vertici

(via Sui disordini di Milano - Osservatorio sulla Repressione)

Tanto per cambiare tutti i commentatori o pseudo-esperti si sono subito improvvisati analisti dell’ordine pubblico per commentare i disordini e danneggiamenti provocati il giorno dell’inaugurazione dell’Expo a Milano dai cosiddetti black bloc. Come si può facilmente costatare tutti i commenti riflettono la profonda ignoranza che c’è in Italia dell’ABC della teoria e delle esperienze in tale campo. Ignoranza che purtroppo è da sempre dominante anche nei ranghi dei vertici delle forze di polizia, grazie anche a scuole di formazione di agenti e dirigenti che evidentemente si contentano di coltivare una qualità valutata in base alla riverenza ai capi e alle raccomandazioni (come si sa troppa cultura professionale disturba chi comanda e preferisce yesmen ignoranti). Proviamo a fare il punto su quanto è successo e sui diversi attori nella scena del primo maggio milanese 2015.

1. E’ arci-risaputo che in Italia, in Europa e dappertutto da sempre ci sono alcune centinaia e a volte anche migliaia di giovani e giovinastri ma anche persone mature che cercano l’occasione per “sfogarsi”, per “spaccare”, per “far casino”. Occasione che a volte trovano in certi eventi come quello di Milano o allo stadio o anche in certi megaconcerti ecc. La quantità di queste persone e la loro disponibilità a queste performances corrispondono, in genere, al “clima” economico, sociale e politico. E’ ovvio che quando questo “clima” è “burrascoso” o addirittura da cataclisma, le persone che “non ne possono più”, che vogliono “sfogarsi” sono molto più numerose. Ed è anche noto che quando non si sfogano con queste modalità ne cercano altre, collettive o individuali, non meno violente e distruttrici o auto-lesioniste. Nei paesi in cui non c’è diritto di manifestare scoppiano disordine e violenze durante le partite di calcio o di altri sport o durante riti religiosi. Oppure proliferano i sabotaggi di vario tipo o gli atti di vandalismo o le aggressioni nel vicinato o nelle scuole ecc. E’ sin troppo banale osservare che a Milano, prima ancora dei black bloc c’erano tanti che volevano “sfogarsi” visto che l’Italia ha un tasso di disoccupazione senza pari e visto che i governi che si sono succeduti hanno aggravato le condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione e le condizioni di lavoro da semi-schiavi o neo-schiavi di circa otto milioni di persone (in maggioranza italiani), mentre è costantemente aumentata la distanza fra ricchezza e povertà, mentre si spende somme enormi per aerei da guerra come gli F35, missioni militari (peraltro bidoni che gli Stati Uniti ci rifilano grazie ai loro lecchini italiani) e mentre si elargiscono sempre più risorse alle banche e per opere inutili come la TAV.

2. I black bloc possono essere considerati una sorta di network di forse un migliaio di militanti europei postmoderni a modo loro antiliberisti che puntano su alcuni eventi abbastanza mediatizzati per proporre l’esempio di una pratica distruttiva secondo loro unica risposta oggi possibile. Alcuni hanno detto che a Milano sarebbero stati circa 1500, altri cinquecento, probabilmente anche solo duecento, più o meno seguiti da alcune centinaia di quelle persone che prima s’è detto “in cerca di occasioni per sfogarsi”.

Allora, prima domanda ai dirigenti dell’O.P.: fra i vostri grandi esperti analisti avete qualcuno capace di decriptare le comunicazioni delle cerchie black bloc? Se sì, avreste dovuto sapere abbastanza per stimare quanti sarebbero venuti a Milano e come sarebbero arrivati e dove si sarebbero dislocati ecc. (non certo così scemi da andare nei centri sociali come il Giambellino!).

Seconda domanda: con tutti gli undercover o agenti sotto-copertura che hanno tutte le polizie nonché i servizi segreti dei vari paesi europei come mai non è possibile seguirli e fermarli in tempo? Bisogna sospettare che qualcuno preferisce lasciarli fare secondo l’adagio che “un po’ di casino fa sempre comodo a qualche dirigente di polizia se non a tutte le istituzioni deputate a garantire l’O.P.?

