visti la

Scusami, hai una sigaretta?” chiesi immerso nei miei pensieri.
Era una serata tranquilla tra amici e senza saperne nulla, d'un tratto, si presentò anche lei; la conosco ormai da più di quattro anni, conosciuta tra i corridoi di scuola e non sono mai riuscito a dimenticarla.
La guardavo come si guarda una persona che ti manca, ma che non è mai stata tu.
Appena vista, l'ho evitata subito, non volevo che mi notasse impreparato.
Così mi girai, andai dalla parte opposta alla sua e la prima cosa che feci fu chiedere a una ragazza che stava fumando, una sigaretta.
“Scusami, hai una sigaretta?” chiesi.
Tirò fuori il pacchetto di sigarette dalla borsa, ne tirò fuori una e me l'allungò.
Era una Camel, poi, piombò il silenzio.
“Grazie” mi disse lei, con ironia.
“Come scusa?” risposi io.
“Ho, detto “Grazie” … Per la sigaretta che ti ho offerto” ripetè, quasi scocciata.
“Ah.. Si.. Grazie” risposi, sempre immerso nei miei pensieri.
Rimasi fermo con la sigaretta in mano, davanti a questa ragazza che non sapevo nemmeno come si chiamasse e mi sentivo strano.
“Ti serve l'accendino?” mi chiese poi lei, confusa.
“Come?” ripetei.
“Ti serve l'accendino?” disse ancora, con non so quale pazienza.
“Ah, no.. no, grazie. Io non fumo” risposi.
Lei mi guardò, ancora più confusa, ma cominciò a ridere.
“Sembro proprio un pazzo” pensai, tornando nel mondo reale.
“Sembri un pazzo se fai cosi” disse lei dopo una piccola risata.
Ridemmo e le chiesi scusa.
“Piacere di conoscerti” mi disse, tendendo la mano verso la mia.
“Piacere mio” risposi.
“Posso farti una domanda?” mi chiese poi lei.
Annuii.
“Perchè volevi la sigaretta, se non fumi?
“Sembri proprio un coglione, non era ovvia la domanda?” pensai tra me e me.
“Perchè sto scappando dalla ragazza che è dietro di me, quella con il vestito nero, vicino alla sedia di legno.” risposi, ma senza girarmi.
“Quella che sta baciando il ragazzo con il giubot..” non fece in tempo a finire la frase che mi girai di scatto, ma venni fermato prima.
Non riuscii a guardare ciò che stava accadendo, anche se avrei tanto voluto, i miei pensieri cominciarono a intrecciarsi, ma vennero fermati dalla voce della ragazza della sigaretta: “fermati, non ne vale la pena, se ti può ferire.”
Mi fermai e fissai questa ragazza, come se fosse stata una vecchia amica.
“Non rovinarti la serata per un qualcosa che non è più tuo” disse.
“Hai ragione” risposi, ma non molto sicuro.
“Vuoi raccontarmi del perchè è finita tra di voi?” mi chiese.
“Molto brevemente.. Io e lei ci siamo conosciuti a scuola, lei mi guardava come se fossi l'unico e io la guardavo come se fosse già la mia lei.
Ha sempre avuto paura dell'amore, l'ha sempre evitato e, col tempo, ha capito che io sarei stato in grado di riempire quei vuoti. Così è scappata di fronte alle paure.
Io le sono stato dietro, l'ho cercata, rincorsa, pregata, ma poi sono scappato pure io, stanco dei suoi rifiuti.
Sono scappato così lontano che trovai un'altra ragazza, ma ormai io e lei non eravamo più niente.
Mi continuavo a sentire osservato, capii poi che era lei. Da lontano notò che io ero felice e scappò pure lei. Scappo non di paura, ma per rancore, rancore per avermi lasciato andare.” spiegai con tono riflessivo, ripensando alla nostra strana relazione.
“E poi?” domandò.
“E poi, appena lei scappò da me,  mi resi conto che non mi aveva mai lasciato e che il fatto che me ne fossi andato io, le aveva causato un vuoto. Se avessi corso un pochino di più per prenderla, se avessi rischiato ancora un po di più, forse lei non sarebbe scappata da un altro ragazzo.
Lei si trovò un nuovo ragazzo e mi lasciò indietro, mentre raccoglievo i suoi pezzi di cuore infranto.” conclusi.
“Come vi siete lasciati l'ultima volta che vi siete visti?” chiese curiosa la ragazza delle sigarette.
“Ci evitiamo. Come sto facendo in questo momento io e fingiamo che sia tutto normale. Ogni tanto io la guardo, ma lei non se ne accorge mai” conclusi, con tono attonito.
“Sai, probabilmente non ne vale la pena, probabilmente sarete vostri per sempre e probabilmente vi sarete conosciuti in momenti sbagliati, ma sappi che quando è arrivata non ha baciato nessun ragazzo e non ha mai smesso di fissarti.” mi disse sorridendomi.
Mi girai, senza essere fermato da nessuno, ma lei, la mia lei, non c'era più.
—  ricordounbacio
Quel che molta definisce amore consiste nello scegliere una donna e sposarla. La scelgono, te lo giuro, li ho visti. Come se si potesse scegliere in amore, come se non fosse un fulmine che ti spezza le ossa e ti lascia lungo disteso in mezzo al cortile. Tu dirai che la scelgono perché-la-amano, io invece credo che avvenga tutto all'aicsevor. Beatrice non la si sceglie, Giulietta non la si sceglie. Tu non scegli la pioggia che t'inzupperà le ossa all'uscita di un concerto.
—  Julio Cortázar

