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Catherine

@smellofinsanity

You know that I'm no good
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Attacchi di panico. Diversi come i fiocchi di neve. Inaspettati e incontrollabili quanto un acquazzone. Un semplice “rilassati, non c'è niente di cui aver paura” non serve a niente. Men che meno quando a dirlo sono le persone di cui ne sono la causa: questo lo rende peggiore. Ma come fanno a saperlo, se a malapena io ne sono cosciente? Come faccio a sapere come ritrovare la calma se non ricordo nemmeno perchè sono agitata? È come salire su una giostra. All'inizio sono cosciente di ciò che accade, però – mano a mano che essa prende velocità – inizio ad essere nervosa. E più accelera, più ho paura. Arrivo ad avere così paura che tutto intorno a me si fa sfocato, confuso. Persino i sensi iniziano ad appannarsi, finchè non rimango solo io con le mie sensazioni di terrore e soffocamento. La giostra deve rallentare, ma sono a metà corsa: non posso fermarmi. Posso provare a riordinare la mia mente, ma non posso sgombrarla completamente. Devo aspettare la fine del giro e pregare che passi in fretta. Ma cosa mette in moto la giostra? Gli esseri umani. Si tende a sottovalutare il potere delle parole, del tono di voce, della gestualità, delle espressioni. Almeno, i ragazzi di oggi tendono a farlo. Tanto va di moda prendersi in giro e trattarsi male a vicenda, tra amici. Loro lo sanno che non stanno pensando sul serio quello che dicono. Gli è scappato così. “Dai, non prendertela. È per scherzare!”. Sono suscettibile? Sono debole? Sono immatura? Me la prendo facilmente? Non lo so. Il mio autogiudizio è stato distorto dalle persone che mi circondano ogni giorno. Però sono sensibile, questo posso riconoscerlo. Sono emo, abbreviazione di emotional, al contrario del pensiero comune. Percepisco più intensamente le emozioni di quanto non facciano i miei coetani, nel bene e nel male. Non è solo uno stile nel vestirsi o un gusto musicale, ma può essere un vero e proprio modo di vivere. Quindi qualsiasi frase pronunciata nella maniera sbagliata ha la capacità di azionare miliardi di pensieri contrastansi nella mia testa. Alcuni lo identificano con la paranoia. E forse sì, sono paranoica. Ma non cambia il fatto che piccoli gesti, risposte, azioni mancate o frasi non dette possono rovinarmi completamente. Più elementi si sovrappongono, più l'ansia cresce nel mio petto. Cresce e si diffonde come un'erbaccia velenosa dentro di me. Si avvolge intorno alla mia mente, facendomi dimenticare persino ciò che sto facendo. I sintomi fisici sono il minimo, in questi casi. Quello che ti fa stare veramente male, è l'erbaccia: un misto di paura, rabbia, negatività, aspettative, delusioni, smarrimento, tensione, preoccupazioni. Rivolte contro altri e contro me stessa. Contro tutti e nessuno. “Siamo tutti in ansia, non hai bisogno di fare queste scenate.” Eppure, quando il fidanzato vi molla cercate le frasi più tristi sui social e le pubblicate ovunque. Spendete dei giorni a piangere. Mandate a fanculo il mondo perchè la vita è stata ingiusta con voi. Per questo futile motivo le vostre azioni sono giustificate. Allora, perché l'improvviso scoppio di emozioni represse in una mente umana non può essere trattato alla stessa maniera? Lasciste che ve lo dica: se trovate patetico un attacco di panico, dovreste farvi un esame di coscienza, pensando ad un momento della vostra vita in cui vi siete sentiti deboli e non potevate chiedere aiuto perchè non cera una soluzione al vostro problema. Capirete che il senso di soffocamento è lo stesso, se non minore. Capirete l'atto più patetico, è quello di sottovalutare la realtà di uno di questi episodi. Capirete cosa vuol dire essere in trappolati in se stessi.

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You could just write your own rules. You know, write something that’s as interesting as you are                                                    La La Land (2016) dir. Damien Chazelle

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Spesso mi sono sentito dire: “Come sei timido”. Mi arrabbiavo e ci rimanevo male, perché lo vedevo come un insulto il fatto che altri sottolineassero il mio essere così insicuro. Molte volte mi sono sentito dire: devi intervenire di più, devi parlare, devi sorridere. E mi convincevo che loro che riuscivano a parlare con più facilità con le persone perché avevano qualcosa in più di me, e mi sbagliavo. Non tutti sanno che la timidezza è anche forma di protezione verso noi stessi. Perché a pensarci in quegli anni uscivo con le persone che mi ero scelto e non parlavo con chi non mi interessava parlare. Molte volte mi sono sentito dire: “Devi sbloccarti, dai vai da lei, perché non conosci qualcuna e non provi a fidanzarti?”. A mie spese poi nel tempo ho imparato che chi “prova” a fidanzarsi di solito fallisce e quando ci ho provato io ho percepito una sensazione strana: quando mi toccavano sentivo il bisogno di qualcuno e allo stesso tempo non stavo bene con nessuna. Per me era faticoso dover sorridere in tutti i posti in cui non volevo essere, dover essere gentile quando invece pensavo a tutt'altro e dover affrontare chi voleva sapere sul serio come stavo quando per me non era ancora il momento di parlare di quello che portavo nel cuore, era faticoso dover nascondere il fatto che per me non era mai il momento di parlarne con qualcuno. Spesso fingevo di stare bene quando invece volevo urlare il mio dolore. Fingevo indifferenza mentre i miei occhi invocavano abbracci. Fingevo di sorridere, di non sapere che le reazioni finiscono sempre come quando nei sogni si vuole urlare, ma non esce la voce. Sono sempre stato quel tipo di persona che quando vede una porta chiusa non sente sempre il bisogno di bussarci. Per fortuna o per caso ho però appreso dai miei coetanei che si concedevano a tutti, che nella vita bisogna staccarsi prima del tempo da quelle persone che chiedono scusa e non lo fanno per scusarsi ma per smettere di discutere, da quelle persone che ci dicono che possiamo fidarci e poi usano contro di noi le nostre debolezze, da quelle persone che perdoniamo fin troppe volte. Dobbiamo allontanarci da chi ci chiede di non cambiare mai e poi quando si discute si lamenta che non siamo cresciuti, da chi ci fa innamorare e non ha intenzione di amarci. Per fortuna o per caso ho appreso prima dei miei amici che stare da soli non è poi così male, che quando inizi a fregartene la vita va per il verso giusto, che avere tante persone vicino serve poco, perché c'è un abisso tra il stare con qualcuno per non sentirsi soli e stare con qualcuno che ci fa sentire meno soli. Ho iniziato a scrivere da bambino, perché nessuno mi ascoltava.

Antonio Dikele Distefano (via maledettadaunangelo)

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bookmania

Certainly! One doesn’t start the love for reading until the right book comes…