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La solitudine delle madri – GenitoriChe
A proposito di plusmaterno di Marisa Fiumanò *Laura Pigozzi (a cura di), Il plusmaterno, Poiesis (Alberobello 2018) Nel giugno 2016, nel mio blog “L’inconscio è il sociale”, avevo recensito un libro centrato su una tesi forte, riassunta con un neologismo: plusmaterno. Questo concetto ne costituiva lo scheletro e il cuore, ciò che strutturava e animava le tesi sostenute. Il saggio si chiamava (si chiama) Mio figlio mi adora e la sua autrice, Laura Pigozzi, sosteneva che ci fosse un eccesso di godimento (il plusmaterno è in analogia col lacaniano plus-godimento, plus-de-jouir e col marxiano plusvalore) nelle relazioni odierne delle madri con i propri figli. L’invenzione di Laura Pigozzi – un neologismo è un’invenzione, in questo caso un’invenzione molto feconda- consisteva nel trasportare un concetto fabbricato da Lacan per parlare del godimento pulsionale che è sempre in eccesso, nel campo del godimento materno, anch’esso narcisistico e pulsionale se non incontra qualcosa che gli faccia da limite: una legge, una funzione, un divieto, un no alla simbiosi col figlio. Il plus-godimento vissuto nella maternità sbarra per una donna la strada al femminile. La femminilità, l’essere donna nel rapporto con un uomo (nel non-rapporto sessuale, come lo chiama Lacan), resta en souffrance, sofferente e in attesa mentre la maternità che si nutre d’immaginario trionfa, si bea di narcisismo (mio figlio mi adora) e di godimento opaco (il plusmaterno, appunto). Non ritornerò sulle tesi già commentate allora e rinvio i gentili, i curiosi, i volenterosi (e gli amici) alla recensione di due anni fa, dal titolo La famiglia claustrofilica, apparsa nel mio blog in questo stesso sito. In questi due anni quel libro ha viaggiato, ha letteralmente ” viaggiato “, attraverso molti incontri pubblici in città diverse insieme alla sua autrice e si è arricchito di diversi contributi, teorici e non. Intendo per “non teorici” i cosiddetti ” vissuti ” di madri e figli adolescenti, e forse anche di padri visto che la maternità sta perdendo la connotazione di genere e diversi uomini- non solo gay- preferiscono ormai un oggetto-bambino ad un oggetto-donna. Anche gli uomini quindi – il punto non è inessenziale e Pigozzi l’ha in varie occasioni ricordato- possono rischiare di cadere nel plusmaterno. Non è solo una prerogativa delle donne. Mi scuso per le tante parentesi: il fatto è che il plusgodimento è – mi si perdoni la metafora culinaria- come l’olio: si espande, contamina, arriva anche là dove non ce lo aspetteremmo, in luoghi non previsti. Si infiltra e cola dappertutto. Dev’essere per questo che la sua autrice ha deciso di riunire alcuni psicoanalisti (Anna Barracco, Piergiorgio Curti, Marco Focchi, Fabio Galimberti, Silvia Vegetti Finzi e io stessa), un editore raffinato (Giovanna Zoboli) e un Monsignore coltissimo e attento al sociale (Riccardo Mensuali) prima in Casa della Psicologia (Aprile 2017) e successivamente in Casa della Cultura (Ottobre 2017) chiedendo loro di mettere in parole ciò che il plusmaterno gli aveva suggerito. Da qui questo libro che si chiama, appunto, Il plusmaterno(1) in cui i suoi dieci autori interpretano ognuno a suo modo il concetto e raccontano quale operatività esso abbia avuto nella loro esperienza. Leggendoli mi è venuto in mente il paragone con l’olio che si sparge facendo macchia tutt’intorno perché le interpretazioni sono molte e i campi di applicazione diversi. Questo significa che il neologismo funziona, che plusmaterno è un utensile che serve a illustrare un aspetto importante di molte maternità contemporanee. Pier Giorgio Curti, ad esempio, indaga un territorio sommerso e trascurato, interroga cioè l’enigma della maternità nei casi di