nandocan.it
Que viva Mexico |
***di Livio Zanotti, 28 giugno 2018 - Forse non c'è niente di stonato nelle trombe dei mariachi (si, sempre loro: ma ora in tv…), che in questo Messico mezzo dissanguato e sul punto di tornare alle urne presidenziali rievocano Zapata, Villa, Orozco, i guerriglieri del sud e del nord, sulle note di Carabina 30.30, con i tamburi che ritmano il galoppo dei cavalli. Revolución è la parola ormai centenaria che non pronuncia nessuno, ma tutti hanno nella testa. I diseredati di sempre e metà paese in lutto per le vittime di oggi, anch'esse decine, centinaia di migliaia, cadaveri straziati gettati lungo le strade o scomparsi in roghi sub-urbani, nelle forre delle cordigliere. Vittime innocenti ed eroiche del narcotraffico e della dilagante corruzione dello stato, a ogni livello. Anche Andrés Manuel López Obrador (comunemente indicato con l'acronimo AMLO, che anch'egli usa per riferirsi a se stesso), 64 anni, assoluto favorito d'ogni sondaggio e nelle attenzioni entusiaste dei sindacati o