versi miei

Ti salivo, ti scendevo, carico
di cielo per i miei domani.
Le mie parole, calici, dovevano
riempirsi di luce. I miei versi,
vasi alla finestra di Dio.

Nikifòros Vrettàkos

Una ragazza con cui rollare le mie canne
finchè tutti e due abbiamo la testa in panne
ero tra fuoco e fiamme
ero un b-boy sulla lava e lei mi baciava mentre intorno a noi il mondo bruciava avresti dovuto vederci, cotti persi…
mentre fumava lei leggeva i miei versi
e mi diceva che qualcosa è rimasto.
Con te posso fare le mie facce stupide, i miei versi inquietanti, posso prenderti in giro e mandarti delle mie foto orribili. Mi preoccupo sempre dei miei difetti. Con te sento di poter essere me stessa, sento che vado bene anche così come sono. Grazie di esistere.

Non so se sei vivo
o sei perduto per sempre,
se posso ancora cercarti nel mondo
o ti debbo piangere mestamente
come morto nei pensieri della sera.

Ti ho dato tutto: la quotidiana preghiera
e la struggente febbre dell'insonnia,
lo stormo bianco dei miei versi
e l'azzurro incendio degli occhi.

Nessuno mi è stato più intimo di te,
nessuno mi ha reso più triste,
nemmeno chi mi ha tradita fino al tormento,
nemmeno chi mi ha lusingata e poi dimenticata.

Anna Achmàtova
Lo stormo bianco
Estate 1915

Quando amo
sento di essere il re del tempo
possiedo la terra e tutto ciò che essa contiene
e cavalco nel sole sul mio cavallo.

Quando amo
mi trasformo in fluida luce
che occhio non vede
e i versi nei miei quaderni
si traformano in campi di mimosa e papavero.

Quando amo
acqua zampilla dalle mie mani
erba cresce sulla mia lingua
quando amo
sono tempo fuori dal tempo.

Quando amo una donna
tutti gli alberi
corrono scalzi verso di me.

Nizār Tawfīq Qabbānī

Di notti con te
Di gocce di sangue
Di carezze sporche
Quante me ne rimangono?
Di versi per te
Di miei occhi tristi
E di questi dischi
Quanti me ne restano ancora?

[ Baustelle ]

#notte

ci siamo persi tra amplessi
complessi
ed eccessi
compressi
nei teschi ed espressi
nei testi avessi
gli stessi
interessi
dei fessi
avresti già impressi
i miei versi inespressi
pensi
che dentro gli specchi
vengano messi
tutti i miei errori
commessi
ma che diresti
se io ti dicessi
che parlo
con i miei riflessi
scendi quaggiù.

-nitro
Amo la mia migliore amica in ogni modo in cui si potrebbe amare una persona.
I baci, gli abbracci, gli after che non siamo mai riuscite a fare, le lunghe chiacchierate e le lunghe passeggiate in giro per fara, i nostri segreti, le promesse di cui non ti devi preoccupare di mantenere perché sai già che andrà tutto nel verso giusto.
Tu sei l’unica persona che so di non perdere mai e, anche se sarà difficile, so che insieme ce la possiamo fare.. Ci ritroveremo sempre insieme, a parlare delle cose più banali, unite più che mai.. dopo tutti gli anni siamo sempre le stesse..
Ci sono tante cose belle, ma così tante che se ci penso mi gira la testa, però vedi,il discorso è semplice, ci sono tante cose belle, solo che tu sei meglio..
che se mi chiami tipo, all’una di notte, io ti posso bestemmiare tutto, ma ti risponderò sempre…
È proprio questo il punto.
Io ti risponderò sempre. E non importa quanto lontana sarai, non importa se mi chiamerai anche quando non ne hai bisogno davvero. Io ti risponderò sempre.
Io, te l’ho detto, resto!!
E mi dispiace, davvero, certe volte ci penso e mi dispiace. Penso a tutte le volte che ti rompo il cazzo, a quando do consigli sbagliati, a quando ti rispondo male. Ma tu ci sei comunque, sempre…
Con te posso fare le mie facce stupide, i miei versi inquietanti, posso prenderti in giro. Con te sento di poter essere me stessa, sento che vado bene anche così come sono.
Tu sei ancora qui, dopo tanti anni, le lunghe litigate, i “vaffanculo” urlati nelle giornate buie,tu sei qui, ancora a combattere con me.
Mano nella mano, Per sempre..
Ti amo❤️
—  Fineisthis

Di notti con te
di gocce di sangue
e di carezze sporche
quante me ne rimangono?

