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Ho il ragazzo talmente alternativo, che ha deciso che mercoledì, dopo la discussione di laurea, invece di sfoggiare la consona corona d'alloro, si farà fare una ben più attinente, corona di spine. La passione di Gianluca hulabalu, prossimamente sui vostri schermi. AAA CERCASI N° 2  figuranti volontari, possibilmente vestiti da antichi soldati romani, disposti a frustarlo durante la proclamazione e l'uscita dal plesso di viale Morgagni, chiamare ore pasti, no perdi tempo.

Segnalo la bellissima iniziativa #marevivo. Se proprio devi fumare, almeno non buttare le cicche nella sabbia!
L'1 e il 2 agosto, dei bravi volontari distribuiranno questi posacenere usa&getta in tantissime spiagge italiane.
Non fare lo zozzone!
#mailmarenonvaleunacicca #jti

SIFermi chi può: 10 passi verso il disagio.

E’ dappertutto, non si parla d'altro, una volta entrati nel giro sono necessari mesi e mesi di riabilitazione e video di gattini per uscirne relativamente illesi.(Non è vero, ormai siete fottuti)
Ebbene sì, parliamo di School Idol Festival, per gli amici Love Live! o la nuova frontiera delle droghe pesanti.
Le sue origini sono antichissime,tanto da risalire al lontano 1300 (vedi: “la Peste Nera”) ma nonostante ciò ancora oggi non è stata trovata una cura efficace.
Recenti studi hanno portato alla luce gli effetti di SIF sul sistema nervoso umano; è stato selezionato un team di cinque volontari “esterni” al mondo delle Idol e dei videogiochi ritmici grazie ai quali sono stati evidenziati gli stadi della patologia:

FASE 1.

Il soggetto è scettico riguardo l'intraprendere il percorso tortuoso di questo gioco (causa principale: il download infinito
ma anche:

FASE 2.

Una volta appresi i meccanismi del gioco (tempo medio di una settimana), il soggetto inizia ad organizzarsi al meglio per non farsi sfuggire Love Gem e LP. La sua devozione non è ancora a livello patologico: si accontenta dei premi giornalieri e di riuscire a fare perfettamente le Easy e full combo in Normal. Non ci sono ancora segni di demenza/ delirio, per ora “è solo un gioco”.

FASE 3.

Da questo momento vi è un'evoluzione nell'approccio al gioco.
Il soggetto entra per la prima volta in contatto con giocatori più forti tramite gli eventi.
Si tratta di un cambiamento radicale: ambizione, competitività, onore in battaglia, il soggetto intraprende una crociata contro il tempo, la vita sociale e la sanità mentale per raggiungere il top del ranking o anche solo asfaltare gli amici.

FASE 4.

Non importa se è a cena con gli amici, nel bel mezzo di una lezione universitaria o a un funerale, il soggetto deve massimizzare i tempi di gioco controllando periodicamente i LP ma soprattutto deve evitare come la peste i luoghi senza connessione a internet (piuttosto non esce).

Allego commento del soggetto n°2:

Gli amici che arrivano in ritardo e ti permettono di giocare a LL e finire i LP

FASE 5.

Uno degli obbiettivi principali di un Love Liver è scoutare le idol più ambite ovvero le UR (o le SR, se proprio va male).
All'inizio si accontenta dei soloyolo, delle R che al massimo può idolizzare e delle botte di fortuna. Ora raccoglie Love Gem a pacchi di 50 e prega in giapponese antico che esca almeno una SR(o che non capiti Honoka, dipende dai casi).

“Elevata, vorrei agguantarla!” (cit. qualsiasi Love liver sulla idol desiderata)

FASE 6.

La corsa alle idol continua e questo implica la ricerca della sacra Love Gem. Il soggetto non sa più come raccoglierle, ormai ha sbloccato tutte le side- stories e si ritrova a segnare i compleanni delle idol sul calendario per programmare gli scouting.

