w:e

Anche se non sono buono, sarò buono con te. Anche se non mi curo, mi prenderò cura di te. Anche se non sono giusto, sarò giusto per te. Anche se morto, mi rialzerò per te. Anche se non ho un cuore, batterò per te. Anche se sono al buio, splenderò per te.
—  Caneda

Quando una persona ci piace, la sua immagine invade totalmente il nostro cervello, attiva le nostre connessioni sinaptiche e fa aumentare il rilascio di agenti neurochimici, che stimolano l'attrazione e l'aumento di interesse: non facciamo altro che pensare a lei, in ogni luogo, tutto ci ricorda qualcosa del suo aspetto e desideriamo starle accanto, anche solo per sfiorarla, anche solo per abbracciare mentalmente la sua presenza e sorriderle, distrattamente, rallegrandoci per ogni suo sospiro.
Eppure, in quei momenti, noi non siamo semplicemente invaghiti da un pensiero: noi stiamo costruendo un modello.
Un concetto dell'altra persona, una sua rappresentazione, un modello artificiale di simulazione, in grado di inquadrare il nostro rapporto con lei e di dirci se siamo o meno all'altezza delle sue (più nostre) aspettative.
Ma che succede quando questo modello incontra la realtà dei fatti e noi non andiamo più bene (o lei non va più bene) per la conoscenza che il nostro cervello ha generato?
Non riusciamo più a sentire alcun sentimento, se non quello della delusione?
Allora non esiste l'amore?
O amare significa essere attratti dalla nostra idea e trovare qualcuno in grado di rispettarla?

Il sistema cerebrale non ha i recettori del dolore (nocicettori): questo è uno dei motivi per cui si può eseguire un intervento chirurgico al cervello, su un paziente sveglio, al fine di monitorare la situazione e assicurarsi di non ledere nessuna funzione importante.
Che cos’è il dolore?
Il dolore è un sistema di componenti sensitive, affettive e cognitive che interagiscono in un’unica risposta individuale: esso è un campanello di allarme, una miccia che si accende, ci avverte che qualcosa non va, che rischiamo un danno ai nostri tessuti, che dobbiamo evitare un certo stimolo, per non finire feriti o moralmente compromessi.
I nocicettori si trovano a livello muscolare, articolare, viscerale e cutaneo: il segnale dolorifico da essi passa alle corna dorsali del midollo spinale, al talamo e, infine, alla corteccia cerebrale; a quel cervello che non sente dolore, ma lo interpreta, gli dà un senso, proteggendoci, attuando risposte comportamentali congrue all’evitamento di agenti potenzialmente pericolosi.
Il cervello non prova dolore, ma lo percepisce.
Il cervello non conosce il dolore, ma lo analizza e lo memorizza, per permetterci di comprenderlo e di prenderne coscienza.
E se il dolore non fosse reale?
Tutto quello che viviamo, sentiamo, tocchiamo, gustiamo e odoriamo, ad onor del vero, è frutto di segnali elettrici interpretati dal cervello: se questo dolore non fosse reale?
Se il mio mal di stomaco, la mia tristezza, la mia agitazione fossero, a conti fatti, frutto di un’erronea interpretazione dell’ambiente in cui mi trovo?
Possiamo anche aggiungerci un’emotività piuttosto labile e una tendenza al vedere tutto di un solo colore, va bene lo stesso.
Chi glielo dice, al mio cervello, che è un meccanismo perfetto solo nel contesto in cui io stessa l’ho inserito?