Ooooommm

Mai come in questo sensibilissimo periodo della mia vita ho riflettuto così tanto e intensamente, con il cuore e con la mente, sulle infinite e inconciliabili differenze tra Oriente ed Occidente. Se dal punto di vista geografico siamo tutti d'accordo di trovarci letteralmente a diametri opposti, dal punto di vista del pensiero siamo completamente in due dimensioni differenti. Ebbene, è superfluo dire che alla base della loro esistenza sta la meditazione, che detta così, sembra anche molto wow, che bello meditare, rilassarsi e allontanare qualunque pensiero. Ma attenzione, il gioco non è così semplice come sembra. Come si medita? Cosa fai mentre mediti? Perché mediti? Io personalmente potrei rispondere dicendo che lo farei, e credo comincerò a farlo, per allontanare uno dei mali dell'uomo:la rabbia. Che per inciso anche per il Buddhismo è veleno allo stato puro. Ma questi simpatici omini orientali non meditano solo per quello, figuriamoci. Meditano perché la loro intera esistenza è continuo allenamento e consapevolezza. Ecco, la parola che oggi mi ha spalancato una finestra sul mondo, sul mio mondo, è proprio consapevolezza. Sempre per i nostri omini orientali, la chiave per affrontare ogni sentimento o situazione, è la consapevolezza. Per dirlo in modo breve e chiaro, se sono arrabbiata, triste, desiderosa di qualcosa o milioni di altre cose, la mia chiave di lettura è esserne consapevole. So di essere arrabbiata, mi guardo dall'esterno, ne sono consapevole, pratico il silenzio. Stop, fine. Bene, al di là dell'immane sforzo che comporta tutto questo, c'è un altro particolare che ha messo in discussione secoli di occidentalità. Io che a suon di cogito ergo sum cartesiano ci ho mangiato a colazione, che a furia di flussi di coscienza kierkegaardiani mi sono pippata dal liceo in poi, che dei testi freudiani ci ho praticamente fatto la bibbia quotidiana, ho preso coscienza del fatto che accostarsi all'oriente, significa in qualche modo abbandonare tutto questo. Ché posto per l'autopsicanalisi del passato non ce n'è, il pensiero del futuro non è contemplato, e in generale a est pare che pensare corrisponda solo alla propria essenza, alla consapevolezza di se stesso e al continuo essere testimone di ciò che fai e sei, stop. Nessun altro pensiero è necessario. L'unica cosa necessaria è stare vigili e continuamente testimoni dell'attimo in cui siamo.

Ottimo, molto bello.

Ma alla luce di tutto questo, ho scoperto l'acqua calda dicendo che Oriente e Occidente sono come il giorno e la notte, o sono semplicemente scioccata dall'avere avuto l'imprescindibile e indiscutibile conferma che in realtà la morale di tutta sta manfrina è che stare a pensare, capire, cercare risposte filosoficamente impeccabili a chissà quali domande, oppiarsi di religione, pipparsi sul passato e menarsi sul futuro, sono delle cazzate pazzesche?

Chiederò al mio maestro zen.

La differenza tra gli esseri umani non sta negli errori commessi, ma nella capacità di porre loro rimedio.

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