FASE 7.

Le cose iniziano a farsi serie. Side-stories, premi giornalieri e compleanni non bastano più: è ora di entrare nel mondo delle EXP.
Da qui seguono fratture composte alle falangi, imprecazioni di vario genere e la perdita della priopria anima.

FASE 8.

Sbagliando si impara, certo, ma anche guardando le performance degli asiatici su Youtube.
Il modo migliore per raggiungere il top del top è appropriarsi dei segreti del mestiere.

FASE 9.

Ormai Love Live! ha perso la componente “Live” e il soggetto si ritrova ad impostare sveglie notturne per non perdere neanche un LP utile alla sua ascesa.

Allego commento del soggetto n°3:

Capisci di avere qualche problema quando, svegliandoti alle 5 e mezza per colpa del temporale, pensi ‘'mhh… a quest'ora mi si sono riempiti gi LP ‘’

FASE 10.

Era meglio limitarsi all'anime.


(E comunque anche aver scritto tutto questo non è molto normale)

anonymous asked:

Quando soffriamo (specialmente per amore) sentiamo anche un dolore fisico al cuore che secondo me può essere paragonato alla puntura di tanti aghi, come mai succede questo? 💕

Momento ricerca!

Tra parentesi, prima o poi farò risposte vocali, con la musichetta di Quark: sai che figata!

*Valentina, contegno e stai zitta*

Quando una relazione d’amore termina, si attivano alcune aree cerebrali implicate anche nell’elaborazione di un dolore fisico.
Questa scoperta la dobbiamo a Naomi Eisenberger, ricerca pubblicata su “Proceedings of the National Academy of Sciences”.
Esperimento: 122 volontari sottoposti ad un gioco, in cui si simulava un episodio di rifiuto sociale, mentre erano monitorati tramite risonanza.
Cos’è stato scoperto?
Il rifiuto sociale attiva la corteccia cingolata anteriore e l’insula anteriore di sinistra, aree “sveglie” quando ci facciamo male o quando abbiamo un fastidio costante, proprio perché elaborano la componente affettiva del dolore fisico.
Soggetti con lesioni in queste aree vivono in maniera più distaccata il rifiuto sociale.

Ti riporto le parole di Donatella Marazziti, del Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Pisa: “Non mi meraviglia che la base biologica per il dolore fisico e psicologico sia la stessa. Non usiamo infiniti sistemi per le nostre funzioni; per situazioni simili adattiamo e attiviamo un unico circuito. Del resto il valore profondo del dolore, reale o psicologico, è uno: ci segnala che dobbiamo evitare qualcosa che può nuocerci”.

In sostanza, che sia per una sofferenza d’amore o per una mano bruciata dall’olio delle patatine fritte, il cervello attiva i recettori per gli oppioidi, per placare il dolore fisico e lo stress che l’evento avversivo scaturisce.
Dolore fisico e dolore psicologico hanno una base di attivazione in comune: entrambi portano l’individuo ad adattarsi e a cambiare, per poter sopravvivere.

Expo 2015, in venti giorni 314 volontari con la spilla

Expo 2015, in venti giorni 314 volontari con la spilla

di Gaiaitalia.com

 

Dopo 20 giorni e 5 incontri conoscitivi il programma di volontariato diffuso Volontari Energia Per Milanoraggiunge 500 richieste e 314 volontari attivi. Abitano tutti nella Città Metropolitana di Milano, anche se alcuni vengono da altre città: Firenze, Roma, Perugia, Partinico, Solaro, Termoli. Hanno come età media 44 anni, i più giovani sono appena maggiorenni, ma ci sono…

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Il viaggio è ancora lungo, quella di Roma è solo una sosta.

