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F R A N C E S C A

@teahatestea

🏹  http://Instagram.com/francescateatini
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“Aveva capelli meravigliosamente belli e a volte stavo sdraiato a guardarla mentre si faceva le trecce nella luce che entrava dalla finestra aperta e splendevano perfino nella notte come a volte splende l'acqua poco prima che sia giorno. Aveva un bel viso e un bel corpo e anche una bella pelle liscia. Stavamo sdraiati insieme e le toccavo le guance e la fronte e sotto gli occhi e il mento e la gola con la punta delle dita e dicevo “liscio come i tasti del piano”, e lei mi accarezzava il mento col dito e diceva “liscio come carta smerigliata e molto ruvido sui tasti del piano”. «Punge?» «No, caro. Volevo solo prenderti un po’ in giro.» Era bello di notte e bastava che potessimo toccarci per essere felici. Oltre a tutti i grandi momenti avevamo molti piccoli modi di fare l'amore e cercavamo di trasmetterci pensieri nella testa l'uno dell'altra mentre eravamo in stanze diverse. A volte pareva che funzionasse ma probabilmente era perché stavamo comunque pensando la stessa cosa.”

Ernest Hemingway, Addio alle armi

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reblogged

Di tanto in tanto, mi ritrovo a leggere le riviste settimanali di alcuni quotidiani, indirizzate al pubblico femminile. Molte di queste pagine sono utilizzate per fare pubblicità, altre per articoli che riguardano le donne in carriera, qualcuna sulla maternità, e poi l’oroscopo, le diete, le creme anti-age e infine la posta del cuore. Le storie di chi manda le lettere non riesco a capirle, non che non abbia mai avuto problemi di cuore, ma non ho mai avuto la pretesa di renderli tali. Dopo le cotte dei primi anni del liceo, l’interesse al trovarsi qualcuno con cui stare insieme è gradualmente diminuito. È naturalmente successo che mi scegliessi una persona a cui dare tutta me stessa, senza aver nessuna pretesa in cambio, in una qualche parvenza di relazione romantica, senza però che questo avvenisse con dello sforzo da parte di nessuno dei due, come se fosse la naturale conseguenza delle nostre conoscenze, delle nostre epifanie. Così, ho sempre faticato ad ascoltare le storie delle mie amiche alla disperata ricerca di un ragazzo qualche sabato sera d’estate nelle piste da ballo o nelle piazze. Questa mia incapacità a comprendere quelle convenzioni che rispettino assiduamente i canoni della morale pubblica provinciale è stata poi quella che ho scoperto essere il mio modo di rigettare l’ eterosessualità, ma questa è probabilmente un’altra storia.  Tutto questo per dire che non riesco a capire tanto bene le storie di chi pone domande all’esperto di turno (rigorosamente uno scrittore o anzi, meglio, una scrittrice o una donna in carriera), né le risposte che vengono date. Una cosa però l’ho capita: che le donne fanno sempre più fatica a riconoscersi come individui dotati di una propria autonomia, che l’animo gentile dev’essere per forza fragile e rotto: sottomesso all’autorità maschile o dipendente dall’indipendenza dagli uomini. Si è persa un po’ quella spontaneità del dirsi “mi manchi”, perché si è donne che non devono chiedere mai, quella triste ammissione di colpa “era solo una scopata”, sia mai che qualcun altro pensi che siamo oggetti. Si è persa anche quella forza di volontà di rompere relazioni che non funzionano, che ci vogliono serve della necessità maschile, “a ballare da sola scordatelo”. Grl power l’otto marzo e poi a fare le sguattere per tenersi stretto il fidanzato del momento, perché l’orologio biologico è quasi peggio di una bomba a orologeria. 

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Un cortile di palazzina

Sono le sette e trentadue e qui è un cortile di palazzina. Non so se l’avete presente un cortile di palazzina. È uno di quelli in cui in genere si affaccia una signora dal balcone, ne vede un’altra dalla parte opposta, o sotto o sopra, e le si mette parlare di qualunque cosa. Nessuno dice mai che c’è un codice di leggi non scritte, eppure è così per tutto ed anche per i condomìni. Una di esse recita “Se ci sono ragazzini che giocano e gridano in cortile, la signora sul balcone li deve minacciare prepotentemente”. La legge poi si interrompe, non specificando le modalità di attuazione. È qui che si vede il valore di una minacciatrice, la sua fantasia, la sua personalità. Sebbene si potrebbe prodigare in originali arrangiamenti, i classici non stancano mai. “Mo ve lo buco ‘sto pallone” - in questa specifica accezione la palazzina si troverebbe nel basso Lazio, ma si dice che il concetto sia espresso pressoché così da tutte le parti. Il suo vicino, sempre per legge, deve ascoltare musiche cult ad orari improbabili del giorno, e per puro senso civico diffondere la sua cultura al resto dei condòmini, scegliendo una frequenza sonora il più vicina possibile ai 2000 Hertz – ma solo perché oltre questo valore le orecchie umane scoppierebbero per mediocrità. La signora a questo punto è obbligata a colpire la parete che dà sull’appartamento del disturbatore tante volte quante le parole del ritornello (chi ha istituito questa legge si è proprio divertito) con tutti gli elettrodomestici che ha in casa; è dura farlo anche durante la canzone “tutto il resto è noia noia noia”, quella è proprio la sua preferita. Tuttavia, la legge, il ruolo che uno ricopre, a volte inducono a fare cose indesiderate. È senso di responsabilità.

Ora: Se la signora come l’abbiamo immaginata non esistesse? se quei bambini non si conoscessero o non giocassero a pallone. Se neanche volessero giocare a qualcos’altro. Se alla base dell’istituzione “palazzina” non ci fossero leggi. Di certo il telegiornale cercherebbe le motivazioni di tale scelta sociale, l’evoluzionismo esulterebbe: gli uomini avrebbero finalmente iniziato a farsi gli affari loro. La società condominiale era una cosa in fin dei conti molto sbagliata.

Ed anche se non è successo, anche se siamo salvi e le palazzine esistono ancora, è purtroppo improbabile che il condominio ed i suoi abitanti siano come li abbiamo immaginati noi.

Alle sette e trentadue di un giorno qualunque uno di noi arriva e trova due grandi schermi nel cortile di palazzina. Sono illuminati e funzionanti sia i lampioni delle strade che il sole su in cielo. Cautamente guarda i condòmini disporsi sulle sedie, parlarsi e fare un po’ di confusione, poi si siede. Li passa in rassegna e affida loro i ruoli che ci piace immaginare. Lo sa che le cose non stanno mai come uno le figura. Lui ci crede comunque. Aspetta l’inizio del film.

Facciamo cose insensate e per quanto possiamo convincerci che almeno per noi un senso lo abbiano, non è vero. Di cose insensate ci riempiamo le giornate, le vite e pure i condomìni. Invece poi - a quell’ora in cui sono accese tutte luci insieme - signora, ragazzini e disturbatore (con orecchie sovrasviluppate annesse) sono scesi a guardarsi il film.

E quell’uno di noi, acceso pure lui, non vuole sapere quale versione delle cose sia quella vera. Sempre che ci sia una versione vera, sempre che qualcuno la conosca mai.