Oggi mi va di scrivere qualcosa su mio nonno, che ho perso un anno fa. Ieri, dopo un anno, sono andata al cimitero e lì, davanti alla sua lapide, piena di fiori, sono crollata. Ho pianto. Ho pianto così tanto che non avevo più lacrime da versare. Quando ti dicono che il tempo chiude le ferite, che prima o poi starai meglio, sono cazzate. Io non sto meglio. No, sto sempre peggio. Ogni giorno mi sveglio e lui mi manca sempre di più. Ogni giorno è una tortura, ogni giorno fa più male. Anche adesso sto scrivendo con le lacrime agli occhi perché solo il pensiero che lui non è più qui con me, fa male. Per me era un padre, un amico, il migliore che avessi mai avuto. Lui mi capiva, mi voleva bene per quella che sono. Non passava giorno senza che lui mi dicesse quanto fossi bella. Non passava giorno senza che lui mi abbracciasse. Non passava giorno senza che lui riuscisse a farmi sorridere, nonostante fosse incazzata nera con il mondo intero. E ora l'ho perso, per sempre. Mio nonno era buono, mio nonno era un supereroe, la classica persona gentile e disponibile con tutti. Pieno di amici e gente che gli voleva bene e stravedeva per i suoi nipoti. È stato sempre dalla mia parte, mi amava nel modo più sincero che possa esistere e nessuno mi amerà mai così. Perderlo è stata la cosa più brutta che potesse capitarmi. Mio nonno aveva mani grandi, forti e coraggiose. Sì è spento piano, lentamente tra un sospiro di tramonto e un trionfo d'alba. È stato il miglior compagno di giochi che potessi desiderare. Lui non mi giudicava, non si arrabbiava, c'era. Sempre. E ora non c'è più. Mi mancano le battute da far venire risate sonore e mal di pancia. Mi manca non averlo qui che mi dice che posso prendere le caramelle, mi mancano i panini che mangiavo insieme quando lo andavo a trovare al bar. Mi manca baciargli la guancia e sentire addosso l'odore di dopobarba per tutto il giorno. Non so bene dove sia, cosa stia facendo, se può vedermi o sentirmi, non so come sta, se è felice o triste con gli amici e i parenti persi lungo la strada. Nonno, se puoi leggermi nel cuore, ti prego, continua a darmi la forza e a credere in me, non lasciarmi correre da sola. Mi hai insegnato che la gentilezza è coraggio e che prendersi cura di qualcuno è un atto che va fatto in silenzio e senza pretese. Vorrei ancora prepararti il caffè per vederti correggerlo. Ci sono tante cose che avrei voluto fare con te, che avrei voluto dirti o farti vedere ma tutto è svanito in un battito di ciglia e tu sei volato via così, senza preavviso, senza darmi la possibilità di abbracciarti e dirti che ti voglio bene per l'ultima volta. E così non vedrò mai più il tuo sorriso, i tuoi occhi azzurri, non sentirò più l'odore del dopobarba sui miei vestiti dopo avermi stretto in un abbraccio ne l'odore del tuo caffè corretto. È sparito tutto e mi hai lasciata, vuota e con la tua mancanza. Avrei solo voluto più tempo. Abituarsi alla tua assenza è impossibile. Mi manchi, sempre.
La tua Ruzzoletta.
Vasco Brondi (via tanteluciaccese)
If love is blind, why were you so easily visible?
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Edgar Degas - Before the Ballet, 1892