Scontri, polemiche, lamentele. Eppure dall’Eritrea continuano ad arrivare, in centinaia, al centro Baobab, in via Cupa. I migranti ricevono un riparo, del cibo e dei vestiti, offerti dai cittadini del quartiere. I volontari lavorano duro per offrire delle condizioni accettabili per chi da un po’ non ricorda cosa siano. Questo popolo sta scappando dalla violenza e dalla fame. E purtroppo ancora in molti, in Italia, non sanno che non sono qui per fermarsi, non lo vogliono fare, perché consapevoli che anche qui, attualmente, la situazione non è delle più rosee. Non lo sanno o fingono di non sapere, scagliandosi contro il capro espiatorio di turno, manifestando contro il loro arrivo e contro chi li accoglie.

Il punto è che non c’è manifestazione, barricata o chiusura di confini che tenga. Non c’è mare e non c’è deserto. Queste persone hanno deciso di partire, di abbandonare casa, di smembrare famiglie, per continuare a vivere – vivere, non ad esistere in condizioni disumane.

Ho trascorso molto tempo al centro Baobab. Centinaia di storie e centinaia di volti, molti giovanissimi. La mitezza e la dignità di questa gente è disarmante, mentre prova a raccontare, se mastica un po’ d’inglese. Hanno bisogno di riposare, di sorridere, di risollevare un corpo che chissà quante ne avrà passate. Dopo aver viaggiato per mesi e aver rischiato la vita in varie occasioni, stanchezza, sorriso, gratitudine. Speranza di trovare una vita semplice, di realizzare un sogno, da qualche parte, non importa dove.

Un sabato notte ho preso un intercity da Roma Termini a Bolzano, assieme a due giovani e a una donna incinta di otto mesi, che durante il viaggio in Africa è stata catturata e segregata in Libia per tre mesi, riuscendo poi a fuggire. Il suo sguardo impone un rispetto silenzioso.

Nemmeno difficoltà di questo genere li può fermare. Nonostante i pericoli che molti non riescono a scampare. Alcuni ragazzi mi scrivono ancora, aggiornandomi sugli spostamenti. Daniel, 21 anni, mi ha chiamato dalla Francia. E rideva di una gioia che credo di non aver mai sentito prima.

Rapimenti, barconi, c.i.e., barricate, insulti, manifestazioni, odio e razzismo, chiusura dei confini, nel migliore dei casi indifferenza o incapacità di gestire la situazione. Ma la speranza e il desiderio di una vita migliore non possono essere fermati da niente di tutto questo. Che lo si accetti o no, i migranti continueranno a muoversi e a cercare di raggiungere altri luoghi. Sprecare energie contro la vita che si muove non dà nessun tipo di risultato. Mi è stato detto che noi italiani siamo in dovere di aiutarli, perché l’Italia, in passato colonizzatrice, di danni laggiù ne ha fatti parecchi. E invece no, non è per riparare ai danni che le generazioni passate hanno causato che bisogna aiutarli, non per sopire un senso di colpa che personalmente non ci appartiene. Ma semplicemente perché sono esseri umani. E come tutti gli esseri umani, continueranno a cercare una vita migliore, continueranno a muoversi.

English Version

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The entrance of Baobab Center, Rome, self-managed shelter for many Eritrean refugees who stops in Rome for few days, headed to North Europe. Baobab center is putting up hundreds of refugees, distributing clothes and food.

Eritreans waiting for meals to be supplied. Baobab center is putting up hundreds of refugees, distributing clothes and food.

Eritrean resting before their trip toward North Europe. Baobab center is putting up hundreds of refugees, distributing clothes and food.

Baobab Center’s entrance, in Cupa street, Rome.

Eritrean refugees sitting in Cupa street, Rome.

An Eritrean refugee phones home, trying to find some privacy against the wall, in Cupa street, Rome. Families are torn apart, usually young men are the first who leave seeking the better path towards North Europe.

The Red Cross Abulance is taking care of illnesses at Baobab Center.

Red Cross doctor sees eritrean refugees at Baobab center in Rome. Due to unhealthy conditions, many of them have scabies.

