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@trovorespironeilibri

Sai cosa voglio in questo momento? Non voglio pensare ai problemi, alla scuola, alla gente. Voglio andare al mare, sedermi sulla spiaggia, nei miei jeans preferiti e nella mia felpona e voglio che il vento mi scompigli i capelli e che magari inizi anche a piovere e voglio sentire il rumore, non delle macchine o dei motori, ma il rumore vero, quello delle onde, e voglio sentirmi per una volta al posto giusto nel momento giusto.
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Aristotele dice che in principio era la meraviglia. i filosofi hanno iniziato a filosofare perché erano meravigliati da ciò che li circondava. sono d'accordo con questo remark ingenuo e ottimista, probabilmente perché conviene essere ingenui e ottimisti. credo anche io che la filosofia sia la reazione occidentale alla meraviglia laddove altre culture e altre sensibilità si accontentano della contemplazione. ho usato due parole difficili. la prima è accontentarsi, un gesto che è per sé eroico (farsi contenti non è semplice) e al tempo stesso contiene una radice sacrificale (farsi contenti sembra aver a che fare con la rinuncia). la mia idea è che l'origine di questa dualità sia nella scelta di Achille tra una vita lunga e felice e una vita breve e gloriosa. quando si presenta la seconda scelta, “breve e gloriosa”, ci si dimentica che, essendo l'alternativa a “felice”, la gloria ha un legame mitologico ben saldo con l'infelicità. Achille poteva accontentarsi, vivere una vita lunga e felice, e invece ha scelto la gloria. accontentarsi ha a che fare con la rinuncia perché Achille sceglie di “avere di più” quando personalmente ai miei occhi soffrire la guerra per dieci anni e morire ucciso nel più stupido dei modi dal più vigliacco dei barbari mi sembra in qualche modo “avere di meno”. ma è questo il prodigio schiavista del capitalismo. questa prima parentesi sembrerà fuori tema (considerando da dove ho iniziato il post) ma presto sarà chiaro cosa intendo dire. la seconda parola difficile è contemplare, un autentico bastione della filosofia e della mistica, la sua etimologia ha persino a che fare con il tempio (analogamente al greco “theoria”). ora questo scivolamento del significato è indice della sensibilità occidentale. mentre un nativo delle americhe precolombiane o un pescatore delle isole del pacifico rimarebbe a bocca spalacanta di fronte alla meraviglia, all'incomprensibile, al divino, il greco e i suoi discendenti preferiscono usare la bocca per parlare e persino quando sostengono che l'Uno è ineffabile, tutto sommato usano una parola, a differenza dei mistici sufi o degli eremiti taoisti. “ineffabile”, per sé, è già una bandiera da conquista (ho in mente la famosa foto dei marines). se una cosa non può essere detta è perché non esiste una parola per descriverla. ineffabile si occupa (nel senso militare) di quell'area, così il linguaggio rimane coperto su ogni fronte. questa, almeno, è la mia sensibilità. che gli occidentali non hanno voluto accontentarsi della meraviglia e l'hanno voluta occupare e conquistare attraverso la domanda e la risposta (spero si senta il sapore di Wittgenstein in tutto questo post). ma di più, credo che la meraviglia non sia immanente nel mondo perché gli standard, come notò per la prima volta Protagora, sono a misura degli esseri umani, e gli esseri umani misurano in modi a loro convenienti. che Atene e altre città abbiano speso tempo a produrre standard monetari e di generica misurazione del peso e delle lunghezze nello stesso time frame dello sviluppo della filosofia non è una semplice curiosità. come non è una curiosità che i primi filosofi o sono cartografi o sono legati alla cartografia. la paradossografia (il racconto dell'incredibile) è un genere che esplode insieme ai primi resoconti storici e non perché la scrittura alfabetica ha permesso la diffusione scritta di un gusto già instaurato, ma piuttosto (io credo) il gusto si è instaurato attraverso la scrittura alfabetica. la meraviglia è immanente alla scrittura e la scrittura è una macchina di produzione (immaginaria). in principio era la meraviglia perché i filosofi l'hanno posizionata al principio e dopo aver creato la loro terra di conquista (perché spiegare l'incomprenbile è più un gesto di colonizzazione che un gesto di esplorazione) i conquistadores si sono arrogati il casus belli generico e perpetuo che fonda il nostro modo di vivere quotidiano: la verità. a cos'altro serve la verità se non a motivare la guerra? ecco allora la mia sorpresa quando un soggetto rimane deluso dall'assenza di meraviglia nell'altro. cos'è questo se non un gesto schiavista con il quale ci si arroga il diritto di possedere l'altro, di farne uno strumento di intrattenimento?

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Mi fate piangere così, è fantastico, davvero!

Adoro!

Lacrime, lacrime e lacrime

Adoro😍☄

Meraviglia…👽❤️🍃

gol-dye

😍😍😍

Aw

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unpianista

Non riesco a trovare le parole adatte per dire l’emozione. C’è tutta la vita in questo audio racconto.

È un'emozione fantastica. Non ci sono parole per descriverlo.

è meraviglioso.

Vado a piangere ciao.

…❤

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pano-fobia

♡ 😍

No vabbè…😍😍😍

Non posso descrivere. Adoro.❤️😍

…sono le cose che amiamo di più a distruggerci

‘Sono le cose che amiamo di più a distruggerci'🌹 …

❤️❤️❤️

è così bello…

Piango.

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Vorrei che tu mi seguissi su un aereo e mi cantassi una serenata in prima classe, come Robbie con Julie in Prima o poi me lo sposo.  Vorrei che costruissi una casa per me, come Noah fa per Allie in Le pagine della nostra vita. Vorrei che mi facessi volare sull'oceano, aggrappata alla prua di un transatlantico! Come il ragazzo di Titanic…ti ricordi?

John Green Maureen Johnson Lauren Myracle - Let It Snow (via ilcaosdeilibri)

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Praticamente muto fino a nove anni, la prima frase di Albert Einstein fu “La zuppa è troppo calda”, pronunciata a tavola insieme ai genitori. Questi, che lo pensavano ritardato, gli chiesero perché non avesse mai pronunciato una parola prima. La sua risposta fu: “Perché fino ad ora era tutto a posto"

(via blueocevns)