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Voglio sentirmi più leggero.

@walllfloweer-blog1

C'ho 'ncasino in testa. 🌈🌈🌈🌈🌈🌈🌈🌈 PANSESSUALE. 🌍🌎🌏
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Spiegatemelo.

Perché nessuno se ne accorge? Voglio dire, passiamo nove mesi a scuola, cinque giorni a settimana, per sei ore. I restanti li passiamo a casa o fuori, sotto gli occhi di parenti e amici. Ci guardate in faccia, ci chiedete come va, ci interrogate e ci stressate. Per quanto alcuni professori ci capiscano, nessuno guarda mai oltre alla facciata. Stiamo morendo dentro, cari professori. Moriamo dentro perché viviamo in una società dove i pregiudizi importano più dell’opinione stessa del singolo individuo. Viviamo in una città dove se non sei vestito firmato e hai interessi diversi dall’andare in discoteca, vieni chiamato sfigato. Vorrei tanto che, per una volta, apriste gli occhi: guardate in prima fila, e vedrete una ragazza che per colpa delle voci le è stato dato l’appellativo di troia. Cosa ne può sapere lei delle scopate? E’ ancora così piccola ed innocente. Ora guardate in seconda, e troverete l’alunna più brava e intelligente della classe che con la scusa della dieta on vuole smettere di perdere chili. Guardate in ultima e troverete una ragazza che ha disperata mente bisogno di comprensione, di essere salvata. Guardatela bene e forse noterete i grafi sulle braccia, gli occhi spenti, la paura. Paura di non essere abbastanza, di deludere i propri genitori, di restare sola. Perché è questo ciò che siamo: una generazione impaurita e fragile di cui nessuno si occupa. Perché lo fate? Ci insegnate il francese, la biologia, la matematica, ma chi si occupa di insegnarci come affrontare le vere difficoltà? Chi si è mai fermato un attimo a pensare se uno dei suoi studenti ha mai tentato il suicidio? Io me lo chiedo ogni giorno se uno dei miei compagni ci ha mai provato. Aprite gli occhi: che senso hanno tutti i progetti sul fumo dannoso, quando persone come me non sanno neanche se arriveranno a domani? Credetemi, non ho paura di qualcosa che potrebbe farmi venire un tumore, ho paura di non svegliarmi domattina perché qualcosa è andato storto oggi. Perché vi comportate come se queste cose fossero solo favole? “L’autolesionismo è sbagliato”, “L’anoressia può essere fermata”, “Il fumo uccide”, ecc. Siamo adulti, parliamo seriamente. Sono cose serie: non è così semplice uscire dall’autolesionismo e non lo è nemmeno uscire dai disturbi alimentari. Molte persone si sfogano fumando, per pensate: perché hanno bisogno di sfogarsi? Cari professori, vi invito a fare un giro nella mia testa. Vi avviso, vi farà paura: è quasi tutto buio, con mostri che divorano la mia autostima, la mia speranza, la mia vita. Mostri anche detti “persone”. Tenetevi forte.

- sogniamari

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my stomach: food please
me: haha no silly
my stomach: no actually you are going to pass out.
me: lol silly billy
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sono un po’ stanco di aspettarti, è così per un po’ vado via

lo stato sociale 

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50 Safe Foods

Fruits

  1. Strawberries (4 calories for one medium)
  2. Blueberries (20 calories for 25 berries)
  3. Raspberries (10 calories for 10 berries)
  4. Blackberries (20 calories for 10 berries)
  5. Cherries (4 calories for one medium)
  6. Grapes (2 calories for one medium)
  7. Apricot (17 calories for one medium)
  8. Plum (30 calories for one small)
  9. Apple (47 calories for half a medium)
  10. Watermelon (46 calories for one cup)

Vegetables

  1. Cabbage (17 calories for a cup)
  2. Carrots (25 calories for a medium)
  3. Tomatoes (22 calories for a medium)
  4. Cucumbers (16 calories for a cup)
  5. Romaine Lettuce (8 calories for a cup)
  6. Spinach (7 calories for a cup)
  7. Cauliflower (27 calories for a cup)
  8. Broccoli (30 calories for a cup)
  9. Sugar Snap Peas (26 calories for a cup)
  10. String Beans (31 calories for a cup)
  11. Spaghetti Squash (31 calories for a cup)
  12. Mushrooms (4 calories for medium)
  13. Iceberg Lettuce (10 calories for a cup)
  14. Kale (33 calories for a cup)
  15. Zucchini (19 calories for a cup)

Dairy & Eggs

  1. Unsweetened Almond Milk (30 calories for a cup)
  2. Unsweetened Chocolate Almond Milk (40 calories for a cup)
  3. Unsweetened Cashew Milk (25 calories for a cup)
  4. Unsweetened Coconut Milk (45 calories for a cup)
  5. Egg Whites (17 calories for an egg white)

Meat, Poultry, Fish, & Other

  1. Shrimp (11 calories for a medium)
  2. Smoked Salmon (33 calories for 1 oz.)
  3. Tofu (18 calories for 1 oz.)
  4. Turkey Breast (29 calories for 1 oz.)
  5. Chicken Breast (47 calories for 1 oz.)

