un tubo

Los signos me recuerdan a...
  • ARIES: El sonido de una patineta deslizándose en la acera, el ruido del gas al abrir una lata de gaseosa, paseos en canóas, boyfriend jeans
  • TAURO: Pisar hojas secas en otoño, el crujido al masticar un snickers, el aroma de la hierba húmeda, el sonido al servir crema batida de un pote, un viñedo amplio y fresco, el aroma a cuero en un perfume
  • GÉMINIS: El ruido de palomitas de maíz al explotar, el aroma al apagar velitas de cumpleaños, el sonido de una pelota de goma de mascar cayendo en la máquina, olor a virutas de lápices de colores
  • CÁNCER: El aroma de un peluche nuevo, la suavidad al tocar un pétalo de rosa, un abrigo grande de polar, helados de crema, los ojos brillosos de un cachorro, el maullido de un gatito bebé
  • LEO: Un globo de goma de mascar reventando, el olor perfumoso de una estética, el brillo rojo de un lipgloss, el aroma de un barníz de uñas, las luces multicolores en una fiesta nocturna
  • VIRGO: El aroma de una gran encilopedia vieja, el ruido de una máquina de escribir, la espuma de un café recién preparado, cartas antiguas escritas con recortes de periódicos,
  • LIBRA: Tacones altos golpeando al caminar, el ruido al oprimir un perfume en spray, el aroma de un labial nuevo, La textura de una sábana de seda, flamencos de jardín
  • ESCORPIO: El siseo de una cobra, el olor a humedad por la mañana luego de una tormenta, el aroma a savia de las plantas, zapatillas vans negras, frutos rojos
  • SAGITARIO: El aroma a pino en un bosque, pañuelos artesanos, el rocío de una regadera de jardín, paseos en bicicleta por el parque, adornos de tiendas de antiguedades, pastel de calabaza recién sacado del horno
  • CAPRICORNIO: El aroma de tierra mojada, leña recién cortada, el rechinido al caminar sobre un piso de madera, música jazz, luces navideñas blancas
  • ACUARIO: El sonido del oleaje y la espuma de mar, el canto de los delfines, el sonido burbujeante de sustancias en un tubo de ensayo, el olor de un frapuccino de starbucks, el iris de una cámara fotográfica profesional, pecas y mejillas sonrosadas
  • PISCIS: Risas de bebés, la música de un carrusel, cascabeles sonando, el canto de gaviotas en la playa, sales de baño

Duraznito-.

Gli uomini fanno fatica a dire Ti amo. Lo dicono solo in caso di estrema necessità, tipo quando proprio non ne possono fare a meno, sennò dicono dei surrogati. Dei derivati del ti amo. Che fanno danni come i derivati delle banche. Dite delle cose tipo: “Sei molto importante per me”. E cosa vuol dire molto importante? Anche non pestare una cacca di cane prima di portare le scarpe al calzolaio è molto importante, ma non è mica la stessa cosa che dire Ti amo.

Dite cose tipo: Mi fai stare bene. Ma mi fai stare bene lascialo dire a Biagio Antonacci… Dillo al tuo medico Shiatzu quando ti schiaccia i piedi per metterti a posto la cervicale. Oppure sprecate quelle parole tipo tesoro, meraviglia, splendore… Ma splendore cosa? Guardami. Splendo? Non sono mica una plafoniera?

Ma dite Ti amo, pezzi di cretini! Se la prima volta vi vergognate mettete la testa nel sacchetto del pane?! Dite “ti amo” mentre vi lavate i denti? Sglrlb? Va bene anche quello. Poi al limite cambiate idea. Dire una volta ti amo non crea né impotenza né assuefazione.

Poi il bello è che non capite nulla anche quando siamo noi a dirvi parole d’amore… Se vi diciamo cose romantiche tipo: “Amore, guarda che luna”, voi rispondete: “Minchia l’una? Pensavo fossero le undici. Andiamo che mi è scaduto il parcheggio”.

Ma noi vi amiamo lo stesso. Cosi come siete… Vi amiamo anche quando vi vantate di aver scritto il vostro nome facendo pipì sulla neve.

Amiamo i vostri piedi anche se sono armi di distruzione di massa.

Vi amiamo anche se di notte russate che ci sembra di dormire ai piedi dello Stromboli.

Vi amiamo anche se per trovarvi per casa basta seguire le tracce come per gli animali selvatici, giacca, camicia, canotta, tutto lasciato per terra finché sul divano non trovi un tizio con la felpa della Sampdoria che gioca alla Play Station.

Vi amiamo quando per fare un caffè ne spargete un quarto sul tappetino e due quarti sul gas. E poi dite che viene leggero.

Vi amiamo quando avvitate la caffettiera fino allo spasimo che per aprirla dobbiamo chiamare i pompieri, e poi non chiudete i barattoli, appoggiate solo il coperchio sopra cosi appena lo prendi sbadabam cade tutto.

Vi amiamo quando sparecchiate la tavola con la tecnica del discobolo, mettendo in frigo la pentola della minestra che poggia su due mandarini.

Vi amiamo quando a Natale scavate il panettone con le dita,

quando per farvi un caffè sporcate la cucina che neanche 10 Benedette Parodi…

e pure quando per farvi la doccia allagate il bagno e lasciate la malloppa di peli nello scarico, che sembra di stare insieme a un setter irlandese!

Vi amiamo quando diciamo: “Voglio un figlio da te” e voi rispondete “Magari un cane” e noi vorremmo abbandonare VOI in autostrada, non il cane.

