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List Of Episode Season 8:
American Ninja Warrior Episode 1 : Los Angeles Qualifier
American Ninja Warrior Episode 2 : Atlanta Qualifier
American Ninja Warrior Episode 3 : Indianapolis Qualifier
American Ninja Warrior Episode 4 :
American Ninja Warrior Episode 5 : Philadelphia Qualifier
American Ninja Warrior Episode 6 : Los Angeles Finals
American Ninja Warrior Episode 7 : Atlanta Finals
American Ninja Warrior Episode 8 : Indianapolis Finals
American Ninja Warrior Episode 10 : Philadelphia Finals
American Ninja Warrior Episode 11 : National Finals Week 1

Leafpool is my all time favorite warrior cat. She may have made a few bad decisions, but her heart was always in the right place. I don’t think she deserved the hate she got for what happened ;o; at least she saved her kits instead of leaving them to die. Mother of the year

waferspiegacose con sorpresa

Sfatiamo qualche mito: non ci crescerà una pianta di cocomero se ingoiamo tutti i semini della bella fettona d’anguria nella quale stiamo affondando i denti; Babbo Natale esiste eccome; basta basta BASTA con questo immaginario diffuso dell’Antica Grecia tutta in marmo bianco luccicante al sole. Punto primo: tutto,ma proprio tutto, era colorato con bei colori vivaci, di cui restano ancora piccole tracce un po’ dappertutto, su statue e monumenti architettonici. Punto secondo: tante, tantissime statue MADE IN PELOPONNESO (e dintorni) il marmo l’avevano visto giusto per sentito dire. Soprattutto durante l’Età Severa – uno dei momenti clou dell’arte greca – alla pietra si preferiva di gran lunga il bronzo. La lavorazione di tale materiale permetteva leggerezza e pose fino ad allora insperate. Gambe e braccia allargate, lontane dal busto, col marmo sarebbero state un rischioso azzardo, troppo pesante per reggere. Tutto quel marmo che vediamo nei musei è principalmente frutto dell’idea di quei burini di Romani, che se avessero sopportato il peso, si sarebbero fatti pure i sandali, in marmo. E infatti, se diamo un’occhiata ad alcune copie romane di originali greci, notiamo come vengano inseriti piccoli supporti o tronchetti di scena nei punti critici – altrimenti manco l’appello a Zeus le avrebbe tenute in piedi - tipo questo che potete vedere qui, che è una copia del Doriforo di Policleto (di cui vi invito a guardare la postura, per evidenti affinità con quella dei personaggi più sotto):

Ma tutto ‘sto bronzo adesso dove sta? Nel Medioevo erano molto più pragmatici di questi scultori sapientoni. Visto che tanto le divinità greche erano blasfeme e zozzone, che quegli atleti nudi erano osceni e troppo perfetti rispetto alla panza che mettevano su i popolani a furia di polenta, si fondevano le statue, e il bronzo si reimpiegava in armi, utensili, campane. Quando sentirete i rintocchi di una vecchissima campana di una vecchissima chiesa, pensate a quel povero atleta di Olimpia che c’è intrappolato dentro da secoli, poverino. Le uniche statue sopravvissute alla febbre del bronzo, furono quelle che per qualche tragico motivo sfuggirono alle loro grinfie: frane, naufragi,..

Ed arriviamo così all’argomento d’interesse:

Tutti in Italia sanno chi sono i Bronzi di Riace, almeno una volta li hanno visti in tv o hanno sentito Sgarbi citarli a casaccio. Ma sappiamo veramente chi sono? Scommetto di no. E vi dico di più: non credo di saperlo nemmeno io! Posso raccontarvi che nel 1972 vennero rinvenuti non lontano dalla costa calabra, nel Mar Ionio, e riportati sulla riva con tanto di foto reportage:

Probabilmente una nave in età romana naufragò mentre li trasportava in giro per il Mediterraneo, e questo miracolosamente li salvò e permise di farli arrivare fino a noi. A colpo d’occhio notiamo l’equilibrio e l’armonia di questi due Mr. Muscolo statuari, l’evidente studio dell’anatomia umana per realizzarne alla perfezione fino all’ultimo tendine. Ça va sans dire, questo era il principale scopo dell’arte greca se ci orientiamo intorno al V secolo a.C. Convenzionalmente si chiamano BRONZO A, quelli con i riccioli che arrivano alle spalle, e BRONZO B quello con i capelli raccolti da una cuffietta di un elmo che purtroppo non c’è più; c’è anche a chi piace chiamarli IL VECCHIO e IL GIOVANE, ma… chi accidenti sono? Innumerevoli sono le ipotesi avanzate: atleti pronti ad una gara? Guerrieri pronti alla battaglia (più probabile: si suppone che lancia e scudo fossero gli attributi che mancano tra le mani dei nostri simpatici amici)? Un re e un generale? Eroi mitici? E di quale mito? Del mito di Tideo e Anfiarao, che combatterono per la conquista di Tebe? Del mito di Polinice ed Eteocle, i fratelli che per governare si uccisero a vicenda? C’è anche una ipotesi concreta che nota che il BRONZO A (nome tecnico: belli capelli), sia più rigido e teso nella posa e nella resa della muscolatura, rispetto al BRONZO B (nome tecnico: barbetta da hipster), dalla postura più flessuosa: questo potrebbe significare non solo una differenza di mani nel realizzare le due statue, ma anche di tempi – forse Belli Capelli risale ad una generazione prima di Barbetta da Hipster!!! E non sono stati concepiti affatto insieme!!! Potevano tranquillamente essere Gennarino il Pizzettaro di Argo e Plinio il Mocciolino di Tebe che mano si conoscevano tra di loro!

Ultima pillola per i coraggiosi che sono arrivati fin quaggiù nella lettura: Gerald Bruneau, fotografo erede degli insegnamenti di Andy Warhol, nel 2014 si presentò al Museo dove i due bronzi riposano beati, per imbastire un surreale set fotografico, col proposito di trasformare i due eroi muscolosi in icone gay, per sdoganare il mito e provocarci – tanto che non vi dico quante polemiche gli sono piovute addosso! Ha rivestito i bronzi con veli da sposa, perizomi animalier, e boa fucsia, restituendo loro gli oggetti perduti forse in mare – ma al posto degli elmi e delle lance da guerra, ha preferito renderli un po’ più fashion.

Oh, dimenticavo:  i due bronzi sono proprio delle star – hanno persino un sito web tutto loro, che vi consiglio di consultare se volete ficcare ancor più a fondo il naso (e per vedere come siano fermamente convinti del fatto che il gruppo sia stato concepito insieme da un unico artista, originario GUARDA UN PO’ IL CASO di Reggio Calabria, quando invece moltissimi studiosi non è che la pensino proooprio così, eh. E oh, non c’è traccia dell’incursione di Bruneau, sul sito. Shh, è un segreto).

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Jessie Graff makes history by being the first woman to make it past stage 1 of American Ninja Warrior.