"Kavrayamadığınız şeyden tamamen yoksunsunuz;

Hesaplayamadığınız şeyi yok sayıyorsunuz;

Tartamadığınız şeyin ağırlığı da yok sizin için;

Değer vermediğiniz şeyin, işe yaramaz olduğunu sanıyorsunuz."

...for he who has once seen the intimate beauty of nature cannot tear himself away from it again. He must become either a poet or a naturalist and, if his eyes are good and his powers of observation sharp enough, he may well become both.

— Konrad Lorenz, King Solomon’s Ring

“Aesthetic and ethical feeling appear to be closely related… The beauty of nature and beauty of the cultural surroundings created by man, are necessary to keep people healthy, spiritually and mentally. The complete blindness to everything beautiful, so common in these times, is a mental illness that must be taken seriously for the simple reason that it goes hand in hand with insensitivity to the ethically wrong.”

— Konrad Lorenz, Civilized Man’s Eight Deadly Sins 1974

L'allevamento di galline livornesi in batterie viene giustamente considerato una tortura per gli animali e una vergogna della nostra civiltà. L'applicazione di metodi analoghi all'uomo è invece considerata del tutto lecita, anche se proprio l'uomo sopporta meno di tutti questo trattamento che è disumano nel vero senso della parola. La coscienza del proprio valore da parte dell'uomo normale favorisce a giusto titolo l'affermazione della sua personalità. L'uomo non è stato costruito nel corso della filogenesi per essere trattato come una formica o una termite, elementi anonimi e intercambiabili di una collettività di milioni di individui assolutamente uguali tra loro. Basta guardare un gruppo di orticelli di periferia per capire quali effetti può produrre l'impulso dell'uomo a esprimere la propria individualità. A chi abita nelle batterie degli "uomini da lavoro" resta una sola via per conservare la stima di sé: essa consiste nel rimuovere dalla coscienza l'esistenza dei molti compagni di sventura e nel rinchiudersi in assoluto isolamento. In molte abitazioni di massa i balconi dei singoli appartamenti sono separati da tramezzi che nascondono la vista del vicino. Non si può né si vuole stabilire con lui un contatto sociale "attraverso la grata" perché si ha troppa paura di vedere riflessa nel suo volto la propria immagine disperata. Anche per questa via gli agglomerati umani conducono alla solitudine e all'indifferenza verso il prossimo. Il senso estetico e quello morale sono evidentemente strettamente collegati, e gli uomini che sono costretti a vivere nelle condizioni sopra descritte vanno chiaramente incontro all'atrofia di entrambi. Sia la bellezza della natura sia quella dell'ambiente culturale creato dall'uomo sono manifestamente necessarie per mantenere l'uomo psichicamente e spiritualmente sano. La totale cecità psichica di fronte alla bellezza in tutte le sue forme, che oggi dilaga ovunque così rapidamente, costituisce una malattia mentale che non va sottovalutata, se non altro, perché va di pari passo con l'insensibilità verso tutto ciò che è moralmente condannabile. Coloro cui spetta la decisione di costruire una strada, o una centrale elettrica o una fabbrica che deturperà per sempre la bellezza di una vasta zona sono del tutto insensibili alle istanze estetiche. Dal sindaco di un piccolo paese al ministro dell'economia di una grande nazione, tutti sono d'accordo nel ritenere che non valga la pena di fare sacrifici economici, e tanto meno politici, per difendere la bellezza del paesaggio. I pochi scienziati e difensori della natura che vedono lucidamente approssimarsi la tragedia sono totalmente impotenti.

Konrad Lorenz, Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, Adelphi (collana Piccola Biblioteca, n°14), 2002²⁶; pp. 40-42.