Vi amiamo quando andate a lavare la macchina e ci chiudete dentro coi finestrini aperti.

Vi amiamo quando fate quelle battute tipo: “Prima di fidanzarti guarda la madre, perché la figlia diventerà così”. Voi no. Voi spesso siete pirla fin da subito.

Vi amiamo quando mettete nella lavastoviglie i coltelli di punta, che quando noi la svuotiamo ci scarnifichiamo, e quando invece di sostituire il rotolo finito della carta igienica usate il tubetto di cartone grigio come cannocchiale.

E’ per amore vostro che facciamo finta di addormentarci abbracciati anche se dormire sul vostro omero ci dà un po’ la sensazione di appoggiare la mandibola su un ramo secco di castagno.

E vi amiamo anche se considerate come dogma assoluto che l’arrosto della mamma è più buono di quello che facciamo noi. Il creatore non ha detto: “E la suocera fece l’arrosto, fatelo sempre così in memoria di me”.

Insomma, noi vi amiamo anche quando date il peggio, vi amiamo nella buona ma soprattutto nella schifosa sorte. Vi amiamo perché amiamo l’amore che è un apostrofo rosa tra le parole: E’ irrecuperabile, ma quasi quasi me lo tengo.

Perché San Valentino è la festa dell'amore, declinato in tutte le sue forme. L'amore delle persone che si amano. Anche delle donne che amano le donne e degli uomini che amano gli uomini. MA CHE CI INTERESSA QUELLO CHE FANNO A LETTO… L’IMPORTANTE E’ CHE LE PERSONE SI VOGLIANO BENE, SOLO QUESTO CONTA…

Pensa che bello sarebbe vivere in un paese dove tutti i diritti fossero riconosciuti. Ma non solo i diritti dei soldi. Quelli dell'anima. Quelli che mi dicono: “Posso vegliare la persona che ho amato per anni in un letto d'ospedale, senza nessuno che mi cacci via perché non siamo parenti”.

E poi vorremmo un San Valentino dove nessun uomo per farci i complimenti dicesse che siamo donne con le palle. Dirci che siamo donne con le palle non è un complimento. Non le vogliamo. Abbiamo già le tette. Tra l'altro sono due e sferiche anche quelle.

Vogliamo solo rispetto. In Italia in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, compagna, figlia, amante, sorella, ex.

Magari in famiglia. Perché non è che la famiglia sia sempre, per forza, quel luogo magico in cui tutto è amore.

La uccide perché la considera una sua proprietà. Perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa, sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro.. E noi che siamo ingenue spesso scambiamo tutto per amore, ma l’amore con la violenza e le botte non c’entrano un tubo. L'amore, con gli schiaffi e i pugni c'entra come la libertà con la prigione.

Noi a Torino, che risentiamo della nobiltà reale, diciamo che è come passare dal risotto alla merda.

Un uomo che ci mena non ci ama. Mettiamocelo in testa. Salviamolo nell’hard disk. Vogliamo credere che ci ami? Bene. Allora ci ama MALE. Non è questo l’amore. Un uomo che ci picchia è uno stronzo. Sempre. E dobbiamo capirlo subito. Al primo schiaffo. Perché tanto arriverà anche il secondo, e poi un terzo e un quarto. L’amore rende felici e riempie il cuore, non rompe costole e non lascia lividi sulla faccia… Pensiamo mica di avere sette vite come i gatti? No. Ne abbiamo una sola. Non buttiamola via.

-Luciana Littizzetto

Como todos los otros mamíferos femeninos, las vacas sólo dan leche cuando están embarazadas o tienen un bebé recién nacido que alimentar.

Así que la industria insemina, o sea, embaraza a las vacas a partir de la edad de 12 meses, una y otra, y otra vez para poder seguir produciendo leche, y como verás, es un proceso rutinario en el que primero masturban a los toros utilizando las manos o un eyaculador eléctrico ( lo que es básicamente un consolador enorme que le meten por el ano)

Y ese semen es recolectado e introducido dentro de la vagina de la vaca utilizando un tubo largo mientras están confinadas en jaulas llamadas:  Jaulas de violación.

Y muchas veces le meten el puño por en el ano de la vaca, ya saben para despejar el área y que la fertilización sea posible.

Y cuando la vaca bebé nace, es retirada de inmediato de su madre y encerrada en una jaula, porque si estuviera con su madre se tomaría su leche, y pues NO.  ESA MIERDA ES PARA NOSOTROS.

El vínculo entre la vaca y su hijo es muy fuerte y afectivo y ésta a veces llora por días enteros buscando a su bebe.

Pero a nadie le importa una mierda.

Si el bebé es un macho, será sacrificado y degollado para la industria de carne de ternera.

Y si es una hembra, será críada para ser una máquina de leche como su mamá.

Así es como mantienen a las vacas toda su vida embarazándolas constantemente para mantenerlas lactando, lo que las lleva a envejecer prematuramente, estar exhaustas, y sufrir mastitis, lo que es una dolorosa condición e inflamación y a veces infección del útero, lo que lleva pus y sangre a la leche, lo cual es filtrado despúes, pero no completamente, porque por ley, está permitido que 400.000 a 750.000 células somáticas por mililitro de leche.

Y cuando la vaca finalmente está física y emocionalmente exhausta para seguir, se colapsa. Estas vacas se les llama “caídas” y son conducidas por cualquier medio para ser asesinadas y vendidas para producir carne.

