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@sifallorsum19

Tiger_Smalls
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CENTO CANI SOPRA UNA GATTA Lascio volutamente questo titolo e più in là spiegherò il perché. Indignata, sgomenta come tutte e tutti, ho cercato di evitare, con fatica, di commentare gli orribili fatti, tranne esternare la solidarietà alla vittima. Ieri sera ho letto quasi tutta la rassegna stampa, locale e nazionale, sul fatto. Lo stupro, parte, come sempre, da un ex fidanzato che continua ad infastidire con avances la ragazza che invece si oppone. Tutto parte, quasi sempre , da un maschio che non può permettersi di “essere rifiutato “e questa volta non uccide ma organizza una “spedizione punitiva” con altri maschi decerebrati, di cui uno è il cugino. Lui deve umiliarla e punirla. Anche chi prepara, nel bar, (a quanto riferisce la stampa) i cocktail per farla ubriacare ignora la richiesta di smetterla della ragazza. Altro maschio decerebrato. Branchi di maschi decerebrati convinti di essere “ superiori” e di infliggere ad una ragazza la punizione che, in fondo, tutte le donne si meritano quando “osano” contraddire un maschio (Uso appositamente maschio e non uomo). Alla fine viene fuori un copione che, in questo caso in Italia, si ripete ogni giorno, con epiloghi anche peggiori. Ciò che ci ha fatto veramente “impazzire di rabbia “ è che abbiamo potuto apprendere tutti i vomitevoli particolari che nella stragrande maggioranza dei casi ignoriamo e che ( questo è importante) la ragazza non si era ubriacata ma “l’avevano fatta ubriacare. “ Quei maschi decerebrati sono prima di tutto i figli della cultura patriarcale che permea il nostro Paese in ogni angolo e in ogni istituzione. Sono figli di un ego smisurato maschile che occupa la maggior parte dei posti di potere in ogni ambito. Sono figli dell’indifferenza e dell’insofferenza di tutte le femmine e i maschi che “ snobbano” il gravoso impegno quotidiano di combattere il retaggio patriarcale in tutte le declinazioni culturali Si ,perché la VIOLENZA È UN PROBLEMA CULTURALE. E fin quando l’Italia resterà un Paese di… santi, navigatori e poeti…non vedremo luce. Cosa fare? Che ognuna/o si armi di martello e inizi a smantellare tutte le strutture tossiche in cui nascono e crescono i nostri figli e nipoti. Quei figli “cani”sono vostri, non miei, ne’ di chi si batte per la parità di genere quotidianamente. Le parole indignate non servono a salvare “le gatte”. Servono atti concreti. Serve il coraggio di riflettere e di studiare per arrivare all’origine della “ formazione” di quei cani. Serve tanto amore e tanta determinazione per salvare tutte le gatte. Spesso basterà salvarle soltanto dalle gabbie stereotipate in cui ogni giorno, a volte anche inconsapevolmente, le rinchiudete mettendo a loro guardia dei cani.
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“Questa separazione ci fa tanto male perché le nostre anime sono legate l'una all'altra. Forse lo sono sempre state e lo saranno sempre. Forse abbiamo vissuto mille vite prima di questa e in ciascuna ci siamo incontrati. E forse, ogni volta, siamo stati costretti a separarci per le stesse ragioni. Perciò questo è un addio che dura da diecimila anni e prelude a quelli a venire. Quando ti guardo, vedo la tua bellezza e la tua grazia e so che sono andate via via crescendo in ciascuna delle tue vite. So anche che in ciascuna delle mie vite sono andato alla tua ricerca. E cercavo proprio te, non qualcuna che ti somigli, perché la tua anima e la mia devono sempre riunirsi. E poi, per ragioni che nessuno di noi capisce, siamo costretti a dirci addio. Vorrei dirti che tutto andrà benissimo, e giuro che farò il possibile perché ciò accada. Ma se non ci incontrassimo più e questo fosse un vero addio, so che ci rivedremo in un'altra vita. Ci incontreremo di nuovo, e forse il volere delle stelle sarà cambiato e potremo amarci tanto da compensare tutte le separazioni precedenti.”

