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Suppergiù l’ipogramma del treno e la zia vagotonica

Quella faccenda che, in Maya Solemnis (1), a un certo punto il poeta ragazzo fece un viaggio in treno con la zia, l’insonnia, nascondersi nel suo grembo, quelle locomotive, quell’angoscia e i lunghi convogli, il viaggio, eri partito, ricordi?, in ferrovia con la zia. E poi risvegliarsi all’una di notte, agitare attese e delusioni, per sicurezza maggiore bere, stendersi di nuovo, cercare di addormentarsi quando fischiava la locomotiva correndo sull’atlante, giusto questo veniva narrato nell’ Introito del sacerdote e del diacono (2), e questa zia chi mai poteva essere, una normolinea mesoendomorfa, quelle tipe che hanno un temperamento ipergenitale, e gli endocrinologi parlano di macrogenitosomia con appetito sessuale esagerato, predominanza del tronco sugli arti, arti inferiori corti e se vai a vedere non è più una normolinea ma è una brevilinea, che ha cuore e arterie bene sviluppate, il carattere calmo ed energico e una grande resistenza alle influenze morbose, e anche in treno, con quelle sue forme sessuali con i caratteri somatici più spiccati e anche robusti,una che spesso il cuore finisce che le si allarga e per via del vagotonismo, nei lunghi autunni della Culavria, anche in treno le si attiva la pulsione anale, e uno dice che per la forte tolleranza che ha per lo iodio, e per il culo che ha come effetto della linea delle spalle orizzontale e l’addome prominente, in quel testo del poeta ragazzo non si sa nient’altro del viaggio in ferrovia, né si può dare per certo che la faccenda venga poi a collegarsi con il viaggio in treno con la ragazza di Göteborg(3) e quel suo habitus ipergenitale postmoderno; né si può avere certezza sulla marca dell’acqua minerale bevuta in quel viaggio. Il viaggio in ferrovia con la zia è verso l’alto, up; il viaggio in treno con la ragazza di G. è verso il basso, below. C’è, in mezzo, un personaggio , questa volta nella “temporalità dell’ombelico”(4), che tira su le mutande, e tra tavolo e sedia sul tavolo, qualcosa allude alla zia che ama portarci via con sé; from; nell’altro discendere, in mezzo, la ragazza di Göteborg dal leggero stato di esomorfismo quasi ectomorfico ancora che la fa così patafisica e così patagonistica, che non si sa nemmeno se sotto i pantaloni bianchi con cui sta in treno abbia le mutrande. Il treno è per il sibaritismo, che è la simultaneità dell’analemma esponenziale, è nell’ordine della surfusione, del testo e dei corpi, un po’ come il pornogramma prodotto da Sade:il pornogramma, del viaggio in ferrovia con la zia o con la ragazza di Göteborg, non è solo la traccia scritta di una pratica erotica e neppure il prodotto di un ritaglio di questa pratica, trattata come una grammatica di luoghi e di operazioni, questo scrisse Barthes (5), è appunto una tabula itineris, in cui i due principali movimenti sono il movimento rotatorio e il movimento sessuale, la cui combinazione è espressa da una locomotiva composta di ruote e di pistoni. Questi due movimenti si trasformano l’uno nell’altro reciprocamente. E’ così che si vede che  la terra girando – questo scrive Georges Bataille ne “L’ano solare” – fa accoppiare gli animali e gli uomini fanno girare la terra accoppiandosi. E’ la combinazione o trasformazione meccanica di questi movimenti che gli alchimisti ricercavano sotto il nome di pietra filosofale. Up from below, l’altezza del sole, procedendo in un attraversamento quasi longitudinale della terra con la ferrovia, si avvicina progressivamente sempre più al grado  solare di Belenos, che è il poeta per cui la ragazza di G., la Cocchiera, si stava invischiando e la zia, a patto che lo svelamento di ciò che è nascosto non gravi sul desiderio, come il godimento poetico, in cui non va espresso niente, né deve trasparire qualcosa, e ogni tracciato verso un termine finale o una stazione d’arrivo venga distrutto, chissà chi era quella che sulla sedia, sul tavolo, rifaceva il treno e tirava su le mutande. L’ipogramma temporale, Up from below, quando il bonheur, pur non conoscendolo, né identificandolo, avviene non sarà mai gridato né si passi a denotare la stazione, poiché l’invocazione letterale del luogo, come di dio, della zia, del bonheur, della ragazza di G., è pericolosa, per le potenze nocive che essa scatena: l’incantesimo velato, questa compitazione rigorosa del bonheur, ma deviata, perché il significante vale come assenza, come dispersione e uccisione del significato: il nome del bonheur, del luogo, del treno, della zia vi appare nell’eclisse medesima della loro distruzione, nel modo sacrificale, sterminato nel senso letterale del termine. L’ipogramma è Up from below. Suppergiù.

1.V.S.Gaudio, Da “Maya Solemnis”(1973), in: Idem, Lavori dal desiderio, Guanda, Milano 1978.

2.E’ il primo paragrafo di “Maya Solemnis”, parte ne è contenuta nell’estratto pubblicato nel Guanda cit. sopra.

3.Cfr. V.S. Gaudio, La Ragazza di Göteborg, © 2005. Se ne rinvengono alcuni passi in: V.S.Gaudio, Il fantasma che allunga le gambe verso il poeta, in: Alessandro Gaudio, Il limite di Schönberg, Prova d’Autore, Catania 2013: pp.61-72.

4.Il poeta si riferisce alla poesia che comincia con il verso: “si ricorda di noi quando scende le scale”, de “La temporalità dell’ombelico”(1973), pubblicata in: V.S.Gaudio, Lavori dal desiderio, ed.cit.:pagg.38-39.

5.Cfr. Roland Barthes, Sade II, in: Idem, Sade, Fourier, Loyola, trad.it. Einaudi, Torino 1977.

 

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I pantaloni rossi di Nadiella│6

I pantaloni rossi di Nadiella│6

A volgermi ho imparato

ai tuoi calzoni rossi

come fossero un poema

che sto cercando di mandare

a memoria

e quando ci riesco allora ti vedo

ragazza mia che sei volata via

e non avresti potuto farlo

se solo avessi indossato

ancora sei anni dopo

quei pantaloni rossi

che avevi messo  per me

in via Barberia quando ce ne andammo

a farci un panino con la mortadella

ed era giugno sei anni prima

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I pantaloni rossi di Nadiella│5

I pantaloni rossi di Nadiella│5

5.

Ma un po’ di amore mi resta addosso

non è vero che la linea della mia anima

è sprofondata nell’abisso del Satanasso

e poi ci sono quei tuoi pantaloni rossi

che per quanto il vento possa essere

impetuoso te li sfilo anche nel sottopasso

ferroviario qui, dove quando passano

i circhi, non c’è più un treno che corre

verso il sole, soltanto l’altro giorno

ho visto una polacca pedalare che

mi ha…

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Cat Power - Lived In Bars

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