velocitas

anonymous asked:

Ciao Marco! Mi chiedevo per quale motivo diciamo che l'universo sia illimitato e non infinito. Qual è la differenza tra questi due termini? E quali sono le prove che ci portano a pensare che sia appunto illimitato? Grazie per il tuo tempo.

Ciao Anon! Grazie per la domanda, assai meno banale di quanto potrebbe sembrare ad una lettura affrettata!  ;-) 

Entriamo un po’ nel merito. Intanto qualcosa sulle due parole. Con “illimitato” intendiamo che l’universo non ha confini, non ha alcun “limite”, ma questo non implica in nessun modo che sia “infinito” (nello spazio e/o nella materia-energia che lo costituisce). 

In realtà che non sia infinito è una acquisizione abbastanza moderna. Per gli antichi poteva tranquillamente essere infinito e illimitato insieme.

Prima dell’avvento della teoria del “Big Bang”, e dello scenario di espansione cosmica, si riposava infatti sul “principio cosmologico perfetto”, un assunto filosofico per il quale l’universo deve essere uguale a se stesso ad ogni luogo ed in ogni tempo. Da qui veniva direttamente la teoria dello “stato stazionario”. Questo è stato scardinato con l’affermarsi del modello dell’universo in espansione (e storicamente, con il crollo di ogni tentativo di aggiustare lo “stato stazionario” alle cose che si venivano scoprendo, tentativo durato circa fino agli anni ‘90 del secolo scorso).

Perché dico questo? Perché si capisce bene che, se si accetta il fatto (in realtà, una teoria ormai molto robusta) che  l’universo che sia nato da UN PUNTO un certo tempo fa (13,7 miliardi di anni, secondo le ultime stime) e si sia espanso a VELOCITA’ FINITA in un tempo (appunto) finito, si comprende come la sua estensione non possa essere infinita. (In realtà qui giocano anche considerazioni di metrica dello spazio, che secondo i modelli attuali dovrebbe essere “piatto”, ma non mettiamo troppa carne al fuoco che ci confondiamo). 

L’evento di creazione iniziale ha peraltro creato una certa quantità di materia-energia, che dunque è certo grandissima ma - anche qui -  non può essere infinita. 

In ultima analisi, dunque, queste constatazioni sono robuste e credibili perché  derivano direttamente dal modello del Big Bang, ed è quest’ultimo ad essere “robusto”, ovvero verificato da una grande serie di dati osservativi anche molto molto precisi, ricavata da terra e dallo spazio. 

Dunque non è infinito, almeno siamo abbastanza certi che non lo sia. Ma come fidarsi del fatto che sia illimitato? Qui dobbiamo ricorrere ad una analogia. 

Immaginiamo di essere un organismo bidimensionale, diciamo una “formichina piatta” che si muove sulla superficie terrestre. Ebbene, per lei il suo “universo” è proprio illimitato (non trova mai un confine, per quanto si possa muovere sulla superficie, che è tutto il suo spazio) ma non infinito (ogni direzione prima o poi implica un ritorno alla posizione di partenza). 

Così dovrebbe essere la geometria del nostro spaziotempo, secondo la relatività generale e le leggi di espansione. Ovviamente è difficile “capirlo” in tre dimensioni, ma lo spazio è “arrotolato” su se stesso in modo che, anche qui, andando sempre dritti, si torna (idealmente) al punto di partenza.

“A questo punto l'immaginazione del lettore incontra difficoltà,” dichiarava lo Einstein. “Nessuno può immaginare questa cosa,” si lamentava. “Può essere espresso, ma non pensato. Posso immaginare una superficie sferica senza problemi, ma niente di analogo in tre dimensioni’" 

Dunque nessun problema se non riusciamo ad immaginarlo. La nostra mente “funziona” nell’esperienza comune dove può valere benissimo l’idea di spazio tridimensionale, ed infatti è fatta per quello. Il lettore di Einstein ha ragione, nel non riuscire a figurarci questa cosa. 

E noi, con lui! 

