volontarie

Strage di Capaci - 23 maggio 1992

La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.

Giovanni Falcone

No Control iTunes Sponsorship

Per avere un maggiore impatto durante il “No Control Day” (Domenica 17 maggio) abbiamo bisogno del maggior numero di persone possibile che scarichino la canzone LEGALMENTE da iTunes!

L'idea è di avere dei volontari che comprino la canzone e la regalino a chi non può comprarla (perché l'hanno comprata quando è uscito il CD o per altri motivi!).

C'è un problema però! Per ricevere la canzone in regalo devi essere dello stesso paese della persona che la regala! In questo momento ci sono 20 persone che vorrebbero la canzone in Italia, ma nessuno che possa comprarla!

Abbiamo quindi bisogno sia di persona che la vogliano ricevere gratis, sia di persone che la regalino! Se siete interessati andate a questo link ( http://diggingandfluff.tumblr.com/post/119159479099/no-control-itunes-sponsorships ) e riempite i moduli per le richieste!

Per favore spargete la voce più che potete!
Facciamo tutto questo per i ragazzi!

Ha ragione Pavese: il senso di quello che faccio è storto, perché penso che sia così e nulla può salvarmi, perché ogni mia decisione è storta, perché sono io a renderla tale.
La capacità di agire in maniera volontaria, di prendere una decisione, è fondamentale per l’essere umano: sento la necessità o meno di agire, scelgo il tipo di azione da intraprendere e il momento in cui essa deve essere compiuta.
Rispetto alle azioni automatiche, però, quelle volontarie sono accompagnate dall’intenzione (io decido la pianificazione) e dall’agentività (so che un certo atto potrà causare un particolare evento esterno).
Io decido, sono padrona di me stessa: tutto ciò ha un costo cerebrale!
Per compiere un’azione, la corteccia motoria primaria invia informazioni al midollo spinale e ai muscoli: nell’atto volontario, però, il circuito della corteccia motoria primaria attraversa l’area premotoria supplementare, che, a sua volta, riceve input dai gangli della base della corteccia prefrontale.
L’area motoria supplementare si attiva un secondo prima dell’inizio del movimento volontario: qui sta la funzione di pianificazione preparatoria dell’azione.
Inoltre una lesione del lobo frontale, nelle regioni mediali e ventrali, porterebbe l’incapacità di prendere decisioni personalmente vantaggiose, che si accordano alle convenzioni sociali, e l’incapacità di prendere decisioni vantaggiose per le persone che dipendono da noi.
Dunque, dietro una decisione c’è la valutazione dell’ambiente, delle persone che ci sono accanto e l’analisi della nostra storia emotiva: il senso di quello che faccio è storto, perché io penso che sia storto e nulla può salvarmi, perché ogni mia decisione è storta, proprio perché io penso che sia così.
Sapete che vi dico?
Mi alzo in piedi, mi metto comoda e poi inclino il mondo: con il mondo storto, le mie decisioni sembreranno più ragionevoli.
Allora, Cesare, sai che ti dico?
Il senso di quello che faccio sarà pure storto: ma a me piace così.
E riuscirà a salvarmi soltanto quella cosa che sfiderò a restar storta a lungo, proprio come le mie idee.

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Quello che vedete, si chiama Mezzanino ed è il punto di raccolta alla stazione centrale di Milano, che accoglie i profughi siriani e tutti coloro che scappano da una guerra che ormai non vede più buoni o cattivi.

Sono pochi mesi che faccio la volontaria, una volta a settimana, il venerdì. Ma queste poche volte mi sono bastate, a comprendere ancora di più cosa voglia dire essere umani.
In questi mesi ho conosciuto persone che hanno perso ogni cosa: lavoro, casa, denaro, famiglia e parenti. Ragazzi costretti a lasciare la scuola, le università, vedersi un futuro andare in pezzi, per aver salva la vita.

Ho conosciuto e giocato e cantato tanto con i bambini palestinesi. Mohammed, Huda e la piccola Alissa. Che anche se il mio arabo faceva schifo e sapevano che li capivo poco o niente, mi prendevano per mano chiedendomi di giocare a palla, di battere le mani, di cantare con loro, più forte.

“Stavamo giocando con Mohammed, 9 anni, palestinese. Ad un certo punto, tra una canzone e l'altra, gli ho appoggiato una mano sulla spalla, chiedendogli se fosse stanco. L'ho visto fermarsi, guardare a terra, e piangere. Gli ho passato un fazzoletto per asciugarsi il viso, e lui mi ha baciato le mani, ringraziandomi. Quello che ho visto nei suoi occhi non faceva più parte di un bambino, era la stanchezza un uomo di 40 anni.”

