Pride is not pride without including disabled queer people. 🌈
da mesi non dormo; non dentro l’acquario, ma sotto gli occhi, ho un calamaro; pensieri come razzi intasano la mente; ho paura che come rubinetto cominci a perdere, ma gocce di piombo; è il caos.
vento caldo profezia d’Africa, e dietro le nuvole, e piove e sporca: la polvere rimane dopo la notte; la strada non si vede più.
tracce di una vita, ben vissuta si direbbe, spezzata dal tempo, sguazzano fra la fuliggine del nuovo mondo mancante di un uomo troppo presto rapito. gocce di caffè rimaste nel bicchiere, lo zucchero è sul fondo: attende un sorso che non avverrà.
equilibrio instabile, cammino su un filo d’acciaio, affilato mi taglia ogni volta che mi sbilancio da una parte o dall’altra. sono già caduta?
rabbia, implosione. ho lanciato i piatti dentro di me. ha fatto male, ho sentito i pezzi di ceramica infrangersi fra le pareti del mio corpo. ho sussultato, ho sanguinato, ma nessuno ha visto; silenziosamente ho raccolto i cocci, discretamente ho asciugato le ferite, cordialmente ho sorriso.
Stanca.
Ma non di quella stanchezza
che alla sera appiccica gli occhi
né di quella stanchezza
che viene alla fine di una corsa.
Stanca piuttosto
di quella stanchezza che giunge
appena aperti gli occhi la mattina tardi
o di quella stanchezza
che ti assale prima della partenza.
Ecco, quella stanchezza lì,
ti divora, ti fa a pezzi, ti distrugge,
ti rende cenere, ti butta a terra,
ti mangia.
E tu scompari.
- sospiri sul severn.
come un vortice, ti tira, ti prende, ti spinge, e tu, in balia dei venti, ci provi, a resistere, a non volare via, a vivere.
ci provi così tanto che fine ti convinci di non averci provato, funziona così.
funziona che alla fine ogni giorno è uguale al precedente e al successivo, che l'oggi, il domani e lo ieri sono uguali, identici, vuoti, nulli.
a un certo punto ti fermi, ti guardi intorno e te ne rendi conto, te ne accorgi: ti ritrovi in un deserto; nulla ha più senso se ogni dì è pari e nullo allo stesso tempo.
e lo capisci solo allora: l'inaspettato compagno che ha preso il comando e conduce la tua vita al tuo posto, l'inganno del tempo.
oc toc? c'è qualcuno?
nessuna risposta.
sento solo il rimbombo di un'eco lontana: è la mia voce che si ripete, una, due, tre, quattro volte, sempre più flebile, poi scompare.
sono rimasta sola, con me stessa. mi guardo ma non mi vedo, mi tocco ma non mi sento, mi specchio ma non mi percepisco.
chi è? perché non rispondi? se continui così vengo là! arrivo, eh!
sono costretta a fermarmi. c'è uno specchio di fronte, non capisco, sono io? non lo so più, forse sì o forse no.
mi volto, guardami è fin troppo doloroso. raccolgo le gambe tra le braccia, chino la testa, mi sdraio sul fianco.
buonanotte.
Un ragazzo e una ragazza
seduti in collina;
il cielo si tinge
di rosa, viola e blu;
le anime
si avvicinano;
i corpi
si accarezzano;
le labbra
si toccano;
fuori cala
la Luna,
il vento
soffia
aria nuova.
Mi sono seduta durante la battaglia.
Mi sono fermata e mi sono seduta.
Ho detto: "basta, che senso ha?"
Sento l'odore della polvere che si solleva,
odo il rumore delle lance che si sfiorano tra loro.
Ho fatto cenno alla mia armata di fermarsi e ritirarsi, tra poco rimarrò soltanto io qui, da sola: io, a gambe incrociate, sulla terra che scotta, il sole è alto e fa caldo.
Distenderò le gambe, poggierò la schiena e la testa, e rimarrò lì, immobile, senza emettere una sola parola. Mi lascierò trafiggere dal nemico, e accovacciata mi dissanguerò.
Diranno di me che sarò stata una brava guerriera, una vera combattente alcuni potranno addirittura affermare, ma non so se i bravi guerrieri si siedono in battaglia.
E io mi sono seduta.
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starti accanto è solo una grande meraviglia
credimi, lo è
lo è nei pianti e nelle risate
davvero, ti fidi di me?
e con te si sta come al mare la sera
con il vento fra i capelli
fa un un po’ freddo a volte quando passa la brezza
ma è così bello
bello da morire
bello che invece ti dà voglia di scopire
scoprire sì, quello che ci aspetta
non io
non tu
ma noi
con i piedi fra la sabbia bagnata dalle onde salate
la pelle bruciata che a quell’ora si raffredda nel buio del cammino
camminaimo insieme sull’orlo del mare
in silenzio
in bilico sul filo immaginario che ci fa perder l’equilibrio
e uno schizzo, un momento
un attimo usiamolo per volare
elijah.
Annego nel senso di colpa;
mi mangia un boccone alla volta;
velocemente mi divora.
“Non avresti dovuto”,
dice la voce,
“Vivere?”,
di rimando
chiedo io.
La risposta non mi è data;
l’eco corre lontana
e vola via;
sola,
mi ritrovo
a fare i conti
con me stessa.
Non c’è più vento;
l’arido caldo domina;
qualcuno mi trova;
abbandonata dal cielo;
figlia del sole;
fiore di cenere.