Terza domanda: sin da Delamare, von Justi, Turquet de la Marenne, Peel (ma vedi caso di italiani teorici della polizia non ce n’è …) e altri, si sa che la polizia dello stato moderno viene creata perché non si può usare l’esercito per sedare le rivolte che inevitabilmente si riproducono a causa dell’aumento delle ingiustizie economiche e sociali oltre che delle angherie (vedi Polizia postmoderna, 2000; Polizia e protesta. L’ordine pubblico dalla Liberazione ai “no global’, 2004. L’esercito spara, come fece Bava Beccaris che nel 1898 sparò cannonate contro la folla della “protesta dello stomaco” (per “brillante” operazione ricevette dal re grandi riconoscimenti, un po’ come è stato per De Gennaro per la sua performance al G8 di Genova). Per definizione, l’azione militare è contro un nemico che deve essere sopraffatto o annientato e costretto alla resa. Lo sviluppo capitalista non può sempre trattare le “classi laboriose” come “classi pericolose” (come le chiamava Louis Chevalier), cioè come i sovversivi perché la guerra civile permanente “non fa bene” all’economia. Perciò lo stato borghese un po’ illuminato creò la polizia come istituzione che avrebbe dovuto essere capace di separare i facinorosi dai semplici manifestanti. Si tratta quindi di quella che si chiama “chirurgia sociale”. Per realizzare questa la polizia si dota di quella che diventa la “squadra politica” e che oggi dovrebbe essere la Digos oltre che i servizi e unità simili (vedi i ROS). Dovrebbero essere questi gli agenti in borghese infiltrati o che seguono e conoscono i cosiddetti “sovversivi”. E dovrebbero essere questi “poliziotti politici” in grado di mantenere rapporti di collaborazione con i leader dei manifestanti pacifici (sindacalisti, leader di partiti o associazioni ecc.) e quindi con i “servizi d’ordine” dei manifestanti (come s’è sempre fatto in passato, esplicitamente o tacitamente). Ne consegue che in caso di provocatori infiltrati nei cortei sono i “poliziotti politici” e i militanti dei servizi d’ordine a isolare e a volte arrestare il provocatore di turno. Allora perché a Milano tutto ciò non è successo? E, peggio, perché ancora una volta come a Genova, i veri black bloc non sono stati isolati e intrappolati? E’ ovvio che questo non di deve e non si può chiedere alle unità mobili di agenti che palesemente sono sembrati alquanto allo sbando E anche qui: che formazione hanno in particolare i loro capi? Dove hanno imparato la gestione del disordine? (dal Dott. Roberto Sgalla primo funzionario a uscire dalla Diaz al G8 di Genova?).

3. Un aspetto rilevante non va sottovalutato: checché ne dicano i benpensanti di regime (stile Servegnini) capaci solo di coprirli di vituperi, i black bloc sono attori politici che agiscono a modo loro. Se quest’agire è illegale che lo Stato sia in grado di punirlo! Ma uno Stato un po’ intelligente dovrebbe chiedersi perché si riproduce conflittualità politica radicale. E comunque non va trascurato il fatto che a Milano nessuno ha usato armi da fuoco; il che vuol dire che, nonostante lo spirito criminale che si pretende attribuire ai black bloc, questi non possono essere considerati criminali al pari degli assassini che sono ancora peggio fra i responsabili di disastri sanitari e ambientali e delle guerre e degli annegamenti di persone che le fuggono a causa del proibizionismo europeo e dei paesi dominanti. Speculare sui fatti di Milano per criminalizzare ancora una volta il movimento NO-TAV è vile! E’ arcinoto che questo movimento non ha nulla a che spartire con i black bloc.
Allora dire che a Milano abbiamo visto all’opera la “nuova strategia delle forze dell’ordine per la gestione dell’O.P.” non regala tanto onore alle forze di polizia che peraltro, contro le norme europee, solo in Italia continuano a essere tante quando questa come altre attività dovrebbe essere svolta da una sola forza rigorosamente formata nel rispetto anche del Codice etico europeo (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=716903).
Salvatore Palidda

articolo pubblicato Alfabeta2.0
Vedi anche
http://www.alfabeta2.it/2015/04/12/g8-genova-2015-fra-ignoranza-e-falsificazioni/

http://www.alfabeta2.it/2014/11/02/impunita/

http://www.alfabeta2.it/2014/05/11/sulla-polizia-postmoderna/

http://www.alfabeta2.it/2015/04/21/la-strage-continua/

http://www.poliziaedemocrazia.it/live/index.php?domain=ricerca&action=risultati&where=Palidda

“Rimanere così, sperando sempre che qualcosa cambi e senza far niente per cambiare”.