“Ho conosciuto una famiglia, composta da un nonno e i suoi due figli, uomini di 30 anni, sposati e con le rispettive famiglie. Mi sono presentata al signore più anziano, al nonno, che ha voluto sapere il mio nome, quanti anni avessi e cosa studiassi in università. Tutto questo in un ottimo inglese.
-Parla inglese molto bene!
-Grazie, insegnavo all'università prima di venire qui.
In un attimo, ci siamo ritrovati a parlare come se fossimo vecchi amici. Mi ha raccontato della sua vita il Siria, del suo lavoro all'università, di come, da un giorno all'altro, avesse perso ogni cosa. Il lavoro, la macchina, la casa che aveva costruito negli anni.
Un'altra volontaria, sentendolo gli appoggia una mano sulla spalla.
-I’m strong.
Gli ho sentito dire in risposta, girando lo sguardo.
Un uomo di 60 anni mi ha parlato della sua vita con il cuore in mano, senza che io avessi fatto qualcosa per meritarlo. E con una dignità da eroe, e la modestia di un uomo, mi ha parlato del suo dolore, e della forza che ha dovuto avere per non cedere davanti ad una vita distrutta, per poter portare via i suoi figli dalla Siria, e raggiungere il suo terzo figlio in Germania, dove di nuovo avrebbero avuto una casa, e una famiglia.
Alla fine di tutto questo, non sapevo cosa dire.
Così si è avvicinato a me, mi ha preso il braccio e mi ha guardata negli occhi. Dopo qualche attimo di esitazione, mi ha detto qualcosa che per un certo verso mi ha cambiato la vita.
-Io non ho figlie femmine…- ha cominciato,
-Ma se mai dovessi capitare in Germania, ricordati che hai un padre che ti aspetta.-

Inutile dire che queste cose stordiscono, ti scuotono l'anima e ti fanno tremare.
Gli ho visti andar via, salire sul treno, mi hanno salutata da lontano.
E sola sul mio treno per tornare a casa, in silenzio anche io, ho cominciato a piangere.

Racconti dal Mezzanino.

La ‪‎Musica Classica‬ migliora le funzioni ‪‎cerebrali‬, potenziando i geni responsabili dell’apprendimento e della memoria.
Ciò è sostenuto da alcuni ricercatori dell'Università di Helsinki, che hanno fatto ascoltare a dei volontari un brano di ‪Mozart‬.
I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: uno composto da appassionati di musica classica e l'altro da soggetti inesperti in tale ambito musicale.
I ricercatori hanno analizzato il modo in cui la musica influenzava i profili di espressione genica nel loro ‪‎cervello‬.
Nel primo gruppo non ci sono stati cambiamenti, nel secondo, invece, hanno osservato l'attivazione di ‪‎geni‬ cerebrali coinvolti nella secrezione e nel trasporto della ‪‎dopamina‬, nella neurotrasmissione sinaptica, nell'‪‎apprendimento‬ e nella ‪memoria‬.

Credit by https://peerj.com/articles/830/

Cos’è la Clownterapia?

Patch Adams, medico statunitense e ideatore della Clownterapia, sostiene da sempre che il medico non deve solo curare il malato, ma anche prendersi cura di lui. Da diversi anni oltre ai medici clown si sono aggiunti i volontariclown di corsia”, persone che spesso non hanno niente a che fare con il mondo ospedaliero ma che con amore dedicano il proprio tempo, dopo essere stati formati, a chi ha difficoltà anche solo a ricordare come si sorride. Quest’aiuto, che può sembrare poca cosa, migliora sensibilmente la qualità della vita dei pazienti, permettendo loro un rapporto più sereno con la malattia e la cura da seguire.
In cambio, alla fine della sua visita, il clown porterà con sé un cuore appesantito dolcemente dai sorrisi ricevuti, dall’essere riuscito, seppure per breve tempo, a portare nelle sue fiabe gli occhietti dei bimbi che lo hanno accolto e gli occhioni di chi, nonostante l’età adulta e la consapevolezza della malattia, si è lasciato trasportare in un mondo magico per tornare a sorridere.

Volontari

Alfano l'ideona di far lavorare gratis i migranti doveva farsela venire prima, così anche Expo risolveva subito il problema dei “volontari”.

anonymous asked:

Cosa succede al nostro cervello quando ci arrabbiamo?

