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Petrolio e gas, l’Italia dei no ci rende poveri. Settore energia in crisi, migliaia i licenziati – La Discussione
“Vuole che dica una cosa che spieghi come l’Italia a colpi di no impoverisca ogni giorno di più? Il settore energia nel nostro Paese non aveva mai subito crisi e licenziamenti, oggi si passa da una vertenza e una chiusura all’altra e la cosa non interessa a nessuno”. Carlo Petaccia, esponente Cgil del settore energia ha uno stile diretto e convincente. I dati della crisi parlano chiaro. Lungo la costa Adriatica è tutto fermo esplorazione e produzione di idrocarburi e gas sono bloccati. Un effetto domino sulle tante aziende che prima davano lavoro a migliaia di operai, tecnici, con un indotto che macinava grandi numeri, tanto da tener testa a compagnie mondiali. “Si dice che bisogna tutelare l’ambiente. Certo perché risulta che i lavoratori sono inquinatori o contro l’ambiente? No di certo, ma l’ambiente lo si tutela con le fonti energetiche, con la ricerca con infrastrutture moderne. Non a colpi di no. Adesso assistiamo al ruolo leader in Adriatico assunto dalla Croazia che produce gas, che ha attirato compagnie e partners mondiali e il gas estratto magari è in giacimenti italiani. Noi in Italia facciamo finta di nulla. Diamo per scontato che abbiamo energia a sufficienza, che possiamo starcene beatamente fermi, isolati senza produrre nulla. La realtà, invece, ci dice che siamo drammaticamente dipendenti e oggi tutto viene importato, e in Regioni come la Sardegna si torna al carbone che è un minerale che inquina davvero. Ma questo non lo si dice”. Come sindacalista Carlo Petaccia ricorda con disappunto le innumerevoli vertenze nazionali aperte, le migliaia di posti persi e le vertenze che si risolvono per lo più in chiusure di stabilimenti e attività di produzione. “Si chiude in silenzio, è la stessa cosa accaduta per il settore tessile”, ricorda Petaccia , “avevamo una ricchezza nazionale che abbiamo svenduto mandando a casa un intero comparto produttivo. Lo stesso accade ora per il settore energia. Lo Stato deve intervenire, non si può rimanere impassibili di fronte a questo fallimento”. Appelli finora caduti nel vuoto o in rotta di collisione con le proteste ambientaliste che puntano sulle energie alternative e rinnovabili. “Anche noi puntiamo sulle nuove energie ma dove sono i fondi? Non ci sono, oppure gli investimenti sono bassissimi, perché l’economia gira attorno agli idrocarburi. La vera emergenza come tutti i giorni ci viene ripetuto è nella plastica”, fa presente Carlo Petaccia, “quotidianamente finiscono nell’ambiente tonnellate di plastica non di gas o petrolio. La plastica che tra l’altro è un derivato del petrolio, viene tollerata, direi osannata dal momento che il suo uso è cresciuto in modo esponenziale. Il petrolio, l’estrazione di petrolio e gas che hanno avuto un balzo tecnologico notevole, invece, fa paura, ma ricordo che anche gli agricoltori devono lavorare con mezzi meccanici che sono alimentati con idrocarburi. La cosa che più colpisce è questa mancanza di coscienza, di presa d’atto razionale, di una mobilità di massa di cui solo le fonti energetiche permettono la sopravvivenza e di conseguenza l’esistenza della nostra civiltà. Dimenticarlo ci costerà un prezzo...