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@tuttoquellochesono

just wanna be yours

Forse, a volte, sarebbe meglio non dare un nome alle sensazioni. A volte sarebbe più facile non catalogare, non inquadrare, non infilare in un contesto sbagliato un’emozione, solo per il gusto di dire sì, qua può stare, qua ha senso che nasca, cresca e evolva questa mia sensazione.

In quale scaffale di razionalità si trova ciò che mi fai sentire?

La forma che assume l’angolo della tua bocca quando appoggi le tue labbra sulle mie, il sorriso che fai, arricciando il labbro superiore, prima che io dica qualcosa che già pensi di sapere, il tocco delle tue mani sui miei fianchi, il modo in cui giri il viso da un lato quando vuoi dire qualcosa di cui ti vergogni, tutti i soprannomi che mi dai, il battito accelerato che sento quando poggio la testa sul tuo petto. Cos’è? È felicità, sollievo, speranza, calma, estasi, eccitazione, interesse, gioia, nostalgia, romanticismo, ammirazione, divertimento, confusione, oppure è amore?

Io ti metto nello scaffale in alto a sinistra, prima fila dritto al centro del mio cuore, nell’adorato, prediletto scatolone di tutte quelle “cose che non so spiegare, ma senza cui non riesco a stare”.

Lo sai che penso un sacco e non smetto mai. A volte mi fa male, a volte ci annego, a volte risalgo e a volte mi sento una spanna sopra al cielo.

Oggi sei andato via e non smettevo di pensarti, e ti pensavo talmente tanto che per un attimo ho avuto paura di consumarti. E ti giuro che ho provato a smettere ma non ci sono riuscita.

Stamattina ti guardavo mentre eri addormentato e un treno di emozioni mi son passate addosso. Come ci sei finito qui?

Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori, e da quel momento ti importa solo di toccarlo, viverlo, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell’altro. E guardandoti indietro non riesci a capirne il motivo.

Kafka una volta disse: per qualche motivo che ignoro, mi piaci moltissimo. Molto, niente di irragionevole, direi quel poco che basta a far si che di notte, da solo, mi svegli e non riuscendo a riaddormentarmi, inizi a sognarti.

Sarà forse che mi ricordi la primavera, la voglia di vivere, la spensieratezza, il piacevole disequilibro dell’avere vent’anni.

La vita non accade sempre nell’ordine in cui vogliamo, e tu di certo non eri aspettato. Però eccoti qui, che dormi nel mio letto, che mi sorridi e poi mi baci e ti arrabbi se non ho il coraggio di dirti certe cose. Ed eccomi qui, a guardarti mentre dormi, con una voglia matta di riconoscermi negli occhi tuoi.

Stavo pensando a te.

In realtà sto ancora pensando a te.

La verità è che ti penso sempre, giorno e notte, mattina e sera, probabilmente anche mentre sogno.

Non smetto di pensarti mai.

E lo sai a cosa pensavo?

Prima una ragazza mi ha chiesto di te.

Si avvicina, sai tra una normale chiacchiera e l’altra, e mi chiede se sono fidanzata. E io rispondo sì.

A quel punto mi chiede di parlarle di te.

E mi sono venuti i brividi.

Non avevo mai pensato a cosa rispondere se mi avessero chiesto di te in poche parole.

Non sapevo cosa dirle, non trovavo parole decise e precise. E quindi ho detto giusto due cavolate per cambiare subito discorso.

E ora che sono sdraiata qui sul letto, a non fare altro che pensarti, sto cercando una risposta. È così difficile parlare di te.

Potrei raccontare dei tuoi occhi verdi, che mi fanno sentire così bella quando mi guardi. Ma nessuno capirebbe.

Oppure no, forse potrei raccontare delle tue mani grandi e forti e bellissime che mi fanno sentire così al sicuro. Ma tanto, nessuno capirebbe.

O forse ancora potrei parlare dei tuoi lineamenti così perfetti, delle tue labbra, della tua schiena. Ma indovina un po’, secondo me, nessuno capirebbe.

Poi sicuramente dovrei parlare di tutti quei pregi che hai, e ancora di più di quei difetti che sono magici e ti rendono ciò che veramente sei e solo io conosco.

Ah e ovviamente dovrei parlare di quanto la sola tua presenza mi migliori la giornata e come un abbraccio che non ha bisogno di parole mi faccia sentire così viva. Però probabilmente, nessuno capirebbe.

