Fanculo, mi manchi.
così tanto.
Così tanto…
E più ti vedo, e più mi manchi
I greci avevano capito tutto. (via sei-aprile-duemilaquattordici)
mixed pale
nontelacavidasola (via aiephaty)
Io ci ho provato. Io ci ho provato a tenerti stretto, a non farti andare via. E te lo ricordi quel giorno? Quel 22 febbraio, sul divano di quella casa che ormai era diventata un po' anche tua. Su quel divano su cui eravamo sempre, dove i miei erano stufi di vederci. È stato lì che abbiamo iniziato ad allontanarci, abbiamo discusso per una sciocchezza come al solito. Tu eri più nervoso del solito, io non lo sopportavo. Io ero più nervosa del solito, tu lo sopportavi. Amavi vedermi infuriata perché io volevo sempre avere ragione, perché in ogni discussione sapevo che avrei perso una parte di noi, e volevo uscirne vincitrice, come se fosse sempre colpa tua. Quel martedì perdemmo l'ultimo brandello di ciò che restava. Quel martedì una parte di me si è staccata ed è venuta via con te. Quando ci siamo rivisti non era cambiato nulla a parole, ma i baci erano meno, come se ti desse fastidio darmene. Non mi abbracciavi quando mi raccontavi la tua giornata, toglievi i particolari, giravi il telefono sul tavolo e lo fissavi in continuazione. Come per paura che potessi scoprirti qualcosa. Non l'ho notato subito, l'ho ricordato quando te ne sei andato, quando soffrendo ripercorrevo tutti i nostri ultimi momenti, in cui tu stavi troppo al telefono, e io pensavo che semplicemente fosse tua madre. Era tutto così diverso, ci stavamo allontanando ma parti di me speravano di non perderti, sapevo che senza di te avrei perso anche me stessa. Ma non ti importò, un mese dopo il 22 febbraio ti alzasti da quel divano, come per andare a casa. Però mi abbracciasti più a lungo, come se dovesse essere l'ultimo, e così fu. Quell'abbraccio lo sento ancora sulla pelle, come se mi avessi cercato di preparare alla tempesta che sarebbe seguita, ma non bastò. Mi dicesti che avevi perso i sentimenti e la fiducia nei miei confronti, che non riuscivi più a sopportare le mie paure e i miei problemi. Mi dicesti che volevi stare solo. Poi ti vidi con lei, due giorni dopo l'inizio del devasto. Ti vidi con lei, eravate al parco sotto casa mia, quello che dalla mia finestra osservavamo insieme. Sulla panchina su cui, al nostro primo mese, avevamo inciso i nomi. Chissà se li hai cancellati, probabilmente si. Eravate li, come per farmi un dispetto. Come a dimostrare che non avevi paura a farmelo sapere. Ma io stavo male, mia madre lavorava tutto il giorno, mio padre è sempre stato assente. I miei problemi, come li chiamavi tu, erano aumentati. A scuola non ci sono andata per due settimane, poi ho trovato la forza e mi sono presentata vestita come il giorno della nostra prima uscita, esattamente un anno prima. È iniziata così la discesa, il chaos dopo di te. Tu sei stato l'Alessandro Magno della mia vita. Finché ci sei stato, hai portato gloria e innovazione, ma quando te ne sei andato è iniziato il declino.
(via quelfottutissimosorriso)

questo è ciò che io chiamo amore.
Anche in questa notte sei sempre nei miei pensieri. Ma mai affianco a me.
-Nick Sick (via ilragazzoconlodio)
Sta vita fa troppo schifo per non provare a cambiare il mondo.
Io e il mio prof di Italiano, ieri, al liceo, primo giorno di scuola, IV ginnasio. (via comeacquaneipolmoni)
unastoriavera (via unastoriavera)
Simposio di Platone (via tempestadautunno)
Repost if you miss someone..
findmeplease (via findmeplease)