Snacks

  1. Pickles (7 calories for a medium)
  2. Sugar-Free Jello (10 calories for a serving)
  3. Graham Crackers (30 calories for a cracker)
  4. Applesauce (50 calories for half a cup)
  5. Rice Cakes (35 calories for a medium)

Starches, Grains, & Other

  1. Sweet Potato (26 calories for 1 oz.)
  2. Brown Rice (31 calories for 1 oz.)
  3. White Rice (37 calories for 1 oz.)
  4. Bulgur (24 calories for 1 oz.)
  5. Barley (35 calories for 1 oz.)

Condiments

  1. Sriracha (5 calories for a teaspoon)
  2. Sugar-Free Barbecue Sauce (9 calories for 1 oz.)
  3. Sugar-Free Ketchup (5 calories for a serving)
  4. Sugar-Free Maple Syrup (15 calories for a serving)
  5. Soy Sauce (9 calories for a tablespoon)
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[Image description - Images of a pansexual, panromantic, panalterous and pansensual pride flag with the text: Pan. End description.]

If you can, please consider supporting me on kofi! <3 https://ko-fi.com/samhannes

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tumblr: everything okay?
me: ummm...yea....t o t a l l y
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È buffo come chiunque io conosca voglia qualcuno di estremamente perfetto. Qualcuno da mostrare in giro come un trofeo conquistato, qualcuno che sia estremamente impeccabile, qualcuno che non faccia figuracce, che si sappia comportare, che sia stabile.

E io invece no.

Io voglio qualcuno che sia dannatamente imperfetto, qualcuno con cui ridere delle cavolate fatte in giro, qualcuno che quando cadi, ti aiuti a rialzarti e poi si metta a ridere insieme a te, qualcuno con cui condividere ogni momento, che sia intimo o meno, serio o divertente. Voglio qualcuno che non mi fermi mai, neanche un attimo, che mi lasci la libertà di sbagliare e ricominciare, di ridere e piangere, senza mai dirmi “non mi piaci così.” Voglio qualcuno che non mi spenga mai neanche durante un black out, voglio qualcuno che quando le mie emozioni prendono fuoco, tiri un pezzo di legna per farle ardere di più, voglio qualcuno che non mi faccia annoiare neanche se fuori piove e dentro è tutto spento, voglio qualcuno che mi porti al mare, senza entrare in acqua, soltanto per ammirare l’infinito, voglia di qualcuno con cui passare il Natale, che è una festa importante per me. Voglio qualcuno di dannatamente imperfetto, voglio qualcuno che sia l’esatto opposto di me, per capire cosa si prova a non essere così. Voglio qualcuno che non smetta mai di cercarmi, neanche quando mi perdo nei miei silenzi.

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Che ero un passo da perdere te

E tu eri un passo da perdere me

Io che non ho avuto mai niente di vero a parte te.

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Sto correndo per le scale.

Il giubbotto freddo, umido di pioggia, mi appesantisce, facendomi tremare le gambe un po’ di più ad ogni gradino.

Quando, finalmente, raggiungo la porta di camera mia, allungo un braccio per aprirla, e mi ci rovescio, letteralmente, dentro.

Mentre faccio scattare la serratura dietro le mie spalle, mi accorgo che non riesco più a respirare.

Spalanco la bocca per inghiottire più ossigeno, ma continuo a sentirmi soffocare, come se tutto ciò che riuscissi ad annaspare fosse bambagia che va man mano a riempirmi i polmoni, a sigillarmi la gola.

Mi lascio cadere sulle piastrelle gelate della stanza, con lo sguardo chiazzato di macchie scure, mentre cerco di tenere insieme disperatamente, senza riuscirci, tutti i pezzi del mio cuore, che continua a rompersi ad ogni battito.

Steso, stretto fra gli armadi e la scrivania, con gli occhi fissi contro un soffitto pallido quanto me, cerco di riprendere il controllo.

Cerco di concentrarmi sul mio respiro.