Ma sai cosa sarebbe ancora più difficile da descrivere?

Se mi chiedessero di noi.

Se mi chiedessero di noi inizierei balbettando, perché noi siamo così speciali che trovare le parole sarebbe difficile come un problema di fisica o come scalare l’Everest.

Se mi chiedessero di noi, racconterei di un amore forte da far tremare le gambe.

Se mi chiedessero di noi, racconterei di un amore che ti fa ridere tantissimo e forse piangere il doppio.

Se mi chiedessero di noi, parlerei di quell’amore che ti fa aumentare il battito cardiaco, che ti trascina giù in basso ma che ti fa rinascere, che spazza via la concorrenza e ti lascia soli in due a contemplare e combattere il mondo, insieme.

Se mi chiedessero di noi, amore mio, parlerei di due matti che tanto si sono voluti e che l’orgoglio ha separato per troppo tempo, e che adesso sono così vicini da far vibrare le anime.

Se mi chiedessero di noi, parlerei della forza di volontà che ogni giorno ci fa combattere per non mandare tutto a puttane, per non rovinare tutto quello che abbiamo creato mattone per mattone.

Se mi chiedessero di noi, probabilmente tremerei.

Noi che siamo così unici e rari e diversi. Noi che siamo così nascosti dal mondo.

Se mi chiedessero di noi, forse starei semplicemente zitta perché tanto si sa, nessuno capirebbe.

Forse quello che voglio dirti non ti arriverà mai, perché non ho sempre il coraggio di fare queste cose. Anzi non l’ho mai fatto, di solito io non sono quella dolce.

Ma vorrei dirti tutto, tutto quello che mi tengo da sempre dentro da quando ti conosco. Non mi sono mai sentita così, mai. Vorrei averti qui adesso e dirti tutto faccia a faccia come non ho mai avuto il coraggio di fare. Vorrei dirti che sei speciale, che sei diverso, che con il tuo fottuto modo di essere mi stai uccidendo. Vorrei dirti che quando esco, lo faccio solo per te, e che io ci spero sempre. Ci spero sempre che un giorno tu venga da me a dirmi di andarcene da tutta quella gente che ostacola solo i nostri sguardi, perché lo vedo come mi guardi. Vorrei dirti che se mai ti venisse in mente di farlo, puoi. Io con te andrei ovunque, dappertutto. E voglio rimanere sola con te, devo raccontarti un sacco di cose che non ho mai avuto il coraggio di dirti. Voglio raccontarti quante volte ti ho sognato, quante volte ho pianto per te, quante volte ho pensato a come potrebbe essere, quante volte ti guardo di nascosto, quante volte cerco di capirti, e quante volte mi convinco ad arrendermi. Ma soprattutto voglio raccontarti di quella volta che ho sognato il nostro primo bacio. È stato il sogno più bello della mia vita. Ho sognato che parlavi e parlavi come non fai mai, ma io non ti ascoltavo, non ti seguivo. Dio eri così dannatamente perfetto, che ti ho baciato. Davanti a tutti, davanti a tutto. Sarebbe così bello. Dico, sarebbe così bello raccontarti tutto, si e anche baciarti. Con te è tutto complicato e il destino è sempre contro di noi, ma io ti penso sempre, e chissà se un giorno potrò raccontarti tutto quello che penso, e a quanto cazzo mi mandi fuori di testa.

Ma non c'è niente che ti tiene sveglio? Non c'è niente a cui pensi così spesso, da farne un abitudine? Niente ti tiene incollato ad un muro bianco, a pensare e ripensare a piccoli gesti, inutili gesti? Ma non c'è niente che ti faccia battere il cuore da sentirlo esplodere nel petto? Niente, dico niente, che ti ricordi me? Che ti tenga in continua agitazione, che ti faccia venire i brividi. Che provi a dimenticare e ancora dimenticare, e quando ci sei quasi, dopo ore di lunghe riflessioni, distacchi dal cuore, notti insonne, basta un sorriso o una parola di troppo per farti ricominciare da capo? È possibile che tu sia diventato così fondamentale e a te di me non freghi niente? Mi distruggi, fino in fondo. Ma ti penso, ti penso e ti ripenso e non ci sarà niente che mi darà la forza di scordarmi di te per sempre.