“Si?…”
“Indossale senza nulla sotto” intimai senza nessun preavviso
Il mio desiderio andava esaudito subito, cosi’ come le mie esigenze.
“E’ tranquillo? Sei sicuro?” chiese con voce incerta.
“Fallo, ora”.
Riattaccai la cornetta.
Sentii sbattere dal corridoio la porta del bagno, avvertii salire la concentrazione, presi dal cassetto alcuni oggetti utili al mio desiderio, accennai un sorriso, perfido, quasi masochistico.
Un silenzio assoluto invase l’ambiente, interrotto a tratti solo dal ventilconvettore e il suo soffio leggero.
Sentiii la porta del bagno aprirsi, i suoi passi, venire verso di me.
La vidi, i suoi occhi maliziosi emanavano imbarazzo e malizia allo stesso tempo.
Mi alzai, gli andai incontro, senza dire nulla le presi le braccia e me le strinsi in una mano dietro la sua schiena, immobilizzandola, con la mano libera le presi il capo e la baciai avidamente, invadendo la sua bocca in modo impetuoso.
Era sotto il mio controllo, anche se contratta, la portai dolcemente sopra la mia scrivania, la feci sedere, le gambe sospese, la posizionai sul bordo.
La baciai ancora, e con una mano, in modo spudorato esplorai sotto la sua gonna, trovai il suo ventre senza nulla, a separarlo da me, come da indicazioni, stetti molto attendo a sfiorare appena le sue labbra intime, bagnate, colme di desiderio, era la verifica che volevo.
Ritirai la mano, alzai la gonna, presi le sue gambe all’altezza delle cosce e la apriii al mio volere. Vidi il suo fiore, rigonfio e liquido, cominciai a baciarlo, baci innocenti, attutiti negli schiocchi, numerosi, mi sentiii le labbra sempre piu’ umide, la guardai negli occhi, si stava perdendo nei labirinti del piacere, continuai a baciare cosi’.
“Vuoi la mia lingua? Vuoi che ti assapori?” Chiesi…..
Fece un gesto con la testa, di assenso.
“Allora chiedimelo, implorami” la sfidai, prevedendo un suo rifiuto.
Rilanciai con altri baci, con le mani che le strinsero i fianchi, enfatizzai dopo bacio con uno schiocco a gran velocita’.
“Ti prego fallo”….improvvisamente disse.
La gratificai immediatamente di tale sforzo, aprii la bocca e comincia con la lingua a giocare ovunque in lei, a bere il suo nettare, a darle intenso piacere, sentii il suo respiro farsi pesante, mentre la baciai le mie dita si insinuarono nella sua bocca a sentire la sua lingua, ad inumidirmi di saliva, leccai con decisione.
“Ora girati”
Senza chiedere o obiettare esegui’.
Era la mia bambola del resto….

Dentrolanostrabolla 🖤

Benjie Flipperboi is accustomed to getting his hands dirty on early 70s Japanese iron. But he’s decided to branch out on his latest build—an amazing Ducati cafe racer called ‘Velocita D’Epoca.’ Working with a tired and neglected Ducati 900 SS/SP found for a bargain price, the @benjiescaferacer crew stripped the Ducati completely before starting with a new, aggressively angled rear subframe. The Norton-inspired tank was next on their list, mounted low in the front to partly cover the trellis frame.
The seat and tail are a one-off carbon fiber unit, and the headlight was hand-hammered. The clip-ons are unique and you’ll find no linkages for the foot controls. It’s old school engineering at its finest and that makes it one of our latest Bikes Of The Week.
Hit the link in our bio to see more, plus the other four killer builds that made the cut.
#ducati #900ss #caferacer #benjiescaferacer #bcrdesigns #motorcycle #bikeexif
Photography: @blacksheepmanila and @13luckymonkey

