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CS

@thecsmag

L’infinito sai cos’è?
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credo di averti immaginato tante di quelle volte nella mia testa che ora in ogni attimo ci sia tu.

quando guido per strada ti immagino al mio fianco che mi osservi,

quando lavoro ti immagino aldilà del tavolo tra appunti e progetti

quando cucino immagino di preparare qualcosa anche per te che presto arriverai a casa stanca

ed anche a letto quando mi stendo ti immagino già lì con la mano sotto la guancia, con quella fossetta un po’ accentuata, che mi aspetti con gli occhi

ti immagino quando cammino e penso a quello che guarderesti tu, ti immagino tra i palazzi delle città e nei tramonti in riva al mare

ti immagino nelle mie passioni, a sostenere le mie giornate storte o ad aspettarmi se tardo,

ti immagino a tarda sera sul terrazzo mentre cantiamo alla luna e brindiamo a qualcosa di nuovo o di eternamente nostro, due calici, due baci prima e tre dopo, il tuo sorriso che si mischia al mio e solo due come noi che sanno ancora immaginare una casa insieme costruita con amore

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sei salita sulla giostra del mio cuore spento ed hai iniziato a girare finché non hai acceso tutte le luci

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non c'è altro da capire,

pensavo,

oltre questa stanza nessuno ti salverà, dicevo, e sarai più forte anche se solo

ma non era vero.

bastarsi aiuta a non morire

ma non c'è vera vita nel sopravvivere,

e ho cercato di non appassire anche se i giorni

passavano,

ho aspettato qualcosa e

non sapevo nemmeno se fossi pronto ad

accoglierlo

e sai quanto ho pianto?

non per il passato ma per il presente. ed ero al limite, avevo perso ormai le parole le ore si rincorrevano ed io ero ancora lì da non so quanto

ma poi,

sei arrivata tu

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mi hai reso la musica cantata sottovoce tra i baci o da far uscire dal finestrino dell’auto a cento all’ora senza freno

mi hai preso quando stavo per cadere come pioggia o come lacrime e mi hai riportato tra le stelle col tuo sorriso dolce

mi hai compreso come le parole incastonate in quelle poesie da dedicare ad amori lontanissimi e come rime ogni cosa nostra ha preso un suono migliore

mi hai intrapreso come una strada senza fine, come funambolo sul filo ma senza la paura di cadere, come restare su una giostra in cui si scende e si sale ma tu non scendi più

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Questo è uno dei dipinti più famosi della storia dell’arte: La Lezione di Anatomia del Dottor Tulp fu commissionato a Rembrandt dalla Gilda dei Chirurghi di Amsterdam nel 1632 e ritrae una dissezione del corpo di un giustiziato tenuta da Nicolaes Tulp, forse il più famoso chirurgo della città, che era anche amico personale del grande pittore. Il Dottor Tulp  fino al 1621 in verità si chiamava con altro nome: era nato infatti come Claes Pieterszoon, ma chiese al borgomastro di Amsterdam (carica che lui stesso ricoprì per ben 5 volte) di cambiarlo nel fiore a lui prediletto, sua autentica passione: Tulp infatti significa tulipano.

Pochi anni dopo la realizzazione di questo quadro, le Provincie Unite Olandesi vissero un mese di autentica follia mercantile proprio per quegli splendidi fiori: una serie di motivi che dopo brevemente elencherò portò ad una sorta di isteria fioristica, portando una buona fetta di popolazione a indebitarsi, a vendere o scambiare letteralmente tutto per comprare e rivendere i bulbi di questo fiore che i mercanti ottomani introdussero in Europa tramite gli scambi commerciali.

Il punto più alto della febbre si ebbe il 5 Febbraio del 1637 quando gli ufficiali statali che facevano da tutori ai sette figli orfani di Wouter Winkel, organizzarono un’asta di tutti i bulbi che il coltivatore aveva lasciato in eredità: tra la parte di vendita in forma privata e quella all’asta, i circa 100 bulbi rari e un’altra parte meno pregiata venduta a peso, resero agli orfani 90.000 fiorini, una somma che poteva permettere l’acquisto delle 50 case più costose di Amsterdam e di non lavorare un giorno della loro vita; un solo bulbo, un eccezionale Admirael van Enkhuizen, fu venduto per 5200 fiorini, il doppio del reddito annuale di un commerciante agiato.

Ma dal giorno dopo il prezzo anche per i singoli bulbi pregiati iniziò drasticamente a calare. In pochi giorni i prezzi crollarono anche del 90%, intere categorie di improvvisati commercianti di bulbi (calzolai, contadini, allevatori, piccoli commercianti) che avevano venduto tutto pur di acquisire i bulbi o i diritti sulle fioriture persero tutto. Metafora più incredibile di questa tragedia socio-economica fu un un altro quadro, di Jan Brueghel Il Giovane, da titolo Allegoria sulla tulipanomania

In questo quadro del 1640 di natura satirica, pochissimi anni dopo il culmine della febbre dei tulipani, i commercianti sono raffigurati con forme scimmiesche mentre banchettano ed espongono i loro fiori meravigliosi, oppure ci camminano sopra con i carri, mentre altri due litigano su chi dovrà pagare i bulbi; nell’angolo in basso a destra una urina sui suoi bulbi senza valore.

