velocitas

Benjie Flipperboi is accustomed to getting his hands dirty on early 70s Japanese iron. But he’s decided to branch out on his latest build—an amazing Ducati cafe racer called ‘Velocita D’Epoca.’ Working with a tired and neglected Ducati 900 SS/SP found for a bargain price, the @benjiescaferacer crew stripped the Ducati completely before starting with a new, aggressively angled rear subframe. The Norton-inspired tank was next on their list, mounted low in the front to partly cover the trellis frame.
The seat and tail are a one-off carbon fiber unit, and the headlight was hand-hammered. The clip-ons are unique and you’ll find no linkages for the foot controls. It’s old school engineering at its finest and that makes it one of our latest Bikes Of The Week.
Hit the link in our bio to see more, plus the other four killer builds that made the cut.
#ducati #900ss #caferacer #benjiescaferacer #bcrdesigns #motorcycle #bikeexif
Photography: @blacksheepmanila and @13luckymonkey

Arrivi a 75 anni che pensi che la vita le’ bela.
Ho mandato a cagare piu’ io in tutta la storia del cinema italiano che nessun altro.
Ma si sa…“il vai a cagare pirla”…oggi non lo si usa quasi piu’….
Chi riesce a fregarsene dei problemi poi alla fine vince sempre.
Sono un appassionato di auto, ho figli e ho una bella casa fuori dalle balle.
Mi mancano quelle belle vie di Milano vuote dove si girava in bicicletta.
E la scena del trattore in piazza San Babila…fantascienza se pensiamo a cosa c'e’ oggi…
Ma va bene cosi’….
Oggi le persone vivono freneticamente con il taaac….
Se pensate alla velocita’ di tutto e tutti….
Accompagni i figli a scuola….taaaac….
Torni a casa e prepari da mangiare….taaaac….
Guardi tua moglie e pensi che ti sei sposato per amore e non per altro…..taaaac…
E la tua felicita’ e’ un taaaaac….
Che posizioni in fondo alle frasi perche’ in quel momento sei felice ed infelice…
Felice perche’ hai tante cose….infelice perche’ le cose che non avevi prima ti mettono a disagio in quel momento…
E vorresti tornare indietro alla tua semplicita’.
E cosi’ la societa’ d'oggi va forte…
E i ragazzi sono pieni di troppe cose che non possono far nascere un qualcosa che si possa definire Trash…
Anzi oggi c'e’ troppa poca leggerezza…
E le generazioni mie Teocoli, Boldi, Abatantuono, Villaggio…
Non le eguagliera’ nessuno.
Perche’ noi abbiamo fatto epoca….
Con le nostre vite, le nostre abitudini e le nostre tristezze e le nostre tragedie.
Perche’ un comico che puo’ far veramente ridere deve “sorbirsi” esperienze di ogni genere…
E la bellezza di una faccia che si riconosce e’ proprio questo…
Se mi riesci a guardare negli occhi ti sentirai a casa…
Una casa che si chiama “Italiano”…
Come le belle cose che si facevano tra il 1960 e il 1990….
Poi tutto diventa difficile…
Ed e’ un peccato non per me che ho anche l'umbrela…
Ma piu’ per voi che ridete poco e vi divertite male.
Provate dunque ad usare un Taac per ogni cosa che fate…
Anche se siete tristi ripetetevi….
<<Sono triste taaaaac….>>
<<Sono felice taaaaac….>>
Vedrete che prima o poi un sorriso arriva.
Ecco quello sono io.

Pozzetto.