Mamma,
sono uscita con amici. Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto: di non bere alcolici. Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, cosi ho bevuto una Sprite. Mi son sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di quello che mi dicono alcuni amici. Ho fatto una scelta sana ed il tuo consiglio è stato giusto. Quando la festa e finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo. Io ho preso la mia machina con la certezza che ero sobria. Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava… Qualcosa di inaspettato! Ora sono qui sdraiata sull'asfalto e sento un poliziotto che dice: “Il ragazzo che ha provocato l'incidente era ubriaco”. Mamma, la sua voce sembra così lontana… Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando,con tutte le mie forze, di non piangere. Posso sentire i medici che dicono: “Questa ragazza non ce la farà”. Sono certa che il ragazzo alla guida dell'altra macchina non se lo immaginava neanche, mentre andava a tutta velocita. Alla fine lui ha deciso di bere ed io adesso devo morire… Perchè le persone fanno tutto questo, mamma? Sapendo che distruggeranno delle vite? Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente. Dì a mia sorella di non spaventarsi, mamma, di a papà di essere forte. Qualcuno doveva dire a quel
ragazzo che non si deve bere e guidare… Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva… La mia respirazione si fa sempre piu debole e incomincio ad avere veramente paura… Questi sono i miei ultimi momenti,e mi sento così disperata…Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui, morente. Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene per questo… Ti voglio bene e…. addio.

Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente all'incidente. La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole ed il giornalista scriveva…scioccato. Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di ebbrezza. Se questo messaggio è arrivato fino a te e lo cancelli… Potresti perdere l'opportunita, anche se non bevi, di far capire a molte persone che la tua stessa vita è in pericolo. Questo piccolo gesto può fare la differenza.

—  web

Arrivi a 75 anni che pensi che la vita le’ bela.
Ho mandato a cagare piu’ io in tutta la storia del cinema italiano che nessun altro.
Ma si sa…“il vai a cagare pirla”…oggi non lo si usa quasi piu’….
Chi riesce a fregarsene dei problemi poi alla fine vince sempre.
Sono un appassionato di auto, ho figli e ho una bella casa fuori dalle balle.
Mi mancano quelle belle vie di Milano vuote dove si girava in bicicletta.
E la scena del trattore in piazza San Babila…fantascienza se pensiamo a cosa c'e’ oggi…
Ma va bene cosi’….
Oggi le persone vivono freneticamente con il taaac….
Se pensate alla velocita’ di tutto e tutti….
Accompagni i figli a scuola….taaaac….
Torni a casa e prepari da mangiare….taaaac….
Guardi tua moglie e pensi che ti sei sposato per amore e non per altro…..taaaac…
E la tua felicita’ e’ un taaaaac….
Che posizioni in fondo alle frasi perche’ in quel momento sei felice ed infelice…
Felice perche’ hai tante cose….infelice perche’ le cose che non avevi prima ti mettono a disagio in quel momento…
E vorresti tornare indietro alla tua semplicita’.
E cosi’ la societa’ d'oggi va forte…
E i ragazzi sono pieni di troppe cose che non possono far nascere un qualcosa che si possa definire Trash…
Anzi oggi c'e’ troppa poca leggerezza…
E le generazioni mie Teocoli, Boldi, Abatantuono, Villaggio…
Non le eguagliera’ nessuno.
Perche’ noi abbiamo fatto epoca….
Con le nostre vite, le nostre abitudini e le nostre tristezze e le nostre tragedie.
Perche’ un comico che puo’ far veramente ridere deve “sorbirsi” esperienze di ogni genere…
E la bellezza di una faccia che si riconosce e’ proprio questo…
Se mi riesci a guardare negli occhi ti sentirai a casa…
Una casa che si chiama “Italiano”…
Come le belle cose che si facevano tra il 1960 e il 1990….
Poi tutto diventa difficile…
Ed e’ un peccato non per me che ho anche l'umbrela…
Ma piu’ per voi che ridete poco e vi divertite male.
Provate dunque ad usare un Taac per ogni cosa che fate…
Anche se siete tristi ripetetevi….
<<Sono triste taaaaac….>>
<<Sono felice taaaaac….>>
Vedrete che prima o poi un sorriso arriva.
Ecco quello sono io.

Pozzetto.

3

How the race whip will be setup for the next 2-3 track days. Having it tuned next week at @speedfactoryracing!

Bottom right picture is some custom fenders I’ve been working on. Properly laid spray paint does wonders. (Made a garage paint booth due to the shitty weather)
Pretty stoked as I’ve been waiting for this tune since the build started. Im having some idle hunting issues but I believe the tune should straighten everything out.