- Vai a dormire - disse il corpo alla testa.
- Vai prima tu - disse la testa al corpo.
- Lo farei anche, ma se non mi segui non riesco - aggiunse il corpo.
- Ti seguirei, ma questi non me lo lasciano fare - lamentò la testa.
- Questi chi? - chiese il corpo.
- Loro - disse la testa, indicando i pensieri.
- Ah. Capisco. Vabbè. Allora ti faccio compagnia, tanto prima o poi se ne andranno.
La testa tacque.
- Se ne andranno, vero? - chiese nuovamente il corpo.
Ancora nessuna risposta.
- Non so. Alcuni vanno. Altri stanno sempre lì. Altri ne arrivano e non li avevo mai visti. - disse la testa dopo una lunga pausa.
- Accidenti. - concluse il corpo.
- Non ti preoccupare, tra un po’ ti abitui. Non li noterai neppure - cercò di rassicurare la testa.
- Ma restano sempre lì, anche quando non li noti più?
- Sempre
- Cristo che due palle.
- Eh. A me lo dici. E ancora non hai visto niente, aspetta che arrivino i ricordi.

Strano, davvero.
Strano pensare che mentre tu amavi un'altra io piangevo per un altro, che nelle serate che passavi fuori con gli amici io ero lontana chilometri a leggere i miei libri cercando qualche risposta alle mie mille domande.
Strano pensare che nessuno dei due sapeva dell'esistenza dell'altro, che neanche sentivamo il bisogno di trovarci, che pianificavamo le giornate senza prevedere che prima o poi, per caso, ci saremmo incontrati da qualche parte.
Strano pensare che forse se ci fossimo visti per la prima volta qualche anno fa non ci saremmo piaciuti, perché tu saresti stato un ragazzo troppo diverso da quello che sognavo per me, perché io ero un'altra e non ti avrei permesso di avvicinarti e tu non avresti avuto voglia di farlo.
Strano pensare che stavamo bene divisi, che neanche ti sognavo, che neanche mi volevi, che io per te non esistevo e tu per me neanche.
Strano pensare che tu hai ricordi ai quali io non prenderò mai parte, strano pensare che ho ferite fatte da altri dalle quali tu non hai potuto proteggermi.
Strano, davvero, che riuscivamo a essere felici senza sapere che prima o poi sarebbe successo, che prima o poi, anche solo per sbaglio, i miei passi sarebbero inciampati nei tuoi e i tuoi nei miei e i nostri sguardi si sarebbero incrociati e le nostre mani si sarebbero strette.
Strano pensare che bastava trovarsi.

Ad un omofobo...

Non sai di che colore è fatta la scelta di abbandonare la propria terra per poter essere se stessi. Cominciare a spuntare la lista di tutte le cose rimandate, che farai piano piano nei tempi sbagliati. Come i primi appuntamenti a venticinque anni, quando gli altri già si sposano .
Non sai la sensazione di non avere i mezzi per invaghirti come fanno tutti. Non sai com’è stare in un bar, sorridere a qualcuno in fondo e non potergli lasciare il tuo numero, perché chissà se corrisponde o ti dà a schiaffi. Non sai com’è rinunciare alla spontaneità del caso e agli impulsi genuini, ma dover costringere i propri desideri in un locale a tema o in una chat in cui nessuno ti rivela il proprio nome per paura; Non sai com’è sentirsi privati fin dal principio della libertà d’unione, e non diventare mai adulti per davvero. Non poter rincorrere gli istinti della tradizione umana e biologica, ma ascoltare dai politici e dalle masse che non avrai mai diritto alla felicità in due. Come goccia dopo goccia, che le tue emozioni sono solo frutto di una deformazione.Tu non sai molte cose. Non sai quasi niente. Ma tutti i giorni ti aggrappi al sacrosanto privilegio di dire la tua e mi spezzi il cuore. Non ci siamo neanche mai visti, eppure mi devasti la vita. Incurante, com’è la tua specie e pure la mia. Incurante. Che se tutti smettessimo di esserlo, nei confronti di chi ci vive intorno, non ci resterebbe che la pace.

