vita eterna

Al supermercato guardo sempre con stima le persone che entrano, prendono qualcosa, non riescono ad aspettare di averla pagata, la mangiano/bevono e poi dopo aver fatto la spesa vanno in cassa e pagano consegnando un involucro vuoto. Ma come fanno? Quanto coraggio. Quanta ammirazione. Io mi faccio problemi pure a pendere gli assaggini gratuiti quando me li offrono perché non si sa mai magari li vuole qualcun altro e non bastano per tutti poi mica voglio che pensino che entro per scroccare dai. Uno dei miei passatempi passivo-aggressivo preferiti invece è giudicare la spesa degli altri. Sì, sono una di quelle persone che vi guarda nel carrello e poi dopo attenta osservazione si volta verso di voi ad esprimere il suo disappunto. “Certo, passerai sicuramente una bellissima serata in cesso grazie a quei pacchetti di Fonzies. In bocca al lupo per la gara di rutti a te e le tue 6 bottiglie di Coca Cola. Vuoi anche dello zucchero extra insieme a tutte quelle caramelle e cioccolate oppure dici che è abbastanza. Oh prodotti sani, oh linea Vegan, oh abbiamo uno che ha scoperto il segreto della vita eterna, allora visto che vivrai per sempre perché non mi fai andare avanti in fila. Pizza surgelata, verdure surgelate, prossimo passo iscrizione a Masterchef.” Mi diverto molto al supermercato. Ogni tanto mi compro un ovetto Kinder e quando capita faccio in modo che tutti i bambini presenti lo notino. Voglio essere invidiato. Voglio vadano dalle loro madri a chiedere altrettanto. Invece no stronzetti, aspettate di crescere e di avere un lavoro, queste saranno le gioie della vita. Queste e il fatto che al supermercato vendano gli alcolici. Molti dei ricordi più belli della mia vita sono accompagnati dagli alcolici. O sono stati creati dagli alcolici e me li sono immaginati e niente è vero.

Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.