Mamma,
sono uscita con amici. Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto: di non bere alcolici. Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare, cosi ho bevuto una Sprite. Mi son sentita orgogliosa di me stessa, anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente, mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare, al contrario di quello che mi dicono alcuni amici. Ho fatto una scelta sana ed il tuo consiglio è stato giusto. Quando la festa e finita, la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo. Io ho preso la mia machina con la certezza che ero sobria. Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava… Qualcosa di inaspettato! Ora sono qui sdraiata sull'asfalto e sento un poliziotto che dice: “Il ragazzo che ha provocato l'incidente era ubriaco”. Mamma, la sua voce sembra così lontana… Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando,con tutte le mie forze, di non piangere. Posso sentire i medici che dicono: “Questa ragazza non ce la farà”. Sono certa che il ragazzo alla guida dell'altra macchina non se lo immaginava neanche, mentre andava a tutta velocita. Alla fine lui ha deciso di bere ed io adesso devo morire… Perchè le persone fanno tutto questo, mamma? Sapendo che distruggeranno delle vite? Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente. Dì a mia sorella di non spaventarsi, mamma, di a papà di essere forte. Qualcuno doveva dire a quel
ragazzo che non si deve bere e guidare… Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva… La mia respirazione si fa sempre piu debole e incomincio ad avere veramente paura… Questi sono i miei ultimi momenti,e mi sento così disperata…Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma, mentre sono sdraiata, qui, morente. Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene per questo… Ti voglio bene e…. addio.

Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente all'incidente. La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole ed il giornalista scriveva…scioccato. Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di ebbrezza. Se questo messaggio è arrivato fino a te e lo cancelli… Potresti perdere l'opportunita, anche se non bevi, di far capire a molte persone che la tua stessa vita è in pericolo. Questo piccolo gesto può fare la differenza.