Di versi per te
di miei occhi trisiti
e di questi dischi
quanti me ne restano ancora?

Di promesse tue
di appuntamenti
e di valzer lenti
quanti me ne concedi amore?

I 50 motivi per amare Leopardi, secondo Alessandro D’Avenia.
  1. Perché ha lottato tutta la vita per tenere insieme verità e bellezza.
  2. Perché al grande intellettuale che gli consigliava di esercitarsi per almeno 20 anni sulla prosa prima di cominciare a far poesia rispose: “Quando io vedo la natura in questi luoghi che veramente sono ameni, mi sento così trasportar fuori di me stesso, che mi parrebbe di far peccato mortale a non curarmene, e a lasciar passare questo ardore di gioventù e a voler divenire buon prosatore e aspettare una ventina d'anni per darmi alla poesia”.
  3. Perché amava nascondersi in soffitta e giocare con l'ombra e la luce sin da bambino, consapevole che la vita è tenerle insieme.
  4. Perché fu il primo a dedicare un verso a un creatore di gelati, di cui andava pazzo: “l'arte onde barone è Vito”.
  5. Perché quando da bambino lo portavano via da una festa o dai giochi con gli amici cominciava a piangere come un forsennato.
  6. Perché ha scoperto che la Moda è la sorella minore della Morte.
  7. Perché ci ha fatto capire che la malinconia è molto di più del pessimismo e non possiamo sbarazzarcene ma solo imparare ad abitarla.
  8. Perché a 21 anni aveva già scritto l'Infinito.
  9. Perché a 21 anni aveva già scritto che non c'è siepe senza infinito e infinito senza siepe.
  10. Perché nessuno come lui ha inveito contro un cuore che non riesce a far a meno di amare e cercare la felicità e perché nessuno come lui ha inveito contro una ragione assetata di verità.
  11. Perché nessuno come lui sapeva che l'immaginazione non è fuga dalla realtà, ma penetrazione e comprensione della realtà.
  12. Perché ha tentato di fuggire di casa scrivendo la lettera che ogni ragazzo dovrebbe scrivere in questi casi.
  13. Perché alla piccolezza preferì sempre l'ardore scomodo della bellezza.
  14. Perché nel 1836 definì l'uomo un “viatore confuso” nella sua poesia penultima.
  15. Perché voleva scrivere una “Lettera ad un giovane del XX secolo”, ma non fece in tempo. O forse sì.
  16. Perché riuscì nella poesia del pensiero e non si accontentò mai del solo pensiero.
  17. Perché creando versi andò oltre le sue stesse conquiste razionali e superò le amare conquiste delle sue Operette morali.
  18. Perché si aggrappò all'amicizia come l'amore più grande.
  19. Perché “Dolce e chiara è la notte, e senza vento” è un endecasillabo capace di allontanare la tristezza.
  20. Perché la sua Luna è quel che resta della Luna a noi che l'abbiamo conquistata.
  21. Perché quasi cieco continuò a comporre e a farsi leggere versi e libri.
  22. Perché tutti gli italiani sono dolcemente naufragati nel suo mare.
  23. Perché nascondeva i dolci vietati dal medico sotto il guanciale e li divorava di nascosto.
  24. Perché scrisse un sonetto alla cuoca Angelina di cui amava sorrisi e lasagne.
  25. Perché come tutti i poeti fu anche ciò che non era: fu Silvia, Nerina, pastore errante, Cristoforo Colombo, passero solitario, ginestra… e lo è tutt'ora.
  26. Perché era soltanto un ragazzo di un paesello della periferia dello Stato Pontificio ad inizio del XIX secolo.
  27. Perché ha spiegato come nascono le sue poesie e quanto tempo gli ci voleva prima di ritenerle perfette, tanto che è una gioia per gli occhi guardare il suo autografo dell'Infinito ora terremotato.
  28. Perché era a volte intrattabile a volte dolcissimo.
  29. Perché odiava le letture di poesia ad alta voce.
  30. Perché aveva una grafia spaziata e slanciata.
  31. Perché doveva procurarsi lavori che non amava per campare.
  32. Perché ha riempito le sue poesie di punti interrogativi come nessuno aveva fatto fino a quel momento.
  33. Perché sapeva che i libri accelerano l'anima ma non la sostituiscono.
  34. Perché la sua speranza è lunare: non ci nasconde il notturno della vita, ma vi cerca sempre la luce a cui aggrapparsi.
  35. Perché lottò tutta la vita contro la seduzione del nulla.
  36. Perché non sopportava gli ignari assertori di ideologie vincenti e dominanti.
  37. Perché gli intellettuali del suo tempo lo soprannominavano “ranocchio” come bulletti di scuola media.
  38. Perché consigliava i biglietti della lotteria dicendo che la sua gobba portava fortuna.
  39. Perché ha guardato le stelle come se ogni notte fosse quella di san Lorenzo.
  40. Perché ha insegnato che non esistono cose poetiche e cose impoetiche, ma che la poesia è in un canto di pastore che dialoga con il suo gregge, che un passero solitario o una semplice ginestra contengono tutta la dolorosa poesia del mondo
  41. .Perché fece riparare molte volte il suo vestito blu, per essere più bello quando si innamorò di una donna.
  42. Perché nessuno come lui ha preso sul serio il dolore.
  43. Perché nessuno come lui ha preso sul serio la felicità.
  44. Perché in uno degli ultimo pensieri dello Zibaldone ha scritto delle sue poesie: “Uno dè maggiori frutti che io mi propongo e spero dà miei versi, è il piacere che si prova in gustare e apprezzare i propri lavori, e contemplare da se compiacendosene, le bellezze e i pregi di un figliuolo proprio, non con altra soddisfazione, che di aver fatta una cosa bella al mondo; sia essa o non sia conosciuta per tale da altrui”
  45. Perché ci ricorda che sempre fiorire si può e si deve, anche in mezzo al deserto, perché se le cose fragili come un fiore di ginestra lo sanno fare, anche noi siamo chiamati a fare altrettanto.
  46. Perché amava perdersi per le vie di Napoli e ascoltare le storie della gente comune.
  47. Perché è stato un critico letterario senza altra ideologia che la parola.
  48. Perché sapeva che la parola è la più avveniristica invenzione dell'uomo, soprattutto quando la si trasforma in canto.
  49. Perché ha resistito per decenni alla calunnia di pessimismo ricordandoci che “il cuore sente sempre una gran mancanza, un non so che di meno di quello che sperava, un desiderio di qualche cosa, anzi di molto di più”.
  50. Perché in una sua lettera riduce tutto all'osso: “Io non ho bisogno di stima, né di gloria, né d'altre cose simili. Ma ho bisogno d'amore”.
..Ti ho dato tutto: la quotidiana preghiera e la struggente febbre dell’insonnia, lo stormo bianco dei miei versi e l’azzurro incendio degli occhi. Nessuno mi è stato più intimo di te. [Anna Achmatova]..