Así que piensa acerca de esto, así seas vegetariano y sólo consumas leche, porque al menos las vacas para carne son criadas y asesinadas para carne, pero cuando eres una vaca lechera, serás explotada sexualmente y exhausta fisica y emocionalmente hasta que no puedas más, y entonces allí será asesinada para carne. Suena bastante peor para mí.

Una vaca que no es completamente explotada tiene una expectativa de 20 a 25 años, mientras que éstas sólo duran 4 o 5.

En cuanto al tema del calcio y la proteína, estudio tras estudio demuestran que aquellos que consumen la mayor cantidad de lácteos tienen mayor probabilidad de fracturarse los huesos y tener osteoporosis, mientras que existen docenas de increíbles opciones a base de plantas para obtener proteina y calcio, así que realmente no necesitas chuparle las tetas a una vaca.

De ésta manera la industria láctea ha dañado el sistema de educación, programas de nutrición y medios masivos para convencernos de que necesitamos beber leche. Pero cuando estás en el colegio y te enseñan cuán buena es la leche para ti, no es por que exista un grupo de personas que les importe tu salud, sino porque la industria láctea paga un montón de dinero para que tú y tus hijos reciban ese mensaje en la escuela, en la TV, y anincios publicitarios, revistas, doctores y demás.

Verán, la leche de rinoceronte, es para los bebés rinocerontes.

La leche de los perros, es para los bebés perros.

La leche para los gatos, es para los bebés gatos.

Y la leche de vaca? Es para los humanos?

NO, ES PARA LAS VAQUITAS BEBÉS.

¿y aún así dices que los veganos están locos?

La industria láctea asusta como el carajo. *Evitaré poner imágenes que hieran susceptibilidades, pero que son totalmente reales y deberían buscarlas sólo para saber la realidad de lo que hacen*

Prueben leche de almendras, de soya, de arroz, de macadamia, de castañas, 

CUALQUIER LECHE, EXCEPTO LA LECHE DE LAS VACAS. 

in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, compagna, figlia, amante, sorella, ex.
Magari in famiglia. Perché non è che la famiglia sia sempre, per forza, quel luogo magico in cui tutto è amore.
La uccide perché la considera una sua proprietà. Perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa, sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro.. E noi che siamo ingenue spesso scambiamo tutto per amore, ma l’amore con la violenza e le botte non c’entrano un tubo. L'amore, con gli schiaffi e i pugni c'entra come la libertà con la prigione.
Un uomo che mena non ama. Mettiamocelo in testa. Salviamolo nell’hard disk. Vogliamo credere che ci ami? Bene. Allora ci ama MALE. Non è questo l’amore. Un uomo che ci picchia è uno stronzo. Sempre. E dobbiamo capirlo subito. Al primo schiaffo. Perché tanto arriverà anche il secondo, e poi un terzo e un quarto. L’amore rende felici e riempie il cuore, non rompe costole e non lascia lividi sulla faccia.
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Ahora come por un tubo.

A far l’amore col mare

Dilato al massimo il diaframma e inspiro dal tubo un lungo e profondo respiro, penso: “È l’ultima capriola dell’estate”.
Sotto di me il blu che degrada in varie tonalità scure verso il fondo, sul quale spicca una lingua di sabbia chiarissima.
Sopra di me l’azzurro terso e il sole che mi accarezza la schiena con piccoli e delicati tocchi.
Spingo un po’ di aria nei dotti sopra la faringe con la lingua sentendo i timpani scrocchiare, e come se m’infilassi una maglia fatta di acqua mi capovolgo entrando a capofitto nel blu.

Precipito verticalmente a testa in giù pinneggiando regolare, il ticchettìo della pressione che aumenta di frequenza lo sento sulle ossa e sui timpani.
Compenso.
La pressione mi avvolge nella muta e preme come una mano sulla maschera, avvertendomi della soglia dei dieci metri e a quel punto cambio assetto, mi metto orizzontale, apro le braccia e fermo ogni movimento.
Trascinato verso il fondo dalla zavorra plano dolcemente verso la lingua di sabbia che ora è diventata una piccola valle pronta ad accogliermi.
Nel silenzio liquido e vellutato la vedo animarsi di pesciolini che schizzano a rifugiarsi nel primo anfratto, piccoli branchi che cambiano repentinamente direzione allontanandosi, paguri che si rintanano nei loro gusci e mitili che si serrano con uno scatto e aggrappati agli scogli lì attorno spugne, alghe, anemoni fluttuanti, ricci e mille altre cose che occhieggiano, si nascondono, osservano, vivono lì.
Chiudo gli occhi nell’ ultimo metro di discesa silenziosa assaporando la quiete uterina dell’acqua materna che mi tiene sospeso, introietto la percezione di me dove sento il cuore battere piano e custodire l’aria che trattengo nei polmoni, fino a che non tocco il fondo con un tonfo ruvido e sabbioso che penso faccia fuggire tutto ciò che è mobile e vivo lì attorno.
Appoggio la testa come fosse il più soffice dei cuscini tenendo l’orecchio posato e cercando di capire che suono ha il fondo del mare, affondo le dita dentro la sabbia ma sento sempre e solo il cuore che batte placido e il ticchettìo leggero ed asincrono del peso dell’acqua, resto lì un po’, disteso, come se volessi dormire fino alla prossima estate in un letargo marino.
Poi riapro gli occhi.
La sabbia è bianchissima e qualche pesce si è già avvicinato curioso, al polso il profondimetro segna tredici, una manciata di decimetri e un minuto e dieci, ho ancora aria e richiudo gli occhi abbracciando con la mente tutto quel profondo silenzio pesante che mi tiene, li riapro, sollevo la testa, mi guardo attorno, tutto è immobile e tutto fluttua, la prima contrazione diaframmatica è un brivido che risale il costato fino al plesso.
È ora di tornare.
Mi sollevo sulle braccia e le faccio mulinare fino a raggiungere la posizione eretta, unisco i piedi, allungo le braccia come se mi stessi per tuffare verso l’alto e così faccio, come le sirene, a pinne unite risalgo a colpi di lombi il peso dell’acqua, solcandola fino a sentirla abbandonare gradualmente la presa e in mille bolle allontanarmi il vetro della maschera dal viso, il ticchettio che diventa un Larsen acuto e ascendente fino al fragore del suono terso e cristallino del mondo di superficie, accompagnato dallo sciabordio delle onde, dal sole e dal vento.
Espiro forte e inspiro altrettanto finché il respiro si regolarizza, ora il cuore batte forte che ha tutto l’ossigeno che vuole, attorno a me l’anfiteatro di scogli della caletta deserta, la mia sacca su uno di essi mi attende.

