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Veltroni indica la strada da non seguire | Raffaele Viglianti
Puntuale come il classico acquazzone d'estate che arriva di pomeriggio, sul tardi, e tu già sai che è una maledizione perché tempo 5 minuti e l'aria sarà ancora più afosa e appiccicosa di prima, ecco l'intervento di Veltroni sul futuro della sinistra. Ora, io umanamente a Veltroni voglio bene, e il suo intervento me lo sono letto con l'attenzione che meritava. Però posso dire? Che palle! Una enunciazione di principi generali sui quali chiunque, da sinistra, potrebbe essere d'accordo, ma che perdono di valore se non si fa un minimo di analisi in chiave critica (e soprattutto autocritica) per capire come si sia arrivati a questo punto, chi abbia alimentato, più o meno consapevolmente, populismi, nazionalismi, razzismi che tanto spaventano Veltroni (sia chiaro, spaventano anche me). Di fondo, l'idea che il PD fosse (e sia ancora), l'unica strada percorribile, che dopotutto un paio di volte oltre il 30% ci è arrivato e quindi basta mettere da parte litigi per contrastare le destre in