Avatar

Tramonti Solitari

@unotsunamidiemozioni

Promesse infrante e cuori spezzati
Avatar

Oggi mi va di scrivere qualcosa su mio nonno, che ho perso un anno fa. Ieri, dopo un anno, sono andata al cimitero e lì, davanti alla sua lapide, piena di fiori, sono crollata. Ho pianto. Ho pianto così tanto che non avevo più lacrime da versare. Quando ti dicono che il tempo chiude le ferite, che prima o poi starai meglio, sono cazzate. Io non sto meglio. No, sto sempre peggio. Ogni giorno mi sveglio e lui mi manca sempre di più. Ogni giorno è una tortura, ogni giorno fa più male. Anche adesso sto scrivendo con le lacrime agli occhi perché solo il pensiero che lui non è più qui con me, fa male. Per me era un padre, un amico, il migliore che avessi mai avuto. Lui mi capiva, mi voleva bene per quella che sono. Non passava giorno senza che lui mi dicesse quanto fossi bella. Non passava giorno senza che lui mi abbracciasse. Non passava giorno senza che lui riuscisse a farmi sorridere, nonostante fosse incazzata nera con il mondo intero. E ora l'ho perso, per sempre. Mio nonno era buono, mio nonno era un supereroe, la classica persona gentile e disponibile con tutti. Pieno di amici e gente che gli voleva bene e stravedeva per i suoi nipoti. È stato sempre dalla mia parte, mi amava nel modo più sincero che possa esistere e nessuno mi amerà mai così. Perderlo è stata la cosa più brutta che potesse capitarmi. Mio nonno aveva mani grandi, forti e coraggiose. Sì è spento piano, lentamente tra un sospiro di tramonto e un trionfo d'alba. È stato il miglior compagno di giochi che potessi desiderare. Lui non mi giudicava, non si arrabbiava, c'era. Sempre. E ora non c'è più. Mi mancano le battute da far venire risate sonore e mal di pancia. Mi manca non averlo qui che mi dice che posso prendere le caramelle, mi mancano i panini che mangiavo insieme quando lo andavo a trovare al bar. Mi manca baciargli la guancia e sentire addosso l'odore di dopobarba per tutto il giorno. Non so bene dove sia, cosa stia facendo, se può vedermi o sentirmi, non so come sta, se è felice o triste con gli amici e i parenti persi lungo la strada. Nonno, se puoi leggermi nel cuore, ti prego, continua a darmi la forza e a credere in me, non lasciarmi correre da sola. Mi hai insegnato che la gentilezza è coraggio e che prendersi cura di qualcuno è un atto che va fatto in silenzio e senza pretese. Vorrei ancora prepararti il caffè per vederti correggerlo. Ci sono tante cose che avrei voluto fare con te, che avrei voluto dirti o farti vedere ma tutto è svanito in un battito di ciglia e tu sei volato via così, senza preavviso, senza darmi la possibilità di abbracciarti e dirti che ti voglio bene per l'ultima volta. E così non vedrò mai più il tuo sorriso, i tuoi occhi azzurri, non sentirò più l'odore del dopobarba sui miei vestiti dopo avermi stretto in un abbraccio ne l'odore del tuo caffè corretto. È sparito tutto e mi hai lasciata, vuota e con la tua mancanza. Avrei solo voluto più tempo. Abituarsi alla tua assenza è impossibile. Mi manchi, sempre.

La tua Ruzzoletta.

Avatar
tu mi dicevi da questa città ce ne dobbiamo andare tutti e due, e soprattutto io dicevi, un miliardo di bar, bar dappertutto, e camminando verso casa mia ero così allegro che ero sorpreso. la città era desertica, e non ci ricordavamo dove avevamo parcheggiato la nostra astronave con i pneumatici lisci. ti ricordi delle sportellate sul cuore? di certi cieli bianchi sproporzionati, e i tuoi occhi come certi cieli, neri, come i nostri vestiti. e dalla finestra del tredicesimo piano della casa popolare dove si è trasferita tua madre si vede tutta Ferrara, dal castello al grattacielo, e l'insegna luminosa dell'Ipercoop, delle luci enormi che ci sposavamo alla finestra come se fossimo a Las Vegas. e poi, e poi ci troveremo come le star nei peggiori bar a lavorare, o nell'autogrill di Ferrara Nord a dormire, e il treno regionale per Bologna sembrava la Transiberiana e tutti morivano sulla superstrada per il mare. ci cadevano in testa le stelle inchiodate male, chissà quando tornerà l'estate di tre anni fa, cercando con il metaldetector le catenine e i desideri sulle spiagge dei lidi ferraresi, e gli stessi tragitti, i cortei nei corridoi della casa dei tuoi genitori, e le bici rubate le coloreremo ancora di verde militare per nasconderci a scopare al parco Massari. questa città non ci morirà tra le braccia. il parcheggio dietro al petrolchimico, a tirarci dei calci e a tirarci dal naso i calcinacci e le sere, lavare il cielo con la candeggina perché fa buio presto, sputavamo delle stelle, dal terzo piano sull'hinterland ma era proprietà privata, era tutta proprietà privata. penso, pensa se adesso nevicasse, saremmo molto più tranquilli, in questa città che dicevi che ti sembrava un congelatore, questa città sotto il livello del mare, e i cubetti di porfido che ci sono in piazza li staccheremo uno ad uno per farci delle bancarelle di braccialetti, mi dicevi. ce ne dobbiamo andare tutti e due, e soprattutto io, dicevi. io ho scritto per terra col catrame che ti penso raramente, come back september, come quando ci svegliavamo in tre nel letto con le braccia informicolate, in piena pianura padana ma col fuso orario del Giappone ero un cameriere vestito bene, e quella casa ora è un cantiere, e non ci resta che scoppiare a ridere, a dirotto. avevamo l'inesperienza necessaria per andarcene, avevamo l'inesperienza necessaria per andarcene, dicevi, e ce ne siamo andati tutti e due, e soprattutto tu.

Vasco Brondi (via tanteluciaccese)

Avatar

If love is blind, why were you so easily visible?