—  web
Cos’e’ successo? Che i leccalecca sono diventati sigarette, l’acqua in vodka, le biciclette in motorino, i baci in sesso. Ti ricordi quando volare significava dondolarti velocemente? Quando ‘protezione’ significava usare il casco per andare in bicicletta? Quando il peggio che potessi ricevere da una persona, fossero i pidocchi?
Quando amavamo solo i nostri genitori? Le spalle di papa erano il luogo piu’ alto del mondo e mamma era un eroina. Il tuo peggior nemico era tuo fratello, i problemi di velocita’ erano causati per chi correva troppo veloce. ‘Guerra’ era solo un gioco e l’unica droga che conoscevamo era lo sciroppo per la tosse.
Il dolore piu’ forte, che potevi sentire era il tuo ginocchio sbucciato e ‘addio’ significava solo ‘fino a domani’. Tutto questo era la cosa migliore del mondo, ma non abbiamo potuto aspettare di crescere…
Le dita scorrono veloci, sugli 88 tasti. Nessuno sa cosa si può tirare fuori, e nessuno sa effettivamente quante melodie si possano creare con quei tasti. Se non suoni, non conosci lo strumento. Se lo conosci non puoi non trattarlo come un figlio. Quando le tue dita sfiorano quei tasti ruvidi, senti una sensazione esaltante e inebriante, che sale lungo la schiena e termina nel cervelletto. É quella che a me piace chiamare “la morfina del pianista”. Qualsiasi suonatore di qualsiasi strumento sa di per certo che ad un certo punto della sua carriera lo strumento smetterà di essere strumento e le mani di essere mani. Diventi un corpo solo. Una cosa sola. Ci sono dei limiti però. Altrimenti si scade o nell'errore, o ancora peggio nella maledizione. La dedizione piu completa al pianoforte puo facilmente diventare maledizione. Ogni pianista è un po’ maledetto dentro se stesso. Ogni pianista, superato questo punto critico della carriera, opera un collegamento diretto che parte dal cervello, passa nel cuore, nelle dita, nel martelletto, e si perde nelle corde. Non suoni veramente, finisci solo per sentire tuo il pianoforte. Il pianista maledetto è una figura che mi ha sempre affascinato. Quale mente umana dedica cosi tanto tempo a una azione tanto da farla diventare la croce e la delizia? Me lo immagino li, il cervello, che a un certo punto smette di pensare e si limita anche lui ad ascoltare il suo operato. Si mettono d'accordo in un algoritmo semplice e armonioso. E il cervello si addormenta, le orecchie cominciano ad essere solleticate dalla melodia. Raggiunto questo stato, un pianista normale si sentirebbe più che appagato. E invece no, il maledetto sale, e sale, e sale ancora, finche non si ritrova a sudare dal movimento degli avambracci. Essere un pianista maledetto dev'essere veramente affascinante. Essere un pianista maledetto vuol dire fare un patto con il diavolo: in cambio di una straordinaria dolcezza e leggerezza nella tastiera, si ha un livello di ira spaventosamente allucinante. Se il pianista maledetto si arrabbia, nessuno lo regge. Se il pianista maledetto suona da arrabbiato, esce la melodia piu tetra immaginabile, a una velocita inarrivabile. Se il pianista maledetto suona da arrabbiato, le corde iniziano a tremare da sole fremendo e preparandosi ad essere massacrate di martellate. Viceversa, se il pianista maledetto è contento sa benissimo che puo sviluppare le melodie piu dolci e strappalacrime di questa terra. Il pianista maledetto ha il controllo di tutti i cuori, ma non del suo. Controlla le persone, ma senza autocontrollo. Il pianista maledetto sa che nessuno lo prenderà in considerazione. Sa che se trova una pianista maledetta sarà una sfida eterna tra i due, e al primo litigio rischieranno di rompersi le ossa a vicenda. Tutti i grandi del passato secondo me sono stati dei grandi maledetti. Basti pensare a Liszt, o al più noto Mozart. Menti malate che gia in fasce erano predestinate alla maledizione degli 88 tasti.
Beethoven, che da sordo componeva. Mozart, uno dei piu grandi pianisti mai esistiti.
Liszt, autore del brano piu difficile in assoluto.
È un modo ostile di interpretare questi nomi, ma assai efficace. Il mondo ha bisogno di pianisti maledetti, o di artisti maledetti in generale. Senza un Picasso non esisteva il cubismo, senza Mozart la musica classica era quasi morta. I maledetti sono gente scelta per avere una dote amplificata rispetto agli altri. Gente che lo strumento oramai lo domina con scioltezza o addirittura bendati. Bene, nel corso della mia, seppur breve, esperienza pianistica, ho avuto modo di approcciare a questi maledetti. E si riconosce un loro testo, piuttosto che un altro. Senti la malinconia della condanna che esce dal foglio, che ti risale mentre la suoni. Senti Mozart che ti preme dentro, che ti dice liberati da questo male, tu che sei ancora in tempo. I tasti non sono solo pezzi di legno che spingi per suonare. Sono infiniti. Sono vita. Sono solo 88, ma in quella tastiera, puoi fare una melodia per una bella fanciulla, o per un funerale. Puoi fare melodie per tutti. E puoi trovarci anche la maledizione, che quando arriva ha il gusto dolce del miele nel latte da bambini. Quando comincia ad uscire e a premere dentro pero, ti accorgi che quello strumento è satellite di te stesso. O la prendi con filosofia, e ti arrendi alla passione e alla maledizione, o te ne fai una colpa e cerchi di rifiutare tutto. Ma sono sicuro che in ambo i casi interverresti quando ormai è gia troppo tardi.
—  Pensieri notturni a caso

what we miss … bankings

Piero Taruffi (Mercedes-Benz W196) trying to following the group of Juan Manuel Fangio (Mercedes-Benz W196) who is leading Stirling Moss (Mercedes-Benz W196) & Karl Kling (Mercedes-Benz W196) on the Curva Sud Alta Velocita during the 1955 Italian Grand Prix, Monza

Lombardia: Epatite C, si parte coi primi pazienti la cura costerà 40mila euro a testa

Su 100mila lombardi malati solo 8mila potranno curarsi con il superfarmaco Avranno la priorità i casi più gravi

AL POLICLINICO quest’anno saranno 800, sui 5.300 pazienti registrati in via Sforza. Al Sacco 500 su una base di 4mila, mentre al Niguarda si conta di arrivare a 500 pazienti sui quasi 2mila in cura, e al San Raffaele a 160, sul migliaio di persone seguite.