Lascio che i minuti mi scivolino sopra come le gocce di pioggia su un impermeabile.

E poi, ecco ritornare le vecchie abitudini; come se potessi concentrare tutta la forza in un singolo punto del mio corpo, alzo il braccio sopra la mia testa e sferro un pugno fortissimo contro il muro.

Ecco.

Non sento più il freddo del mio giubbotto zuppo nel quale mi sono avvolto, nascondendomi, e nemmeno il ticchettio delle gocce di pioggia contro il vetro della porte finestre poco distanti da dove sono steso.

Sento solo il sangue caldo che traccia una ragnatela rossa sul dorso della mia mano, riaprendo con un bruciore intenso i tagli sulle mie nocche.

Adesso, finalmente, ho un motivo per piangere.

La mia gola brucia, le mie labbra sono impastate di lacrime, di sale, e in bocca un sapore amaro fa contrarre i lineamenti del mio volto stanco in una smorfia.

Solo ora riesco a sentirla, la nostra canzone, intendo.

No, non é una canzone triste…é quel genere di canzone che é diventata triste perché ti ricorda qualcuno che ti manca.

Qualcuno che ti manca tanto da farti male.

Da farti male anche senza bisogno di sentire il suo nome, o di incrociare per la strada una persona che ha il profilo pericolosamente simile al suo.

Perché é quel qualcuno che é inciso sulle tue ossa, che striscia sotto la tua pelle e scorre dentro al groviglio delle tue vene.

É sempre con te; quel male non ti abbandona mai.

Chiudo gli occhi, mentre premo le nocche sanguinanti contro il pavimento freddo.

Mi concentro sul respiro.

In testa ancora quella canzone, la nostra canzone, che come una patina copre tutto ciò che mi circonda, isolandomi da quella realtà livida.

Raccolgo frammenti di lei man mano suonano le note e la melodia avanza, spalmandosi su tutte le pareti di camera mia, fino a posarsi anche sulle mie ciglia, sulla punta del mio naso, fra le crepe della mia pelle.

Se fosse qui, le direi che mi manca.

Lei era ossigeno, e senza di lei è come stare continuamente in apnea.

Se fosse qui, le direi che da quando non c'è più ogni spazio mi sembra eccessivamente vuoto.

Come se, senza di lei, nulla si possa realmente considerare pieno, nemmeno la mia classe che non é a norma perché ci sono troppi banchi per le sue minute dimensioni, nemmeno l'autobus il giovedì pomeriggio, quando é così pieno da non riuscirci ad entrare e da essere costretto a prendere sempre quello successivo.

Le direi che mi sembra sempre che ci sia un enorme spazio vuoto, ovunque.

E che lei, solo lei, poteva riempirlo.

Ed é lo stesso spazio vuoto che ha creato dentro me.

Intendo davvero, come se ci fosse un buco, al posto del mio stomaco. Un enorme buco al posto del mio petto. Un enorme buco in cui sono scivolato, e lì dentro non c'è mai la musica, non splende mai il sole, ed ogni cosa é fredda, e dura, e non fa altro che ricordarmi che passerò il resto della mia vita senza di lei.

Sospiro.

Sospiro.

Sospiro.

Sferro un altro pugno contro il muro, con l'altra mano.

Appoggio le nocche crepate sulla bocca, lascio che il sapore metallico del sangue mi faccia venire voglia di sputare dal disgusto.

Il sapore dei suoi baci sulle mie labbra, però, é ancora lì, e non se ne va.

Come un fantasma, rivendica la sua presenza ogni volta che me le sfioro.

Lei é diventata il pensiero triste che ti strappa quelli felici.

Per carità, ci sono tanti bei ricordi che ho di lei, ma sono stati tutti spazzati via.

Sono stati spazzati via dai suoi lunghi pianti accasciata contro la parete di camera sua al posto che contro di me.

Dai silenzi in cui preferiva affogare, quando le chiedevo cosa aveva, rispondendomi con quel terribile, freddo sguardo del “tu non capiresti”.

E forse é vero; non capivo.

Non capivo cosa intendeva col suo concetto di perfezione, una perfezione che a suo dire era una costrizione di numeri, e calorie, e diete assurde, e docce gelate, e menzogne su menzogne su menzogne per saltare i pasti.

Forse é vero; non capivo il suo concetto di perfezione composto da bottiglie d'acqua, da bilance, da esercizi, ed esercizi, ed esercizi, ed esercizi.

