underworld:-l'inizio

U. ovvero l'incipit

Umberto mi porterà in Islanda.

Lui, che parla e traduce dallo spagnolo, mi vuole portare in Islanda.

Avrei detto Madrid o al massimo Lisbona.

Islanda: un motivo c’è.  

Quando pensa a me pensa ad un vulcano, un vulcano di pensieri che di rincorrono senza tregua nelle notti che passiamo davanti allo schermo luminoso.

Si perché io Umberto non lo conosco, e lui non conosce me.

O forse lo conosco più di quanto io creda, di certo, lui sa di me cose che anche io nego a me stessa.

Umberto sta male, incastrato in una storia senza lieto fine, un amore sordo che  a poco a poco é diventato anche afono.

Quando gli ho chiesto di sentirci al telefono ha usato proprio questo termine scrivendomi “sono afono”, allora ho capito che nella sua vita mancava una voce.

Quella voce che ti dice buongiorno al mattino e buonanotte la sera.

E cosi le notti passano, lui entra nella mia vita e io nella sua, una walzer di tasti battuti con parsimonia, pensieri sparsi.

“Dammi un bacio con la lingua” scrive, credendosi un quattordicenne.

Eppure Umberto di anni ne ha cinquanta e un po’, i suoi occhi sono troppo limpidi,  non nascondono un passato prossimo doloroso al ricordo.

Fuma la pipa, vive sulla Prenestina, lavora di notte.

Durante il giorno so che é solo una proiezione della mia fantasia, e mi basta, o forse mi accontento.

Si materializza a solo a tarda notte, dopo che gli ho mandato una o due mail richiedendo la sua presenza, come un fedele chiede il miracolo.

“Tu mi sleghi” scrive

“Cosa vuol dire?” gli chiedo

“Che mi sento intrappolato, sono un lupo solitario.”

Io e Umberto siamo uguali. Intrappolati in destini che non sono i nostri, ci facciamo compagnia con l’illusione che uno salverà l’altro, o almeno ci proverà.

A Umberto non ho paura di dire tutto quello che mi viene in mente.

“ A volte le pecore sono più feroci dei lupi”.

Allora voglio essere una pecora e sbranare il mio lupo.

“Si ma piano piano, con calma” dice lui.

Voglio togliermi da questa vita che non mi appartiene, non più.

Beh, ammetto che non sono stati esattamente tre anni di amore puro, di felicità infinita.
Sono stati anni turbolenti, pieni di nuove emozioni. Sono stati i peggiori della mia vita, ma allo stesso tempo i migliori.
Scoprirsi parte di qualcuno, un poco alla volta, mattoncino dopo mattoncino. Cercare di capire chi siamo realmente insieme, cosa vogliamo davvero.
Capire quando vale la pena lottare e sopportare, resistere per qualcuno.
Amare è una cosa complicata, che penso che non capirò mai pienamente fino in fondo. Ci saranno sempre alti e bassi. L'importante è superarli insieme.
Niente e nessuno può impedire che prima o poi avvenga lo scontro tra due caratteri diversi. Però sono convinta che se si litiga, è perché c'è qualcosa che lega due persone. Altrimenti sarebbero solo due perfetti sconosciuti.

Il mio eroe ♡

Ero ancora una bambina, e come tutte le bambine anche io avevo un eroe: eri tu. Ero così piccola, e tu quasi maggiorenne, e nonostante questo mi hai fatta diventare tua a tutti gli effetti. 2 anni e 4 mesi non sono un abisso, ho sempre adorato sentirmi la tua piccolina, e tu mi hai fatta crescere e maturare proprio come un secondo padre. Eri il mio eroe perchè nessuno mai prima di te mi ha dedicato così tanto tempo e tanta cura facendomi sentire importante. E cavolo, io non ci credevo: possibile che un 17enne impazzisse così tanto per una 14enne?
Adesso mi ritrovo qua, quasi maggiorenne, orgogliosa di essere ancora tua, di continuare una relazione iniziata a 14 anni, quando la maggior parte degli adolescenti non sa ancora cosa vuole dal futuro. Io si, io lo sapevo, e lo so tutt'ora: voglio te, te te te te te e ancora te.
Per tutta la vita.
chiaema