Do keep in mind, I’ve only had this car for about
8-9 months, picked it up for $500 bucks, completely stock, with a shot rod. It currently has more dings/dents than I would like to admit, but that’s not my mere focus this season. (Pictures make it look a lot better than it actually is)


A mild startup setup with nothing too crazy. I do already have a collection of high end parts for the second stage of my build for if/when I am more proficient/keen with my driving.

Current getup
ENGINE/TRANS/COOLING
-97’ P8R Spec B20B from HMO
-custom integrated hood vents with lexan plug blockoffs for rain days
-AEM cold air intake
-AEM fuel rail/fuel pressure regulator
-Walbro 255lph
-custom braided SS Wilwood power steering reservoir/breather setup
-ITR 4.7 fd with synchrotech carbon synchros
-RMF Megaphone header/test pipe/BuddyClub Spec II
-Neptune chip & tune at SpeedFactory
-Skunk2 Alpha full size dual core radiator/Redline water wetter/single manual control pull fan

SAFETY
-Bride Vios III LowMax (X2)
-PCI solid seat mounts
-Racetech 6pt Magnum harnesses (black/X2)
-6 point boxed SCCA/FIA DOM roll cage (Godspeed fabrication, Auburn, WA)
-Racequip Pro SA2015 helmet (Snell 2015)
-Schroth SHR Flex HANS device
-OMP One Evo gloves
-Sparco RW9 head sock
-Longacre 45.1 SFI roll bar padding

SUSPENSION
-Stock gsr strut bar (front)
-FFG strut bar (rear)
-Skunk2 Alpha upper control arms/camber kit(front)
-Hardrace toe/camber kit (rear)
-Zeal Super Function Coilovers/ Swift F/R-14k/10k
-Comptech OG rear subframe brace
-Japanese ITR 24mm rear sway bar/ASR end links
-Function 7 ITR style lower control arms

BRAKES/WHEELS/TIRES
-Wilwood 4 pot Superlite calipers/322mm rotor (front)
-Rsx rear caliper/Ep3 rotor combo (rear)
-Stoptech SS lines all around/ATE DOT 4
-16x7.5 +35 OZ Superleggera
-Bridgestone RE-11A
-OMP 350MM Velocita Superleggero suede steering wheel

And probably a handful of items I can’t seem to remember off the top of my head. Excited for the second stage I envision my car at, but baby steps first haha. I’m even more excited for the tune next week at SpeedFactory followed by a track day at The Ridge if the tune goes well on 06/16/16!