— Le pagine della nostra vita (Nicholas Sparks) 

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“Siamo stanchi di diventare giovani seri, o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. Non vogliamo essere subito già così sicuri. Non vogliamo essere subito già così senza sogni.”

— Pier Paolo Pasolini

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C’è chi sa rendermi felice.

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“Per difendermi sono diventato cattivo, perché non è vero che le difficoltà migliorano l'uomo: lo peggiorano, invece, quasi sempre, e nella mia segregazione io sono peggiorato.”

— Roberto Saviano

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Napoli, 26 febbraio 2017.

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“Decidi di salvarti, ma fallo seriamente. Impara a ritenerti importante sul serio perché lo sei, soprattutto perché sei la persona con cui alla fine passerai la tua vita 24h su 24h, quella che ogni sera quando torni a casa rimane con te e non ti lascia mai sola. Impara a volerti bene, ma bene davvero e splendi quando gli altri vogliono solo spegnerti. Però devi farlo, non dire “Si da oggi in poi lo farò!” per poi non fare nulla. Impara a sorridere, anche se va tutto male, e abbi la consapevolezza che tu esisti e puoi cambiare le cose solo se inizi a fare del tuo meglio. Lascia stare i momenti in cui ti senti un incapace, un fallimento e tutte quelle brutte cose. È vero che tutti hanno momenti di sconforto, momenti tristi, ma quasi quasi se ci pensi esistono solo nella tua testa… Se ci pensi, sono solo voci e tu le voci le puoi zittire, tu ci riesci! Se vuoi fare una cosa, falla! Vuoi sorridere? Bene, sorridi. Vuoi bere? Bene, ubriacati! Vuoi viaggiare? Allora viaggia, anche se solo in un posto al mare o qualsiasi altro luogo nelle vicinanze. Fai qualsiasi cosa tu voglia, ma se la fai deve renderti veramente felice. Stai con le persone che ti vogliono bene e a cui tieni e che ci sono, divertiti, ridi, mangia! La vita è una, tutti lo sappiamo e ripeterlo sembrerà anche banale ma purtroppo è così. Dobbiamo fare ciò che amiamo per noi, essere fottutamente noi stessi e fottercene di chi o cosa eravamo e pensare solo a migliorare, ed è solo questa la verità! Una volta che ami te stesso nessuna cosa ha più lo stesso prezzo, ti chiameranno egoista e in tanti altri modi, ma saranno solo gelosi di come hai imparato ad apprezzarti e loro non avranno importanza né ora né mai! Perciò, vai a scuola, costruisciti un futuro, lavora, viaggia per te stesso e per arricchirti, ma ricorda: non vivere nella monotonia, cambia tutto, costruisci la tua vita, fai quello che ami senza paura e vivilo fino in fondo! Ora, tu che sei arrivato qui in fondo, prendi la tua vita e amala non avrai nient'altro di più prezioso al mondo! Puoi farcela, tu ci riesci!”

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giornata mondiale contro il cancro

Essere belle anche in chemioterapia

dedicato a tutte quelle donne che come me stanno combattendo la loro battaglia contro il cancro affrontando terapie devastanti con  forza e coraggio e la bellezza di un sorriso pieffy@

world day against cancer Being beautiful even in chemotherapy dedicated to all those women like me who are fighting their battle against cancer facing devastating therapies with strength and courage and the beauty of a pieffy smile @

