vestito-nero

Parigi, 1904 ca.

Braque, Picasso, Apollinaire e Jacob sono artisti, sono sconosciuti, sono poveri e sono estremamente gaudenti e si dirigono al Moulin de la Galette. 
Braque vestito con la tuta blu da meccanico e cappellaccio di paglia.
Picasso vestito con una salopette, stinta e consumata, azzurra e rossa da operaio che lavora lo zinco, e con berretto nero.
Jacob vestito con abito da mago di strada, con mantello nero, monocolo e cilindro di seta.
Apollinaire in gilet e cravatta. 
Sul battello che li porta alla rive gauche, Braque sale su tetto e comincia a cantare a squarciagola accompagnandosi con una fisarmonica.
Al Moulin de la Galette Braque ci andava per adescare modelle da ritrarre e con cui poi andare a letto o ragazze con cui andare a letto e poi ritrarre, e gli altri lo seguivano con immenso piacere. 
All’alba alcuni andavano a casa; altri, se non ancora ubriachi, continuavano a bere fino a che non cadevano per strada; ed altri ancora, continuavano ad “incontrare” prostitute in altri quartieri, fino a che non si addormentavano. 

Quando Jacob andava al ristorante con gli amici le regole del gioco erano 4:
1) Allentare la cintura.
2) Entrare nel ristorante prescelto.
3) Ordinare tutto il menù. 
4) Il primo che alzava bandiera bianca pagava il conto. 

Un giorno un mercante d’arte comprò tutte le tele di Picasso per una grossa cifra.  Con quei soldi, Picasso per prima cosa comprò un portafoglio da tasca interna ed una spilla da balia con cui chiudere la giacca, per difendersi dai borseggiatori. 

Il ritratto di Gertrude Stein rischiò di non essere mai eseguito: dopo 87 pose Picasso rinunciò, posò tutto quanto e disse a Gertrude: “Quando vi guardo, non vi vedo più”. 
Decise di abbandonare Montmartre, perché non riusciva più a sentirsi ispirato. 
Completò il ritratto a memoria, di getto, mentre viaggiava su un treno. 
Tempo dopo, Picasso va a casa di Gertrude e si dirige dritto verso il suo ritratto. Un ospite gli si avvicina e gli dice: “E’ Gertrude Stein, quel ritratto? Non le somiglia per nulla!”
“Non ha importanza”, risponde Picasso. “Sarà Gertrude ad assomigliare al ritratto, col tempo”.

Ascolto queste cose da un documentario (fatto benissimo ed originalissimo!) e potrei morire tra incanto-rammarico-invidia-malinconia. 

Ti ho vista.
Ti ho vista la notte, dormire, senza trucco, sul mio petto.
Ti ho vista mentre ti coccolavi su di me.
Ti ho vista in pigiama, con i capelli tutti arruffati e la faccia stanca, ancora assonnata.
Ti ho vista piangere e poi subito dopo ridere.
Ti ho vista piangere dal ridere.
Ti ho vista col vestito blu, quello nero, quello bianco.
Ti ho vista arrabbiata e felice come una bambina.
Ti ho vista in difficoltà, quasi sul punto di mollare ma affrontare i problemi e superarli.
Ti ho vista prendermi per mano e portarmi via.
Ti ho vista sempre.
E sempre ti ho vista bellissima da morire.

Avete smesso di intasarmi la home dei video stupidi di Dubsmash e avete cominciato a rompere i coglioni con stupide ipotesi sul perché vedete bianco e oro un vestito che altri vedono nero e blu e viceversa!
—  C./Leguerrieredellanotte.