Lo raggiungerò pigramente, mi leverò maschera e boccaglio e mi toglierò le pinne per poi arrampicarmici sopra tirandomele dietro, sgancerò i pesi facendoli cadere sferraglianti sulla roccia e quindi mi sfilerò la muta mettendo poi tutto nella sacca, e saltellando di roccia in roccia tornerò all’auto rovente di sole dentro la  quale guidando il sale tirerà sulla pelle.
Farò la strada bianca prima di immettermi sulla litoranea e accenderò la radio che nel punto più ad est verrà contaminata da sirtaki e notiziari albanesi, mentre il telefono mi notificherà il benvenuto all’estero con le nuove regole del roaming, e poi rientrerà la trasmissione italiana fino a casa dalla quale tra qualche ora partirò per un lungo viaggio verso nord, verso l’autunno, il lavoro, il clima freddo.

Ma per questo momento, e solo per questo, breve e lungo nello stesso tempo, io quest’acqua croccante di sale l’abbraccio, la bacio e la strigo a me. E mi faccio benedire per tutto l’anno a venire.

sul prendere lezioni per imparare a suonare uno strumento musicale ben oltre i trent'anni.

-dovevi farlo prima. va bene anche adesso, ma dovevi farlo prima. d'altro canto, ringrazia il cielo che se non altro non ti sei messo a farlo dopo;

-prendere lezioni costa. costa in termini sia di tempo (ovviamente) che di denaro. quest'ultima cosa è importante per due motivi. il primo è che, per quanto in modo indiretto, ti ricorda che la musica è qualcosa per cui è ok pagare, ed è un ordine di idee che è importante mantenere in un paese nel quale è considerato normalissimo spendere nove euro per un cocktail di merda composto all'85% da ghiaccio, ma spendere sette euro per comprarti un cd in internet viene visto come una spesa inutile. il secondo è che, dato che paghi, hai una ulteriore motivazione alla costanza nell'applicarti. tutti i miei tentativi precedenti da autodidatta sono naufragati essenzialmente per due motivi, e la mancata costanza è uno di essi (il prossimo salterà fuori più avanti, quanta suspance). certo, hai quei giorni in cui hai solo mezz'ora libera e vorresti passarla a stramazzare stanchezza sul divano. poi pensi alle svariate carte colorate che spendi ogni mese e allora ti metti sotto. e una volta che ti metti sotto poi la voglia ti viene comunque;

-un buon maestro è importantissimo. un buon maestro è quello che capisce cosa vuoi tu dal tuo rapporto con la musica e ti crea un percorso adeguato indipendentemente dai suoi gusti. informatevi, prima di sceglierlo. se trovate quello che vi organizza un percorso didattico per farvi suonare IL DRIMTIATER perché a lui piace IL DRIMTIATER, e voi volete fare tutt'altro, sarà solo una tortura. chiedete in giro, magari prima di andare dal vicino di casa che strimpella informatevi riguardo alle scuole di musica nei vostri dintorni. per la mia esperienza, è stato vitale. l'altro motivo dei miei naufragi precedenti è stata la mancanza di metodo. quando sai come muovere i passi, vedi i panorami giusti;

-un buon maestro è anche quello che ti guarda mentre suoni, ti dice cosa sbagli, ti spiega perché e ti dà esercizi per correggerti. libri e video su youtube questo non lo fanno. di nuovo: la musica costa, ma ne vale la pena;

-ah, studiare uno strumento significa condannarti all'imperfezione. ad ogni livello, figuriamoci a quello base. e non è un male, affatto. anzi, è uno dei doni più belli che la musica faccia all'essere umano;

-a trentacinque anni hai meno tempo, meno reattività, più cose per la testa. finirai quindi a imparare in un anno quello che a sedici anni avresti imparato in tre o quattro mesi. va benissimo. non hai bisogno di fare il figo con gli amici, non lo userai per rimorchiare, non vuoi rivoluzionare il mondo della musica, sai benissimo che non è che adesso esci di casa e ti metti a formare band a caso. quando riesci a suonare quello che ti eri prefissato -o che ti è stato assegnato- di volta in volta ti senti bene, come un operaio specializzato che ha avuto gli strumenti per fare qualcosa e l'ha fatto per bene. e, nel mentre, ti diverti e ti perdi in quello che stai facendo. quando riesci a suonare quello che ti eri prefissato -o che ti è stato assegnato- e a farlo mettendoci dentro del tuo è ancora meglio;