Sono i pazienti affetti da epatite C Hvc che saranno curati con il super farmaco (la molecola è il Sofosbuvir) che eradica il virus in tre-sei mesi. «Una rivoluzione copernicana », la definiscono gli esperti, visto che dà una nuova possibilità a pazienti con un’aspettativa finora limitata.

Grazie una pillola da assumere a casa una volta a giorno, e controlli mensili per vedere come procede. Una rivoluzione che, però, non è per tutti: per ora sugli oltre 100mila lombardi affetti da forme più o meno gravi di epatite C, solo 8mila potranno avere accesso al super farmaco, poiché rientrano nei criteri previsti dall’Aifa e dal ministero.

Ovvero, i più gravi, che saranno curati a carico del servizio sanitario regionale. Con costi non da poco: per ogni terapia si va dai 40mila euro in su. In gioco ci sono questioni complicate. Da un lato, c’è la possibilità di aiutare malati le cui chance, con le terapie tradizionali, finora erano una su tre. Dall’altro, ci sono le risorse da trovare per coprire i costi record, e le risposte da dare ai pazienti. «È un caso inedito per il sistema sanitario — nota Massimo Puoti, primario di Infettivologia del Niguarda — Un piano più preciso sull’erogazione dei farmaci potrà essere fatto tra qualche mese, in estate».

Quando, cioè, sul mercato dovrebbero arrivare nuovi prodotti, con un aumento della concorrenza e un abbassamento dei costi. E quindi un ampliamento della platea di pazienti.

A dicembre la Regione su questo capitolo ha stanziato 100 milioni. Una cifra alta. Ma che ancora non copre tutte le 8mila terapie necessarie, tanto che entro l’anno Palazzo Lombardia dovrà metterne almeno altri 50. Così, al San Raffaele si è partiti dieci giorni fa con 16 pazienti, al San Paolo (centro erogatore anche per l’Humanitas) dal mese scorso ne sono stati trattati 35 (sui 300 previsti per il 2015), al Niguarda 50, più altri 130 che già a dicembre hanno avuto accesso al farmaco come terapia compassionevole, con il contributo delle case farmaceutiche.

«Tra il nostro centro e quelli afferenti abbiamo iniziato a trattare 130 persone, con una spesa intorno ai 5 milioni: abbiamo già impiegato molto più di quanto non facessimo per curare 250 pazienti con l’interferone nell’arco di un anno — spiega Massimo Colombo, a capo della Gastroenterologia ed epatologia del Policlinico — Abbiamo chiesto fondi in più per iniziare a trattare anche i meno gravi». «In Italia il costo delle terapie è stato concordato a scaglioni: per i primi 5mila farmaci si paga un tot, dopo la cifra scende», dice Giorgio Barbarini, responsabile dell’ambulatorio di malat- tie infettive del San Matteo di Pavia (dove saranno curati 250 dei 2mila pazienti in carico alla struttura) e guida del Club epatologi ospedalieri. Che il 4 marzo durante un’audizione in Senato ha chiesto la creazione di un registro nazionale e la ripartizione dei carichi tra le regioni.

«Il registro garantirebbe a tutti un accesso graduale alla terapia — ragiona Barbarini —La suddivisione dei carichi, invece, farebbe sì che non sia solo la Lombardia, che è avanti rispetto ad altri, ad acquistare i primi farmaci a prezzo pieno».

Repubblica Milano - 18 marzo 2015

ALTA VELOCITA’ - ITALY

…Non permettere l’accesso alla terapia per tutti è una scelta politica e la Costituzione parla di diritto alla salute… gazzellanera