vita di g

Dopo la fine di una relazione bisogna riflettere. Soprattutto se è una relazione in cui hai investito tantissimo in ogni senso, soprattutto se è finita in un momento in cui proprio non doveva finire, soprattutto se l’altra persona non vuole parlarti più e non puoi confrontarti con lei. Negli ultimi giorni ho ripreso a riflettere e sì, dovrei studiare ma non è colpa mia se il mio cervello decide di riflettere su cose che non sono le reazioni degli acidi carbossilici o i nomi dei composti eteroaromaticidemmerda. Scherzo: sono simpatici i composti eteroaromatici, lo sarebbero se non li confondessi tutti. 
Questa mattina mentre facevo il tratto a piedi tra Termini e l’università ho pensato alcune cose che vorrei scrivere in quanto penso di aver fatto qualche passo avanti nella comprensione di ciò che è successo.
In che cosa sono opprimente? In cosa sono stata eccessivamente opprimente senza accorgermene? Apparentemente dal mi sentivo libero di non risponderti e di non chiamarti sembra che io sia stata opprimente nel chiedere messaggi e chiamate. Lo sono stata veramente? Probabilmente a volte sì, avrei potuto lasciar perdere per una risposta non ricevuta e per chiamate promesse ma mai avute, a posteriori so che non erano cose importanti ma, quando si vive una relazione a distanza, anche le cazzate ti sembrano importanti. La chiamata non ricevuta è l’unico contatto che potevi avere con la persona che ami, un contatto che per quella giornata hai perso. Penso che molte volte in cui ci sono rimasta male, avrei potuto evitare di farlo, avrei potuto stringere i denti ancora di più, penso anche le storie d’amore, soprattutto quelle che stanno per diventare non più a distanza, non finiscono per questo motivo. Però lui mi ha detto anche che viveva in uno stato d’ansia, che non si sentiva libero anche quando stavamo insieme fisicamente, addirittura mi ha detto sempre e allora non parliamo più di chiamate e di messaggi, parliamo di altro. Il punto deve essere qui, perché, come ho scritto prima, non ha senso far finire relazioni per cose che accadono quando si è lontani se la distanza sta per non esserci più. In cosa lo opprimevo mentre stavamo insieme fisicamente? Mentre nella lontanaza ahimé mi vengono in mente molte cose, su questo punto ho fatto molta fatica a capire. Io sono molto accondiscendente per carattere, raramente mi impongo se voglio fare qualcosa, non sono mai stata la fidanzata che chiede di andare a fare shopping per forza o nel tale posto per forza, quando stavamo insieme mi bastava la sua compagnia e non ho mai fatto storie per andare a lavoro con lui o fare i servizi con la nonna o con il padre, gli ho sempre dato corda in tutte le sue idee strampalate, nel suo cucinare piatti assurdi alle dieci di sera, uscivamo con gli amici quando voleva, non lo facevamo quando non voleva. Perché diamine, allora, ha realizzato che la mia presenza non lo faceva sentire libero dopo anni in cui diceva il contrario? Nel chiedermi questo ho realizzato quale effettivamente fosse la cosa che aveva sempre creato ansie tra di noi since 2014. Quella cosa è il sesso. Siamo sempre andati d’accordo su tutto, i litigi per i messaggi senza risposta erano poca cosa, ma ciò che ci ha sempre divisi, fatti litigare, ciò che ha sempre causato malumori, crisi di panico e di pianto è stata la nostra vita sessuale. Che sia stata quella la vera e profonda motivazione di questa oppressione? Più ci penso e più mi sembra probabile che il motivo della sua ansia nei miei confronti fosse il sapere che io non mi sentivo mai bene sotto quel punto di vista, a causa sua. Deve essere un peso grande da portare per un uomo, me ne rendo conto. Purtroppo non era colpa sua e neanche colpa mia. E sì: l’ho oppresso. L’ho oppresso quando non aveva desiderio nei miei confronti e io stavo malissimo e lui si costringeva ad averne per me ma si sentiva che non era vero, ho lottato perché si interessasse al mio piacere, ho lottato per avere le coccole, ho inventato stratagemmi per poter fare l’amore più volte di fila, sono andata a dormire piangendo tantissime volte -rinfacciandoglielo- perché lui mi aveva rifiutata nonostante mi dormisse a fianco, tantissime volte ho comprato intimo sexy che lui non ha nemmeno guardato, tantissime volte mie foto nuda in chat non hanno avuto riscontri. Non è stato sempre così, ci sono stati alti e bassi, quando ha capito quale fosse il problema è andata meglio ma io vivevo sempre sempre con questo peso dentro che lui non mi desiderasse, anche le volte in cui i fatti dimostravano il contrario, era una ferita che mi sono sempre portata e che si riapriva ad ogni accenno di rifiuto. Il presentarsi a febbraio di un altro problema sessuale pesante è stata veramente dura e vorrei tantissimo scrivere i dettagli di ciò che ho dovuto passare, mi farebbe anche bene farlo ma non lo farò, attualmente. Però è stata dura e io sono stata veramente insopportabile. Questo è il mio punto di vista. Ma anche lui ha di sicuro sofferto molto per le stesse ragioni e di sicuro mentre io pensavo come sarebbe bello vivere il sesso con spensieratezza e naturalezza e non con ansia, probabilmente anche lui pensava che sarebbe stato bello non sentirsi responsabile della frustrazione della ragazza che amava. Non sono mai stata felice con lui, lo sono stata in moltissime cose, mi sono sentita amata come non credevo fosse possibile ma non ero mai del tutto felice. E penso che di riflesso neanche lui e ha attivato meccanismi psicologici che lo hanno portato a lasciarmi con così tanta crudeltà. Io non avrei mai avuto il coraggio di far finire la nostra storia per questi motivi, lui ce l’ha avuto. Ed è stata una liberazione anche per me. L’ho amato davvero tanto, mi mancano molte cose di lui e mi dispiace non poter mantenere dei rapporti amichevoli, ma il pensiero che io un giorno farò l’amore con qualcuno, qualcuno che non sia lui e che non mi sentirò ansiosa, non dovrò stare attenta a tutto, non dovrò vergognarmi di cosa voglio o avere paura di un rifiuto, è un pensiero bellissimo. Perché la verità è che io non ci credevo davvero che i problemi sessuali si sarebbero risolti con l’annullamento della distanza, dentro di me ero rassegnata ad una vita in cui non avrei mai vissuto la fase della relazione in cui ci si vuole solo strappare i vestiti ogni volta che ci si vede, in cui si fa l’amore tre volte al giorno, ero rassegnata che se volevo lui il mio destino era quello. Sto meglio adesso che ho ragionato su questa cosa e ho realizzato che, se non potevamo renderci del tutto felici, non è stata colpa mia, non è stata colpa sua. Adesso andrà tutto bene, si troverà -magari lo ha già fatto- una ragazza meno esigente di me, una che stia meno male se viene rifiutata, una per cui questo aspetto non è così importante per essere serena, una un po’ frigida (sto a scherzà) e io ho tutta la vita davanti per capirmi e scegliere ciò che mi rende felice. Se siete arrivati a leggere fino a qui, vi abbraccio.