Quando ho letto questa frase, mi sono incupita. Sono un po’ troppo empatica, lo so. Ti ho immaginata seduta, ad aspettare. Come se stessi guardando uno spettacolo, senza renderti conto che assistevi alla tua vita.

Io capisco che non tutti abbiamo l’ambizione di raggiungere i vertici, di qualsiasi settore della vita si tratti. Non dobbiamo diventare tutti dei Michael Jordan del basket, nè gli Einstein della scienza. Capisco e rispetto queste scelte.

Quello che non capisco è la delega. Si delega ciò che può essere fatto da qualcun altro. Lo si fa perchè quella persona (che abbiamo scelto) può fare quella cosa meglio di come faremmo noi… oppure perchè noi stessi dobbiamo dedicarci ad altre funzioni, prioritarie.

La tua frase è una delega in bianco della vita. Come sai che le cose cambieranno positivamente? E se cambiassero negativamente? Chi approfitterà della delega che gli hai dato? E in che modo? Come ti tratterà? Che cosa ti fa pensare che sia meglio aspettare, invece di intervenire per cambiare ciò che non ti piace?

(continua)

Italicum, le opposizioni si oppongono? Per i siti di Corriere, Repubblica e Stampa “Renzi è sotto attacco”

“Attacco a Renzi“: un titolo a stampa (online) unificata. Mentre minoranza Pd e opposizioni annunciano l’Aventino dopo la decisione dei vertici dem di sostituire in Commissione Affari costituzionali i deputati contrari all’Italicum, Corriere.it, Repubblica.it e Stampa.it aprono la loro home page con lo stesso, identico titolo. Tanto da far venire in mente ad alcuni osservatori un ordine arrivato dall’alto, come avveniva negli anni Trenta con le veline del minculpop (Ministero della Cultura Popolare). Il messaggio è assai chiaro: il presidente del Consiglio è vittima della guerriglia dell’opposizione, che evidentemente non protesta per la mancanza di dialogo e confronto su un tema – la riforma delle legge elettorale – che deve essere per definizione condiviso, ma si ostina a ergersi a bastiancontrario del rinnovamento per chissà quale tornaconto politico.

Uscito nell’ottobre dello scorso anno, Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli (edito da Adelphi) staziona ormai da mesi ai vertici delle classifiche dei libri più venduti in Italia – in quella pubblicata da Nielsen, relativa alla settimana dal 29 marzo al 4 aprile, è riuscito a insediarsi al primo posto, scalzando i romanzi di Piccolo, Baricco, Carlotto e Ferrante; nella classifica degli store Feltrinelli è in prima posizione anche tra gli e-book, ormai da parecchie settimane.

Che la saggistica possa salire alla ribalta del mercato librario – anche di questi tempi – non è una novità. Soprattutto quando gli autori, pur appartenendo ad ambiti molto settoriali (si tratti di scienze dure o studi umanistici), sono già noti al grande pubblico grazie a ospitate in tv, a partecipazioni in programmi di stampo nazionalpopolare; ci pensa poi la casa editrice blasonata a fare l’offerta, distribuire capillarmente le copie e costruire il marketing adeguato.
Occupandosi ad altissimi livelli, per l’appunto, di una scienza dura come la fisica, il nome di Carlo Rovelli potrebbe non risultare noto ai più; e proprio per questo – a voler essere eccesivamente pragmatici – uno dei motivi dell’impennata di vendite del suo breve saggio sulla fisica moderna è la partecipazione alla trasmissione di Fabio Fazio, “Che tempo che fa”, a inizio febbraio: da quel momento il pubblico ha conosciuto, si è incuriosito, informato, e ha deciso di leggere e portare a casa le sette lezioni giudicando l’occasione imperdibile.
Ma come detto, la visibilità a larga scala derivata dalla televisione è solo uno fra i motivi della fortuna di questo ispiratissimo libro, frutto della raccolta di una serie di articoli già apparsi sulla “Domenica” del Sole 24 ore.