Stay tuned!
-FF

Cos’e’ successo? Che i leccalecca sono diventati sigarette, l’acqua in vodka, le biciclette in motorino, i baci in sesso. Ti ricordi quando volare significava dondolarti velocemente? Quando ‘protezione’ significava usare il casco per andare in bicicletta? Quando il peggio che potessi ricevere da una persona, fossero i pidocchi?
Quando amavamo solo i nostri genitori? Le spalle di papa erano il luogo piu’ alto del mondo e mamma era un eroina. Il tuo peggior nemico era tuo fratello, i problemi di velocita’ erano causati per chi correva troppo veloce. ‘Guerra’ era solo un gioco e l’unica droga che conoscevamo era lo sciroppo per la tosse.
Il dolore piu’ forte, che potevi sentire era il tuo ginocchio sbucciato e ‘addio’ significava solo ‘fino a domani’. Tutto questo era la cosa migliore del mondo, ma non abbiamo potuto aspettare di crescere…
Le dita scorrono veloci, sugli 88 tasti. Nessuno sa cosa si può tirare fuori, e nessuno sa effettivamente quante melodie si possano creare con quei tasti. Se non suoni, non conosci lo strumento. Se lo conosci non puoi non trattarlo come un figlio. Quando le tue dita sfiorano quei tasti ruvidi, senti una sensazione esaltante e inebriante, che sale lungo la schiena e termina nel cervelletto. É quella che a me piace chiamare “la morfina del pianista”. Qualsiasi suonatore di qualsiasi strumento sa di per certo che ad un certo punto della sua carriera lo strumento smetterà di essere strumento e le mani di essere mani. Diventi un corpo solo. Una cosa sola. Ci sono dei limiti però. Altrimenti si scade o nell'errore, o ancora peggio nella maledizione. La dedizione piu completa al pianoforte puo facilmente diventare maledizione. Ogni pianista è un po’ maledetto dentro se stesso. Ogni pianista, superato questo punto critico della carriera, opera un collegamento diretto che parte dal cervello, passa nel cuore, nelle dita, nel martelletto, e si perde nelle corde. Non suoni veramente, finisci solo per sentire tuo il pianoforte. Il pianista maledetto è una figura che mi ha sempre affascinato. Quale mente umana dedica cosi tanto tempo a una azione tanto da farla diventare la croce e la delizia? Me lo immagino li, il cervello, che a un certo punto smette di pensare e si limita anche lui ad ascoltare il suo operato. Si mettono d'accordo in un algoritmo semplice e armonioso. E il cervello si addormenta, le orecchie cominciano ad essere solleticate dalla melodia. Raggiunto questo stato, un pianista normale si sentirebbe più che appagato. E invece no, il maledetto sale, e sale, e sale ancora, finche non si ritrova a sudare dal movimento degli avambracci. Essere un pianista maledetto dev'essere veramente affascinante. Essere un pianista maledetto vuol dire fare un patto con il diavolo: in cambio di una straordinaria dolcezza e leggerezza nella tastiera, si ha un livello di ira spaventosamente allucinante. Se il pianista maledetto si arrabbia, nessuno lo regge. Se il pianista maledetto suona da arrabbiato, esce la melodia piu tetra immaginabile, a una velocita inarrivabile. Se il pianista maledetto suona da arrabbiato, le corde iniziano a tremare da sole fremendo e preparandosi ad essere massacrate di martellate. Viceversa, se il pianista maledetto è contento sa benissimo che puo sviluppare le melodie piu dolci e strappalacrime di questa terra. Il pianista maledetto ha il controllo di tutti i cuori, ma non del suo. Controlla le persone, ma senza autocontrollo. Il pianista maledetto sa che nessuno lo prenderà in considerazione. Sa che se trova una pianista maledetta sarà una sfida eterna tra i due, e al primo litigio rischieranno di rompersi le ossa a vicenda. Tutti i grandi del passato secondo me sono stati dei grandi maledetti. Basti pensare a Liszt, o al più noto Mozart. Menti malate che gia in fasce erano predestinate alla maledizione degli 88 tasti.
Beethoven, che da sordo componeva. Mozart, uno dei piu grandi pianisti mai esistiti.
Liszt, autore del brano piu difficile in assoluto.
È un modo ostile di interpretare questi nomi, ma assai efficace. Il mondo ha bisogno di pianisti maledetti, o di artisti maledetti in generale. Senza un Picasso non esisteva il cubismo, senza Mozart la musica classica era quasi morta. I maledetti sono gente scelta per avere una dote amplificata rispetto agli altri. Gente che lo strumento oramai lo domina con scioltezza o addirittura bendati. Bene, nel corso della mia, seppur breve, esperienza pianistica, ho avuto modo di approcciare a questi maledetti. E si riconosce un loro testo, piuttosto che un altro. Senti la malinconia della condanna che esce dal foglio, che ti risale mentre la suoni. Senti Mozart che ti preme dentro, che ti dice liberati da questo male, tu che sei ancora in tempo. I tasti non sono solo pezzi di legno che spingi per suonare. Sono infiniti. Sono vita. Sono solo 88, ma in quella tastiera, puoi fare una melodia per una bella fanciulla, o per un funerale. Puoi fare melodie per tutti. E puoi trovarci anche la maledizione, che quando arriva ha il gusto dolce del miele nel latte da bambini. Quando comincia ad uscire e a premere dentro pero, ti accorgi che quello strumento è satellite di te stesso. O la prendi con filosofia, e ti arrendi alla passione e alla maledizione, o te ne fai una colpa e cerchi di rifiutare tutto. Ma sono sicuro che in ambo i casi interverresti quando ormai è gia troppo tardi.
—  Pensieri notturni a caso
Lombardia: Epatite C, si parte coi primi pazienti la cura costerà 40mila euro a testa

Su 100mila lombardi malati solo 8mila potranno curarsi con il superfarmaco Avranno la priorità i casi più gravi

AL POLICLINICO quest’anno saranno 800, sui 5.300 pazienti registrati in via Sforza. Al Sacco 500 su una base di 4mila, mentre al Niguarda si conta di arrivare a 500 pazienti sui quasi 2mila in cura, e al San Raffaele a 160, sul migliaio di persone seguite.