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Dio, Sì, lo so che le lettere si cominciano con “caro” o “cara”, ma non sono una persona aperta. Questo lo sapevi già, non è vero? Io non ti conosco ma tu conosci me, giusto? È così che mi hanno sempre detto. Tu sai tutto. Tuttavia, io credo che qualcosa che non sai ci sia. E ti scrivo proprio per informarti di questo. Per esempio: non tutti stanno bene come credi. Mi è capitato di dover camminare nei corridoi di un ospedale. Non era successo niente di grave, un mio amico si era fratturato un braccio giocando a calcio e lo stavo andando a trovare. Ero in ascensore e con me c’erano altre tre persone. Un ragazzo poco più vecchio di me, un bambino che forse frequentava la terza elementare e una donna. Mi sono subito chiesta cosa ci facessero lì. Tu mi capisci, ho la testa che va quando vuole lei, e in quel momento stavo pensando a quanto fosse figo stare in quel posto, mi sembrava di essere dentro a Scrubs. Poi la porta si è aperta e sono usciti tutti e tre. Ecco, Dio, ero proprio curiosa di sapere il motivo per il quale erano lì. Così li ho seguiti fingendo di non dover aspettare di salire per altri due piani per arrivare a quello giusto. Si sono seduti su delle sedie attaccate al muro del corridoio e io ho fatto lo stesso. Ero vicina al bambino, agitatissimo. Ma non agitato come un bambino normale. Non urlava, non invocava la mamma e non faceva alcun tipo di capriccio. Si limitava ad agitare le gambette tra pavimento e sedia e a passare lo sguardo dal fratello accanto a lui a una delle tante porte che interrompevano il muro. Ad un certo punto si è girato verso di me e ha sorriso. Non ha detto niente ed ha sorriso. Dio, cosa avresti pensato di fronte ad un comportamento così poco da bambino? Io mi misi in testa che fosse lì per dei controlli, che avesse dei problemi. Poi la porta si aprì e lui scattò in piedi. Lo guardai correre tra le braccia mingherline di un uomo che non sembrava tale, tanto era magro e smunto, con la testa pelata e un sorriso felice e stanco sulle labbra. Lo guardai mentre veniva raggiunto dai familiari e mentre veniva coinvolto in un enorme abbraccio a quattro. Durò molto, quell’abbraccio, fino a quando l’uomo non fece una smorfia e sussurrò qualcosa. Si staccarono immediatamente, e si agitarono tutti, ma l’uomo disse che ora era tutto a posto. C'erano tanti tubicini di plastica che uscivano da sotto le maniche del pigiama e che andavano a finire dentro a sacchetti contenenti qualche strano liquido trasparente. Sorrise, sussurrò un “andiamo” e cominciò a camminare molto lentamente per il corridoio, trascinando quella specie di attaccapanni con le rotelle, seguito da moglie e figli. Dio, quando capii quasi mi misi a piangere. Andai dal mio amico ancora con gli occhi lucidi, e quando mi chiese se avevo pianto gli risposi di no, che era il freddo. Mi guardò male perché quel giorno, Dio, avevi deciso che la temperatura sarebbe salita ai trenta gradi. Ecco, potrei parlarti per anni di tutte le cose che non vedi. Per carità, magari ti stai concentrando nel far nascere qualche bambino che renderà migliore il mondo, o a tenere in vita qualche adulto. Mi sta bene, altroché. Ma a volte potresti guardare nelle case? Negli ospedali? Sotto alle coperte di persone in lacrime non versate per semplici problemi di cuore? Dio, forse stai dormendo a quest’ora, forse sto parlando a vuoto. Forse questa lettera non verrà mai spedita perché il destinatario è introvabile, impegnato, o magari neanche esiste. Ma magari mi stai guardando, e stai dando uno sguardo anche nelle case, negli ospedali, sotto alle coperte dei disperati. Magari stai dando loro una carezza. Magari se ne accorgono, sorridono, si addormentano. Magari quell’uomo, un giorno, avrà di nuovo i suoi capelli sulla testa, un bel sorrisone sulla faccia e suo figlio sulle ginocchia. Magari, sì, magari.

Nebbiaovunque (via nebbiaovunque)

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Carissimo, sono certa che sto per impazzire di nuovo. Sento che non posso affrontare un altro di questi terribili momenti. E questa volta non mi riprenderò. Allora faccio quella che mi sembra la cosa migliore. Tu mi hai offerto la massima felicità possibile. Tu sei stato in tutto e per tutto quello che nessuno poteva essere. Non penso che due persone avrebbero potuto essere più felici di noi. Non ce la faccio più a lottare. So che sto rovinando la tua vita. Devo a te tutta la mia felicità. Se qualcuno avesse potuto salvarmi, quello saresti stato tu. Ho perso tutto, tranne la certezza della tua bontà. Non penso che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siano stati noi.