I pascoli del cielo

Ti è mai capitato di guardare tanti bambini giocare in un prato?
È uno spettacolo del caos: chi corre da una parte, chi dall'altra, chi si raduna in piccolo capannelli all'ombra degli alberi, chi va a caccia di tesori.
Sono un campione rappresentativo della popolazione che sarà:
Ci sono i futuri squali, coloro i quali attirano altri bambini non perché gli fa piacere avere compagnia, ma perché ogni bambino che li ascolta è un mattone in più nel muro del loro ego.
Ci sono i gregari, che sono la maggioranza, e che si dividono tra i piccoli squali e l'inseguimento di un pallone rotolante.
Ci sono gli impositori, che si comportano come se avessero dieci anni in più e hanno sempre pronta una pacca sulla spalla per qualcuno. Ci sono poi gli spiriti liberi, che passano più tempo a osservare gli altri che ad interagirci.
Oggi dietro al bar c'era una comitiva di questa piccola rappresentativa umanitaria.
Sono arrivati in fila a due a due. Tutti con le loro scarpe alte e gli zainetti a spalla. Apriva la fila un prete; ai lati un paio di suore correvano su e giù come bovari del bernese impegnati a tenere la mandria incolonnata.
Appena superate le porte del bar si sono lanciati in mucchi di mille verso i bagni.
Se pensate che la fila sia sempre nel bagno delle donne, non siete mai stati in un posto pieno di bambini.
Il prete si è avvicinato ansimante al banco.
“Posso avere un bicchiere d'acqua fresca?”
Gli ho servito l'acqua mentre le suore cercavano invano di mantenere una parvenza d'ordine davanti alla porta del bagno.
Il nonno mi ha guardato e nel suo sguardo ho letto un “portami via”, ma sapevo che tanto scherzava; il nonno adora i bambini.
La gatta invece era scomparsa. Chissà dove si era andata a nascondere.
Svuotate le vesciche, lo spazio nei pancini si è subito dimostrata una voragine. Ho così dato fondo alle scorte di patatine che mi aveva venduto il rappresentante.
“Possiamo fare pic nic nel prato sul retro?” Mi ha chiesto il prete.
Con il mio consenso, il mucchio selvaggio si è trasferito all'esterno, sbranando panini con la frittata e toast al prosciutto.
Finito il pranzo, sono iniziati i giochi.
Anche Usignolo è uscita dalla sua stanza. Con la coda dell'occhio l'ho vista con un bloc notes sulle gambe intenta a disegnare qualcosa.
Il prete è rientrato per un caffè che gli ho offerto volentieri, poi siamo usciti insieme sul retro e ci siamo seduti su una radice, osservando la piccola orda.
Mi sono acceso un sigaro, offrendone uno al prete che, con mia sorpresa, lo ha accettato.
“Spero che i bambini non la disturbino. Credo che qui di solito non ci sia tutto questo frastuono.”
“Si figuri.” Ho risposto. “Portano allegria. E poi guardi la!”
Indicai Usignolo. Alcune bambine l'avevano raggiunta e lei stava mostrando i suoi disegni, sorridente.
“È la prima volta da che la conosco che la vedo sorridere senza maschera.”
Il prete osservò, aspirando una boccata di fumo.
“Lei è credente?” Mi ha chiesto.
“Credo in Charles Darwin.”
Il prete ha annuito. “Beh, non ci sono contrasti tra ciò che disse Charles Darwin e ciò che dice la bibbia.”
“A parte qualche milione di anni per creare la terra contro i sette giorni della bibbia.” Gli ho sorriso, per fargli capire che non c'era acredine nelle mie parole.
“Giovanni Paolo II ha spiegato che la genesi è un'allegoria; ma il modo in cui il mondo si è evoluto corrisponde a quanto dice la bibbia.” Ha risposto lui: “prima le acque, poi la terra, le piante, gli animali, e per ultimo l'uomo.”
“Si, ma se fosse stato un Dio a creare tutto ciò ci sarebbero state tracce di lui sin dall'inizio, non trova?”
“Ma infatti Dio è sempre esistito!”
“Eppure la religione cattolica ha duemila anni. Se prendiamo anche l'ebraismo si arriva a quattromila. Eppure le tracce dei primi uomini risalgono a quattro milioni di anni fa. Dov'era Dio nei tremilioninovecentonovantaseimila anni precedenti?”
“Dio c'è sempre stato. È solo il suo ‘codice’ che ha quattromila anni.”
Mi sono appoggiato con la schiena al tronco dell'albero. Avevo già affrontato questi discorsi più di una volta, e sapevo che la mia domanda successiva non avrebbe avuto facile risposta: “ma se io chiedo a lei cosa bisogna fare per meritarsi la vita eterna, lei mi risponde che bisogna seguire gli insegnamenti divini, adorare il Padre e riconoscerlo come unico Dio, giusto?”
“Giusto.”
“E che ne sarà dei milioni di uomini che hanno vissuto prima del 'codice’; di quello che hanno adorato il Dio Sole, Giove, Zeus, Mitra… Tutti quelli che hanno vissuto nell'ignoranza del codice, saranno tutti perduti?”
“No.” Mi ha risposto il prete. “Gesù con il suo sacrificio ha salvato tutti. O non crede neanche a Gesù?”
“Credo sia esistito un uomo, di nome Joshua Ben Joseph, è che sia stato un grande uomo e un grande esempio. Non credo fosse divino. E questa è la cosa che mi spiace di più: perché per me è un bell'esempio della bontà e del coraggio che può portare con se l'essere umano. Ma fin che è umano, tutti possiamo avere consapevolezza delle nostre potenzialità. Quando diventa divino, è un esempio irraggiungibile, da osservare ma imposdibile da imitare. La forza del messaggio di Gesù non sta nei miracoli. I miracoli sono orpelli. La forza del messaggio sta nell'aiutare il prossimo, i deboli, gli emarginati: la forza del messaggio è l'uguaglianza.”
Il prete ha spento il suo sigaro, mentre le suore iniziavano a raccogliere il gregge.
“È piacevole conversare con lei, anche se le nostre opinioni sono ovviamente diverse.” Ha detto.
“E per me è piacevole conversare con lei. Mi piacciono le persone aperte alla discussione. Altri preti mi avrebbero già candidato per una scomunica.” Ho sorriso, alzandomi insieme a lui.
“Magari io lo farò.”
“Non lo farà. E comunque non mi cambierebbe la vita. Perché se credo non esista colui che punisce, non potrà mai arrivare una punizione.”
“Quindi con lei tutto è inutile?”
“No.” Ho risposto. “Io ammiro le persone come lei. Sono felice per le persone che hanno fede. È solo una dimensione che io non ho. Magari sono in errore e finirò all'inferno. Ma… Tant'è.”
Il prete mi ha stretto la mano e si è allontanato. Si è avvicinato al suo gregge e ha chiesto una preghiera prima di ripartire.
L'ho sentito raccontare ai bambini di Gesù, di come fosse il loro primo amico e di come non li avrebbe mai abbandonati, che lui era sempre lì e bastava parlargli.
Ho pensato che anche io quando ero piccolo parlavo con qualcuno che non c'era; con un amico immaginario.
Poi mi hanno portato dal dottore e mi hanno dato la clozapina.