Lettera al mio ex

3:44
Ciao Simone,
non so quando leggerai questo messaggio e se lo leggerai, perchè magari appena vedi che è un mio messaggio penserai ‘la solita lagna invadente che non mi lascia stare ormai da 3 mesi.’
E sai che c'è? Sí, sono ancora qui io, sono ancora bloccata nel tempo, bloccata nel giorno 20 Febbraio in cui ci siamo dati l'ultimo bacio, sono ancora bloccata al 6 Marzo, il giorno in cui ci siamo lasciati, o meglio in cui mi hai lasciata.
Sai voglio arrivare direttamente al punto, anche se è difficile perchè per una volta voglio spiegarti bene come stanno le cose, le cose dentro di me.
(Anche se magari non te ne può fregare granché)
Non sono quella ragazza che si scorda facilmente delle persone, sopratutto se queste mi hanno fatto passare momenti belli, in quel piccolo.
Quando ti ho conosciuto io, non stavo bene, avevo bisogno di qualcuno che si prendesse cura di me, che coprisse le “”“ferite”“”, che mi facesse sentire importante, avevo bisogno di qualcuno di cui fidarmi ed essere me stessa dopo tanto tempo.
In una massa di persona, ragazzi, tutti uguali, monotoni, tutti cosí mainstream, ho conosciuto te.
E non so cosa fosse successo ma avevo subito capito che non mi sarei stancata del tuo carattere, così particolare.
Non so se ti ricordi ma all'inizio ti ho detto che io da te non mi sarei staccata facilmente perchè se fai il freddo è perchè, almeno secondo me, volevi vedere quanto davvero le persone ci tenessero a te.
Non so se sta cosa alla fine sia vera, oppure se sei freddo tu a primo impatto con le persone.
Ma per me è sembrato cosí:
Freddo per paura di fidarsi, o rimanere delusi.
Non lo so, forse mi sbaglio di grosso, magari sei un ragazzo davvero sicuro di sè e tutto, ma a me non sembrava cosí.
Io sono una che insiste fino in fondo per quanto sia difficile da raggiungere un obbiettivo, e tu credimi, sei una delle persone più difficile che ho raggiunto, se ti ho raggiunto.
Sei stata una gioia grande, la gioia più grande del mio fine 2016 ed inizio 2017, e di questo non ti ringrazieró mai abbastanza.
Ho sempre voluto accanto a me una persona gelosa, con cui poter essere stupida, goffa, esilarante, scema, pazza insieme e senza che si stancasse, ho sempre voluto accanto a me una persona che mi facesse capire quanto ci tenesse a me anche solo con le parole, perchè io i fatti li vedo automaticamente senza che qualcuno me li sottolinei.
Ho sempre preso in considerazione tante cose brutte che ti son successe e tenuto a mente tutto, come se tu fossi il mio ‘piccolo’, di tuo nonno che stava male, del tuo ginocchio, le difficolta nel rapportarti con tuo padre ecc…
Ho sempre tenuto conto di tutto ciò per farti capire che a me non sfugge niente, che se ti sfoghi con me, io non 'sento’ ma 'ascolto’, non semplicemente con le orecchie ma interiorizzando ció che ti accadeva, diventavo empatica. Io me lo ricordo al cinema, ti mangiavo con gli occhi, la prima volta che ci siamo visti, la prima cosa che ho notato son state le tue lunghe ciglia, e poi i tuoi occhi, cosí colmi di amore quel giorno, quando mi guardavi. Mi ricordo che eri tanto timido o nervoso, infondo era la prima volta che ci vedevamo.
Ti avevo preso la mano, tu me l'hai stretta e siamo rimasti lí cosí, per tutta la durata del film mentre stavano sudando. Sai? Questo secondo me è amore, tenersi nonostante tutto e dopotutto. So di avere tantissimi difetti, che fare un elencazione direi, sia impossibile! Ma riconosco una cosa di me: son forte abbastanza da inviarti sto messaggio che lo sto scrivendo dalle 3:44, con le lacrime agli occhi. Non mi vergogno di dire che sono ancora persa di te, anzi, ne vado fiera. È una cosa che certifica che ci tengo davvero alle persone che scelgo di volere accanto. Non mi vergogno di dire che per nessuno ho pianto se non per NOI, non mi vergogno perchè dopotutto sei stato il mio ragazzo, e non ho nulla di cui vergognarmi ti sto dimostrando che sono una persona con dei sentimenti pure io, non è da sfigati piangere per qualcuno, vuol dire metterci l'anima, quindi no, non me ne vergogno affatto.
Voglio solo dimostrarti che sono forte, forte abbastanza da insistere ancora, che se avessi la possibilità di rivivere il giorno 20 Febbraio in cui me la sono fatta a piedi fino a casa tua, lo rifarei, rifarei tutto ciò che ha avuto a che fare con te, senza cambiamenti, ho sbagliato tante cose in questo periodo, sopratutto perderti e mi manchi, mi manchi e non immagini quanto, sento tutto cosí pesante tutto cosí strano, mi sento fuori posto.
Volevo solo dirti che non prometto che ti aspetterò o che non ti aspetterò, il futuro lo decido se vivo nel presente, ma io sto vivendo nel passato, nei ricordi di un 'noi’ ormai consumato.
Grazie a te ho conosciuto Nicola e Davide che sono il secondo dono piú bello che tu mi hai fatto, due nuove amicizie che per me sono davvero importanti e quasi sicuramente essenziali.
Sono due fratelli e sono due paia di spalle su cui piangere, se c'è bisogno; sono persone stupende e mi sento fortunatissima ad averli conosciuti, Davide è cosí sensibile mentre Nicola cosí comprensivo che ti mette sempre a tuo agio.
Amavo il suo modo di scherzare prendendomi in giro, era il modo in cui mi dava attenzione.
Simone, mi manchi, sul serio, sono le 4:31 ormai e sono sfinita.
Non so se questo messaggio porterà ad un cambiamento nella tua vita, nella mia forse sì , mi sono sfogata non riuscivo più a tenermi dentro tutte queste cose che volevo dirti già da mesi… Non voglio sminuire la Camilla ma so che lei non ti darà mai tutto ciò che sono disposta a darti io nonostante io non abbia granché se non tante attenzioni e tanto affetto. Voglio solo farti capire che quello che provo per te non è semplice attrazione, una cottarella o boh… No, io sono innamorata di te, e questo supera ogni nesso logico dell'amore, ogni regola letta nelle fiabe, supera tutte le regole della fisica e metafisica, supera la matematica e qualsiasi cosa. Sono consapevole che l'amore che provo per te sia tanto forte da “distruggermi” quanto da farci tornare felici, ma questo è un altro discorso.

