giornalepop.it
VADE RETRO CROCIFISSO - GIORNALE POP -
L’ennesima polemica è servita. La giornalista Marina Nalesso ha condotto il TG1 con il crocifisso al collo provocando nervosismo nel popolo del web che “s’indigna, si commuove o si scatena” sul caso umano del momento e può toccare a Tiziana Cantone o a Diletta Leotta, per restare ai casi recenti, di subire sacrileghe offese postume l’una o sprezzanti commenti bestiali l’altra. Sempre e comunque il popolo del web segue la regola di dividersi in fazioni, l’una pro e l’altra contro, perché tante volte per la ragione non c’è posto in nessuna delle due. Stavolta a subire le ira e gli urrà del web è una donna che ha letto le notizie in diretta TV con al collo la croce. Sui social da baciapile a Santa il post è breve, e le bacheche si ingolfano di rumore prodotto dal tremore delle coscienze che novelle agenzie di marketing trasmettono slogan a tinchitè (traduco per i non siciliani: in abbondanza) perché bisogna svendersi anche nello spazio privato più pubblico che ci sia mai stato, altrimenti si è condannati all’esistenza invisibile. Chi scrive è vittima e carnefice quanto chi legge della struttura social-virtuale che governa la realtà e perciò eccovi il mio slogan: vade retro crocifisso. Tre parole. Per dire tutto e niente. Vade retro crocifisso è il pensiero di quelli che hanno attaccato in nome della malintesa laicità la giornalista (e credo non ci sia nulla da spiegare), ma è anche il pensiero di quelli che hanno premiato il coraggio di Marina, perché per loro portare il crocifisso è sintomo di eroismo (e questo vuol dire che sommessamente hanno già incoronato quelli che pensano che il crocifisso sia da bandire). Libertà vera sarebbe poter indossare un crocifisso e poter non indossarlo, senza nessuno che commenti la scelta. Niente applausi e nessun fischio, solo il silenzio di chi rispetta le ragioni dell’altro e sarebbe un piccolo passo verso la laicità praticata e non teorizzata. Questa è la parola di chi pensa che la ragione se ne fotte di vincere perché aspira a convincere. E qui non c’entra la fede, perché quella punta alla salvezza eterna e non alla pace sociale.