-ah, tutto questo ovviamente vale per me. a diverse età, gusti e concezioni della musica corrispondono diversi feedback, mi pare piuttosto ovvio. essendo una persona totalmente ordinaria immagino però siano impressioni piuttosto universali. poi se invece siete più del tipo che no, combattiamo la casta, suoniamo col cuore, animo ribelle e volete fare tutto da soli avete ragione uguale eh. posto che alcuni dei miei eroi musicali hanno imparato esattamente così, non c'è alcuna ricetta. posso parlare solo per me, il che non è molto ma c'è chi non lo può fare. tipo un cetriolo, che non avendo le mani non può neanche tenere eventualmente un plettro;

-imparare a suonare uno strumento è questione di due componenti: la teoria e la ginnastica (e, ok, il gusto personale, ma per quello ripassate tra qualche anno, mi sa). è uno studio non lineare (lezione, esercizi, ulteriore lezione, nuovi esercizi, si torna ai vecchi esercizi per rivederli alla luce delle nuove conoscenze e così via) che valorizza ora una, ora l'altra componente. io adoro la teoria (e gli esercizi legati ad essa) e detesto la ginnastica (e gli esercizi eccetera, non amando particolarmente le cose che funzionano per ripetizione meccanica). capita. grazie a dio quasi tutto quello che mi piace non ha bisogno di velocità fortissime, perché altrimenti sarei fottuto;

-il metronomo è il tuo migliore amico, e non c’è vergogna a iniziare ogni cosa mettendolo a un terzo della velocità prevista dall’esecuzione. coi migliori amici si passa un sacco di tempo, si sa quanto l’altro è importante anche quando dà ai nervi, non ci si pressa a vicenda;

-nonostante quanto affermato dal famoso modo di dire, la musica non è come la matematica. cioè, dall'alto del mio sapere un tubo capisco il perché venga detto, l'idea delle regole, di un sistema, le suddivisioni eccetera, però boh, secondo me no. in musica ti possono dire “questa tonalità prevede questi accordi e queste note, però uno se n'é sbattuto le balle, ha messo questi tre gradi in un modo che sarebbe sbagliato, ha aggiunto un paio di note che sarebbero sbagliate e ha inventato il blues”. in matematica sarebbe un po’ come dire “le divisioni funzionano così, però se uno dei numeri coinvolti è il ventitrè allora si può cambiare tutto”. direi di no, ecco*. ed è anche il motivo per cui adoro la musica e fuggo dalla matematica;

-però ecco, fatelo. se avreste sempre voluto ma non vi ci siete mai messi seriamente. se vi piace la musica in misura rilevante. se volete fare qualcosa che vi faccia sudare e innervosire e stare bene mentre lo fate. ne vale veramente la pena.


*poi, certo, può arrivarmi uno e dirmi che in un certo campo di matematica teorica con universi a ottantacinque dimensioni e irrazionalità ondulatorie funziona esattamente così. non ne dubito, ma quello è l'equivalente matematico de IL DRIMTIATER, e quindi grazie per avermene reso edotto, ma ti odio.

A mi no me gusta ver las noticias del canal Azteca 13, entonces seguí la transmisión especial del canal foro tv que es el 4, estaba reporteando Danielle de Iturbide, en el edificio derrumbado del Colegio Rébsamen narraba como supuestamente una niña estaba atrapada, habían testigos que decian que tenian contacto con ella, decia que se llamaba Frida Sofia, que existian más niños atrapados con ella, la reportera comento que ella había visto como le mandaban agua por un tubo, le pidieron mover la mano y de acuerdo a las fuentes como rescatistas, personas que estaban cerca Frida movio la mano, dando así señales de vida.

La reportera preguntaba a los altos mandos si la información era fidedigna, y estos daban luz verde a las versiones, cabe destacar que uno de los principios del Periodismo es confirmar tu información así como tu fuente.

El día martes 19 de septiembre del 2017 temblo en México, desde el miércoles 20 de septiembre en la madrugada estaban buscando a la niña, pero sus padres no han aparecido, no estan, se cancelarón las busquedas y no se supo más.

Al poco tiempo se reanudarón las acciones para encontrar a la niña, pero resulta raro que en las listas de la escuela no hay ninguna niña con ede nombre, el General de la Marina Sarmiento declaro que ellos no sabian nada sobre la niña.

La periodista Carmen Aristegui, que es conocida por su valiente labor de investigación realizo llamadas en su programa en CNN (Lo pueden verificar en su canal de youtube) con corresponsales, madres de niños de la escuela y un joven que ayudo en el lugar, todos coinciden que en ningún momento la niña existio.

Así

comieza el misterioso caso de Frida Sofia, ¿Martir?, ¿Inventada?, ¿Fantasma?, ¿Atrapada?

No lo sé, lo único que siento es que México, su pueblo, su gente es hermosa y unida, nuestro gobierno junto con los medios de comunicación son insensibles e inteligentes para hacer el mal, no el bien.

¿A quién le crees?

¿En que crees?

Me da tristeza que el periodismo más importante en mi país aunque no quiera este de esta manera, ¿Qué imagen damos?, no solo al mundo sino nosotros mismos.

