeta ascolta il suo essere più profondo, ma una via, lo spirito dei tempi, nella sua incarnazione più lungimirante, cui è espressa e sentita. Ed i tempi cui ci troviamo, di crisi e di pianto per la trasformazione, hanno bisogno soprattutto di novità. Diciamo ciò che vediamo, vale a dire che è il sistema che non può riposare finché non è estratta ogni goccia da una terra disperata: capitalismo. Noi diciamo ciò che vediamo, vale a dire che è l’oppressione della nostra classe, guidati per le strade e nei vicoli delle nostre città, spinti ai campi fangosi, tutto perché non c’è profitto nel mantenere la vita e la salute. Noi siamo i precursori della rivoluzione e la consapevolezza che vi sta alla base e la guida. Nella nostra lotta comune verso la libertà, ogni individuo raggiunge istintivamente il miglior strumento a portata di mano. Come artisti, abbiamo lo strumento più potente di tutti, la capacità di ispirare, trasformare e liberare, giusto in tempo come accade, mentre i vecchi malati metodi arrugginiscono, soffocano, sputacchiano, e sbiadiscono. I poeti del gruppo, e tutti coloro che nel mondo vi aderiscono, usano la poesia come strumento di comunicazione e sostegno per la rivoluzione a favore dei diritti umani di uguaglianza e libertà. Per liberare la poesia dall’introspezione di maniera e renderla un nuovo media. La poesia ha poco spazio nei mass media in generale in quanto non è commerciabile e quindi poco interessante perché genera pochissimo profitto a differenza di altri generi letterari. Anche se negli ultimi anni qualcosa sta cambiando la macchina distruttrice del capitale sta riuscendo a intaccare anche la poesia attraverso nuove correnti poetiche (che di poetico hanno ben poco) che vede esponenti in Italia anche molto famosi e la spinta di alcuni movimenti poetici di cui preferisco non far nome; chi ha orecchie per udire oda e chi ha gli occhi per leggere legga! Mi racconti in breve le vostre iniziative Effettuiamo installazioni poetiche o attacchinaggi clandestini in occasione di ricorrenze o date importanti per il territorio in cui si vive oppure di ampio respiro mondiale, o quotidianamente per riempire le città di poesie. Come una rete, siamo in grado di essere presenti e partecipare alla resistenza popolare che sta avvenendo intorno a noi, tramite l’organizzazione di eventi di poesia, tramite letture e parlando durante le manifestazioni, e con pubblicazioni di volantini e opuscoli. Di seguito il programma completo delle serate: Venerdì 16 Lotte territoriali Ore 16:00 “Scritture Avverse”Laboratorio poetico a cura di “Notte di poesia al dolmen” Ore 18:00 Presentazioni: “Il mare è mio fratello” di Pippo Marzulli (Rayuela Edizioni) interverrà Milton Fernadez (editore), Isabella Capozzi (poeta) Menico Piccininni (skipper) Il mare è mio fratello è un volume sul mare e sulla vita. Un viaggio che, lungi dall’essere fine a se stesso, nasconde una voglia di provare uno sguardo nuovo, ricco e mai banale, verso un mondo che spesso non si ha voglia di accettare, che si cerca di cambiare contando sulle proprie forze, e, insieme, creando un movimento di poeti con lo stesso spirito e la stessa voglia. “Le gazze disattente” (Secop Edizioni) interverrà Bobo Aprile – Cobas [Le gazze disattente è un’antologia di poesie pubblicata a maggio 2016 daSECOP Edizioni. L’antologia, ideata e curata da Francesco Paolo Del Re, raccoglie i versi di dodici poeti pugliesi: Andrea Bitonto, Antonio Bux, Antonella Chionna, Daniela Del Core, Daniele Di Maglie, Andrea Donaera, Maurizio Evangelista, Donatella Gasparro, Mariaenrica Giannuzzi, Luciana Manco, Pippo Marzulli e Giuseppe Semeraro. Il libro racconta la Puglia di oggi, tra criticità e opportunità, con i toni appassionati dell’impegno civile. L’immagine di copertina è un’opera dell’artista Claudia Giannuli] Ore 19:30 Performance live – Teatro Open Read – Open Space “La Puglia che si risveglia” reading collettivo “delle gazze disattente” Isabella Capozzi / Valerio Pastore: graphic novel “Ritmo lento in fondo al mare” Ritmo lento in fondo al mare è una graphic novel liberamente ispirata a Canzoni a manovella di Vinicio Capossela. Narra l’avventura di un uomo inquieto mosso dall’amore per il mare. Sarà l’agitarsi di un canto, tra il fragore delle onde, a cambiare per sempre il destino di un’anima selvaggia. Giovanni D. Lamanna: “Leon Leon Adalberti, inventore