Circa il valore estetico (e letterario) di un testo scientifico già Italo Calvino, in una celebre corrispondenza con Anna Maria Ortese, parlava di come un appassionato Galileo Galilei fosse riuscito a produrre la prosa più bella, ispirata, lirica e precisa dell’intera letteratura italiana parlando delle sue osservazioni astronomiche intorno alla luna. Da qui ulteriori legittimazioni e riconoscimenti per quello che in epoca moderna è considerato a tutti gli effetti come genere letterario, fruibile dunque non solo da specialisti e studiosi, bensì anche dal lettore comune – forte o occasionale che sia. In questo senso, Sette brevi lezioni di fisica – pur essendo imparentato solo alla lontana con le profonde ed eleganti elucubrazioni galileiane – prende il suo piccolo posto nella letteratura scientifica dei nostri giorni, dialogando, anche per ragioni editoriali, con le famosissime lezioni introduttiva di Richard Feymnan raccolte nei Sei pezzi facili e i successivi Sei pezzi meno facili – vere e proprie pietre miliari della letteratura di divulgazione scientifica, edite in Italia proprio grazie a Adelphi.


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Nuove regole per la polizia:

Il contatto fisico con i manifestanti «deve essere l’extrema ratio». Mentre si riaccende la polemica per quanto accaduto la scorsa settimana durante la protesta degli operai della TyssenKrupp in piazza Indipendenza a Roma, i vertici della polizia varano nuove «regole d’ingaggio». Il clima è ormai incandescente, il prefetto Alessandro Pansa sa che il crescente disagio sociale e le possibili «infiltrazioni» dei violenti tra i lavoratori rischiano di provocare gravi conseguenze. E decide di accelerare l’entrata in vigore di quel regolamento per correggere le attuali storture, frenando gli eccessi di chi va in servizio di ordine pubblico, in modo da tutelare «l’incolumità dei cittadini, ma anche degli agenti chiamati a garantire la sicurezza»

Happy 16th Birthday Circus Beat Club Brescia 24/04 Circo Nero 25/04 Saturday Night

Sembra impossibile, ma il 24 ed il 25 aprile 2015 il Circus Beat Club di Brescia compie 16 anni. Un solo anno di party e di notti di successi è quasi un'era geologica nel mondo sempre in movimento del clubbing, per cui un locale che resiste ai vertici per così tanto tempo è senz'altro un'eccezione. Senz'altro solo pochissimi di coloro che ballavano nel club di via Dalmazia 127 16 anni fa continuino a farlo ancora oggi. Ma se gli ospiti cambiano, non cambia la capacità dello staff del Circus di rinnovare le sue proposte ed adattarle ai gusti della clientela. Oggi Antonio Gregori ed i suoi collaboratori puntano su un divertimento che ha senz'altro stile ma che è contemporaneamente alla portata di tutti. Il giovedì notte Rehab - Best Hip Hop in Town, il venerdì al pubblico modaiolo e non solo, il sabato per i più giovani… ogni weekend al Circus le notti da ballare sono tre e molto diverse tra loro.

Venerdì 24 aprile al Circus di Brescia, per festeggiare il 16esimo compleanno del locale, arriva la crew del Circo Nero, che è probabilmente il party italiano più noto all'estero. Nato dalle sperimentazioni di un gruppo di artisti e nottambuli toscani, il Circo Nero fa ballare l'Europa da anni ed è un insieme di performer, scenografi, attori, ballerini (…) capaci di stupire creando meraviglia. Come dice lo staff del Circo Nero: “Non è il circo triste degli animali in gabbia e delle unghie tagliate, non è il circo meraviglioso che tiene a bocca aperta i bambini di tutto il mondo, e neppure quello struggente dei clown nani che inciampano nella vita con le loro scarpe troppo grosse. Questo è il Circo della Musica e delle Passioni che urlano dentro, è il Circo della Notte, il Circo Nero!”. Sabato 25 aprile si continua a festeggiare il 16esimo compleanno del Circus Beat Club con un evento pensato anche per i più giovani.

Circus Beat Club Brescia
www.circusbeatclub.com info@circusbeatclub.com 3332105400
www.facebook.com/circusclub
Via Dalmazia, 127 25125 Brescia (A4: Brescia Ovest)
giovedì - Rehab, the best hip hop in town
venerdì - Friday Night (house & co)
sabato - New Saturday Night (house, EDM & co)

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Mentre i migranti muoiono la “farsa” del vertice straordinario: niente misure straordinarie per risolvere l'emergenza

Si può dire di tutto su Matteo Renzi ma non certo che non sappia reagire con tempestività a qualsiasi emergenza. A tempo di record riesce a ribaltare i propri programmi, organizzare vertici straordinari e indire conferenze stampa per fare il punto e dettare la linea ai media. Peccato che la tempestività, molto spesso, non coincida con la risoluzione del problema.