—  hodecisodiamarti
Amore mio, voglio ripartire dal giorno in cui ci siamo visti per la prima volta.
Ricordo i giorni che sprecavi per chiamarmi, per sentire la mia voce, eri con i tuoi amici eppure questo non ti causava problemi.
Io, di uscire con te non avevo proprio intenzione, ma tu continuavi ad insistere e a volermi incontrare e beh, alla fine decisi di vederti.
Ero entrata li, in quel centro commerciale alla tua ricerca.
Ti vidi li, seduto su quella piccola panchina, abbracciarti fu l'unica cosa che mi venne in mente in quel momento giusto per rompere un po’ l'imbarazzo.
Uscimmo un po’ fuori e ci sedemmo su delle scale, per parlare un po’ di noi.
Il bacio.
Ci fu un bacio, un bacio che e’ impossibile dimenticarlo anche se siano passati quasi otto mesi da quel giorno…
Non volevo vederti più, volevo stare da sola.
Mi mancavi.
Ma avevo paura che tu pensassi cose assurde su di me,non vere.
Due giorni dopo ci vidimo di nuovo e da lì fecimo pace.
Avevamo deciso di avere una storia proprio quel giorno.
Non mi ero mai sentita in quel modo, così amata, così importante per qualcuno.
Ho cominciato a mettere la mia vita nelle tue mani, a far sì che tu diventassi il mio di sorriso.
Quella persona che mi ha completamente cambiata.
Ho provato a dimostrarti tutto l'amore che provo verso di te, tutto quello che penso su di te, ma non ci sono mai riuscita, ho provato a scriverti delle lettere alla quale non ho avuto una risposta solo dei baci o dei piccoli cuori, ho provato a farti la sorpresa di uno striscione e neanche li ho avuto una risposta, solo bacio.
Ma non e’ questo che mi fa male, ma le tue parole che mi ripeti in continuazione “tu non mi ami, non mi hai dimostrato mai nulla,sai solo rinfacciare le cose” non capisci che con le tue parole ferisci, e anche tanto.
L'inizio eri così diverso, mi facevi sentire così importante per te ma ora, ora no.
Ora mi sento trascurata, invisibile.
Vengo sempre messa in secondo piano.
Vengono sempre loro, i tuoi amici che la tua ragazza.
Non capisci, che vederti mi fa star bene, che ho bisogno di te, che ho bisogno dei tuoi abbracci e dei tuoi baci,che ho bisogno di guardarti negli occhi, che ho bisogno di dirti di quanto ti amo anche se mi e difficile dirtelo.
Non capisci che ho bisogno della tua presenza, delle tue attenzioni, del tuo amore.
Non capisci che sei quella persona che vorrei avere al mio fianco per un bel pò, e perche no, anche per il resto dei miei giorni.
Sei quella persona che rende la mia vita a colori.
Sei la persona più importante e piu bella che ho in questa vita di merda.
E so che litighiamo molto spesso e credimi, ogni volta ho sempre paura che sia l'ultima.
La paura di perderti e’ così tanta,ma essere trascurata dalla persona che amo non e’ che mi fa piacere ma te non capisci.
Non so più come farti capire che sei l'unico uomo che voglio nella mia vita.
Ma che ho bisogno di certezze,dimostrazioni,amore e attenzioni da parte tua.
1090 Bari/Aosta