23/05/2016

23/05/2016
Sei mesi.
Sei mesi di felicità.
Sei mesi di amore.
Sei mesi di noi.
Sei mesi fa sono diventata la ragazza più fortunata del mondo, ho trovato il mio principe azzurro, quello delle favole che si aspetta con ansia, quello che ho sempre aspettato, quello che ti rende felice, che ti fa sentire bella, amata, ti fa sentire bene.
Sei mesi fa il nostro primo bacio,aspettato con ansia perché eravamo un po insicuri tutti e due.
Sei mesi fa il nostro primo appuntamento da fidanzati, perché prima non avevamo il coraggio di uscire solo noi due e chiamavamo sempre qualche amico.
Sei mesi fa il momento il cui ho cambiato il tuo nome nella rubrica con “Amore mio”.
Sei mesi fa il primo “Ti amo”.
A volte me lo chiedo: “ma come facevo prima a ritenermi felice?“ Adesso lo posso affermare: non sono mai stata così felice in vita mia come in questi 6 mesi, non mi sono mai sentita così bene con una persona e non mi sono mai sentita così bella… e tutto questo solo ed esclusivamente grazie a te.
Certe volte litighiamo, ne sono consapevole, abbiamo litigato anche forte, al punto di non sapere cosa fare.. ma io non mollo, io non mollerò mai, perché una discussione, pesante che sia, è niente paragonata all'amore che provo per te.
E ricordati amore mio, che non serve avere paura, non serve, perché come oggi abbiamo fatto 6 mesi insieme, così arriveremo anche a 7, 8, 9 mesi, e poi 1 anno, 2, 3, 10, 20, 40, 60 e 80, fino al giorno in cui respirerò per l'ultima volta, e quel mio ultimo respiro sarà dedicato a te, per dirti che ti amo ancora, dopo 80 e passa anni, e che ti aspetto per vivere la nostra vita eterna insieme.

Non te lo scordare amore mio, non ti lascerò mai, perché voglio solo te nella mia vita.
Staremo insieme per sempre, finché morte non ci separi e poi oltre.

AUGURI AMORE MIO!! +6 😘❤

-A

Catullo, carme 5

Vivamus mea Lesbia, atque amemus, rumoresque senum severiorum omnes unius aestimemus assis! soles occidere et redire possunt: nobis cum semel occidit brevis lux, nox est perpetua una dormienda. da mi basia mille, deinde centum, dein mille altera, dein secunda centum, deinde usque altera mille, deinde centum. dein, cum milia multa fecerimus, conturbabimus illa, ne sciamus, aut ne quis malus invidere possit, cum tantum sciat esse basiorum.
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Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo, i brontolii dei vecchi troppo seri valutiamoli tutti un soldo! I soli possono tramontare e risorgere: noi, quando sarà tramontata la nostra breve vita, dovremmo dormire un’unica eterna notte. Dammi mille baci, poi cento, poi mille altri, poi ancora cento, poi sempre altri mille, poi cento. Poi, quando ne avrem fatti molte migliaia, li mescoleremo, per non sapere, o perché nessun malvagio possa invidiarli, sapendo esserci tanti baci. 

Non ho molta fidu­cia d’incontrarti
nella vita eterna.
Era già pro­ble­ma­tico par­larti
nella ter­rena.
La colpa è nel sistema
delle comu­ni­ca­zioni.
Se ne sco­prono molte ma non quella
che farebbe ridi­cole non­ché inu­tili
le altre.

- Eugenio Montale, da “Poesie disperse”

2

Basilica sotterranea di Porta Maggiore

Metà I sec. d.C., Roma, Piazzale Labicano

Struttura trinavata con abside centrale, lunghezza circa 12 m, larghezza 9 m, altezza 7 m; opera cementizia, decorazione a stucco e affresco.

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Questo è un posto un sacco misterioso che se scenne sottotera pe visitallo, e stava sottotera puro all’epoca dii romani quanno è stato costruito, e no solo mo perché ciamo costruito sopra noi.

Spesso viè chiamata Basilica Neopitagorica, perché se pensa che chi l’ha fatta fà fosse un seguace dee na filosofia ispirata a Pitagora, che come vedi nun è solo quello dee tabbelline e der famoso teorema ma puro un mistico e un filosofo; ma me renno conto mentre che scrivo che te manco ‘e tabbelline te sei studiato quinni te basti sapè che era un gran cervellone. A Roma ar tempo dell’imperatori s’ereno diffuse certe sette un po’ ispirate a lui, in particolare all’idea che dietro all’apparente casino e schifo der monno ce sta un ordine superiore e na verità nascosta, che si uno è bravo e paziente e ce se mette d’impegno li pò scoprì e vive mejo e perfino superà i limiti umani e perfino perfino aggiudicasse ‘a vita eterna .