Perchè capitò? In primo luogo perchè nonostante la Guerra con la Spagna per i Territori Fiamminghi, dopo che la rivolta olandese spostò il porto principale delle rotte navale da Anversa ad Amsterdam, le provincie erano in crescita economica, e non pochi erano attratti dalle condizioni che offriva la repubblica per vivere dignitosamente. Ma ci furono altre concause:

 - il tulipano come status symbol, simbolo di quel fascino dell’esotico che rappresentavano le mode e le merci dell’oriente;

 - l’abilità dei coltivatori olandesi nel creare le prime varietà botaniche, a cui però dette una mano involontaria il caso: infatti le famose striature fiammeggianti dei fiori più belli e famosi (come il Semper Augustus, il santo Graal dei tulipani) erano dovute ad una malattia, detta il mosaico del tulipano, che fu studiata solo 250 anni più tardi: gli afidi verdi della pesca (Myzus Persicae) attaccavano i bulbi che mutavano la colorazione con striature che avevano del miracoloso (indebolendo però di generazione in generazione i bulbi che diventavano sempre più fragili, le striature dei bulbi moderni sono frutto di ibridi e la malattia è considerata debellata);

 - la rarità e il tempo che serve al bulbo sia per sbocciare sia per la sua moltiplicazione, che all’epoca avveniva in maniera naturale per propagazione di nuovi bulbi dal bulbo madre: questo non faceva altro che rendere l’offerta bassa e prolungata nel tempo;

 - come spesso è accaduto e continuerà ad accadere, la crisi fece solo scrematura dei più allo sbaraglio, dato che la vendita e lo scambio dei preziosi bulbi continuò tra le classi dei più agiati per ancora un secolo, fino al 1730 circa, quando una nuova mania rapì gli amanti dei fiori: i giacinti.

Tra l’altro, sebbene con molta calma e ritrosie, le Autorità Statali della Repubblica permisero ai coltivatori di ricevere almeno un rimborso per le mancate vendite dei bulbi e delle obbligazioni di vendita che gli acquirenti non poterono mai liquidare: si favorirono arbitrati, pagamenti dilazionati e misure similari.

Gli uomini sono così necessariamente pazzi che il non esser pazzo equivarrebbe a esser soggetto a un altro genere di pazzia. Blaise Pascal 

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La Montagna Sacra

A.Jodorowsky, 1973

Venimmo alla ricerca del segreto dell'immortalità per essere Dei. Ed eccoci qua, mortali. Più umani che mai

Visionario, onirico, allucinante (o allucinogeno) ed estremamente graffiante nella sua espressione satirica decisamente caustica sotto certi punti di vista.

Un esempio? È quanto mai violenta e palese la critica a qualsiasi forma di religione, soprattutto a quella cattolica. Vi basterà guardare il film per capire.

Ma, ovviamente, l'opera non si limita a questo. Verremo catapultati in un mordace vortice di irrisione e satira fantapolitica aspra e pungente.

Impossibile non asserire della forte carica di esoterismo, misticismo e simbolismo permeante l'intero lungometraggio.

Il regista comunica con noi attraverso una massiva presenza di simboli alchemici, cabalistici e arcani: pianeti, tarocchi, animali, lettere e numeri adagiati sul piano dell'occulto.

Ma parliamo brevemente della trama.

A città del Messico un ladro con le fattezze di Gesù Cristo, dopo una serie di vicessitudini giunge in cima ad una torre dove risiede un enigmatico ed ermetico alchimista. Il nostro Cristo secolare accetterà di intraprendere un cammino iniziatico verso la trascendenza e l'immortalità stessa. Vi saranno altri sette compagni di viaggio: gli uomini più potenti della Terra.

L'obiettivo da raggiungere è la Montagna Sacra dell'Isola del Loto.

Sulla vetta di quest'ultima risiedono i nove Saggi, detentori del segreto dell'immortalità.

Lo scopo? Prendere il loro posto.

Il pellegrinaggio ha dunque inizio.

Senza spoiler, vorrei esprimermi in merito al finale del film. Assolutamente destabilizzante e geniale. Metacinema puro. La vera magia è insita negli interstizi della realtà. Stupendo.

Visivamente è una delle pellicole più impressionanti che abbia mai visto. Scenografie colorate, surreali e spesso caleidoscopiche, costumi di scena fantastici e una direzione artistica davvero ispirata riescono a bilanciare una regia tecnica sprovvista di particolari virtuosismi.

È un film adatto a tutti? No. Non mancheranno scene di forte intensità ed un contenuto sessualmente esplicito.

Forse il film non vi piacerà, anzi, è parecchio probabile. Ma sono sicuro che farete fatica a dimenticarlo.

Voi conoscerete il nulla: è l'unica realtà

https://www.instagram.com/p/CMhMfO8L3xn/?igshid=1gvz7drpevvbd

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fellini’s 8 ½ (1960) vs. lady gaga’s 911 (2020)