Gian e io ci siamo conosciuti per puro caso in un gruppo. Lui era quello che tutti definivano “strano” che parlava sempre di cose sensate, col quale sin da subito nacque una forte sintonia. I primi tempi, ricordo, mi disse chiaramente che non ci sarebbe mai potuto essere nulla tra noi. La grande distanza che ci separava sarebbe stata un deterrente e lui gia usciva da una relazione con una milanese che gli aveva spezzato il cuore. Per quanto riguardava me, invece, venivo da una storia lunga ma infelice. Con il mio ex non avevo avuto mai un rapporto davvero stimolante è ormai la possibilità di dividerci si stava concretizzando sempre più. Ricordo che scrissi a Gian in privato d'impulso mentre si lamentava della mancanza di serietà delle poche persone che erano riuscite ad avvicinarlo nell'ultimo anno, e scoprii che dietro quella corazza tanto spessa c'era una persona talmente simile a me che non potei non innamorarmene. Fu come esserci ricongiunti. Ai tempi, ascoltavo spesso una canzone bellissima dei two steps from hell chiamata “starsky” e una delle frasi che più mi aveva colpito diceva “siamo fiamme gemelle accese in luoghi e tempi diversi.” Quella era così adatta a noi, così nostra che quando gliela mandai disse che avevo ragione. Non ci siamo ancora visti perché la mancanza di un lavoro, gli esami e le difficoltà non ce l'hanno ancora permesso, ma quest'estate (1 anno di ldr) verrà finalmente a stare da me. E il pensiero mi rende felicissima. Ti amo tanto amore mio. Non vedo l'ora di vivere ogni giorno della mia vita con te per sempre. ❤ ❤

Originally posted by perfectfeelings

Visti#3, una breve storia triste

Orario stabilito per il ritiro dei documenti da parte del corriere (DHL, che si sappia): dalle 10:00 alle 13:00

Fino alle 13:30, nessuna notizia.

13:32: mi chiama il corriere perché non gli hanno dato il numero civico, ripassa nel pomeriggio.

GUARDA CI CREDIAMO TUTTI TANTISSIMO CHE A VENEZIA NON TI DANNO UN CIVICO E TU NON TI FAI UNA DOMANDA UNA VISTO CHE QUA TUTTA LA POSTA È CONSEGNATA SOLAMENTE IN BASE AL SESTIERE E AL NUMERO CIVICO, perché sai in un posto dove ci sono almeno 40 “calle del teatro” e 18.000 “calle del frutariol” non ci sono altri sistemi.

Ovviamente nella lettera di vettura che ho stampato c’è il civico, non ci sono cazzi.

Ora attendo, di nuovo, il corriere.

My face when gli aprirò la porta:

Originally posted by nhvz

I corrieri sono IL MALE.

ho staccato le unghie finte, in fondo a te piacevano più così. l'ultima volta che ci siamo visti per la prima volta mi hai detto che quasi non sembravo io, che quelle unghie lunghe e viola sulla mia mano bianca e delicata stavano male, che le sopracciglia le preferivi quando non coloravo con la matita i buchi vuoti. forse mi mancavi perché mi facevi sentire bella così come ero/ così come sono/ forse mi manchi. ci sono alcuni momenti in alcune giornate in cui vorrei sedermi dietro di te su un muretto al sole e spulciarti la schiena alla ricerca disperata di un punto nero che non troverò mai. ci sono altri momenti in altre giornate in cui vorrei guardare nello specchio della tua stanza il riflesso dei nostri corpi nudi. di noi mi manca la quotidianità, la naturalezza con cui ti toglievi l'ultimo boccone da bocca per darlo a me, la naturalezza con cui io lo mangiavo. ci sono molte cose che mi mancano della mia vecchia vita, molte persone, molti luoghi. a volte penso di non conoscermi affatto, a volte credo di essere pazza. ad ogni persona che incontro nel mio cammino do una parte di me, una briciola, una cornice. i pezzi però non combaciano con gli altri e ritorno ad essere una bambina che vuole a tutti i costi unire il puzzle di cenerentola 20 pz con il puzzle di topolino 50 pz. parlare con gli sconosciuti mi rilassa, oggi il mio capo mi ha detto che faccio il mio (misero) lavoro con passione, l'ho guardato un po’ allibita: passione?! solo dopo ho capito cosa intendeva, mi fermo sempre a fare una chiacchiera con le persone (oggi fa proprio caldo vero? ma quanto sei bella bimba come ti chiami?? signora così eleganti stasera :) oddio che bel cane! oggi solo due crocchè?? ottima scelta questa pizza l'ho mangiata anch'io poco fa!). hanno preso un'altra ragazza, e io “hai sedici anni?! pensavo avessi minimo la mia età” e lei “vabbè ma tu sembri più piccola” e io :))))), però è dolce e sveglia e un po’ ingenua e cerco di farle fare sempre meno pulizie possibili perché cioè io alla sua età non sapevo probabilmente nemmeno che i soldi non si trovassero per terra. prendo troppi caffè, la notte non dormo, la mattina non mi alzo, pranzo, vendo pizze e repeat, in un infinito loop di lagne sorrisi chiacchiere e autoerotismo. voglio bene ai miei genitori, sia chiaro, odio chi sa solo disprezzare i propri, mi scuso con me stessa e mi perdono per farlo più spesso di quanto vorrei. non riesco a scrivere un post senza divagare=metafora della mia vita (però se mi facessi una chiavata ogni volta che divago sarei una persona migliore)