Si tienen preguntas haganlas.

ieri ho portato mia cugina al parco, c’erano pochissime persone, mi giro un secondo e non la trovo più, mi passa la vita davanti mentre la chiamo sempre più forte non ottenendo risposta

dopo 20 secondi di panico puro (che entrano di diritto nei 5 momenti peggiori della mia vita) la sento ridere mentre mi guarda con aria compiaciuta

si era nascosta dentro uno di quegli scivoli a forma di tubo, è rimasta aggrappata in pendenza per mezzo minuto in un cazzo di tubo blu non rispondendo e pensando fosse molto divertente mentre io mi disperavo

non avrò mai figli, non posso vivere in questo modo

Eccola qua, puntuale come settembre, come la festa dell’unità è arrivata la pioggia, me lo ricordo ancora mio nonno che diceva, oh, al piòv, è iniziata la festa dell’umidità. Non ci vado più da anni, non ci riesco, mi vengono su un gran dispiacere e malinconia se ci provo, eppure ci penso lo stesso, ogni anno. Quanto ci credevo? Tantissimo, la aspettavo, andavo a lavorare la sera e mi piaceva fare la cameriera, servire il sorbetto a fine cena, erano solo sorrisi, tutti contenti, anche chi ci lavorava, anzi, secondo me di più, perchè ci sentivamo importanti, parte di Qualcosa, anche solo a portare un vassoio stracolmo di tagliatelle al ragù o di fritto misto. Io andavo con Dario, me lo ricordo bene Dario, stava su una sedia a rotelle, faceva il cassiere e organizzava i turni, quando non ne avevo voglia, perchè magari avevo più voglia di andare in giro in bicicletta con gli amici, pensavo a lui e mi vergognavo perchè c’era sempre. A fine serata col suo bel sorriso e con le sue manone grandi e forti stringeva la mia e mi ringraziava, a me veniva il magone e mi dicevo, hai fatto bene a esserci, bastava questo. Poi Dario un giorno, anni dopo, si è ammazzato, si è chiuso nella sua macchina su una collina, ha collegato un tubo allo scarico e l’ha respirato tutto fino a non poterne più. Non ci credevo, lui, che trascinava tutti si era arreso, stava invecchiando e si è spaventato, aveva paura di essere un peso per gli altri, di non essere più autosufficiente e ha detto basta. Io ho iniziato a andare sempre meno, poi non sono andata più, non solo per Dario, ma avevo smesso di crederci, non era più il partito, non c’era più Dario e anche mio nonno con la sua frase non c’era più, è rimasto solo settembre con la sua umidità.

anonymous asked:

Hola! Si Fresh es un parasito, que para obtener una forma fisica debe, haber parasitado a alguien, el fresh que todos conocemos, es una pobre alma en pena, que ya no tiene capacidad de contral su cuerpo? D: El fresh que Pj conoce, no es mas que fresh en el cuerpo de otro sans? Quien es en realidad Mr Fresh!? Una vez que uno lo piensa... realmente perturba D:

Si te refieres que el VERDADERO Fresh es el parásito que habita en el cuerpo de una victima inocente que 


1) JAMAS volverá a ver la luz del Sol

2) Fresh nunca soltara el cuerpo por que lo necesita

3) Que si suelta el cuerpo el usuario JAMAS sera el mismo (De hecho tengo la teoría que con lo poderoso que es Fresh el puede decidir si condenar la vida de su Usuario o no)

4) Que Técnicamente PaperJam tubo un hijo con esto

Originally posted by kuttiesstuff

Si~ <3 <3 <3 (Como amo ese Weputah Gif XD)


De hecho yo ¡CREÍA! que el tema del parásito estaba mas que Claro puesto que el en Fanfic es la PRINCIPAL razón que Fresh y PaperJam tienen tanto roce,no por que PaperJam deteste la idea de amar a alguien lo cual técnicamente es cierto, no por que PaperJam sea un miedica por que no lo es, ni tampoco que PaperJam piense que no puede enfrentarse en contra de Fresh!sans si es necesario si no que PaperJam le desagrada ¡MUCHO! la idea de emparejarse con un parásito o incluso pensar que un Parásito (Nunca mencionamos el cuerpo) es su Tío Radical prefiriendo creer que es el típico Tío fiestero putero que muchas familias esconden


 En cierto modo por esa Raresa TAN EXÓTICA amo a Fresh, ya que es de esos personajes que si no te dicen que el es de un Fandom crees que es un Oc, de hecho con la versión Lucidia (La cual pronto tendrá su propia Historia DSHVNAPIVNFDSILNVFSDLNV) le quitan unas MUY poquitas cosas, Él se vuelve un Oc de lo original que es único en su especie, de hecho en eso alabo ¡MUCHO! a CQ por que bueno de los tres hermanos Fresh es el que tiene mas posibilidades de volverse un OC~ con esto me explico


Geno!Sans es imposible que se vuelva OC puesto que lo que lo vuelve bueno… GENO es la ruta Genocida mas la determinación que se inyecto para nunca morir condenado a estar en la pantalla de Carga para siempre por que si no moriria por tantas heridas y eterno desangrado que tiene (Lo amo <3)


¡Error!Sans es el FREAKING destructor de AU’S! O sea es también prácticamente Imposible hacerlo OC por que el es la Destrucción de los AU’s de Undertale de una manera muy creativa si me permiten decir~ O sea quitarle eso es quitar su esencia (AMO AL PUTO ESTE)