Eritrean refugees waiting for their meal to be supplied. Baobab center is putting up hundreds of refugees, distributing clothes and food.

Eritrean women over the supply of meals. Baobab center is putting up hundreds of refugees, distributing clothes and food.

The Cross Red camp, behind Tiburtina station, Rome. This camp is guarded by Italian army.

A young woman is combing a little girl. The Cross Red camp, behind Tiburtina station, Rome. This camp is guarded by Italian army.

Volunteers serving the dinner at Baobab Center, Cupa street, Rome.

Two young Eritrean in their typical greeting.

Women walking in Cupa street, next to Baobab ceter, Rome. Lots of women are travelling alone, reaching their families and risking kidnapping and segregation along the path.

A volunteer is cleaning a refugee’s hands before dinner.

Eritrean refugees playing football outside Baobab center. Many of them are less than 20 years old, they leave their families to look for a better situation in the North of Europe.

A family with little children waiting fot the Intercity train to Bolzano to leave, at Termini station, Rome. Hundreds of migrants leave Rome every night, without knowing if they’ll be able to reach the border or if they will be stopped by police.

Eritrean refugees getting on the Intercity train to Bolzano, Termini station, Rome. Hundreds of migrants leave Rome every night, without knowing if they’ll be able to reach the border or if they will be stopped by police during the trip.

Eritrean refugee on the Intercity train to Bolzano, Termini station, Rome. Hundreds of migrants leave Rome every night, without knowing if they’ll be able to reach the border or if they will be stopped by police during the trip.

Eritrean refugee on the Intercity train to Bolzano, Termini station, Rome. Hundreds of migrants leave Rome every night, without knowing if they’ll be able to reach the border or if they will be stopped by police during the trip.

Eritrean refugees getting on the Intercity train to Bolzano, Termini station, Rome. Hundreds of migrants leave Rome every night, without knowing if they’ll be able to reach the border or if they will be stopped by police during the trip.

Eritrean refugees getting on the Intercity train to Bolzano, Termini station, Rome. Hundreds of migrants leave Rome every night, without knowing if they’ll be able to reach the border or if they will be stopped by police during the trip.

Eritrean refugees getting on the Intercity train to Bolzano, Termini station, Rome. Hundreds of migrants leave Rome every night, without knowing if they’ll be able to reach the border or if they will be stopped by police during the trip.

Greetings and blessing for a safe trip.

A young woman sending messages to her family, at Baobab Center, Rome. Lots of women are travelling alone, reaching their families and risking kidnapping and segregation along the path.

A young man sending messages to his family, at Baobab Center, Rome.

Eritrean refugees resting on the street, at Baobab center, Rome.

The barber room, at Baobab Center, Rome. Refugees and volunteers are doing their best to keep human appreciable condition in the middle of such a tough situation.

Two young boys, just arrived at Baobab center in Rome, sleeping on the floor, amongst bags and luggage. Baobab center is putting up hundreds of refugees, distributing clothes and food.

Volunteers in Baobab center’s kitchen, preparing dinner.

A young Eritrean waiting his turn to have some clothes for the trip toward North Europe. Volunteers and neighbours bring clothes to Baobab center, Rome, every day. Baobab center is putting up hundreds of refugees, distributing clothes and food.

Eritreans in their bedrooms, at Baobab center, Rome.

Men in Baobab center’s bathroom. Baobab center is putting up hundreds of refugees, distributing clothes and food.

A young eritrean migrant is studying an Europe map. Most of them leave their country without knowing how long it will take and how far is their destination, if they eventually can reach it.

Eritrean refugees playing basketball outside Baobab center. Many of them are less than 20 years old, they leave their families to look for a better situation in the North of Europe.

Eritrean refugees preparing for the night, at Baobab center’s courtyard, in Rome. Baobab center is putting up hundreds of refugees, distributing clothes and food. Sometimes beds aren’t enough.