Anna guardava i suoi fiori come si guardano i figli,
esposti al sole in via Solgenizzi numero 15,
il suo balcone fra i tigli era un giardino pensile
fitto di gigli ed ortensie, polline e resine dense.
Viveva sola da tempo in un appartamento del centro
di fronte al carcere sorto all'interno al vecchio convento,
da quando il marito s'era spento in inverno,
aveva perso la voglia di guardarsi dentro e sentirsi meglio.
Ora sognava un'altra vita, un'altra aurora,
Anna bello sguardo che ogni giorno perde qualcosa,
sognava un nuovo amore che la portasse altrove
le ridesse ancora la gioia di non morire sola.
Marzio arrivò nell'ora di un pomeriggio di maggio,
tradotto da Regina Coeli nel braccio numero 4,
lei lo vide d'un tratto fu incanto mentre bagnava le dalie,
lui con la chioma amaranto intanto sorrideva alle guardie.
Marzio Febbraro, figlio di un operaio,
era stato fabbro, fioraio e soprattutto ladro,
soprattutto ladro, diceva, di cose e di cuori,
“..i migliori anni io li ho spesi appresso a donne e fiori!”
Anna annaffiava le ginestre
di fronte alla cella corrispondente per seguirne i racconti
lui amava dirle:
“se le case hanno gli occhi nelle finestre
beh.. le tue bella mia piangono tutti i giorni..”

Prendi le viole più belle.. -diceva lui-
..vieni, vieni con me,
Io e te insieme per sempre.. -diceva lui-
..vieni, vieni con me.
Ma quanti sono i fiori? eh.. se ne ho visti
son quanti i cuori soli! eh.. se ne ho visti.

Marzio la incantava intrecciando parole,
pareva un attore in azione, un Adone dietro le sbarre rugginose
e lei che lo ascoltava adorante per ore mentre un sole sornione
allungava l'ombra della prigione fino al balcone
diceva di sé: “tu ti fidi di me? puoi fidarti di me..
si,si.. ho fatto qualche errore ma adesso so cosa voglio”
le chiedeva: “non ti fidi di me? vuoi fidarti di me?
ti porterò con me laddove fiorisce il mondo.
Vedremo tulipani e lavanda fra i vari fiumi d'Olanda
i bulbi rari fra i mulini bianchi della Mancia,
fra i rosai di Samarcanda o di Francia,
le ginestre giganti nei grandi giardini de Bahia Blanca.
Vedremo l'alba tra i gelsi, i rododendri ed incensi intensi,
i mandorli in fiore tra le felci della valle dei templi,
lì gli arcobaleni e gli steli sono accomunati dall'indaco
come i sentieri ai piedi della moschea azzurra di Istanbul..
E nessuno potrà separarci, bella mia,
perché saremo due cuori allo specchio nello stesso momento del tempo
e nessuno potrà liberarti di me perché tu vedi quello che vedo
e adesso senti quello che sento.”

Prendi le viole più belle.. -diceva lui-
..vieni, vieni con me,
Io e te insieme per sempre.. -diceva lui-
..vieni, vieni con me.
Ma quanti sono i fiori? eh.. se ne ho visti
son quanti i cuori soli! eh.. se ne ho visti.

Passò un anno più un anno e Marzio finì di scontare la pena,
era il mese di marzo e fuori già si allungava la sera,
“Aspettami fuori domani sera sarò fuori per cena”,
a lei rideva di gioia la bocca e con gli occhi piangeva.
Anna arrivò puntuale all'orario previsto,
aveva una giacca in misto lino e sul viso un sorriso bellissimo,
attese paziente sotto un fico fiorito in anticipo
ma per quanto attese fece mattino senza averlo visto.
Dopo ore di attesa lei volle capire il destino assurdo
così triste e tesa si rivolse al secondino di turno
gli chiese di Marzio descrivendogli il tipo,
“Signora mia, qui questo Marzio Febbraro non è mai esistito..”