La ricerca di Neus Herrero (Università di Valencia) ha dimostrato che quando ci arrabbiamo la frequenza cardiaca, la tensione arteriosa e la produzione di testosterone aumentano, mentre il cortisolo (l’ormone dello stress) diminuisce, e l’emisfero sinistro del cervello diventa più stimolato.
Un’emozione intensa porta cambiamenti profondi nel sistema nervoso autonomo, che controlla la risposta cardiovascolare e nel sistema endocrino.
Le variazioni di attività dell’emisfero sinistro, poi, si hanno a livello frontale e temporale.
Lo studio, a mio avviso, è divertente: hanno “indotto reazioni di rabbia” a 30 soggetti volontari, attraverso l’uso di frasi che nel quotidiano possono scatenare irritazione e aggressività nell’interlocutore di turno.
Hanno misurato, prima e dopo tale reazione, la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, i livelli di testosterone e cortisolo, l’attivazione asimmetrica del cervello e lo stato d’animo generale.
Tutti questi soggetti, dopo aver avuto una reazione emotiva intensa, hanno avuto una modificazione dello stato d’animo generale, visto che si sono sentiti molto frustrati e propensi alla generazione di pensieri negativi, e, inoltre, hanno subito una variazione dei parametri precedentemente elencati (aumento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e del testosterone con diminuzione del cortisolo).
Nella valutazione dell’asimmetria cerebrale hanno notato una maggiore attivazione sia della parte frontale destra, legata alle emozioni negative, che della parte sinistra, implicata nella valutazione di emozioni positive.
Allora serve una precisazione, visto che la rabbia non porta di certo sensazioni di allegria e felicità!
La regione frontale sinistra è legata a “emozioni di vicinanza”, mentre la regione frontale destra è legata a “emozioni di ritiro”.
Se ci rifletti, le emozioni positive sono legate ad un fattore di vicinanza, mentre quelle negative sono insite in un processo di allontanamento/ritiro.
La rabbia è una sorta di “eccezione”, in quanto è vissuta come negativa, ma richiede la vicinanza dell’agente “irritante”.
Il fatto è che quando ci arrabbiamo, non consideriamo la negatività dello stimolo, ma abbiamo una tendenza innata ad avvicinarsi ad esso, per cercare di distruggerlo (come a placare il nostro povero Io tormentato).

“L’atto comunitario di centinaia, forse migliaia di volontari di tutte le età è stato pienamente anticonformista. Niente è più anticonformista della cura di qualcuno e di qualcosa. La cura richiede di staccare lo sguardo dal sé e di riprendere confidenza con la realtà materiale, i muri, le strade, le case, gli scorci spesso trascurati della vita collettiva”. L'amaca di MICHELE SERRA

SPQR, l’abuso della legalita’

Fa davvero un grande effetto veder sventolare le bandiere di Libera sul chiosco della ex Spiaggia Amanusa, oggi ribattezzata Spiaggia Libera SPQR. Finalmente - urla ai quattro venti la comitiva affiliata al partito democratico - a Ostia e’ arrivata la legalità. La foto che apre questo post e’ stata scattata il 29 aprile scorso. Il giorno dell’inaugurazione. Rimossa la sagoma del grande squalo che accoglieva i bagnanti all'entrata della spiaggia (da sempre libera), l'animale più fotografato del litorale, al suo posto e’ rimasto lo scheletro consumato dalla salsedine dell'impalcatura, un vuoto indecoroso.

Erette le belle bandiere, sono arrivati accompagnati dall'assessore alla legalità’ del comune di Roma, Alfonso Sabella (da qualche giorno “eletto governatore” di Ostia), giornalisti, albergatori, dirigenti dell’Uisp e di Libera e della Coop SPQR (la triade che gestisce l'arenile, con la collaborazione di Fillea Cgil Roma e Lazio ed altri affini, soprattutto volontari e volenterosi). Tutti ad applaudire “il primo uomo sulla Luna”. Perché di questo si e’ trattato: una discutibile operazione di marketing elettorale. L'inagurazione di una spiaggia libera comunale, gia’ libera, quella del Lungomare Amerigo Vespucci, 144. Orario 9 -19. Vietato l'accesso ai cani. Nulla di nuovo. Neanche l’abuso che ha accolto i festaroli della legalita’. 

