vai all'inferno

ludovico varesio & steve moretto.

Mi chiamo Ludovico Varesio e sono lieto che il mio spirito sia stato evocato. Ammetto che non avrei preferito avere in sottofondo i Goblin, ma non è questa l'occasione per fare i difficili. Parlerò per ammonirvi, quindi prestatemi la massima attenzione. Innanzi tutto, sappiatelo, l'Inferno esiste ed è molto peggio di quel disco dei dARI che tenete segretamente nascosto nell'arlmadio.

Perchè ci sono finito?

Un insieme di colpe e sfighe. Lavoravo all'ospedale di Pavia come infermiere professionale, in attesa della svolta del secolo come giornalista musicale: poter scrivere sulle pagine di Mojo detesco. Dicevo, lavoravo come infermiere e, durante un consulto internazionale, trafugai alcune istantanee fatte dal ginecologo di Madonna insieme a un encefalogramma di Jennifer Lopez. Il secondo venne ritenuto materiale pornografico e mi beccai sei mesi di galera. Lì, durante una colluttazione con i fan di Burzum causata da un banale diverbio creato da pareri contrastanti riguardo al giusto quantitativo di sale da mettere nei filetti di merluzzo norvegese, venni fatto a pezzi con il coperchio di una scatoletta di tonno. Ironia della sorte.

Finii dritto all'Inferno.

Nella reception mi accolse con un sorriso beffardo Oystein Aarseth, meglio noto come Euronymous, e già questo mi stupì e atterrì al tempo stesso. Ma il peggio arrivò subito dopo. Mi si gelò il sangue quando realizzai che la stanza 101 esisteva davvero. Il buon vecchio Orwell la sapreva lunga e la stanza dove i nostri peggiori incubi si materializzano, evidentemente, non era soltanto frutto della sua fantasia e delle pagine di 1984. Nudo e seduto su una panchina di legno, mentre gli altoparlanti trasmettevano a tutto volume un bootleg del Black Sun Productions, un addetto coperto da una maschera con il volto di Miss Anna Varney dei Sopor Aeternus mi fece entrare.

Mi accorsi subito a mie spese cosa significasse realmente la stanza 101. Anche se la mia era una stanza 101 standard, di quelle in buona sostanza che si prendono tutti al primo giro. Mi fecero accomodare su un'altra panca di legno e, poco dopo, entrò Douglas Pierce dei Death In June. Abbracciata e imbracciata la solita chitarrella scordata iniziò a deliziarmi con tutte le peggiori hit del suo sterminato repertorio di folk apocalittico. La cosa andò avanti per un tempo stimabile tra i 6 e i 9 anni. Lo ammetto: nei momenti in cui si ripeteva, con il trasporto di un commesso del Lidl la vigilia di Natale, nel suo citare rune, super-io, Niatzsche, mal du vivre, isolazionismo e memorie militari, desideravo ardentemente tutta l'iconografia classica: dal tridente a punzecchiarmi le terga ai bei bagni in un mare di sterco, fino alla famigerata gabbia con i topi posizionata sul volto. Un giorno finì di colpo perchè, in fondo, le mie erano colpe lievi. Ma so che c'è gente che sta ancora lì, a sentire in loop gli sproloqui di Angelo Bergamini e Elena Alice Fossi dei Kirlian Camera, uno per orecchio, simultaneamente. So di gente intrappolata da decenni ad appuntire le borchie dei parastinchi dei Dimmu Borgir o a rifare in tutte le gradazioni cromatiche il face painting ai Cradle Of Filth.

Per non parlare di quelli costretti a leggere all'infinito le recensioni di Steve Moretto* e, pena lo scuoiamento dei genitali, devono far capire che hanno perfettamente capito il senso di ciò che stanno leggendo e l'acume del vecchio Steve. Ovviamente, guai a farsi scappare una risata: pena ricominciare tutta la lettura daccapo. Come? Non ci vedete nulla di tremebondo? Ok, amari estremi estremi rimedi: eccovene un assaggio. Puro disco Inferno.

L'originaria incarnazione dei toscani Limbo resta una delle più avvincenti, poiché seppe tradurre in chiave post punk gobliniana le inquiete modulazioni del tribalismo gothic punk e l'elettronica noir primigena, mantenendo un rigoroso mood progressivo. Bercuzzi e soci attraverso i Limbo consegnarono anche un poderoso affresco visceralmente avatiano. Congiungendo quei frammenti amorosi andati persi originariamente, riabilitando confini che includevano, trascendendoli, le linearità crepuscolari di Joy Division, Six Comm, Tangerine Dream, Virgin Prunes, David Bowie, Sisters Of Mercy e Sex Gang Children (…)”**



* il nome è un fake facilmente intuibile di un mio collega di testate.

** no, non è uno scherzo. è così realmente, copincollata. Se qualcuno ha capito che diamine suonano questi, contatti me… o Lucifero! Soprattutto: che c*§!zo è il post punk gobliniano?!