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Recensione + Intervista: Graphomania ⋆ Igor Longhi
La struttura del disco, di più, la sua stessa natura sono all’insegna del minimalismo, di una sorta di destrutturazione musicale volta unicamente a trasmettere un ininterrotto flusso di emozioni – in tal senso il titolo dell’EP ci sembra quasi programmatico – nell’ascoltatore. Ma non si pensi a un lavoro monocorde, all’insegna solo della leggerezza. Ascoltate ad esempio la traccia numero 5, Mistery, vibrante di una segreta tensione, nella quale è possibile cogliere perfino qualche eco del primo Mike Oldfield (quello di Tubular Bells, per intenderci).