Con Fresh!sans prácticamente es solo quitar el “SANS” y los GasterBlaster (Que creo que tiene si no corijanme please) en su versión Lucidia para hacerlo OC a toda las de la leí~ Con todo y sus parásitos yendo de un AU a otro porque pueden existir Ocs que van de Universos alternos a otros (Como los de CandleLumina) de múltiples Sagas u Lineas temporales y seguirán siendo Ocs


El Chiste de cambiar un FC a un OC es que no pierda la esencia o sea lo que hace X personaje siga en ese personaje despues del rediseño, por eso y mas Fresh tiene mi amor incondicional~ <3 


Espero que esto aclare dudas~ <3

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Gli uomini fanno fatica a dire ti amo.
Lo dicono solo in caso di estrema necessità, tipo quando proprio non ne possono fare a meno, sennò dicono dei surrogati.
Dei derivati del ti amo.
Che fanno danni come i derivati delle banche.
Dite delle cose tipo: sei molto importante per me.
E cosa vuol dire molto importante? Anche non pestare una cacca di cane prima di portare le scarpe al calzolaio è molto importante, ma non è mica la stessa cosa che dire ti amo.
Dite cose tipo: Mi fai stare bene.
Ma mi fai stare bene lascialo dire a Biagio Antonacci.
Dillo al tuo medico Shiatzu quando ti schiaccia i piedi per metterti a posto la cervicale.
Oppure sprecate quelle parole tipo tesoro, meraviglia, splendore…
Ma splendore cosa?
Guardami. Splendo?
Non sono mica una plafoniera?
Ma dite ti amo, pezzi di cretini!
Se la prima volta vi vergognate mettete la testa nel sacchetto del pane?!
Dite “ti amo” mentre vi lavate i denti? Sglrlb? Va bene anche quello.
Poi al limite cambiate idea.
Dire una volta ti amo non crea nè impotenza nè assuefazione.
Poi il bello è che non capite nulla anche quando siamo noi a dirvi parole d’amore…
Se vi diciamo cose romantiche tipo: Amore, guarda che luna…
voi rispondete: Minchia l’una?!?
Pensavo fossero le undici.
Andiamo che mi è scaduto il parcheggio.
Ma noi vi amiamo lo stesso.
Cosi come siete…
Vi amiamo anche quando vi vantate di aver scritto il vostro nome facendo pipì sulla neve, amiamo i vostri piedi anche se sono armi di distruzione di massa, vi amiamo anche se di notte russate che ci sembra di dormire ai piedi dello Stromboli, vi amiamo anche se per trovarvi per casa basta seguire le tracce come per gli animali servatici, giacca, camicia, canotta, tutto lasciato per terra finchè sul divano non trovi un tizio con la felpa della Sampdoria che gioca alla Playstation, vi amiamo quando per fare un caffè ne spargete un quarto sul tappetino e due quarti sul gas. E poi dite che viene leggero.
Vi amiamo quando avvitate la caffettiera fino allo spasimo che per aprirla dobbiamo chiamare i pompieri, e poi non chiudete i barattoli, appoggiate solo il coperchio sopra cosi appena lo prendi sbadabam cade tutto. Vi amiamo quando sparecchiate la tavola con la tecnica del discobolo, mettendo in frigo la pentola della minestra che poggia su due mandarini. Vi amiamo quando a Natale scavate il panettone con le dita, quando per farvi un caffè sporcate la cucina che neanche 10 Benedette Parodi..
e pure quando per farvi la doccia allagate il bagno e lasciate la malloppa di peli nello scarico, che sembra di stare insieme a un setter irlandese!
Vi amiamo quando diciamo voglio un figlio da te e voi rispondete “Magari un cane” e noi vorremmo abbandonare VOI in autostrada non il cane.
Vi amiamo quando andate a lavare la macchina e ci chiudete dentro coi finestrini aperti, vi amiamo quando fate quelle battute tipo prima di fidanzarti guarda la madre, perché la figlia diventerà cosi, Voi no.
Voi spesso siete pirla fin da subito.
Vi amiamo quando mettete nella lavastoviglie i coltelli di punta, che quando noi la svuotiamo ci scarnifichiamo, e quando invece di sostituire il rotolo finito della carta igienica usate il tubetto di cartone grigio come cannocchiale.
E’ per amore vostro che facciamo finta di addormentarci abbracciati anche se dormire sul vostro omero ci dà un po’ la sensazione di appoggiare la mandibola su un ramo secco di castagno, e vi amiamo anche se considerate come dogma assoluto che l’arrosto della mamma è più buono di quello che facciamo noi.
Il creatore non ha detto: E la suocera fece l’arrosto fatelo sempre cosi in memoria di me.
Insomma, noi vi amiamo anche quando date il peggio, vi amiamo nella buona ma soprattutto nella schifosa sorte.
Vi amiamo perché amiamo l’amore che è un apostrofo rosa tra le parole:
E’ irrecuperabile..
ma quasi quasi me lo tengo.
Perché San valentino è la festa dell’amore, declinato in tutte le sue forme.
L’amore delle persone che si amano. Anche delle donne che amano le donne e degli uomini che amano gli uomini. MA CHE CI INTERESSA QUELLO CHE FANNO A LETTO..
L’IMPORTANTE E’ CHE LE PERSONE SI VOGLIANO BENE, SOLO QUESTO CONTA.. 
Pensa che bello sarebbe vivere in un paese dove tutti i diritti fossero riconosciuti.
Ma non solo i diritti dei soldi.
Quelli dell’anima.
Quelli che mi dicono che posso vegliare la persona che ho amato per anni in un letto d’ospedale senza nessuno che mi cacci via perché non siamo parenti. E poi vorremmo un san valentino dove nessun uomo per farci i complimenti dicesse che siamo donne con le palle.
Dirci che siamo donne con le palle non è un complimento. Non le vogliamo. Abbiamo già le tette.
Tra l’altro sono due e sferiche anche quelle. Vogliamo solo rispetto.
In Italia in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, compagna, figlia, amante, sorella, ex.
Magari in famiglia.
Perché non è che la famiglia sia sempre, per forza, quel luogo magico in cui tutto è amore.
La uccide perché la considera una sua proprietà.
Perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa, sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro..
E noi che siamo ingenue spesso scambiamo tutto per amore, ma l’amore con la violenza e le botte non c’entrano un tubo.
L’amore, con gli schiaffi e i pugni c’entra come la libertà con la prigione. Noi a Torino, che risentiamo della nobiltà reale, diciamo che è come passare dal risotto alla merda.
Un uomo che ci mena non ci ama. Mettiamocelo in testa.
Salviamolo nell’ hard disk.
Vogliamo credere che ci ami?
Bene. Allora ci ama MALE.
Non è questo l’amore.
Un uomo che ci picchia è uno stronzo. Sempre. E dobbiamo capirlo subito.
Al primo schiaffo.
Perché tanto arriverà anche il secondo, e poi un terzo e un quarto.
L’amore rende felici e riempie il cuore, non rompe costole e non lascia lividi sulla faccia…
Pensiamo mica di avere sette vite come i gatti?
No.
Ne abbiamo una sola.
Non buttiamola via.