della poesia, conferenzia su come sia arrivato a questa creazione e cosa essa sia” [Un monologo caustico. Scritto in un impeto di rabbia, rabbia dovuta alla totale deflagrazione del valore della poesia nell’era contemporanea, lasciata a pochi feticisti, destinata a una progressiva perdita di vitalità sussistendo infatti in un circuto chiuso AutoMasturbativo, in cui chi legge è chi poesia scrive; deflagrazione dovuta anche alle gang-bangs d’ordinaria disposizione, in cui autoproclamatosi poeti s’avvicendano su un palco proponendo le proprie idiosincrasie come forme d’arte, proni all’adulazione di un applauso e alla seduzione di complimenti tanto pregni quanto inconsistenti, il set insomma di un incontro alcolisti anonimi. Antonella Chionna meets Pat Battstone [Durante lo scorso anno, Antonella e il pianista bostoniano Pat Battstone hanno collaborato, a lunga distanza, condividendo idee e ascolti. Tale collaborazione ha coronato uno scambio musicale e culturale: sulla scia del soggiorno negli USA da parte della Chionna, Battstone sarà in Italia nel mese di settembre. La performance prevede l’interazione del duo, e degli eventuali musicisti presenti, nella fusione di poesia, jazz e libera improvvisazione] Andreabitontovendesi [se lo schema linguistico è spesso un’arma, io la carico con parole che tutto possono essere tranne che proiettili, o almeno, non intesi a uccidere: al massimo, a “colpire”. Ma in qualche maniera che non so dire, qualcosa viene comunque sparato fuori”] Territorial pissing – Pippo Marzulli (voce), Dario Nitti (batteria) Antonio Mirenghi (Ukulele), Turbo (turbolenze) [Attraverseremo tutta la penisola unificata, non da una bandiera macchiata di sangue sin nelle rifiniture più nascoste, ma dalla voglia di riscatto della propria dignità. Da un senso di ribellione all’ondata repressiva e militarista che caratterizza ampie fette del NOSTRO territorio. In questa performance anche le pietre hanno un anima – voce e implorano di non essere calpestate ma lanciate in nome della libertà. Il TAV, l’autodromo del Gran Sasso, l’Ombrina mare, l’ILVA, la Xylella, la TAP, e le trivellazioni, sono alcuni dei contesti di lotta, di mobilitazione popolare descritte, non solo attraverso lo sguardo umano ma anche attraverso quello della natura] Ore 22.30 Concerto Daniele Di Maglie in “La mia parte peggiore” Sabato 17 Repressione Ore 16:00 “Scritture Avverse”Laboratorio poetico a cura di “Notte di poesia al dolmen” Ore 18:00 POESIA RESISTENTE a cura di Nonsolo Marange – Cassa di Resistenza e Supporto Legale La poesia e i linguaggi artistici come antidoto alla repressione: un viaggio nelle carceri italiane e nei bracci della morte degli Stati Uniti. Incontro con Marco Cinque su esperienze e progetti realizzati assieme a detenuti/e e condannati/e a morte. Scrivere senza prigioni: campagna di sensibilizzazione all’invio di lettere ai detenuti/e Ore 19:30 Azioni poetiche diffuse a cura di Florenza Mongelli – Dovunque Performance live – Teatro Open Read – Open Space Tito Truglia in “calabria e rivoluzione” [Una lettura di testi in dialetto calabrese, in parte originali e in parte realizzati da riscritture di testi di altri autori. Un percorso espressivo che si compone nella particolare coloritura dei frammenti di una lingua periferica, il dialetto del versante jonico delle Serre calabresi. Uno sguardo critico sulla realtà e un tentativo di segnare percorsi di resistenza e di cambiamento. Un progetto pienamente sperimentale in quanto frutto di una ricerca personale sia sul piano linguistico che dei contenuti] Le donne invisibili di Delia Cardinale con Francesca Tauro [Una raccolta di brani sparsi che compongono ritratti femminili sfuggenti, in trasparenza. Ogni donna scrigno, ricordo o metafora, ripercorsa a posteriori dalla penna dell’autrice. Quattro testi con referenti reali o immaginari, per veicolare un sentire furioso e peculiare. Intimismo obliquo su sfondo sociale] Laboratorio di Riflessione di Eloisa Calabrese interpretato da Elisa Manzari [Come evidenziato nel titolo, la performance e l’idea da cui prendono forma tutte le espressioni non sono altro che frutto di un laboratorio di riflessione. Una riflessione che usa come specchi ogni tipo di voce, ricerca, domande, linguaggi. Infiniti segni che permangono nell’indefinito, nel tentativo di evoluzione e analisi del sé e dell’esterno senza porre fra...