vino dolce

Diceva Bione, filosofo antico: è impossibile piacere alla moltitudine, se non diventando un pasticcio, o del vino dolce. Ma questo impossibile, durando lo stato sociale degli uomini, sarà cercato sempre, anco da chi dica, ed anco da chi talvolta creda di non cercarlo: come, durando la nostra specie, i più conoscenti della condizione umana, persevereranno fino alla morte cercando felicità, e promettendosene.
—  Giacomo Leopardi, Pensieri, LIII
Mi parlavano due voci. Insidiosa e ferma,
la prima diceva: “E’ un dolce buonissimo la Terra,
io potrei darti un appetito grande quanto lei
e il tuo piacere non avrebbe mai fine”.
La seconda: “Vieni, oh vieni a viaggiare nei sogni,
oltre ciò che è possibile, oltre ciò che è noto!”
Era melodiosa come il vento delle spiagge,
vagito di fantasma venuto da chissà dove,
che brandisce gli orecchi e pur li atterrisce.
Io ti risposi: “Oh sì, dolce voce!” fu allora che cominciò
ciò che si può chiamare purtroppo la mia
piaga e la mia fatalità. Dietro l'apparenza
dell'immensa esistenza, della più grande oscurità
dell'abisso, io vedo con chiarezza dei mondi originali e,
vittima della mia estatica chiaroveggenza,
trascino serpi che mi mordono le scarpe.
E’ da allora che io somiglio
ai profeti e amo tanto il deserto e il mare,
che rido nel lutto e piango nella festa,
che scopro un gusto dolce nel vino più amaro,
che penso spessissimo che i fatti siano fallaci,
che cado nelle buche, con gli occhi volti al cielo.
Ma la Voce mi consola dicendomi: “Abbi cari tuoi sogni;
Belli come quelli dei matti non ne hanno i saggi!”
—  “I fiori del male”, “La voce”, Charles Baudelaire.