Sono i pazienti affetti da epatite C Hvc che saranno curati con il super farmaco (la molecola è il Sofosbuvir) che eradica il virus in tre-sei mesi. «Una rivoluzione copernicana », la definiscono gli esperti, visto che dà una nuova possibilità a pazienti con un’aspettativa finora limitata.

Grazie una pillola da assumere a casa una volta a giorno, e controlli mensili per vedere come procede. Una rivoluzione che, però, non è per tutti: per ora sugli oltre 100mila lombardi affetti da forme più o meno gravi di epatite C, solo 8mila potranno avere accesso al super farmaco, poiché rientrano nei criteri previsti dall’Aifa e dal ministero.

Ovvero, i più gravi, che saranno curati a carico del servizio sanitario regionale. Con costi non da poco: per ogni terapia si va dai 40mila euro in su. In gioco ci sono questioni complicate. Da un lato, c’è la possibilità di aiutare malati le cui chance, con le terapie tradizionali, finora erano una su tre. Dall’altro, ci sono le risorse da trovare per coprire i costi record, e le risposte da dare ai pazienti. «È un caso inedito per il sistema sanitario — nota Massimo Puoti, primario di Infettivologia del Niguarda — Un piano più preciso sull’erogazione dei farmaci potrà essere fatto tra qualche mese, in estate».

Quando, cioè, sul mercato dovrebbero arrivare nuovi prodotti, con un aumento della concorrenza e un abbassamento dei costi. E quindi un ampliamento della platea di pazienti.

A dicembre la Regione su questo capitolo ha stanziato 100 milioni. Una cifra alta. Ma che ancora non copre tutte le 8mila terapie necessarie, tanto che entro l’anno Palazzo Lombardia dovrà metterne almeno altri 50. Così, al San Raffaele si è partiti dieci giorni fa con 16 pazienti, al San Paolo (centro erogatore anche per l’Humanitas) dal mese scorso ne sono stati trattati 35 (sui 300 previsti per il 2015), al Niguarda 50, più altri 130 che già a dicembre hanno avuto accesso al farmaco come terapia compassionevole, con il contributo delle case farmaceutiche.

«Tra il nostro centro e quelli afferenti abbiamo iniziato a trattare 130 persone, con una spesa intorno ai 5 milioni: abbiamo già impiegato molto più di quanto non facessimo per curare 250 pazienti con l’interferone nell’arco di un anno — spiega Massimo Colombo, a capo della Gastroenterologia ed epatologia del Policlinico — Abbiamo chiesto fondi in più per iniziare a trattare anche i meno gravi». «In Italia il costo delle terapie è stato concordato a scaglioni: per i primi 5mila farmaci si paga un tot, dopo la cifra scende», dice Giorgio Barbarini, responsabile dell’ambulatorio di malat- tie infettive del San Matteo di Pavia (dove saranno curati 250 dei 2mila pazienti in carico alla struttura) e guida del Club epatologi ospedalieri. Che il 4 marzo durante un’audizione in Senato ha chiesto la creazione di un registro nazionale e la ripartizione dei carichi tra le regioni.

«Il registro garantirebbe a tutti un accesso graduale alla terapia — ragiona Barbarini —La suddivisione dei carichi, invece, farebbe sì che non sia solo la Lombardia, che è avanti rispetto ad altri, ad acquistare i primi farmaci a prezzo pieno».

Repubblica Milano - 18 marzo 2015

ALTA VELOCITA’ - ITALY

…Non permettere l’accesso alla terapia per tutti è una scelta politica e la Costituzione parla di diritto alla salute… gazzellanera