disabilità del figlio, un tema raramente toccato ma di enorme interesse, un’esperienza crudele che mette a dura prova il narcisismo materno e, al tempo stesso, aumenta di molto il potere, già di per sé assoluto, della madre. Curti dà voce a una sua paziente, madre di un cosiddetto disabile, che senza di lui, l’analista, certamente non avrebbe avuto diritto alla parola né al sollievo del suo ascolto. Il potere materno è assoluto, afferma Curti. La definizione fa paura, richiama l’oscurità delle dittature, il potere illimitato sui corpi, l’arbitrio ingiustificato. Curti ci ricorda che il potere delle madri si fonda sulle stesse basi di quelle del tiranno e cita in proposito una frase di Silvia Vegetti tratto da Il bambino della notte(2): La madre possiede, nei confronti del suo bambino, più potere di quanto nessun tiranno abbia mai sognato di esercitare(3). Un potere che però è necessario, indispensabile alla sopravvivenza del piccolo d’uomo che, senza qualcuno che eserciti una funzione di cura e che gli parli-cosa indispensabile dato che è umano e si nutre di parole-, morirebbe. Un potere enorme che una madre, a differenza del tiranno, deve saper dosare perché il suo compito è di promuovere la soggettività, la vita, l’autodeterminazione del suo piccolo. A Silvia Vegetti vanno riconosciuti il merito e l’originalità di aver avanzato le tesi più interessanti e toccanti sul tema della maternità. Nel saggio contenuto in questo libro Vegetti indaga sulla maternità oggi e va subito al cuore di ciò che intende per plusmaterno: la madre attuale ama più che mai il proprio bambino, spesso unico, ma lo ama ” narcisisticamente “… (egli) è adorato ma non compreso perché, senza alterità, non c’è ascolto.(4) Sarebbe però ingiusto- e certo nessuno degli autori lo fa- parlare di narcisismo e del plusmaterno che ne consegue, senza sottolineare la solitudine delle madri in un’epoca che chiede loro troppo, come recita il sottotitolo di questo saggio. “Il sociale oggi vuole una madre senza ripensamenti né rimpianti, ma performativa: potremmo dire che la richiesta che il discorso sociale rivolge alla madre è sadica. Purtroppo la madre contemporanea sembra dar credito all’immaginaria potenza che le viene propinata e ciò ha ricadute devastanti sul piano simbolico del legame sociale.”(5) afferma la curatrice. È evidente che ciascuno dei dieci autori avrebbe potuto e voluto dire ancora e di più sul tema del materno oggi, dei suoi intrecci con il politico e il sociale, con le mutazioni che vi introducono le teorie del gender, con la fragilità che hanno i giovani a identificarsi col proprio sesso. Rispetto alla complessità della questione il plusmaterno risulta allora una coperta troppo corta e troppo stretta sotto cui un pezzo di umanità smarrita cerca un pericoloso rifugio. Comincia da qui la ” battaglia culturale ” che Laura Pigozzi ha intrapreso portando in giro il suo neologismo. Ha incontrato, da ciò che ne so, orecchie sensibili perché in genere le madri, come nella storia del saggio Salomone che provoca la falsa madre a venire allo scoperto, vogliono innanzitutto vita, soggettività e desiderio per i loro figli. Se si smarriscono nel plusmaterno spesso è perché oggi sono lasciate troppo sole, simbolicamente sole, a gestire il legame con i propri cuccioli. Note 1) Il plusmaterno, a cura di Laura Pigozzi, Poiesis, Alberobello 2018 2) Silvia Vegetti Finzi:Il bambino della notte. Diventare donna, diventare madre, Mondadori Milano 1992 3) Pier Giorgio Curti: Troppo vuoto, troppo pieno. L’enigma della maternità nella disabilità, in Il plusmaterno op.cit. pag. 81 4) Silvia Vegetti: Ombre e luci sul progetto materno Ivi p. 43 5)Laura Pigozzi: Il plusmaterno e il fallimento della funzione materna Ivi, p.18 Fonte: casa della cultura (Visited 33 times, 1 visits today)