An Eritrean refugee hangs his clothes out to dry. Refugees and volunteers at Baobab Center, Rome, are doing their best to keep human appreciable condition in the middle of such a tough situation.

Volunteers in Baobab center’s kitchen, preparing dinner.

Volunteers are taking care of a sick child, at Baobab center, Rome, entrusting him to the Red Cross.

Eritrean refugees in Cupa street, Rome. A lot of children are braving hard conditions and dangerous trips.

Women waiting for the dinner, at Baobab ceter, Rome. Lots of women are travelling alone, reaching their families and risking kidnapping and segregation along the path.

A woman with her dinner, at Baobab center, Rome.

Women waiting for the dinner, at Baobab ceter, Rome. Lots of women are travelling alone, reaching their families and risking kidnapping and segregation along the path.

A young man contacting his family, at Baobab Center, Rome.

A young woman has her dinner, at Baobab center, Rome.

Eritreans at Termini Station, Rome, waiting for Intercity train to Bolzano, toward Northern border.

A young pregnant woman on the Intercity train from Rome to Bolzano. She’s travelling alone, she will give birth in a month. She’s trying to reach her husband to Germany. During her travel, she was kidnapped and segregated for three months in Libya.

Eritrean refugee on the Intercity train, almost arrived in Bolzano, at sunrise. Hundreds of migrants leave Rome every night, without knowing if they’ll be able to reach the border or if they will be stopped by police during the trip.

Eritrean refugees on their way to Bolzano, toward the northern Italian border.

Eritrean refugee on the Intercity train, almost arrived in Bolzano. They will stop there only a few hours, and then they will take a train to Munich, hoping not to be stopped by police.

Eritrean refugees waiting for the train to Brennero, toward northern Italian border.

©Elena Mantovan

Migrazioni - Centro Baobab, via Cupa, Roma Il viaggio è ancora lungo, quella di Roma è solo una sosta. Scontri, polemiche, lamentele. Eppure dall'Eritrea continuano ad arrivare, in centinaia, al centro Baobab, in via Cupa.
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E!STATE LIBERI - Scampia/Chiaiano.

20 luglio - 25 luglio 2015. Una settimana dedicata al lavoro in un bene confiscato alla mafia alcuni anni fa. Dal 2013, grazie alle associazioni “( R )esistenza” e “Libera” e grazie all'aiuto di volontari, questa terra viene resa produttiva anziché essere abbandonata a se stessa. Con il progetto “Facciamo un paco alla camorra” i prodotti come frutta, uva e verdure vengono venduti e trasformati in marmellate, vini e tanto altro ancora. Personalmente credo sia un traguardo importante per i cittadini di quelle terre, terre conosciute come l'emblema della criminalità e del degrado. Questa settimana passata lì mi ha permesso di avere maggiore consapevolezza di una realtà totalmente diversa dalla mia, di cui avevo sempre sentito parlare al telegiornale, ma dalla quale non ero mai stata capace di filtrare le informazioni veritiere da quelle mediatiche. È stato come aprire un libro di cui ne avevo sempre e solo osservato la copertina. Questa esperienza mi ha permesso di conoscere la rabbia, le ingiustizie e il dolore di un popolo attraverso le sue parole, attraverso le testimonianze di parenti di vittime innocenti della camorra e di persone che trent'anni fa hanno davvero (soprav)vissuto nel terrore e nel degrado totale. È stato un percorso di crescita personale, dove ho conosciuto gente che ha saputo dire basta, è riuscita a cambiare una realtà di cui le istituzioni non si sono mai preoccupate, partendo dal basso, smettendo di star solo a guardare e mettendoci tutto il coraggio possibile. È davvero incredibile quanta speranza e desiderio di cambiamento ho ascoltato nelle loro storie, quanta voglia di rialzarsi e di fare il possibile per migliorare ancora quello che non funziona e lottare contro i soprusi senza mai fermarsi affinché tutto non ritorni come prima. 

