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Dolce&Gabbana: “W LA FIGA!”

I protagonista della “notizia” della settimana sono gli stilisti nostrani Dolce&Gabbana. Infatti ogni tanto, tra una denuncia di evasione fiscale e l’altra,  tornando a far parlare di sé, ovviamente non per le loro creazioni “d’alta moda” (il virgolettato parte d’obbligo) ma sul loro orientamento sessuale e la loro presa di posizione sui diritti degli appartenenti alla comunità lgbt.

 Ecco la copertina che ha fatto tanto discutere:

Ebbene si, al contrario delle dicerie che vagano nel mondo della moda e non solo, i due stilisti non sono omosessuali, non sono mai stati assieme e insomma non gli piace il ca… il pesce! Hanno da sempre nascosto la loro eterosessualità  per paura di essere discriminati dal cattivo e frustante ambiente della moda, dove se non ti piace il pesce muori digiuno, quindi o ti fingi gay  o non diventerai mai uno stilista affermato. Dopo tanti anni, e dopo avere trasportato abbastanza denaro nelle banche svizzere, i due si sono sentiti liberi di urlare al mondo “W LA FIGA!”

I loro clienti omosessuali sono impazziti, in un primo momento pensavano che fosse l’ennesima moda provocatoria lanciata dai due e hanno iniziato a leccare patate in ogni dove, le discoteche gay milanesi sono rimaste vuote e desolate; instagram e twitter hanno registrato un calo dei nuovi iscritti e il numero dei gatti randagi è aumentato vertiginosamente. Prima che Madonna decidesse di cancellare l’unica tappa del suo tour a Torino, la comunità gay ha capito che quella non fosse una moda del momento ma soprattutto che  non potevano rinunciare al pesce, troppo buono per non mangiarlo. Così tutto sembrava fosse tornato alla normalità, o meglio non proprio tutto; infatti i due, di cui in questo momento non ricordo i nomi e non mi va di googlare, ancor prima di dichiarare le loro preferenze sessuali, hanno rilasciato un’intervista al settimanale Panorama, in cui puntualizzavano il loro punto di vista sul concetto di famiglia tradizionale, ossia quella composta da madre, padre e figlio nato da un loro rapporto sessuale. Eccovi la copertina, meglio che certe facce de merda vadano ricordate:

In questo modo sia Dolce che Gabbana, ancora non si sa chi si fingesse passivo e chi attivo, si sono scagliati contro le adozioni da parte di persone dello stesso sesso, ma anche contro chi procrea un figlio tramite fecondazione in vitro. Definiscono “sintetici” i bambini avuti in tale maniera, più sintetici del poliestere che utilizzano per “realizzare” i loro capi. La comunità lgbt e non solo stanno cercando di capire di che cosa si sono fatti stavolta e se sia stato tutta colpa di Kate Moss e del suo pusher di riserva. Intanto un altro colosso della mondo dello spettacolo prende il suo iphone, accede su instagram e dice “NO!” 

Stiamo parlando proprio di Sir Elton John

Il sempre sobrio cantante inglese non permette ai due di definire “sintetico” il figlio che ha appena avuto con il suo compagnio, anzi marito, solo perché non è nato dal suo grembo, lanciando una campagna di boicottaggio contro i due stilisti #BoycottDolceGabbana. Inoltre fonti ufficiali ci segnalano che Elton abbia dichiarato di aver visto in passato i due stilisti molto spesso mangiare sushi e non gli sembravano per niente disgustati dal sapore del caz… pesce.

Intanto il signor Barilla sembra interessato a chiamare Dolce&Gabbana come futuri testimonial, per l’occasione i due realizzeranno un package realizzato con pelle di mucca glitterata (eterissimo). Mentre Ikea costruirà una culla a forma di fallo come simbolo della campagna di boicottaggio lanciata da Elton John (spese di trasporto e montaggio a carico del Sir).

Lo scontro tra titani del mondo gay è appena iniziato, si dice  in giro che nessuna parrucca verrà risparmiata, staremo a vedere le loro prossime mosse sui social.

Intanto W LA FAMIGLIA, W L’AMORE perché DOVE C’E’ AMORE C’E’ FAMIGLIA!

STIAMO MOLTO CALMI.

AHO’.

Ma la fate finita co’ ste fregnacce da poetesse maledette in perenne pre-mestruo? Siete più false delle mie ciglia.

Ve leggo, me gratto e rutto in segno di disapprovazione più totale.

E me cascano li cojoni, che nel frattempo me so’ cresciuti.