E pare (ma nun è popo sicuro) che sto posto ‘o fece costruì un tale Statilio Tauro che era ricco ma poi cadde in disgrazia, forse pe motivi politici, e fu accusato de praticà ‘a maggia (che magara era sta filosofia che amo detto, che però pe potello condannà dissero “è maggia, è vietato, nun se pò fa”).

Che d’era dunque sto posto? Nun se sa bene. Potemo però dì senza meno che nun era na chiesa, in caso quarcuno se sconfonnesse leggendo “basilica”, che ‘e basiliche romane nun ereno robbe de religione ma sale de riunione a forma rettangolare co li pilastri, come questa qua appunto, e solo dopo li cristiani hanno copiato ‘a forma. Forse era na tomba, o forse un’aula de incontro e insegnamento tipo quelle de scola ma pe gente molto più intelligente e selezionata tipo scola privata supervip dii neopitagorici, ma comunque, scola pubblica o privata, te nun ce saresti entrato mai.

‘A decorazione è da paura tutta fatta de stucco, che s’è conservata perché quanno er proprietario è annato a finì male sto posto l’hanno chiuso, messo i sigilli, e riempito de tera, e l’hanno trovato dumila anni dopo pe caso mentre scavaveno pe fà ‘a ferovia. Sò raffigurati tutti miti legati all’aldilà e ar superamento de se stessi come esseri umani, tipo quello de Orfeo, che te ‘o conosci già, o quello de Ganimede, che Zeus se n’era invaghito e se trasforma in aquila quasi fosse daa Lazio e ‘o rapisce in cielo. E se vede Ercole che va a recuperà Arcesti dall’ortretomba, che sta Arcesti s’era sacrificata ar posto der marito pe nun fallo morì. Ma soprattutto, ner posto d’onore in fonno aa sala, c’è ‘a scena daa poetessa Saffo che, avenno preso er due de picche da un pischello de cui s’era innammorata, se butta in mare, e viè accolta da Ino-Leucotea, che puro lei s’era buttata in mare per amore, ma der fijio, pe sarvallo dar marito che era impazzito e ‘o voleva ammazzà, e li dei l’aveveno trasformata in divinità.

Quinni tutti esempi de amore che te fa annà ortre er limite, che pare che mori ma in reartà entri in una dimensione superiore. Però si me posso permette na riflessione, è bello e nobile e quasi divino morì pe sarvà un figlio o un marito o pe un ideale; ma buttasse in mare come Saffo pe no stronzo che nun te vole me pare na cazzata, perché aho si nun te vole nun te vole, nun è che je poi cambià a capoccia, e puro si ‘o costringi, poi devi da sta co uno che sai che nun te voleva, ma pe carità; mejo fassene na ragione e annà avanti, che ner mare, ortre a Ino-Leucotea, ce stanno mille e mille pesci, come dice er proverbio, e sai quanti antri mejo ne trovi?

  • Calipso: Temo il risveglio, come tu temi la morte. Ecco, prima ero morta, ora lo so. Non restava di me su quest'isola che la voce del mare e del vento. Oh non era un patire. Dormivo. Ma da quando sei giunto hai portato un'altr'isola in te.
  • Odisseo: Da troppo tempo la cerco. Tu non sai quel che sia avvistare una terra e socchiudere gli occhi ogni volta per illudersi.
  • Io non posso accettare e tacere.
  • Calipso: Eppure, Odisseo, voi uomini dite che ritrovare quel che si è perduto è sempre un male. Il passato non torna. Nulla regge all'andare del tempo. Tu che hai visto l'Oceano, i mostri e l'Eliso, potrai ancora riconoscere le case, le tue case?
  • Odisseo: Tu stessa hai detto che porto l'isola in me.
  • Calipso: Oh mutata, perduta, un silenzio. L'eco di un mare tra gli scogli o un po' di fumo. Con te nessuno potrà condividerla. Le case saranno come il viso di un vecchio. Le tue parole avranno un senso altro dal loro. Sarai più solo che nel mare.
  • Odisseo: Saprò almeno che devo fermarmi.
  • Calipso: Non vale la pena, Odisseo. Chi non si ferma adesso, subito, non si ferma mai più. Quello che fai, lo farai sempre. Devi rompere una volta il destino, devi uscire di strada, e lasciarti affondare nel tempo...
  • Odisseo: Non sono immortale.
  • Calipso: Lo sarai, se mi ascolti. Che cos'è vita eterna se non questo accettare l'istante che viene e l'istante che va? L'ebbrezza, il piacere, la morte non hanno altro scopo. Cos'è stato finora il tuo errare inquieto?
  • Odisseo: Se lo sapessi avrei già smesso. Ma tu dimentichi qualcosa.
  • Calipso: Dimmi.
  • Odisseo: Quello che cerco l'ho nel cuore, come te.