versos no altar

«Ne sono contento, perché è possibile, e sottolineo possibile, che quel momento non arrivi mai, che non ti innamori, che tu non voglia né possa affidare la tua vita a qualcuno e che, come me, tu compia un giorno quarantacinque anni e ti accorga che non sei più giovane e che non c'era per te un coro di cupidi con le lire, né un letto di rose bianche adagiato verso l'altare, e che l'unica vendetta che ti resta è rubare alla vita il piacere di quella carne soda e ardente che evapora più in fretta delle buone intenzioni, la cosa più simile al cielo che troverai in questo porco mondo dove tutto marcisce, a cominciare dalla bellezza per finire con la memoria.»

Carlos Ruiz Zafón, da Il gioco dell'angelo, 2008 atto primo - La città dei maledetti - 1