—  Murubutu, Anna e Marzio
Ci sarebbe tanto da dire, forse troppo.
Più che una festa, oggi, io oramai
la vedo più come una ricorrenza.
Ricordare che in Italia un giovane su due è disoccupato.
E che l'occupato, sta seguendo un programma
di formazione per diventare un disoccupato professionale.
Rammentare che il 40% dei giovani è senza lavoro.
Ed il restante 60% è senza futuro.
Che un giovane, oggi, con 800 euro al mese
non può ne comprarsi casa ne pensare
di avere una famiglia.
Che un padre di famiglia, con 1200 euro al mese,
una volta pagate le tasse, fa fatica a regalarsi un sorriso.
E di conseguenza a regalarlo ai propri cari.
Che se sei cassaintegrato metalmeccanico
hai l'obbligo di frequentare corsi di cucina e di cucito.
Perché in fondo non si sa mai, se oltre il lavoro,
in futuro, perderai anche tua moglie.
Allora si, potrai dire che quel corso
di cucina o cucito ti è servito.
Senza parlare del Datore di lavoro
che umilia moralmente i propri dipendenti.
Che per paura di perdere il posto di lavoro,
non fanno altro che lasciar passare e stare male, dentro.
Litigare in famiglia, violentarne l'integrità.
Far pesare ciò che non va, a chi ci ama.
Oppure di quei padri di famiglia che si son visti
chiudere la porta in faccia per fallimenti concordati
ed ora sono tagliati fuori dal mondo
del lavoro per la loro età avanzata.
Ricordare che ci sono uomini che si son detti basta.
Esseri umani che non ce l'hanno fatta.
Ricordare oggi che ci sono famiglie distrutte.
Famiglie che avevano un lavoro e se lo sono
visto andato distrutto per via di un terremoto.
Le stesse che dopo quasi un anno, non hanno
avuto nemmeno una risposta certa.
Sul quando, e sul come ricominciare.
Cosa c'è peggio di perdere un lavoro?
Perdere la dignità per mantenerlo.
Grazie Governo,
grazie signori Ministri,
oi che con arroganza
giurate sopra la Costituzione Italiana,
senza conoscerne il valore inciso dei diritti umani
indossando fasce tricolori di un'Italia che non meritate.
—  Matteo Pirro
Il mio amore a distanza.

In molte mi avete chiesto tante volte di raccontarvi la mia storia a distanza, l'ho fatto tante volte, ma i post sono troppo vecchi, quindi l'ho riscritta qua come l'ho inviata ad una ragazza.

Io e Domenico ci siamo conosciuti nell'estate del 2009 su un gioco online, l'8 Settembre del 2009 abbiamo deciso di metterci insieme. Nessuno credeva in noi, eravamo troppo lontani, Sicilia-Campania, 610 chilometri. Ci siamo visti per la prima volta l'uno Luglio del 2010, per sole due ore, quel giorno ci sono stati solo tanti abbracci perchè per me era il primo ragazzo e mi vergognavo tantissimo, non avevo mai baciato nessuno. Dopo un anno e un mese ci siamo rivisti, il 14 Agosto del 2011 ci siamo baciati per la prima volta, è stato tutto bellissimo. Quando il 27 l'ho riaccompagnato a casa sua, ho pianto, ha pianto pure lui, ci siamo rivisti 3 mesi dopo per il suo compleanno, quando io ho deciso di fargli una sorpresa. Da allora ci siamo visti ogni 4 mesi, era durissima ed ogni volta la nostalgia, la tristezza e tutto il resto cresceva sempre di più. Dopo 4 anni riuscivamo a vederci ogni 2 mesi, io ho compiuto 18 anni, mi sono diplomata e riuscivo a partire da sola. Prendere l'aereo, lasciare la propria città e viaggiare da sola, anche se solo per un'ora, mi ha fatta crescere, ma soprattutto mi ha fatta innamorare di lui ancora di più, forse perchè finalmente ho capito i sacrifici che lui ha fatto per 4 anni. Non riuscivo nemmeno più a piangere, ormai sapevo che i giorni passati insieme erano limitati e dovevo viverli a pieno. Il 15 Aprile del 2015 lui ha deciso di trasferirsi da me dopo 5 anni e 7 mesi, ha lasciato tutto per me, e per questo non potrò mai ringraziarlo abbastanza. Da quel giorno sono passati 9 mesi, e passare insieme il nostro anniversario, i compleanni, tristezze, gioie e ogni minima cosa, è stupendo. Dormire vicino a lui e svegliarmi sapendo che c'è mi rende la ragazza più felice del mondo. Per questo bisogna lottare contro tutto per realizzare i propri sogni. Non arrendetevi mai, soprattutto quando ne vale la pena.

anonymous asked:

Una lettera al tuo papà.

al mio papà? va bene, ora gli scriverò tutto, tanto so che non leggerà.