Ricerca: ballare tango senza pestarsi piedi, studio spiega meccanismi cervello

Roma, 23 lug. (AdnKronos Salute) - Una coppia di ballerini di tango deve raggiungere una sincronia perfetta dei movimenti, per non pestarsi i piedi durante la performance. Questo implica non solo la capacità di reagire ai passi del compagno, ma anche di prevederli sulla base di indizi appena percettibili. Tuttavia, non si sapeva ancora con precisione quali fossero i processi cognitivi e le basi neurali che ci permettono di agire in modo coordinato con altri. A questo interrogativo ha risposto un gruppo di ricercatori della Sapienza e della Fondazione Santa Lucia di Roma (Lucia Maria Sacheli, Matteo Candidi e Vanessa Era), coordinati da Salvatore Maria Aglioti.
I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista ‘Nature Communication’, portano a localizzare nel solco intra-parietale anteriore sinistro del cervello la sede del coordinamento che ci permette d'integrare l'azione di un partner nel nostro piano motorio.
Nel corso dello studio i ricercatori hanno chiesto ad alcuni volontari sani di coordinarsi con un compagno virtuale (avatar) per afferrare con la massima sincronia possibile un oggetto a forma di bottiglia, imitando il movimento del compagno, oppure eseguendo un movimento complementare. Nonostante si trattasse di un coordinamento minimale, il paradigma sperimentale ricrea la caratteristica fondamentale di ogni interazione motoria reale vale a dire il coordinamento nel tempo e nello spazio con un partner che si muove di fronte a noi.
Durante l'esperimento i ricercatori hanno inibito la reattività di specifiche aree cerebrali mediante una metodica di stimolazione non invasiva (stimolazione magnetica transcranica). I risultati hanno dimostrato che dopo l'inibizione del solco intra-parietale anteriore (Aips), la capacità di coordinamento interpersonale durante azioni complementari diminuisce sensibilmente. Non si riduce, invece, la capacità d'imitazione dei movimenti osservati nel compagno virtuale, suggerendo che l'interazione complementare richieda risorse cognitive e neurali diverse dall'imitazione.
“L'ulteriore studio dei meccanismi sottesi alle interazioni motorie potrebbe dimostrarsi in futuro utile per contribuire a fare luce su processi d’interazione umana più complessi di quelli motori, come quelli mediati dalla comunicazione verbale e a permettere di comprendere condizioni psicologiche e psichiatriche caratterizzate da difficoltà nella sfera sociale ed affettiva”, afferma Matteo Candidi, ricercatore del Dipartimento di psicologia della Sapienza e della fondazione Santa Lucia.

Mozziconi sigaretta: 1 e 2 agosto torna campagna Marevivo

L'1 e il 2 agosto ci saranno in più di 450 spiagge italiane 1000 volontari di Marevivo per distribuire 120.000 posacenere, “Ma il mare non vale una cicca?”.

via GreenStyle http://ift.tt/1CPSG0H

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Les meilleurs moments du Southern Warriors 2015 Xenios

Retrouvez les meilleurs moments de la compétition crossfit Southern Warriors 2015 qui s’est déroulée le 11 et 12 juillet à Lido Sabbiadoro en Italie.

Con questo video degli Highlights – Southern Warriors 2015 Xenios USA® ringrazia gli organizzatori Crossfithc – CrossFit Bari e il team R2F – Road to the Fittest per la bellissima collaborazione, i volontari, i giudici e naturalmente tutti gli atleti che hanno lottato sul campo gara con grande onore…Thanks Guys…Enjoy the video !!!

Posted by XENIOS USA – Italia on samedi 18 juillet 2015

Ma a voi donne, chi vi mantiene ?
—  Principe Filippo, 94 anni, duca d’Edimburgo e marito della regina Elisabetta, rivolto a un gruppo di volontarie impegnate nel sociale, mentre era un visita ufficiale con la sovrana al Chadwell Heath Community Centre di Dagenham