Virginia Woolf, Ultima lettera a suo marito prima del suicidio (via ilsentierodellamore)

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septeline
A volte ti ci trovi dentro anche se ti eri promesso che a te non sarebbe mai potuto accadere. Quant'è facile parlare? È troppo comodo dare solo consigli. Ci sono cose, sensazioni, che il mondo non capirà, che devi tenere per te, che semplicemente devi risolvere da solo mostrandoti sereno, anche quando fuori piove. Perchè non puoi essere felice e essere il più forte, nella vita tocca scegliere.

Coldplay “Fix you” - Play

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Mia moglie morì durante l'attentato dell'11 settembre 2001. Ricordo che quando tornai a casa buttai tutto ciò che le apparteneva e che mi faceva pensare a lei. L'unica cosa che decisi di tenere fu una palla gonfiabile da spiaggia, perché lì dentro c'è ancora il suo respiro. -TheGirlOfMilkshake

TheGirlOfMilkshake (via thegirlofmilkshake)

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E' GIUSTO ODIARE IL DIVERSO?

L'unica cosa che trapela attraverso i social network a proposito degli immigrati morti a Lampedusa è un odio profondo, malsano e privo di fondamento. Tutti a rievocare un nazionalismo che non è mai esistito in Italia; ma perché abbiamo questo odio represso per gli immigrati? Semplice, ci serve un capro espiatorio per dare la colpa dei mali del nostro paese; c'è chi si giustifica dicendo che ci rubano il lavoro, che sono dei criminali, ma sappiate che loro sono criminali tanto quanto noi.. Sui giornali però, sentirete parlare sempre e solo di loro, questo perché generano molta più indignazione, a causa dell'italiano medio che lo vede come un uomo da mandare sulla forca.

I Nazisti hanno scelto gli ebrei come causa dei loro mali, noi gli immigrati (ovviamente in maniera minore, anche se dai discorsi di certa gente non sembra), e se non lanciamo subito un messaggio forte e chiaro di tolleranza, e smettiamo di essere ottusi come il nostro paese ci ha insegnato, l'antisemitismo è destinato a dilagare.

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unblasfemo

Come immondizia

Che le correnti migratorie siano direttamente collegate alle intromissioni economiche e politiche dell'occidente nel continente africano e nel Medio Oriente è ormai un dato di fatto noto a chi nella propria libreria non ha solo i libri di Dan Brown e Moccia.

Nonostante questo però il cittadino medio, ogni qual volta si parla di immigrazione, disconnette il cervello ed inizia ad esprimere giudizi che definire “imbarazzanti” è riduttivo.

Ogni volta parte la solita cantilena becera e squallida che a suon di “Italia agli italiani” e all'equiparazione tra immigrazione e criminalità tempesta i cessi pubblici del terzo millennio, ovvero i social network.

Nessuno cerca di andare oltre il pregiudizio e alle frasi fatte, nessuno analizza la situazione attribuendo le responsabilità ai veri colpevoli e soppesando le cause del fenomeno, nessuno cerca di mettersi nei panni delle vittime.

Fare questo significherebbe mettere in dubbio gli ultimi trecento anni di storia occidentale, rinnegare le basi stesse di una economia basata sullo sfruttamento del più debole e sulla eliminazione di qualsiasi costo non necessario. Vorrebbe dire dare il via ad un ripensamento globale di uno status quo edificato su un mare di merda.

Inutile dire che l'universo di un cittadino medio è incredibilmente piccolo, dove ciò che conta è sopravvivere nel modo migliore possibile fregandosene del prossimo e dove la coscienza si ripulisce donando qualche euro al barbone di turno.

Gli immigrati, per l'italiano medio, sono un po’ come l'immondizia. Sono un nostro prodotto di scarto necessario per mantenere in vita il nostro sistema socioeconomico, ma non vogliamo averne a che fare. L'immondizia ci fa schifo, non vogliamo nemmeno vederla. Si, la produciamo noi ma non ci sentiamo responsabili per questo. L'importante è che non si veda, che sia nascosta, tenuta lontana dai nostri sguardi e dai nostri nasi.

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Fonte: p-whereveryouare