Non so se sei vivo
o sei perduto per sempre,
se posso ancora cercarti nel mondo
o ti debbo piangere mestamente
come morto nei pensieri della sera.

Ti ho dato tutto: la quotidiana preghiera
e la struggente febbre dell'insonnia,
lo stormo bianco dei miei versi
e l'azzurro incendio degli occhi.

Nessuno mi è stato più intimo di te,
nessuno mi ha reso più triste,
nemmeno chi mi ha tradita fino al tormento,
nemmeno chi mi ha lusingata e poi dimenticata.

Anna Achmàtova
Lo stormo bianco
Estate 1915

Morbidi erano i suoi passi.
Descrivevano arcane melodie
Danzando sui miei versi,
Su quelle parole pie e devote
Che versavo ai suoi piedi.
Le mie membra riverse
Sotto il fruscio del suo incedere
L'accoglievano come la terra,
Soffice e ombrosa,
Che nell'orma sua generosa,
Diveniva fertile e rigogliosa.
Ed eran fiori del suo giardino
I miei baci adoranti e proni,
Tra i versi di brevi poesie
Umide d'amore,
Dalle mie labbra schiuse
In flebili sussurri
Che soffiavano sotto di lei,
Nel dolce dispensar di sorrisi
Colati dai suoi occhi
E il lento scivolar delle sue dita
Che regnava e godeva di me,
Nel caldo e silente abbraccio
Che nutriva la mia bocca.

 Charmel Roses