Questa la certezza di quanti, e sono molti, conoscono i segreti delle spiagge di Ostia, da Ponente a Levante. O meglio, che possono raccontarvi lo stato reale delle cose. Fatti e storie che il partito democratico di ieri, oggi e domani non vi racconta. Per dirla tutta, tace anche la destra, zitto anche il resto dell'arco politico litoraneo e capitolino che va dai Grillini a Casa Pound, passando per Sel e affini, Radicali compresi. Ognuno pronto a mettere le mani sulla sua porzione di spiaggia. E’ così’ che va ad Ostia, da quando la politica locale - forte della delega innescata dal federalismo - e’ entrata in possesso della gestione degli arenili comunali.

Pezzi di sabbia e mare, dune e sentieri, flora e fauna da appaltare. Senza per altro riuscire a pagare il dovuto canone demaniale, al quale anche il comune di Roma e' sottoposto. E gia’. Una morosità annosa, ventennale, consolidata e restaurata quella dei sindaci romani nei confronti del demanio marittimo. Un patrimonio saccheggiato dalla concertazione tra politica e cooperative, politica e criminalità organizzata.

Depredato per una manciata di euro da affidamenti diretti per somma urgenza o (a discrezione) per l'evento politicamente corretto. Questa la verità scomoda. L'affaire delle spiagge libere. Dove i chioschi prendono fuoco o si allargano a dismisura, negli anni. Sotto gli occhi di tutti, anche della politica e dei vip che li frequentano.

Cominciamo dalla spiaggia libera della legalità battezzata nell'era dei commissari del Pd (Matteo Orfini e Stefano Esposito). Ed eccoci a Sabella che inaugura la spiaggia (della legalità, vale la pena sottolinearlo) al coperto del chiosco abusivo, improvvisamente divenuto “congruo” per l'occasione. Verita’ processuale, sentenza pronunciata il 12 febbraio 2012. E già’. Proprio così (tra gli applausi dei tre albergatori che sostengono la demolizione degli storici stabilimenti del centro per poi gestirne le spiagge) Libera e l’Uisp Roma si dividono la gestione di un chiosco dichiarato abusivo da una sentenza del Tribunale di Roma, sede distaccata di Ostia (quest'ultima non più operativa, un paradosso di questa ventata di legalità targata Pd al quale dedicheremo un altro post). 

D'altra parte sulle spiagge di Ostia, feudo del partito democratico, basta appiccicare ad un legno l'adesivo legalizebeach e sventolare le belle bandiere come quelle di LiberaLegambiente per tramutare ogni abuso in avamposto di diritto e quindi occupare “il bene comune” con il tacito consenso della legge e della politica.

Come a Capocotta, dove i chioschi sono cresciuti a dismisura, anche quello di Mediterranea, l'oasi di Legambiente. Ma non sono stati sfiorati dalle ruspe della legalita’ di Marino, come invece accaduto a Castelporziano. Perche’ il marcio, anche per quest'ultima amministrazione targata Pd, commissariata dallo stesso Pd, e’ sempre degli altri, che siano balneari, che siano gestori di chioschi, l'importante che siano spendibili mediaticamente in quanto brutti, sporchi e cattivi: non graditi, perché estranei al cerchio magico della spartizione del consenso elettorale e delle poltrone. Pressati da ogni tipo di vessazione mediatica, da quella stessa politica che oggi, schiacciata da Mafia Capitale, li corteggia nelle stanze chiuse - già in corsa per la campana elettorale - brandendo la cronaca dell'ultima condanna ai ClanFasciani, Triassi e Spada.

Perché a Ostia c'e’ la mafia. Certo. Quella delle verita’ processuali. Quella che si e’ spartita alcuni chioschi di ponente e che gestiva lo Stabilimento Village. Poi e’ arrivata Libera e anche il chiosco del Faber Beach (confinante con il Faber Village), sequestrato preventivamente per bancarotta fraudolenta, e’ stato gestito nel silenzio della politica e  dell'amministrazione come un bene confiscato alla mafia. Ma anche questa operazione del Pd e’ andata storta, il Faber Beach (con la sua concessione rinnovata al 2020) e’ infatti finito all’asta. Verità’ processuali. Poi c'e’ stata l'operazione Orsa Maggiore, quella dell'occupazione con un blitz “criminal-amministrativo” dello stabilimento del CRAL delle Poste. Ancora da chiarire, il processo si e’ appena aperto. Ultima e’ arrivata Mafia Capitale, con la spartizione di spiagge e servizi. Soprattutto dell’appalto piu’ goloso, quello di Castelporziano, la piu’ grande spiaggia libera d’Europa. (- continua)