vorticies

Sono nata già vecchia
quando seduta alla sera
tiravo polvere alla cera
e nessuno m'udiva
se non in cantina
i topi bisbiglianti.
Sapevano che c'era
chi era simile a loro
nel restare al buio
contro la luce del mondo.

Sono nata già vecchia
perché al futuro donavo
il pensiero scadente
e al nido non tornavo.
E, invece, ci son tornata
pur sempre, come chi
dal ciclone abbattuto
vortici ha visto
e poi s'è ravveduto.

— Gabriella Ronza| apoteosidiparole.

Flusso, riflusso, scosse, vortici, esitazioni del flusso di fronte allo scoglio, grandine e pioggia, nuvole con squarci abbaglianti, brandelli miserandi di un'inutile schiuma, folli impennate seguite da crolli repentini, sforzi immensi e vani, il naufragio che fa capolino da tutte le parti, ombra e dispersione, tutto ciò che si trova nell'abisso, si trova anche nell'uomo.
—  Victor Hugo, L'uomo che ride. Seconda parte “Per ordine del re”, libro quarto “Il sotterraneo penale”, cap. I La tentazione di san Gwynplaine
Aperitivo del buongiorno

Accendiamo la radio
- una che nemmeno esiste, da sola-
e mettiamo su vortici
che incalzano lo spazio d'aria
sospeso tra me e te
e sospingono nelle menti assetate
parvenze di ciò che non è.

3

GIUNCO

NASCO VICINO ALL’ACQUA

LONTANO DALLA QUALE NON POSSO VIVERE.

MI PROTENDO VERSO IL CIELO

AL QUALE RIVOLGO TUTTI I MIEI SGUARDI.

MORBIDA E FLESSUOSA

AMO IL VENTO E ASPETTO IL SUO ARRIVO.

SENZA DI LUI LA MIA VITA SAREBBE STASI E IMMOBILITA’.

SOFFIA IMPETUOSO E MI SCUOTE IN TUTTE LE DIREZIONI.

AFFIDANDOMI COMPLETAMENTE A LUI,

MI LASCIO TRASCINARE.

HO LE RADICI BEN SALDE ALLA TERRA DALLA QUALE NASCO

QUINDI POSSO VIBRARE SENZA IL RISCHIO

DI PERDERMI NEI VORTICI DELL’IGNOTO.

E DOPO LA DANZA RITMICA ED IMPETUOSA

IL VENTO SI PLACA FACENDOSI SEMPRE PIU’ DEBOLE

FINO A SCOMPARIRE IMPROVVISAMENTE COSI’ COME ERA ARRIVATO.

LASCIANDOMI SFINITA DAI VOLTEGGI

MA FELICE DOPO LA DANZA LIBERATRICE.

MARIA

Storie di paese

Forse perché vivevano al mulino,
le tre sorelle figlie del mugnaio,
erano avvezze ai vortici dell’acqua,
ma Angela era troppo silenziosa
e troppo spesso si recava al fiume
sola: senza un presagio del movente,
s’abbandonò una sera alla corrente.

Chi l'ha detto che agli uomini non piacciono i fiori?

Ieri mentre stavo rientrando a casa sono passato sopra un cavalcavia ed uno spettacolo mai visto prima mi ha trattenuto li per quasi un'ora. Sotto di me c'era un enorme distesa di piante alte, verdi e luccicanti, che venivano accarezzate dal vento che soffiava forte. Ciò che mi ha lasciato senza parole è stato l'effetto di queste piante che a migliaia venivano piegate, accarezzate da una mano invisibile. Avevo un mare verde sotto di me: le loro punte luccicavano al sole solo in certe angolazioni, e sembravano tanti piccoli folletti che giocavano danzando, correndo e chiudendosi in stupendi vortici.

Ho fatto un video ma non rende abbastanza. Quindi preferisco postare questa foto, molto più bella guardata da uno schermo:)

In Giappone hanno una credenza per cui le persone sono fatte di due elementi principali: il legno e l'acqua.
Il connubio perfetto fra i due creerebbe una persona senza difetti, capace di avere un equilibrio stabile.
Ma questa parità fra i due elementi non esiste, e non esisterà mai.
Le persone con troppo legno dentro di sé hanno un carattere spigoloso, serio, con un espressione costantemente corrucciata, come ad indicare che la loro malleabilità è a livelli minimi. Bruciano tutti sé stessi pur di ottenere la felicità di un individuo, danno tutto di sé per poi esser buttati come misera cenere.
Mentre le persone con l'anima d'acqua sono di un'inestimabile bellezza, capaci di ammaliare qualsiasi individuo gli si avvicini. Hanno un viso aperto, ma tristemente dipinto, con grandi occhi e folte ciglia. La loro personalità non è nemmeno propriamente una personalità: si adattano ad ogni cambiamento, crepa e direzione. Vengono portati via dalle correnti, fatti cambiare secondo piacimento e mai si opporranno ad una condizione. Si scontreranno, creando vortici di emozioni, ma non si distruggeranno mai del tutto, avranno la forza di cambiare sé stessi pur di vivere ancora.
Ed io sì, sono acqua, e verrò portata via da lui.