Ma ci provavo, ci provavo cazzo; provavo a capire perché chiamava perfezione i chili che perdeva ogni settimana, perché chiamava perfezione il modo in cui la sua pelle dava l'impressione di essere bucata dalle sue ossa, perché chiamava perfezione le sue costole sporgenti, le sue anche vistose, le sue dita scheletriche.

Ci provavo, davvero.

Ma tutto quello che vedevo io, era la mia ragazza rimpicciolirsi sempre di più dentro ai suoi vestiti, dentro ai miei abbracci, nei suoi sorrisi, che erano diventati spenti, così tirati da non trasmettere più nulla.

Era la mia ragazza che si sottoponeva a una violenza terribile, tanto da perdere i suoi bellissimi capelli, secchi e anch'essi, in qualche modo, sbiaditi, e il rossore che le colorava le guance, e la sua voglia di ridere.

Era la mia ragazza che smetteva di uscire con le sue amiche perché “doveva raggiungere la perfezione”, che declinava i miei inviti perché “doveva raggiungere la perfezione”, che smetteva di scrivere, e di dipingere, e di scattare foto, e di passare i pomeriggi di pioggia stravaccata sul divano con il volto immerso fra le pagine del suo libro perché “doveva raggiungere la perfezione”.

Quante volte l'ho guardata in quegli occhi vuoti e non sono riuscito ad accendere nemmeno una scintilla.

Quante volte, quando la guardavo, mi sembrava di avere affianco a me un fantasma, lo stesso fantasma che é diventata dopo “quel giorno”.

“Quel giorno” che nessuno vuole ricordare, che fa voltare dalla parte opposta i suoi genitori, nel tentativo di nascondere quell'ombra scura di panico e terrore che gli attraversa il volto quando sentono il suo nome, che fa perdere a tutti le parole.

“Quel giorno” in cui il suo cuore, stremato dalla fatica, esasperato dagli ordini severi della sua mente, che la tormentava in continuazione, ha ceduto.

Si é fermato.

“Non aveva più energia. Senza cibo, il suo organismo aveva bruciato tutti i muscoli, compreso il suo cuore”.

Sferro un altro pugno contro il muro.

E un altro.

E un altro.

E adesso il sangue mi ha chiazzato i jeans, e la t-shirt, ed il mio volto e le mie labbra sono sporche di rosso, e le mie dita sono appiccicose e dai miei occhi non escono più lacrime.

E lì, steso per terra, sporco di sangue, capisco che é esattamente come mi sento; un assassino.

Uno sporco assassino. Perché l'ho lasciata distruggersi. L'ho lasciata sgretolarsi.

Dovevo fare qualcosa. Io potevo fare qualcosa, potevo impedirlo, e non l'ho fatto.

Sono stato zitto. Non ho chiesto aiuto. L'ho lasciata sola.

Mi giro su un fianco, mi porto le ginocchia al petto e le stringo con forza.

Come scariche elettriche, il dolore mi si irradia dalle mie mani per tutto il corpo.

Con lei, avevo imparato a controllare i miei scatti di rabbia.

Senza di lei, sono tornato alle vecchie abitudini, ma solo perché infliggermi dolore é l'unica maniera che ho per sopprimere quello che mi ha causato lei.

Sospiro.

Respiro.

Espiro.

Sospiro.

Non me l'ha mai chiesto.

Non gliel'ho mai detto.

Ma il mio concetto di perfezione, era lei, stesa nel mio letto, con addosso una mia maglietta che le stava decisamente troppo grande, ed i suoi capelli aggrovigliati sulle spalle, le incorniciavano il volto in modo tale da non riuscire a smettere di guardarla e pensare a quanto fosse bella, con gli occhi ancora chiusi e spruzzati di sonno, senza trucco, rivelando la sua pelle chiara e screziata da qualche impurità, che mi ricordavano tanto le perle grezze, e le labbra screpolate socchiuse, mentre il suo corpo si abbassava e si alzava seguitando il ritmo dolce del suo cuore.

Non era perfetta, non come voleva lei, con le sue occhiaie livide che le cerchiavano gli occhi e le unghie mangiucchiate, irregolari, e sporche di sangue per le pellicine che si strappava coi denti, ma per me era bellissima.

Per me, era perfetta.

Perché, cazzo? Perché non glielo ho mai detto?

E fu in quel momento che lo realizzai; l'avevo lasciata andare, senza mai dirglielo, senza mai farle sapere come la vedevo io.

Forse, proprio quello, avrebbe potuto salvarla.

-Alessia Alpi, scritta da me.

(-Volevoimparareavolare on Tumblr)

Mamma mia..

Penso di stare per mettermi a piangere…