valle-d'aosta

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Valsavarenche · Grand Etret 3102 m slm

Un’uscita spettacolare. 
Destinazione Valsavarenche, Pont. Divisione in gruppi, pronti via. Verso l’alto. 
Primo tratto lungo e in piano, in ombra. Poi il sole e il caldo. 
Si comincia a salire e il panorama si fa sempre più interessante. E la fatica inizia a farsi sentire. Buoni motivatori i ragazzi del CAI.
Ci sono quasi… il vento si fa sentire. Finalmente la cima, che meraviglia, che immensità. Era pura bellezza. Ma il vento era forte, quindi via subito.
Inizia la discesa. Mi senti così bene, così libera quando scendo da una montagna! È stupendo. 
Peccato che con il caldo la neve inizia a rovinarsi, verso il fondo della vallata è quasi granita. Però è sempre una bella soddisfazione.

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The cut by Paolo Grisleri
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Hanging around the hotel after dinner, I found this golf course along the river and from one green I noticed that the milky way was exactly there, filling almost all the visible sky. There are also three falling stars.

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Blue Lake by Federico
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Cervinia - Valtournenche - Valle d'Aosta - Italy

Leggende

Nell’alta valle del Lys, su un altopiano libero dai ghiacci, prosperava la favolosa città di Felik, dove gli abitanti godevano di clima mite e praterie in fiore. I pastori si dissetavano nei ruscelli di latte e i bambini giocavano con le pallottole di burro. Il male, l’invidia e la cattiveria erano conosciuti, ma una sera d’autunno, al calar della notte, un povero vecchio con un bastone in mano arrivò alla città e chiese da mangiare e un po’ di fieno o di paglia per passarvi la notte. Lo misero spietatamente alla porta, dopo averlo preso in giro e maltrattato. Il mendicante attraversò la città e si diresse verso il colle di Felik ripetendo queste parole “Stasera nevicherà, domani nevicherà, dopodomani nevicherà e la città maledetta non si salverà più”.
“Vattene!” Gli gridava la gente, “ritirati, uccello del malaugurio! Profeta sinistro! Che la tua magra carcassa non lasci l’ombra nella nostra città né nei dintorni!” Il poveretto passò il colle e dalla sera stessa cominciò a cadere una neve rossa come il sangue. Gli abitanti, nella loro colpevole noncuranza, passarono la notte nei piaceri. Intanto continuava a nevicare senza smettere e l’indomani nessuno potè uscire. Nei giorni seguenti la neve continuò ostinatamente a cadere seppellendo per sempre la città maledetta sotto il suo lenzuolo, e formando ciò che oggi si chiama il ghiacciaio del Félik…