…e allora chiudo gli occhi. Per farmi trasportare da emozioni calde e inquietanti. Non le lascio svanire in vortici di compromessi e pregiudizi.Me le tengo addosso…

Vortici di pensieri, pensieri che s'accumulano e si fanno pesanti, pensieri che mi uccidono, pensieri come lame. “Non sei abbastanza, sei stupida, non sei bella, sei sola, apatica, stronza. Sei una delusione, hai brutti voti ed è solo colpa tua. Verrai bocciata, avrai debiti, avrai buttato i soldi dei tuoi genitori in ripetizioni inutilmente. Sei stupida. Allontani tutti da te e pretendi che rimangano. Tutti vanno avanti e te rimani indietro. Sei un casino,non riesci a gestire niente. Sei malata, hai problemi, fatti curare. Falla finita di fare la vittima che qui a nessuno importa di te, nessuno ti salverà.”
—  siamociochepossiamoessere
Probabilmente, anzi sicuramente, nel mio futuro non ci sarai tu, chiamalo gioco del destino, chiamalo caso oppure scelte personali, ma abbiamo preso il volo in due direzioni del cielo ed esso è troppo grande e infinito per permettere a due persone di incontrarsi. Giochiamo spesso di sguardi e ogni tanto il destino gioca con noi, ritrovandoci seduti accanto o nello stesso posto con una canzone che canta di noi. Ho già parlato dei tuoi occhi e dell'effetto che, a distanza di molto tempo, ancora mi fanno, ma il tuo sorriso, anche quello non scherza. Mi prende da dentro, mi fa’ ballare musiche sconosciute e sentire dentro vortici, raffiche di brividi e nulla piú è come prima. Con tutto il caos, con tutto il rumore del mondo avverto dentro una tranquillità fuori dal normale, una tranquillità che spesso cerco negli altri, ma trovo solo in te.
—  Bloodontheskin
Un bacio a te mamma, sto partendo per il nuovo mondo; il porto bagnato dal colore vivo degli oleandri, le vigne acerbe, le guglie che volano alte. Non so se ci rivedremo, gli disse il ragazzo alcune settimane prima di partire, la fame fa fendere quel mare tra cavalloni e vortici; agonia e morte bagnano la poppa, dove si polverizza la spuma delle onde. Il barcone lascia una scia da settimane su quel mare piatto scosso dal Maestrale, il sapore di salato, la nave che scuote l'anima. Su un giaciglio mille uomini pregano Dio, fra valige di cartone, freddo e pianti. Quei bambini parlavano con gli occhi, quando nel nero uno scorcio di luna si rifletteva sulla civada, adesso sembrano anime dannate trasportate da Caronte. Le rughe fra gli occhi degli anziani raccontano storie sul paese sognato, un paese che forse non vedranno mai con i loro occhi se non da morti. Il sole però prima o poi rischiara anche le tenebre più profonde.
L’orizzonte, il contorno delle coste, il Libeccio soffia sul molo… il nuovo mondo. Adesso il cuore è inondato di lacrime rosse, la strada bagnata da fiori di Bougainvillea; il sole che si rispecchia nelle maioliche, ma la speranza di evadere da quei bassi fondi è ancora lontana. Su quella spiaggia lui è solo. Passano gli anni, inseguito dalla malasorte… il sogno era diventato un incubo, e l’incubo diventato morte. Adesso prega più forte, stare lontano da casa lo fa stare male; vuole rivedere quei gelsi bianchi e quegli ulivi che ornavano la sua vecchia casa, il ciliegio su cui si arrampicava, il sussurro della madre alla prime luci del alba. Adesso corre scalzo in quei campi solo nei sogni e spera un giorno di farci ritorno.
Semplicemente, non sapeva cosa fare oltre a raccogliere il suo sguardo ogni volta che le sfuggiva addosso a lui.
Impossibile non guardarlo se mi è così vicino, pensava.
E così, parlando con i suoi amici, ogni tanto, quando proprio ne sentiva la necessità, lasciava ai suoi occhi l’infinito piacere d’ammirarlo.
L’importante è che nessuno se ne accorga, si ripeteva mentre tornava nella sua parte di mondo.
Quanto era bello. Quanto le mancava.
Sarebbe andata li ad abbracciarlo e baciarlo, se non fosse stato per le ripercussioni che quei gesti avrebbero avuto successivamente.
Non è più tuo, si ricordava.
Non gli interessa di te, si ripeteva.
Eppure dicono che ti guarda, rifletteva.
Si assentava dai discorsi dei suoi amici, e intanto, con la mente, viaggiava tra vortici domande e contraddizioni.
Non era colpa sua, non aveva scelto lei di innamorarsi di un ragazzo così pazzo ed enigmatico. Ma era ovvio che sarebbe finita così, lei lo sapeva benissimo. L’aveva sempre saputo, fin dal primo sguardo, e dal primo abbraccio, quando, se n’era già follemente innamorata.
Continuava a guardarlo, sottoponendosi, ogni volta, a una dura prova d’autocontrollo per evitare di andare davanti a lui, guardarlo negli occhi, e spiegargli quanto avesse bisogno che tornasse a stringerla.
Lo guardava, e lo riguardava. Tra una discussione ed un’altra, tra attimi di disattenzione dei suoi amici, chiedendosi come facessero ad essere così ciechi da non accorgersene.
C’era qualcosa di unico in lui, un qualcosa che l’incantava. Ne era certa, l’aveva sempre pensato.
Era affascinante e malinconico, guardarlo da lontano.
Triste, quel senso di mancanza che l’avvolgeva, e paralizzante, l’incapacità di trovare un modo per farlo tornare.
Ma le mancava, e doveva riprenderselo.
—  uncasinoinnamorato