(Luciana Littizzetto)

anonymous asked:

Cosa ne pensi di chi ancora parla di te nel proprio blog dicendo che sei troppo seguita e ci sono persone che meritano ma non vengono calcolati? Non ti infastidisce? Non sei stanca? Hai mai pensato di lasciare a causa di queste voci?

Prima di rispondere a tutte le domande:
esiste ancora questa cosa di andare nei blog a commentare/parlare di altri(?) L'ho sempre reputata una cosa inutile, ma comunque, punti di vista.

Non penso nulla, onestamente, non mi interessa perché fuori dai social io non faccio la vita delle webstar, anzi. Ho sempre voluto che la cosa si fermasse appunto ai social e non andasse oltre. Ho rifiutato varie proposte e continuerò a farlo per adesso. Sono abituata a leggere determinate cose su di me, non mi infastidisce perché parlano persone che non sanno un tubo di me.
Che possano dire “è troppo seguita, ci sono altre persone che meritano”, tutto ciò non l'ho cercato e non ho pagato nessuno per aver seguaci su Instagram o lettori su tumblr, vuol dire solo che le mie emozioni siano arrivate ad alcune persone. Tutto qui.
Posso dire che trovo ridicolo chi scrive affermazioni del genere? Sì, ma non al punto di arrabbiarmi.
Se ci sono altre persone che meritano (mai pensato il contrario) e non riescono ad “emergere” non penso c'entri io, non capisco il collegamento con me.

Ho già lasciato questo posto, tempo fa, per le cattiverie della gente, mi sono presa del tempo per me e sono ritornata quando ho capito che non me ne frega una cippa di cosa pensano gli altri. Soprattutto sull'argomento “troppo seguita”. Ti ringrazio per l'interesse, comunque. Un bacio.

In Italia, in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, una compagna, una figlia, un’amante, una sorella, una ex.

Magari in famiglia, perché non è che la famiglia sia sempre, per forza, quel luogo magico in cui tutto è amore.

La uccide perché la considera una sua proprietà, perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa, e sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro.

E noi che siamo ingenue, spesso, scambiamo tutto per amore.

Ma l’amore, con la violenza e le botte non c’entrano un tubo.

L’amore, con gli schiaffi e i pugni c’entra come la libertà con la prigione.

Noi, a Torino, che risentiamo della nobiltà reale diciamo che è come passare dal risotto alla merda.

Un uomo che ci mena non ci ama, mettiamocelo in testa, salviamolo nell’hard disk.

Vogliamo credere che ci ami, bene, allora ci ama male.

Non è questo l’amore.

Un uomo che ci picchia è uno stronzo, sempre, e dobbiamo capirlo subito, al primo schiaffo, perché tanto arriverà anche un secondo, e un terzo, e un quarto.

L’amore rende felici e riempie il cuore, non rompe le costole, non lascia lividi sulla faccia.

Pensiamo mica di avere sette vite come i gatti. No, ne abbiamo una sola.

Non buttiamola via.

—  Luciana Littizzetto | Sanremo 2013

In Italia in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, compagna, figlia, amante, sorella, ex.
La uccide perché la considera una sua proprietà. Perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa e sia libera di vivere come vuole lei.
E noi che siamo ingenue spesso scambiamo tutto per amore, ma l'amore con la violenza e le botte non c'entrano un tubo.
Un uomo che ci mena non ci ama. Mettiamocelo in testa.
Vogliamo credere che ci ami? Bene.
Allora ci ama male! Non è questo l'amore.
Un uomo che ci picchia è uno stronzo. Sempre.
E dobbiamo capirlo subito. Al primo schiaffo. Perché tanto arriverà anche il secondo, e poi un terzo e un quarto.

L'amore rende felici e riempie il cuore, non rompe costole e non lascia lividi sulla faccia.

Luciana Litizzetto

(foto mia)