~caccola

I thought I’d be edgy and dye my hair red. And I dyed my hair, like, Jessica Rabbit red. It kind of allowed me to have this whole new confidence and this whole new swagger and this whole new sense of self. It kind of brought out the inner rock star in me. I had never dyed my hair like that, and no one forgot me after that.

anonymous asked:

Ho bisogno di un consiglio da parte di un noto playboy, quindi mi rivolgo a te. Qual è il limite di sopportazione che separa il tempo perso da una donna per truccarsi e quello guadagnato rimanendo un cesso? Se esiste, come posso comprimere l'attesa?

Tralasciando il fatto che l'ultima volta che ho toccato una donna mia madre ha detto “toglimi le mani di dosso Intrattenimento, hai ancora le mani appiccicose di succo yoga all'albicocca”, ecco qualche consiglio per ingannare l'attesa:

1) Fatti una sega silenziosa. E’ uno dei procedimenti più antichi. Si dice che i primi ad utilizzarlo furono i Sumeri, che aspettavano le loro donne per andare alla grande festa in onore delle loro divinità. Bisogna essere abbastanza esperti per attuare questa leggendaria tecnica. Prima di tutto accertarsi che lei ne abbia almeno per qualche altro minuto (fin qui, tutto facile), poi accertarsi che non ci sia nessun altro in casa, perchè non vogliamo che il piccolo Timmy scopra le meraviglie della sessualità tramite il pisello eretto di un “amico” di sua sorella. Infine, visualizzare rapidamente la preda erotica e usare chirurgicamente l'elastico dei boxer per fermare il cazzo esattamente a metà, portandolo così in una posizione che ti farà automaticamente schizzare sul basso ventre, dove si andrà ad incrostare fino alla prossima doccia, perché parliamoci chiaro, il tempo di un kleenex non c'è.

2) Inculale un po’ di roba. Un altro grande classico. Devi anche qui stare attento a non esagerare. Cinque euro si, venti no. Una sigaretta si, mezzo pacchetto no. Un numero di Dylan Dog si, il candelabro d'argento no. Un greatest hits dei Blur si, il giradischi del padre appassionato di jazz no

3) Mangiati qualsiasi cosa commestibile in quella casa. Dolce, salato, frutta, verdura, merendine, mentine, pane generico, surgelati non scongelati, muffa rimasta attaccata al frigo, maionese scaduta, una scatola di Simmenthal aperta con dentro il vomito di un neonato, il pepe macinato, le spugnette metalliche per lavare i piatti

4) Fatti i cazzi suoi su internet. Qui siamo già ad un livello più alto. Devi saper agire bene ed in fretta. Devi saper cercare le cartelle giuste e avere modo di recuperare password di ogni tipo. La combo finale ovviamente è arrivare al punto uno tramite il punto quattro

5) Attacca caccole in posti strategici. C'è sempre un buon motivo per farlo. Se siete in buoni rapporti, la caccola che le rimane in mano quando tocca la maniglia della porta sarà motivo di risate. Se ci saranno screzi, la vendetta sarà un piatto da assaporare con passione.

Nel prossimo episodio vi insegnerò a lavorare a maglia con la cotonella che ti ritrovi dentro l'ombelico.

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Pieter Van Laer (Haarlem 1599 -1642)

Paesaggio con giocatori di morra

s.d., Budapest, Magyar Szépmüvészeti Múzeum

olio su tavola, 33,3 × 47 cm

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Paolo Monaldi (Roma, 1705 ca – 1780)

Bambocciata, Festa di contadini nella campagna romana.

s.d., Collezione M (Collezione privata)

olio su tela 49,2 x 65 cm.

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Te cioo sai bene che qua a Roma a tutti se appioppa un soprannome, che si nun ce l’hai quasi quasi ce rimani male. Tipo l’amichi tua sò universarmente noti come er Caccola, er Patata, er Minestrina, e nun è che s’offenneno, anzi. Per cui quanno Piter Van Laer ce venne daa Olanna naa città eterna, subbito j’ammolareno er nome de Bamboccio, tanto che poi tutto er gruppo de artisti, romani e no, che se rifaceveno a lui se chiamareno Bamboccianti.

‘A peculiarità loro era de rappresentà ‘a feccia daa Roma papalina: bische, baracche, battone, ruffiani, ladri, straccioni, campagnoli, burini, insomma ‘a fanga daa fanga daa società.

Subbito i critici azzimati dell’epoca, tutti infarciti de classica zuccherosità, de rosei Apolli e de celestiali Madonne, se innervosireno e iniziareno a scajasse contro sta pittura, che pe loro era troppo vorgare.

Insuccesso de critica, ma successo de pubblico: a sti bambocciari nun je mancaveno i clienti, che anfatti sti quadretti de vita de strada annaveno a ruba.

Mo tu dici, bè aho, fichi questi, che si je staveno sui zebbedei ai professoroni a me me stanno subbito subbito simpatici, guarda un po’! Che faceveno vede ‘a reartà dii poveracci, che gne fregava gnente a nisuno: bravi!

Però na cosa devi pensà, truzzarello mio: sti quadretti qua, pe chi ‘i dipignevano sti pittori? Certo no pe li poracci, i ladri e le mignotte, che manco sapevano scrive, e fra un po’ manco ciaveveno na casa, figurate na parete pe mettece un quadro. ‘I facecevo pii ricchi, pii cardinali, pii borghesi, quii stessi che poi ar mendicante je tiraveno l’elemosina magara co disprezzo, ar contadino ‘o faceveno lavorà sei giorni su sette e poi je se magnaveno quasi tutto er grano, aa mignotta ‘a consideraveno poco più de na vacca, e si je passava vicino un regazzino cencioso se tappaveno er naso. E certo nun moveveno un dito pe fa sì che er giorno appresso er regazzino nun stesse n’antra vorta a mendicà all’angolo daa strada, pronto pe esse ritratto da un bambocciante de Via Margutta, mentre loro staveno de novo a magnà l’arosto ar salotto de casa loro, cor quadro appeso sopra ar caminetto.