Così, mentre l’Italia e l’Unione europea assistono inermi alla più grande ecatombe di immigrati nel Mediterraneo, il vertice straordinario organizzato dal premier non riesce a tirare fuori una sola soluzione: allontana la possibilità del blocco navale internazionale, ribadisce che bisogna aiutare gli extracomunitari a casa loro e chiede a Bruxelles di convocare Quanto prima un Consiglio europeo. Il resto sono solo parole.

I numeri dell’emergenza immigrazione sono drammatici. Oggi nelle acque del Mediterraneo hanno perso la vita 700 disperati che dal Nord Africa cercavano di raggiungere l’Italia. La dinamica della tragedia è ancora poco chiara, ma non sarà così dissimile dalle passate stragi di clandestini a cui Italia e Unione europea hanno risposto solo a parole. Dall’inizio del 2015, più di 35mila extracomunitari sono sbarcati sulle coste dell’Europa meridionale e, se il bilancio di oggi verrà confermato, i morti sono circa 1.600. Nel 2014, fa sapere l’Unhcr, circa 219mila persone hanno attraversato il Mediterraneo, e 3.500 vite sono state perse.

Ancora più drammatica la situazione se si isolano i dati che interessano soltanto l’Italia: gli immigrati sbarcati dall’inizio dell’anno a oggi sono 23.556. Nello stesso periodo dello scorso anno gli arrivi erano stati 20.800. I dati del ministero dell’Interno parlando di un trend di aumento del 30% che a fine anno potrebbe consistere in un aumento di circa 200mila persone sbarcate sulle coste italiane. Davanti a questi numeri Renzi reagisce prendendo tempo: chiede a Bruxelles che si svolga il prima possibile un Consiglio Europeo straordinario, “perché non può non esserci quella solidarietà e quella vicinanza che l’Europa ha mostrato in altre occasioni”, e al tempo stesso allontana l’ipotesi della Difesa di adottare il blocco navale per fermare gli sbarchi.

Fonte: qui

In bioanthropology and primatology, the classification of locomotion for some prosimians that include clinging verticially to a tree or branch is “Verticle Clinging and Leaping” or VCL.

I keep mistaking it for VLC


Torna alla ribalta l’argomento Lamborghini Urus, il tanto atteso maxi Suv della Casa di Santagata Bolognese; ormai da anni le testate di settore acclamano l’imminente presentazione del nuovo modello, una volta è stato anche stimato il prezzo di vendita, ma la conclusione è stata, fino ad oggi, un niente di fatto.

Torna a parlarne il numero uno del Toro, Stephan Winkelmann, quando, interpellato su un possibile ampliamento della gamma Lamborghini, riferisce che il modello ideale sarebbe un SUV, ovviamente di categoria premium. Il management del Gruppo tedesco crede che il segmento sia ancora vivo e profittevole, confermando che il progetto non è comunque stato abbandonato.

Il concept Lamborghini Urus è stato più volte esibito ai saloni internazionali, riscuotendo non pochi consensi, ma pur non essendo un progetto archiviato, i vertici della Casa sembrano non essere ancora pronti a dare il semaforo verde per lo sviluppo di un modello di serie. Sul futuro della Urus Winkelmann ha ipotizzato una soluzione ibrida elettrica ad alte prestazioni; per via della tipologia di auto, delle dimensioni e del peso, la scelta dell’ibrido sembrerebbe una scelta quasi obbligata. Non si tratta di certo di un ripiego, Lamborghini ha ampiamente dimostrato la conoscenza del tema ibrido con la Asterion, supercar ibrida presentata alla passata edizione del Salone di Parigi.

Lamborghini Urus: futuro ibrido per il suv del Toro Torna alla ribalta l’argomento Lamborghini Urus, il tanto atteso maxi Suv della Casa di Santagata Bolognese; ormai da anni le testate di settore acclamano l’imminente presentazione del nuovo modello, una volta è stato anche stimato il prezzo di vendita, ma la conclusione è stata, fino ad oggi, un niente di fatto.
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Insurgent Spot Tv Italiano ‘Verità’ (2015) - Shailene Woodley, Theo James HD

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