ehi papà,

ti ricordi il nostro ultimo abbraccio? o l’ultima volta che mi hai preso in braccio dicendomi “ma non ti sembra di essere troppo grande per saltare in braccio al tuo papà?”? te lo ricordi? io no, e mi manca tutto ciò. Ci siamo visti la settimana scorsa, dopo tantissimo tempo, alla mia partita di pallavolo. Io ti guardavo, ero concentrata a giocare ma ti osservavo molto spesso. Guardavo il tuo sorriso quando facevo un bel punto, eri orgoglioso di me ed eri felice di essere lì; e vedevo anche il tuo dispiacere quando sbagliavo qualcosa, sentivo le tue urla che mi incitavano e vedevo che sapevi che avrei potuto farcela. A fine partita abbiamo parlato un attimo e quel mezzo abbraccio che mi hai dato mi ha fatta sorridere. Non abbiamo più un gran rapporto, non parliamo quasi più e non sai quanto mi dispiaccia. Credo che in parte sia colpa mia, in parte tua, ma addossare la colpa a qualcuno di certo non ci ridarà indietro il nostro rapporto. Ti ricordi quando la sera giocavamo in casa con il pallone di gomma piuma? e ti ricordi quando abbiamo rotto un quadretto e lo abbiamo nascosto in garage? sai, la mamma ancora non si è accorta di nulla. Ricordi quando da bambina ti dicevo “papà, apri le braccia e prendimi” e tu mi rispondevi “ma sei un piccolo elefante, corri piano o cadiamo tutti e due”?. E non dimenticherò mai la volta in cui siamo caduti entrambi e abbiamo iniziato a ridere. Mi ricordo tutte le volte in cui da piccina, facevo finta di dormire nel vostro lettone solo per farmi prendere in braccio da te e farmi portare nel mio letto. Abbiamo tanti ricordi belli papà, peccato che ora le cose non vadano più bene come una volta. Ora non saprei che dirti.. non so nemmeno se io abbia più voglia di correre tra le tue braccia e dirti che mi manchi oppure urlarti che siamo due cretini e che abbiamo sbagliato tutto. Forse io non sono riuscita a capire tutto ciò che avresti voluto insegnarmi o forse tu non sei riuscito a capire le mie esigenze. Ti ricordi quando mi hai detto “ma sei una donna forte ormai, poi guarda quanto sei bella”? Hai ragione, io sono forte; tu e la mamma mi avete insegnato ad esserlo. Papà, ti volevo chiedere scusa per tutte quelle volte in cui avrei voluto abbracciarti ed invece l’unica cosa che sono stata in grado di fare, era stare zitta a fissare il pavimento. Scusa se forse non sono stata proprio la miglior figlia che tu abbia mai voluto. Abbiamo sbagliato entrambi, la maggior parte delle volte ci siamo presi a parole e poi subito dopo ci siamo abbracciati a più non posso. Perché noi siamo così, abbiamo lo stesso carattere. Io non mi arrendo mai e nemmeno tu. Almeno, io ti ricordo così ma vedo che adesso stai iniziando ad arrenderti, non lotti più come una volta. Ormai mi sono abituata a non averti sempre con me. Sono cresciuta ed ho conosciuto un sacco di persone fantastiche, persone che mi hanno fatto del bene e altre un po’ meno. Ho imparato a dare ciò che ricevo. Sai, ogni tanto mi dicono “assomigli un po’ al tuo papà” e io non so mai se sorridere o cosa fare. Ora forse non sei più presente come prima, ma quand’ero piccola c’eri e per questo ti dico grazie. A volte dici cose che non capisco, come quando hai detto a mio fratello “mi ha già abbandonata lei, non lo fare anche tu”. Papà, io non ti ho abbandonato. Non l’ho mai fatto e mai lo farò. Non ci siamo quasi mai detti “ti voglio bene”, ma credo che se ora fossi qui te lo direi, dopo essermi tuffata nelle tue braccia. In fondo, mi ripetevi spesso che io rimarrò per sempre la tua bimba, anche quando sarò cresciuta. Ti sei perso un pezzo della mia vita, ma vorrei concludere dicendo che non è mai troppo tardi per ricominciare ad essere ciò che eravamo prima.

qualche mese fa ti ho visto per l'ultima volta, ormai anche il tuo volto mi appare schivo quando chiudo gli occhi, non riesco più a disegnare il tuo profilo. sono passati anni da quando ci siamo visti per la prima volta e nel tempo siamo così cambiati da non riconoscerci più; ci credi che a volte vorrei tornare ai primi istanti per riviverli con più attenzione? se io e te fossimo una storia non riprenderei in mano la penna nemmeno per scrivere il finale che abbiamo lasciato aperto, adesso trionfante sfoglio il passato e spero che riaprendo gli occhi io possa svegliarmi con addosso la speranza che mi ha bruciato la pelle per tanto tempo. intanto spreco parole per chi per me non ne ha mai avute, ma se guardi bene in tutto ciò che dico troverai la strada disseminata di tutto ciò che mi ha costruita pezzo per pezzo.

guardo alle mie spalle con malinconia: ho vinto in ritardo, dimenticando pezzi sul campo di battaglia.