[1ª ed. originale: Die acht Todsünden der zivilisierten Menschheit. Serie Piper, Bd. 50, 1. Auflage, München 1973]

L’animale in libertà, che potrebbe fuggire e invece rimane perché mi è affezionato, costituisce per me una fonte di gioia ineffabile. (Konrad Lorenz)

“ La fedeltà di un cane è un dono prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell’amicizia con un essere umano. Il legame con un cane fedele è altrettanto ‘eterno’ quanto possono esserlo, in genere, i vincoli fra esseri viventi su questa terra. È una riflessione che dovrebbe fare chiunque si appresta ad acquistare un cane. Per altro può anche capitare di conquistarsi la fedeltà di un cane senza volerlo. Durante una gita sciistica mi accadde di fare la conoscenza di un segugio hannoverano di nome Hirschmann. L’animale aveva allora circa un anno ed era il classico tipo del cane senza padrone. Il suo padrone infatti, capo dei guardaboschi, adorava il suo vecchio e irsuto cagnaccio e aveva poca simpatia per quel cucciolotto maldestro che forse non era davvero tagliato per la caccia. Hirschmann era molto sensibile e tenero, e anche un po’ timido con il suo padrone, il che non deponeva a favore delle capacità di educatore del guardaboschi. D’altro canto, il fatto che già al secondo giorno dopo il nostro arrivo il cane ci accompagnasse in una lunga gita con gli sci non mi pareva un segno di carattere da parte dell’animale. Ebbi l’impressione che si trattasse di un Kalfakter [espressione tedesca che significa: cane che corre dietro a chiunque; NdA] molto a torto, devo dire, perché ben presto si vide che non correva dietro a noi, bensì a me personalmente. Quando poi una mattina lo trovai che dormiva davanti alla porta della mia camera, cominciai ad assumere un atteggiamento più distaccato, intuendo che stava per germogliare un grande amore canino. Ma era già troppo tardi: il giuramento di fedeltà era pronunciato. Al momento della mia partenza la tragedia fu chiara. Quando volli prenderlo per impedirgli di correrci nuovamente appresso, Hirschmann rifiutò di ubbidire. A coda bassa, tremante di eccitazione, si teneva a debita distanza e i suoi occhi d’ambra dicevano: «Puoi chiedermi qualunque cosa, ma non di lasciarti». Capitolai. «Signor guardaboschi, quanto costa il cane?». Il guardaboschi, dal cui punto di vista il comportamento di Hirschmann era quello di un disertore, senza pensarci un secondo rispose : «Dieci scellini». Suonò come un insulto, e del resto voleva esserlo. Prima che potesse riflettere meglio, aveva in mano il denaro, e con un certo tramestio tre paia di sci e due paia di zampe si misero in moto. Sapevo che Hirschmann mi avrebbe seguito ma, del tutto erroneamente, pensavo che da principio, ancora pieno di cattiva coscienza, si sarebbe tenuto a una certa distanza, convinto di non essere autorizzato a seguirci. Le cose però andarono diversamente : come una palla di cannone il grosso animale mi fu addosso con un balzo e mi fece battere violentemente il femore sul ghiaccio della strada. La stabilità di uno sciatore di fronte a un grosso cane che lo aggredisce di lato è, a dir poco, minima. Ma Hirschmann eseguiva addirittura una danza di gioia sul mio corpo disteso. Era chiaro che avevo ampiamente sottovalutato la sua capacità di comprendere la situazione. “

Konrad Lorenz, E l’uomo incontrò il cane, traduzione di Amina Pandolfi, Adelphi (collana Piccola Biblioteca), 2002³²; p. 60.

[ Edizione originale: So kam der Mensch auf den Hund, Verlag G. Borotha-Schoeler, Wien, 1950 ]

Gli animali stessi sono così meravigliosamente pigri: all'animale è assolutamente estranea la folle smania di lavoro dell'uomo moderno, cui manca perfino il tempo di farsi una vera cultura. Anche le api e le formiche, queste personificazioni della solerzia, trascorrono la maggior parte della giornata immerse in un dolce far niente, solo che quelle ipocrite non si fanno vedere quando se ne stanno tranquillamente a casa, ma solo quando sono al lavoro.

Konrad Lorenz, L'anello di Re Salomone

La vita cerca problemi e l'offerta di problemi è significativa per il successo; una mancanza di problemi può provocare una stagnazione. (Konrad Lorenz)