yahima torres

Venus noire by Abdellatif Kechiche

For the first time, or maybe the second after La Vie en rose, I was totally upset when I came out the movie theater ! This film is very sad : one can notice the awful comportment of the being humans between them and the humiliation that they can give to their fellows. But if you have the occasion to watch it, do it !

VENERE NERA

Venus Noire

France, 2010

Regia: Abdellatif Kechiche

Interpreti: Yahima Torres, Olivier Gourmet, Jean-Christophe Bouvet, Jonathan Pienaar

“Venere Nera” narra la vita di Saartjie Baartman, una ragazza ottentotta (termine derivante dall'olandese “balbuziente”, che definisce la peculiare parlantina di un'etnia Sudafricana, altrimenti conosciuta come Khoi - grazie Wikipedia) che nei primi anni dell'Ottocento veniva esibita come fenomeno da baraccone per intrattenere il pubblico pagante, che ammira le sue forme e la particolare anatomia che la rendeva aliena agli occhi degli europei del tempo. Dietro la promessa di facili guadagni e con una triste storia alle spalle (convivente e figlio deceduti), Saartjie non ha molta scelta ed è costretta a seguire un impresario che divide con lei la metà del ricavato degli spettacoli. La svolta arriva quando un nugolo di professoroni francesi desidera studiarla per avere conferma delle sue origini e certificare il suo status (attraverso pratiche che devono essere sembrate barbare pure ai tempi); A quel punto Saartjie, o Sara come viene a volte chiamata, non riesce a sopportare più il peso delle umiliazioni alle quali é sottoposta e il teatrino che s'è costruita per far fronte alle angherie inizia a crollare.

La storia ricorda da vicino Elephant Man; anche lì le forme che la natura ha dato ad una persona vengono esibite e diventano oggetto di scherno e pubblico ludibrio, ma se John Merrick voleva disperatamente integrarsi e fare parte della società, qui Saartje sembra rifuggere qualsiasi contatto non strettamente necessario e fare il minimo indispensabile per tirare avanti e fare abbastanza soldi per poter tornare a casa. Sogna di diventare madre e di avere un'esistenza normale; le continue angherie dei suoi impresari prima e del pubblico poi fanno sì che si ricreda subito. Yahima Torres è bravissima nel dare vita ad una persona sconfitta, che si difende come può ma che non è fatta per quel tempo e quel luogo. Nel frattempo i benpensanti contemporanei si scandalizzano per il modo in cui viene trattata e denunciano l'impresario, portandolo in tribunale.

Una parte dello spettacolino prevede che Saartjie agiti il generoso deretano di fronte al pubblico, invitato poi a toccare; lei chiaramente non vuole, implora l'impresario di fermarli ma lui non sente ragioni, così si sottopone a questa ulteriore umiliazione, e con le lacrime agli occhi spera che tutto finisca presto. Un'altra parte prevede che tenti di scimmiottare gli artisti europei e canti, armata di chitarrina; l'impresario la fa volutamente stonare per l'ilarità generale. Un giorno però lei non lo fa e il pubblico rimane impressionato dalla voce e dalle movenze, mettendo in dubbio l'essenza stessa del suo ruolo nello spettacolo, che la vorrebbe un quasi animale selvaggio catturato dal coraggioso impresario. Così quest'ultimo s'arrabbia e la vende ad un francese ancor più ombroso, attraverso il quale la situazione si fa per Saartje sempre più drammatica e le umiliazioni raggiungono (e superano) il punto di non ritorno.

Il viscido nuovo impresario Réaux (un ottimamente detestabile Olivier Gourmet) la fa scendere in una spirale sempre più oscura di depravazione e umiliazione. Saartje non può nulla; può solo chiudere gli occhi e sopportare. Quando anche il pubblico francese nota il trattamento al quale viene sottoposta (bassissimo pure per gli standard dell'epoca) e inizia a disertare le sue performance, a Saartje non rimane altro che operare in un bordello.

La storia di Saartjie sarà ancora costellata di umiliazioni che sembrano non finire nemmeno dopo la sua morte. Il film é lontano dalle produzioni rassicuranti hollywoodiane; non ci sono cattivoni che si redimono offrendo un barlume di speranza ed il regista tunisino (conosciuto per l'ottimo Cous Cous (il film)) non fa sconti. Sei lì e ti becchi le umiliazioni in primissimo piano, con Saartje. 

Forse non c'era altro modo di raccontare questa storia; rimane il fatto che, con un cast quasi perfetto e una direzione sicura e senza sbavature, le due ore e mezza abbondanti del film, pur senza essere adatte ai più sensibili, sono un'importante testimonianza di quanto l'ignoranza nei confronti del diverso sia pericolosa.