zuts

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Plus affamé que jamais, Trump-man revient en force pour conquérir la Maison Blanche.

Les fantômes seront ils assez puissants pour déjouer son appétit féroce?

A vous de jouer!

Projet de jeu vidéo réalisé il y a quelques mois, inspiré de Pac-Man et appliqué aux élections américaines de 2016. Dans mon jeu, il aurait été impossible pour Trump-Man d’atteindre la Maison Blanche, l’écran aurait planté dû à une erreur système.

J’aurais dû le sortir avant…zut.

whom wants good yvan headcanons

  • After discovering what Disquiet is, starts having moments where they believe that it wasn’t Edgard’s fault and they deserved all the abuse because they’re actually the evil one here.
  • Always confused & slightly on edge when someone treats them nicely. Usually expects that they want something in return and is distressed when they don’t know what they want from them.
  • They were forced to refer to Edgard as “father” and sometimes they still refer to him as that, though they’re not very happy about that.
  • “Whats your favorite color, Yvan?” “Pink, I think.” “Freesia also liked that color.” “No, it’s not pink. It was never pink. I hate pink.”
  • Their Look Goals is to be a really cute boy. Cute outfits and skirts, but totally still a boy.
  • They don’t cuss that much because Edgard would be like Don’t Ever Do That, so the most they say is “zut.” which is french for something like ‘darn’ or ‘shucks’
  • On that note, how hilarious would it be for everyone to start teaching Yvan to swear.

Associazione Regionale Cooperative Servizi Legacoop Umbria, PostModernissimo e ZUT presentano:

24 Febbraio ore 21.30 PostModernissimo, Perugia
25 Febbraio ore 18.00 ZUT, Foligno

La Buona Uscita
Proiezione del film e incontro con il regista Enrico Iannaccone. Modera le due serate Giacomo Calzoni redattore di Sentieri selvaggi

Il regista Enrico Innaccone sarà ospite al PostMod e allo ZUT! per presentare la sua opera prima. L’autore, classe 1989, ha già vinto il David di Donatello con il cortometraggio L’esecuzione nel 2013.

Lucrezia è una donna libera che si è concessa il lusso di avere quasi 300 amanti occasionali, fregandosene della sua reputazione di “ninfomane” e godendo della sua fama di “femminone di prim’ordine”. Il suo amante più assiduo è Marco, anche lui un uomo libero che si è potuto permettere la propria libertà grazie ad una ricchezza inestimabile e ha potuto conservare intatto il proprio ottimismo alla faccia della crisi grazie alla mancanza totale di scrupoli che quella crisi gliel’ha fatta cavalcare a suo vantaggio. Ora Lucrezia e Marco sono ad un punto di svolta: lei ha deciso di sposarsi con un uomo insulso e molto più giovane come antidoto alla solitudine e alla vecchiaia; lui deve organizzare la bancarotta fraudolenta della sua azienda e accettare la notizia che Lucrezia ha intenzione di essere fedele al neomarito.
Al suo debutto al lungometraggio dopo una serie di corti, fra cui quel L’esecuzione premiato con un David di Donatello nel 2013, Enrico Iannaccone (classe 1989) racconta una Napoli fuori dallo stereotipo, una città surreale in cui “o sole mio” non splende mai per lasciare il posto ad un chiaroscuro preapocalittico, e in cui miseria e ignobiltà coesistono in una relazione simbiotica. Il principale merito del film scritto e diretto da Iannaccone è proprio l’originalità, soprattutto nella creazione di due personaggi fuori dalla morale e dalle regole come Lucrezia e Marco. Sono originalissimi e davvero ben scritti i dialoghi, completamente privi di retorica e di luoghi comuni cinematografici, pieni di cattiveria e di ironia, assurdamente letterari eppure adatti a due personaggi la cui intelligenza non è mai messa in discussione, né mai sminuita per venire incontro ad un pubblico abituato all’appiattimento sistematico dei congiuntivi. Se l’enunciazione dei dialoghi è teatrale è perché teatrale è l’esistenza di Marco e Lucrezia, ed è totale la loro consapevolezza di recitare un ruolo in una vita che è “struttura scenica”: certi dialoghi appartengono alla tradizione dell’assurdo beckettiano come alla napoletanità lunare di Pulcinella, e il mix linguistico che innesta qua e là termini inglesi e francesi con la svogliata condiscendenza con cui si pilucca da un buffet multietnico rispecchia (in forma teatralmente esagerata) quel modo tutto particolare di esprimersi che ha la classe agiata fra Toledo e Posillipo.
Anche la regia è originale, soprattutto nel modo di gestire gli spazi pubblici e privati, scoprendo angoli (e angolazioni) insolite anche per gli ambienti familiari (al pubblico), raccontando le geometrie spaziali come confini dell’anima e installazioni di arte contemporanea, stabilendo un mondo di privilegio sociale che si balocca con l’altrui miseria materiale. Gea Martire e Marco Cavalli servono a perfezione l’unicità dei loro personaggi, il loro registro surreale, la loro verbosa intelligenza e orgogliosa anomalia rispetto alle convenzioni, comprese quelle della recitazione e del cinema. Anche Andrea Cioffi nei panni del fratello minore di Marco incarna bene la meschinità e il cinismo di chi, oltre mancanza di scrupoli, non possiede una propria libertà interiore.

Ingresso 5 euro

Okay, just a small tip to writers who are writing fics in english for characters that are speaking french, please…. don’t write random interjections of “Mon dieu!” Because to be honest, nobody really…. says that. Well, under age 50 anyways. (Also, absolutely no sacre bleus like please just XD save yourself). If you’re looking for something kinda colloquial and not too vulgar, maybe try “mince!” or “la vache!”? Also if it works with the context, “ohhh làlàlàlàlàlàlà” if it’s more of an expression of like… a ‘oops’ sort of a thing. Same with “zut”. 
Mdr a lot of french slang is technically profanity but not really considered that way because… I’m not sure how to explain it actually. It’s a thing.
If it’s too hard to do that I’d actually advise leaving out the random french words because it’s just out of place. If the fic you are writing is in english, then we’re already under the assumption this is all happening in french, so having french interjections is weird because then the brain of your reader will go “oh the rest of it was in english and these two words were the only ones the characters spoke in french” when you were actually trying to convey that the entire thing was spoken in french. Not a big deal all around but it’s just a bit weird and I keep seeing it so… yeah. Ya know what I mean?

ZUT ALLORS! I HAVE MEESED ONE!

Just PMed this to ds9shameblog but throwing it out to the crowd: Rene Auberjonois is the one who sings “Les Poissons” in The Little Mermaid. Surely fandom can do something with this. Chef AU? Mermaid AU? Quark as the fugliest mermaid, staring forlornly at his Cavern of Stuff, thinking of all the profit he could make if he were only a Part Of Their World? GOING INTO BUSINESS WITH URSULA???? THE POSSIBILITIES ARE ENDLESS, CHUMS